EMOZIONI E MOVIMENTO DELLA DIDATTICA NELLA LINGUA
INTRODUZIONE
Negli ultimi anni il mondo dell’istruzione ha subito una trasformazione profonda, orientandosi verso
soluzioni più moderne e digitali, come ambienti di apprendimento tecnologici, uso di device digitali e
piattaforme specifiche, didattica a distanza e digitale integrata e diffusione dello smart working, che hanno
evidenziato la necessità di formare i docenti, spesso legati a modelli tradizionali. Tuttavia, è stata anche
riscoperta l'importanza delle relazioni fisiche e della condivisione diretta, elementi centrali del ruolo
educativo della scuola, intesa come spazio di autentica interazione umana e arricchimento reciproco.
Nell'insegnamento delle lingue, il coinvolgimento del corpo è essenziale per apprendere e produrre il
linguaggio. In questo contesto, le arti performative come il teatro si dimostrano strumenti particolarmente
efficaci grazie alla loro capacità di promuovere la comunicazione e favorire l’interazione sociale. Nonostante
il loro potenziale, in Italia la ricerca sull’impiego delle performing arts nell’insegnamento linguistico resta
ancora limitata.
CAP. I: APPRENDERE E INSEGNARE LE LINGUE
1.1 Il linguaggio: sistema complesso e globale
L’apprendimento linguistico coinvolge il corpo intero, integrando dimensioni cognitive, emotive,
relazionali e motivazionali. Nei bambini, l’acquisizione della lingua materna avviene naturalmente. Il
linguaggio comprende non solo parole, ma anche gestualità, intonazione, mimica facciale e postura: solo il
7% della comunicazione è verbale, mentre il restante è paraverbale (38%) e non verbale (55%). Gli
insegnanti devono aiutare gli studenti a comprendere l’efficacia dello scambio comunicativo, favorendo lo
sviluppo di abilità linguistiche, cognitive e interculturali e stimolando la motivazione e curiosità. Il
linguaggio permette opportunità di azione e creazione di informazioni mediante il contesto sociale e la
relazione interpersonale. Il sistema di comunicazione è un processo complesso che implica organi della
parola e di ascolto, gestualità, mimica facciale, postura e i sensi.
Degli studi sottolineano che l'apprendimento delle lingue è causato dalla crescita dei centri cerebrali del
linguaggio, dallo sviluppo delle capacità di ascolto, dal potenziamento della memoria di lavoro, delle abilità
di lettura e calcolo mentale, dall’aumento delle funzioni cognitive, da un miglioramento dei processi attentivi
e dallo sviluppo di prospettive e competenze interculturali. Le competenze specifiche nelle lingue sono una
priorità in una prospettiva di plurilinguismo.
1.2 Evoluzione degli approcci glottodidattici
Dalla didattica tradizionale, passiva e meccanica, si è evoluti verso approcci che privilegiano comunicazione,
interazione e personalizzazione (mete diversificate) del percorso educativo in cui l'insegnante facilita
l'apprendimento e partecipa con lo studente al processo educativo-formativo. Gli elementi chiave dell’azione
glottodidattica sono: approccio, ovvero obiettivi educativi basati su teorie glottodidattiche, metodo, quindi
modelli didattici flessibili, strumenti e tecnologie adattati al contesto, tecnica, cioè realizzazione pratica
tramite attività, e strategie moderne per promuovere curiosità, pensiero creativo e valorizzazione delle
diversità. Vari sono gli studiosi che hanno dato un contributo alla riforma dell’insegnamento delle lingue nel
XX secolo, tra cui: Sweer, Passy e Vietor che hanno superato l’approccio grammatico-traduttivo; Berlitz
propone un approccio basato su ascolto e parola in situazioni quotidiane con dialoghi in lingua straniera
apprendendo le regole linguistiche induttivamente; metodo audio-orale, ovvero esercizi di ripetizione orale e
memorizzazione, metodo situazionale, approcci umanistico-affettivi centrati sullo studente e sull’importanza
di emozioni e relazioni, il TPR (Total Physical Response), quindi il coinvolgimento del corpo attraverso
movimenti per favorire l’apprendimento linguistico, suggestopedia, ovvero l’uso di rilassamento, musica e
integrazione di tutte le dimensioni per facilitare lo scambio comunicativo, il natural approach, ovvero
l’acquisizione naturale in un ambiente rilassato con input comprensibili e la produzione in lingua avviene
solo quando lo studente ha la necessità di esprimersi, il silent way, dove lo studente mostra autonomia, il
docente è guida silenziosa e si utilizzano oggetti per associare i contenuti da apprendere, l’approccio
nazionale-funzionale dove il focus è sul contesto socio-culturale, il CLL (Community Language Learning)
che riduce l’ansia nel processo di apprendimento, si dà poca importanza agli errori e si utilizzano lavori di
gruppo per facilitare l’apprendimento, e nuovi metodi basati sui bisogni comunicativi.
