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Capitolo 1: Il tempo e la periodizzazione

La periodizzazione storica

La periodizzazione è la divisione della storia attraverso diverse fasi e queste fasi hanno un momento decisivo proprio nel Rinascimento (400 e 500) in cui gli intellettuali umanisti cominciarono a parlare di una rinascita rispetto all’antichità; questi intellettuali volevano che gli autori dell’antichità fossero nuovamente riscoperti nella loro autenticità, nella loro purezza. Questi intellettuali creano una periodizzazione storica, nel momento in cui questi autori iniziano a parlare di una rinascita dell’antichità, automaticamente creano una periodizzazione, si crea uno spazio vuoto tra l’antichità e il Rinascimento: Medioevo, età di mezzo, non è un periodo concettualizzato ma uno spazio vuoto. Ma in questo momento si viene a creare una divisione della storia che noi accettiamo fino ad oggi. I temi che si creano nel Rinascimento vengono definiti "moderni", questi uomini del Rinascimento 500, iniziano a pensarsi come uomini nuovi, utilizzando categorie nuove.

Perché studiamo la storia?

Gran parte degli studenti vedono la storia come una serie di fatti narrati quindi la prospettiva dietro questa concezione porta a dire "a che serve conoscere questo e quello?". Dobbiamo imparare a guardare dietro i contenuti accorgendoci che in maniera inconsapevole noi orientiamo i nostri comportamenti in base alle nozioni storiche che abbiamo ricevuto; il nostro modo di collocarci nel mondo è legato alle conoscenze storiche che abbiamo per cui lo studio degli avvenimenti storici ci dice chi siamo noi, parlandoci del presente. Gli esempi del passato valgono come spunto ma li dobbiamo considerare come parte di un processo che ci portiamo fino ad oggi.

Quegli uomini del Rinascimento nel momento in cui realizzano questa nuova concezione del tempo hanno condizionato il nostro modo di vedere. Benedetto Croce dice che del passato noi sappiamo ciò che siamo stati in grado di vedere. La storia del Rinascimento vista dal 700 è diversa da quella che vediamo oggi perché sono diverse le domande che noi poniamo alla storia, noi della storia andiamo a prendere solo quelle parti che ci interessano.

La cosa più importante che dobbiamo fare quando studiamo la storia è usare l’immaginazione, immedesimarsi. La storia ci insegna a cercare di capire quando nascono i problemi del presente, come nascono e cercare di capire quindi che la nostra mente è una mente costruita storicamente, le categorie che noi utilizziamo per ragionare sono categorie create in un determinato momento storico. Il passato è formato da concetti che noi non sappiamo utilizzare più ma di cui ci dobbiamo impadronire per capire bene cosa accadeva nel passato.

Esempio con il concetto di classe

Noi oggi siamo tutti abituati a pensare che le classi esistono, anzi, siamo abituati a questa idea che noi abbiamo questa categoria che noi abbiamo nella nostra mente la diamo per scontata. È una categoria storica che nasce in un determinato periodo storico. La storia condiziona il nostro modo di pensare noi ci comportiamo come se le classi sociali esistessero veramente ma in realtà noi ci siamo abituati in un determinato momento storico a vedere il mondo attraverso questa chiave di lettura, attraverso questa categoria analitica: le classi sociali. In realtà le classi sociali si sono create in un determinato periodo storico.

Nell'età moderna l'idea di classe sociale non esisteva poiché si basava sul concetto di ceto. Un ceto è un gruppo di persone giuridicamente riconosciuto (esempio attraverso una patente di nobiltà, oppure appartenente ad una corporazione) e questi gruppi sociali, pur essendo divisi gerarchicamente, erano messi uno accanto all’altro. Si parla di ceto perché nel corso del Medioevo si era formata una società tripartita: oratores coloro che pregavano, bellatores coloro che combattevano cioè i nobili e lavoratores coloro che lavoravano. Questi tre ceti avevano una specifica espressione sul piano politico: Clero, nobiltà e terzo stato.

Tutto il linguaggio dell’età moderna era basato sui ceti, era un linguaggio dei privilegi, si apparteneva a questi ceti in base ad un’appartenenza giuridica ma non c’era l’idea della classe sociale. La classe sociale oggi noi la individuiamo attraverso la dichiarazione dei redditi (ISEE) che ci dice il reddito di una determinata famiglia. La classe sociale è un nostro modo di pensare che nasce in un determinato periodo storico, frutto di tanti passaggi, uno fondamentale è stato la rivoluzione francese dove i protagonisti di questo processo rivoluzionario emanarono la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino dove c’era scritto che la distinzione dei ceti non aveva più motivo di esistere e si diceva che gli uomini erano liberi ed uguali.

