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FARE RICERCA PARTECIPATIVA CON IL FUMETTO

Il fumetto si configura come una tecnica di ricerca qualitativa innovativa, capace di dare

sostanza visiva a spazi ed emozioni spesso inaccessibili attraverso i metodi tradizionali. In

un contesto sociale fluido, segnato dalla digitalizzazione e dai movimenti per i diritti civili,

questo strumento permette di superare la semplice descrizione dei fenomeni per

abbracciare una prospettiva riflessiva. Integrando il linguaggio grafico, il ricercatore è spinto

a mettere in discussione la presunta oggettività della propria analisi, esplicitando il proprio

posizionamento e il bagaglio personale che influenza l’interpretazione dei dati, in linea con le

istanze dei disability, feminist e postcolonial studies.

La forza euristica del fumetto risiede soprattutto nella sua capacità di trasformare la ricerca

in un processo partecipativo: l'obiettivo non è più studiare "i soggetti", ma fare ricerca "con" i

partecipanti. Questa metodologia arts-based coinvolge attivamente le persone fin dalla fase

di progettazione, rendendo la sociologia una pratica pubblica orientata alla collaborazione

con comunità e movimenti sociali. Attraverso la multimodalità e la spazializzazione del

tempo, il fumetto connette le biografie individuali alle strutture di potere più ampie, facilitando

l'individuazione di ingiustizie sociali.

In sintesi, il fumetto non è solo un supporto visuale, ma un dispositivo metodologico che

arricchisce la cassetta degli attrezzi del sociologo, rendendo manifesti i vissuti di gruppi

vulnerabili. Applicazioni come quelle del collettivo Graphic Medicine dimostrano come il

disegno possa diventare uno strumento di advocacy, capace di tradurre l'esperienza del

dolore o dell'oppressione in una narrazione sequenziale che sfida i paradigmi scientifici

classici e promuove il cambiamento sociale.

Il fumetto all’interno dei metodi di ricerca creativi

La comics-based research (la ricerca basata sul fumetto) si trova oggi in una posizione

particolare: da un lato sta crescendo molto grazie alla creatività di molti studiosi, dall'altro

non ha ancora un riconoscimento ufficiale e solido nel mondo accademico. Anche se la

sociologia visuale è ormai una disciplina affermata, con le sue associazioni e i suoi esperti, il

fumetto fatica a entrare nei manuali più importanti. Questo accade perché è un mezzo

"ibrido" e difficile da catalogare, che sfida le regole classiche con cui i sociologi studiano le

immagini. Mentre la fotografia e il cinema sono stati accettati perché considerati "prove"

dirette della realtà, il fumetto viene spesso visto come qualcosa di troppo personale o

inventato, rischiando di apparire poco scientifico agli occhi dei ricercatori più tradizionali.

Il punto centrale del dibattito riguarda il modo in cui il fumetto fonde insieme parole e disegni,

un concetto chiamato intermedialità. Nel fumetto, la parola non serve solo a spiegare un

concetto, ma diventa essa stessa un segno grafico: il modo in cui una frase è scritta o la

forma della nuvoletta che la contiene cambiano il significato di ciò che leggiamo. Allo stesso

tempo, le immagini non sono mai isolate come se fossero singole fotografie, ma acquistano

senso solo se messe in fila una dopo l'altra. Questa struttura obbliga i ricercatori a cambiare

idea su cosa sia un'immagine e cosa sia la scrittura, dimostrando che il disegno è, in realtà,

un modo diverso di "scrivere" la società.

Un altro ostacolo alla sua accettazione è la differenza tra immagini analogiche e sintetiche.

La fotografia è considerata "analogica" perché si pensa che catturi la realtà così com'è, in

modo quasi automatico. Il fumetto, invece, è un'immagine "sintetica": è una costruzione

artificiale che dipende interamente dalla mano e dalle scelte di chi lo disegna. Questa sua

natura rompe l'illusione che la ricerca sociale possa essere del tutto oggettiva, rendendo

chiaro che ogni racconto della realtà è sempre un'interpretazione di chi la osserva. Per

questo motivo, molti studiosi lo guardano con sospetto, temendo che faccia perdere rigore 1

alla scienza, mentre altri lo amano proprio perché permette di raccontare i problemi sociali in

modo più umano, profondo e riflessivo.

La ricerca basata sul fumetto (comics-based research) si è consolidata nell'ultimo decennio

come una pratica metodologica che utilizza il linguaggio sequenziale per raccogliere,

analizzare e diffondere dati scientifici. Pur essendo nata in modo quasi spontaneo da

studiosi appassionati, oggi è riconosciuta ufficialmente tra i metodi creativi (arts-based

research). Il suo valore aggiunto risiede nella multimodalità: la capacità di far interagire

contemporaneamente testo, disegno, colori e simboli grafici per restituire la complessità

dell'esperienza sociale in un modo che la scrittura tradizionale non sempre permette.