1.3 Apprendimento delle lingue: dimensioni interne ed esterne
L’apprendimento è influenzato da fattori interni, affettivi ed esterni. La motivazione è centrale nel processo
educativo, poiché stimola lo sviluppo personale e culturale dello studente, ma importante è anche il ruolo del
docente per progettare interventi che integrino emozioni, logica, contesti culturali e tecniche creative, le
caratteristiche individuali dello studente e il contesto di apprendimento. Il docente deve pianificare interventi
che tengano conto di due principali principi motivazionali e prevedano attività consequenziali: motivare
affettivamente gli allievi stimolando la parte destra del cervello che gestisce il piacere di comunicare e la
curiosità; motivazione logica, ovvero stimolare la parte sinistra del cervello che si occupa dell'analisi e della
riflessione logica; presentazione del materiale, quindi contestualizzare il materiale tenendo conto dei richiami
sensoriali e della connotazione culturale, attivando la parte destra del cervello; esercizi strutturali stimolando
la parte sinistra con esercizi che riguardano la riflessione linguistica e grammaticale. La motivazione è
cruciale per l'apprendimento linguistico, coinvolgendo vari aspetti: Maslow afferma che la motivazione è una
tendenza all'autorealizzazione, stimolando lo sviluppo di capacità e competenze per raggiungere obiettivi;
Freddi, invece, sostiene che senza una motivazione adeguata non c'è apprendimento linguistico; Dornyei e
Kubanyiova affermano che la motivazione riguarda la lingua, l'apprendente e il processo di apprendimento e
il docente ha il compito di motivare, incoraggiare e dare feedback; infine, anche l’ umore è importante perché
un buon stato d'animo aiuta a ridurre ansia e tensione, migliorando l'apprendimento.
L’insegnamento precoce è importante perché il cervello infantile presenta una plasticità neuronale ed è
favorito da ambienti ricchi di stimoli. È importante anche adottare strategie evidence-based, bilanciando
bisogni degli studenti e le specificità del contesto educativo.
Lo studente è attore essenziale dell'azione educativa, colui che apprende e compie un atto volontario,
interagendo con l'insegnante e la disciplina e comunica anche con il linguaggio non verbale, ricco di
componenti affettivo-emozionali. L'insegnante si avvale di innovazione tecnologica, approccio integrato e/o
blended, metodologie cooperative e collaborative, linguaggi espressivi, e creatività con cui lo studente è
stimolato grazie a degli input forniti. In riferimento a Gardner e le intelligenze multiple, sulla base del tipo di
intelligenza e dello stile cognitivo, ogni persona si dota di proprie strategie di apprendimento:
apprendimento, ovvero l’atto volontario e processo temporaneo; l’acquisizione come processo inconscio,
profondo e stabile e la produzione linguistica si basa su ciò che viene acquisito. Per favorire l'acquisizione ci
sono 3 ipotesi: input comprensibile, dove l'acquisizione avviene quando lo studente si concentra sul
significato dell'input; l'input deve essere collocato in un ordine naturale seguendo il progresso
dell'apprendimento dell'alunno; filtro affettivo poiché stimoli chimici possono ostacolare l'acquisizione se
creano meccanismi di autodifesa; l'elaborazione del linguaggio avviene soprattutto nell'emisfero sinistro,
addetto a compiti logici, ana