I diritti degli individui non sono diritti legati all’appartenenza di ceto ma all’individuo in quanto individuo, arrivati attraverso un processo di giusnaturalismo, il quale ci dice che gli uomini hanno dei diritti innati che appartengono ad essi in quanto uomini e non in quanto appartenenti ad un ceto.

Il rinascimento e la nascita della filologia

Questo nuovo modo di pensare degli uomini del Rinascimento si esprime attraverso il modo di osservare la storia, il nostro modo di guardare la storia è legato al modo in cui viviamo il presente, il nostro modo di osservare la storia è legato al Rinascimento quando si vengono a creare nuove discipline una di queste è la filologia. La filologia, che facciamo risalire a Lorenzo Valla e..., è una disciplina che studia l’analisi del testo, ha insegnato a guardare ai documenti storici in maniera diversa legata al presente, alla realtà che era diversa. La filologia è la disciplina che per prima ha iniziato a dare agli storici moderni degli strumenti per valutare l’autenticità del testo. (stabilire che un testo è autentico non vuol dire dimostrare che ciò che c’è scritto è vero ma stabilire l’appartenenza tra l’autore e il determinato tempo).

Lorenzo Valla ha dimostrato la falsità della donazione di Costantino, dimostrò la sua inautenticità in base al fatto che i termini usati in quel documento non erano termini del quarto secolo (secolo nel quale si facevano risalire quei documenti), ma erano termini dell’ottavo/nono secolo. Nel momento in cui stabilisce l’inautenticità quel testo ci dice comunque una verità anche se noi lo calcoliamo come un falso, non è il contenuto che ci interessa. Da una parte possiamo dire che quel documento è un falso, non è autentico ma possiamo dire che è vero perché è stato scritto nell’ottavo/nono secolo.

Rinascita e nuove concezioni

La parola rinascita è legata agli uomini del 500 di far rinascere l’antichità. Questo progetto si legava, non a caso, ad un periodo della storia precristiano. Questi modelli greci romani appartenevano ad un periodo pagano, la concezione storica portata avanti dagli uomini del 500 era funzionale al loro progetto culturale, letterario ed artistico. Nel 400 e nel 500 iniziano a scrivere la storia non solo gli ecclesiastici come era avvenuto fino a quel tempo che era scritta dai monaci ed era una storia legata alla nascita di Cristo. Il problema dell’uomo medievale e il problema della salvezza, tutti i fatti che avvenivano venivano interpretati alla luce della volontà divina, della provvidenza. Nel 500 anche i laici scrivono la storia e questa cosa implica una diversa versione della storia che viene raccontata, gli autori sono toscani, fiorentini e sono per esempio i cancellieri, delle persone che erano implicate negli affari dell’amministrazione civile e quindi la storia che scrivevano era una storia politica; non facevano più riferimento alle questioni soprannaturali ma cercavano di capire le cause naturali e umane dei fenomeni infatti quando noi parliamo di Rinascimento facciamo riferimento all’uomo vitruviano di Leonardo.

L’uomo vitruviano, anche Leonardo si rifà a Vitruvio, un autore classico e la concezione vitruviana dell’uomo viene resa attraverso il cerchio e il quadrato e l’uomo viene incasellato all’interno di questa concezione della società che è una concezione razionale dell’uomo, si cominciano a misurare i problemi legati alla natura fisica dell’uomo, si iniziano a studiare le anatomie.

Discussioni recenti sul rinascimento

Negli ultimi anni l’idea del Rinascimento è stata messa in discussione da alcuni storici perché hanno sottolineato e anche nel Medioevo c'era un'attenzione per l’antichità, per esempio, Aristotele che è uno degli autori più studiati nel Medioevo. Ma c’è una differenza, mentre nel Medioevo questi autori dell’antichità venivano considerate delle autorità indiscusse, gli uomini del Rinascimento si ispirano ai modelli dell’antichità mettendoli però in discussione, analizzandoli. Da questo punto di vista noi abbiamo un trasferimento materiale della cultura greca verso l’Europa e l’Italia del Rinascimento.

Quando inizia l’età moderna?

Noi pensiamo subito al 1492, anno della scoperta dell’America ma dobbiamo fare riferimento al 1453, conquista di Costantinopoli da parte dei turchi ottomani. Nel 1453 questa tribù proveniente tra il Mar Caspio e il Mar Nero si sposta verso la Turchia si sposta verso Costantinopoli (Istanbul vecchia Costantinopoli). L'Impero Bizantino era la culla della cultura greca cioè era l'ultima parte dell'Impero romano che era rimasta nel Mediterraneo ed era la culla della cultura greca che era quella studiata dagli uomini del Rinascimento. Il 1453 è una data epocale perché la capitale dell'impero bizantino viene conquistata dagli ottomani dai turchi ottomani che sono musulmani tant'è vero che la cattedrale di Santa Sofia che era una delle cattedrali più importanti della cristianità viene trasformata in una moschea. Questo avvenimento è importantissimo per capire da un lato il Rinascimento e dall'altro la scoperta dell'America. Nel momento in cui questi musulmani, turchi ottomani conquistano questo territorio e molti manoscritti della cultura greca che erano conservate lì vengono materialmente trasferiti in Italia e si trasferiscono anche i dotti che vi erano nell'impero bizantino.

La periodizzazione e mutamenti culturali

Anche da questo punto di vista noi ci abituiamo a pensare a questa categoria importante della metodologia della ricerca storica che è appunto la periodizzazione non più riferendo la determinato avvenimento. Ormai sono pochi storici che dicono con certezza e l'età moderna inizia dal 1492 e forse nemmeno possiamo dire che inizia nel 1453 è più saggio in questi casi fare riferimento al mutamento del clima culturale questo sì che lo possiamo dire possiamo dire che fra il 400 e il 500 sono avvenuti una serie di mutamenti che giustificano l'adozione di questa espressione cioè età moderna direttamente collegata alla nostra concezione del Rinascimento, all'idea del Rinascimento.

Questa scoperta, questo rinnovamento che noi chiamiamo Rinascimento viene concettualizzato nell'Ottocento cioè gli uomini del Rinascimento parlavano di renovazio, parlavano di modernità, non utilizzavano ancora questo termine Rinascimento e soprattutto non avevano chiaramente un'idea del Rinascimento come non l'abbiamo oggi che è un’idea che si forma tra la fine del Settecento e soprattutto nel corso del Settecento autori per esempio come lo storico tedesco Jacob Burckhardt che scrisse un testo La civiltà del Rinascimento in cui appunto concettualizzava una serie di categorie che oggi gli ho utilizzato e utilizzava per esempio lezione come lo stato in quanto opera d'arte cioè secondo Burckhardt questi uomini del Rinascimento iniziano a considerare lo stato come un'opera d'arte. Infatti riferiamo l'idea del Rinascimento soprattutto alla cultura artistica (Brunelleschi a Donatello a Leonardo a Buonarroti) questa cultura artistica diventa anche una cultura politica perché gli intellettuali del Rinascimento iniziano a pensare allo stato come una costruzione umana. Il Rinascimento è legato proprio questa nuova visione dell'uomo lo scopo dell’Umanesimo delle lettere umane era la formazione dell'uomo e questa formazione dell'uomo doveva avvenire con strumenti diversi da quelli forniti dalla cultura ecclesiastica.

Niccolò Machiavelli è una perfetta espressione di questo che vi stavo dicendo Machiavelli analizza il “principe” indagandone i moventi umani, stacca lo stato dalla morale e lo inquadra in una scienza nuova, la politica. Il fondatore della scienza politica perché mostra che per creare e conservare gli stati occorrono delle doti che sono interamente umane. Mentre la cultura ecclesiastica vedeva lo stato e la società con le lenti della teologia, lui lascia stare la morale, dice che il principe per conservare il suo stato si deve comportare in una determinata maniera, come un leone e una volpe, deve cioè usare la forza e l'astuzia.

La prospettiva metodologica attuale

La nostra prospettiva metodologica è quella di legare il passato al presente, a noi non interessano i contenuti della storia ma interessa quei fatti per quello che di dicono sulla nostra contemporaneità, sul nostro modo di vedere il mondo, di percepire tempo e spazio. È proprio attraverso il Rinascimento che noi definiamo un concetto di periodizzazione storica che effettivamente ancora condividiamo, dentro il quale ancora sostanzialmente noi ci muoviamo. Il Rinascimento si definisce in quanto tale perché vuole rappresentare una rinascita del mondo antico, quindi attraverso questi umanisti rinascimentali si crea una divisione in periodi della storia che ancora dominano, per esempio, le nostre divisioni disciplinari all’interno dell’università. Nel momento in cui gli uomini del 1400 si definiscono come uomini nuovi stabiliscono nella storia due poli positivi (l’età antica e l’età nuova (moderna)), ma in mezzo a questi due poli positivi necessariamente ci doveva essere un polo negativo, uno spazio vuoto che non si sapeva come definire e che quindi viene chiamato età di mezzo o medioevo.

Le scoperte geografiche (1400-1500) introducono lentamente un nuovo modo di guardare la storia che dialoga con l'antropologia, con la sociologia, con la geografia... e questo nuovo modo di fare storia viene recepito in maniera sistematica tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900. Una delle correnti storiografiche che più si afferma, una delle più importanti, ruotante attorno ad un giornale di storia chiamato Les Annales (gli annali), di cui sono direttori due fondatori Marc Bloch e Lucien Febvre, che sentivano l’esigenza di una nuova storiografia più concreta, priva di condizionamenti schematici, una vera e propria storia critica, in cui la linea tra storia e non storia è tracciata dalla capacità di porre nuove domande alle fonti e di rispondere in modo scientifico. Quindi per tutta l’età moderna noi vediamo convivere due prospettive: una che è quella prevalente fino al 1800 che nasce con il Rinascimento e un'altra prospettiva che è quella nata durante le scoperte geografiche che non punta l’attenzione sulla storia politica ma punta a dialogare con altre discipline (geografia, economia, sociologia...).

Questa corrente storiografica francese degli Annales promuoverà proprio quest’altro modo di fare storia che non espia una storia politica ma una storia totale ossia che fa spazio anche ad altre prospettive e discipline. Non è un caso che proprio uno degli allievi di questi due fondatori di questo giornale, Fernand Braudel, elabora una nuova prospettiva storiografica che mette in crisi la periodizzazione che noi abbiamo ereditato dal Rinascimento (età antica, età medievale, età moderna, età contemporanea). La mette in crisi perché queste periodizzazioni dipendono dal modo in cui noi guardiamo la storia, soprattutto dal modo in cui noi facciamo esperienza del tempo e dalla prospettiva temporale in cui noi guardiamo i fenomeni storici.

Essenzialmente Braudel individua tre durate della storia:

  • Una breve durata: durata dei singoli avvenimenti che noi possiamo riferire ad un’ora o ad un giorno (una battaglia, l’introduzione di una legge, la durata di una nascita...)
  • Durata media: la durata delle istituzioni, dell’economia... una durata che noi possiamo riferire a 4,5,6 secoli. Per intenderci un fenomeno di media durata può essere considerato la riforma evangelica o la formazione di uno stato moderno...
  • Lunga durata: durata delle ere geologiche che si misura in millenni (storia dell’ambiente, del clima...)

Fernand Braudel per la prima volta scrive dedicando un libro di storia ad un mare, il Mediterraneo nell’età di Filippo II. Questo titolo lega un fenomeno di lunga durata ossia il mare (che sta lì da milioni di anni) ed un fenomeno di breve durata che è l’età di Filippo II (50 anni). Per dimostrare che quel periodo di 50 anni visto da una prospettiva di lunga durata assume connotazioni diverse: Braudel non va a guardare tanto le battaglie combattute da Filippo II ma va a vedere quali erano gli spazi sui quali governava Filippo II, come questi spazi erano legati gli uni agli altri, quale importante avevano le montagne o i fiumi in questi spazi...

Questa nuova prospettiva ci pone davanti all’esistenza di mettere in relazione le periodizzazioni storiche con le prospettive storiografiche, nel momento in cui cambiano i punti di vista cambia anche la periodizzazione. Quando gli uomini si relazionano col passato c’è la necessità di periodizzare, non riusciamo a pensare alla storia senza dividerla in periodi. Per esempio intorno al quarto secolo, un teologo, Eusebio di Cesarea, fornisce una periodizzazione basata sul dettato biblico, prima del Rinascimento la prospettiva storica prevalente era quella della storia della salvezza, di come ci si salvava l’anima.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher daria.borsellino di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Alonzi Luigi.
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