Un aspetto centrale di questa metodologia è la necessità di costruire gruppi di ricerca

ibridi. Poiché il ricercatore raramente possiede le competenze tecniche di un disegnatore

professionista, il processo richiede una collaborazione stretta con fumettisti e sceneggiatori.

Questo dialogo comporta una vera e propria negoziazione: il ricercatore deve imparare a

"pensare visivamente" e il disegnatore deve adattare il proprio stile ai vincoli della fedeltà

scientifica. La traduzione dei dati in immagini non è mai neutra, ma è il frutto di un lavoro di

mediazione costante tra rigore analitico ed efficacia narrativa.

Dal punto di vista etico e metodologico, il fumetto introduce sfide specifiche legate alla

rappresentazione. Se da un lato il disegno permette un efficace camouflage (proteggendo

l'anonimato dei partecipanti meglio di una fotografia), dall'altro l'uso di tecniche come l'ironia

o l'esagerazione grafica può entrare in conflitto con la sensibilità dei soggetti studiati. Esiste

inoltre il rischio dell'incorporamento pittorico: la rappresentazione visiva di corpi e ambienti

può involontariamente riprodurre stereotipi o rafforzare la stigmatizzazione di gruppi

marginalizzati, rendendo fondamentale un controllo costante sulle scelte estetiche e

culturali.

L'obiettivo finale di questa tecnica è la risonanza emotiva. Unendo la comunicazione logica

(denotativa) a quella evocativa, il fumetto permette al lettore di connettersi con i vissuti del

ricercatore e dei partecipanti. Non si cerca una riproduzione "identica" della realtà, ma una

narrazione che sia fedele ai significati e alle emozioni raccolte sul campo. In questo modo, la

ricerca riesce a stimolare sia l'intelletto che l'empatia, trasformando l'analisi sociologica in

un'esperienza sensoriale completa capace di comunicare anche al di fuori dei contesti

accademici.

L'uso del fumetto come strumento di costruzione, analisi e comunicazione dei dati

L'integrazione del fumetto nella ricerca sociale è realmente efficace quando coinvolge

l'intero processo, dalla pianificazione iniziale alla diffusione dei risultati. Nella fase di raccolta

dei dati, il mezzo grafico si rivela utile per tre funzioni principali: stimolare i racconti dei

partecipanti attraverso le immagini (elicitazione), registrare gesti e atmosfere durante

l'osservazione sul campo (note etnografiche) e permettere una creazione condivisa della

conoscenza insieme ai soggetti studiati (co-costruzione).

Oltre alla raccolta, il fumetto funge da dispositivo di analisi, poiché obbliga il ricercatore a

riflettere visivamente sulle relazioni tra spazio e tempo, e da strumento di comunicazione,

rendendo i risultati scientifici più accessibili e d'impatto per il pubblico finale.

Il fumetto come strumento di elicitazione di narrazioni

Il fumetto si rivela un efficace strumento di indagine attraverso la tecnica della

comicelicitation, o comic interview, che traspone nel mondo del disegno la pratica

sociologica del "foto-stimolo". In questo approccio, il ricercatore presenta ai partecipanti

delle vignette — che possono essere tratte da opere famose o create appositamente per 2

l'indagine — chiedendo loro di commentarle, interpretarle o raccontare aneddoti personali

legati alle scene rappresentate. Il vantaggio specifico rispetto alla fotografia risiede nella

capacità del fumetto di attivare la partecipazione dell'utente, che è chiamato a "riempire"

mentalmente gli spazi tra le vignette, adattando la narrazione alla propria sensibilità e al

proprio stile cognitivo.

L'efficacia di questo metodo emerge chiaramente in contesti di ricerca-azione, come nello

studio sulla prevenzione della violenza di genere condotto con giovani rifugiati in Uganda. In

quel caso, il fumetto non è stato solo un oggetto da guardare, ma un dispositivo interattivo: i

partecipanti hanno discusso storie nate dai loro stessi vissuti e hanno completato vignette

vuote con i propri dialoghi, trasformando il materiale grafico in una base per la

co-costruzione dei dati. Questo processo permette di far emergere opinioni e vissuti che una

semplice domanda diretta potrebbe non stimolare con la stessa intensità.

Un altro ambito di applicazione riguarda la sensibilizzazione dei professionisti, come

dimostrato dall'utilizzo di graphic novel sulle neurodivergenze per intervistare personale

sociosanitario. L'uso di opere come La differenza invisibile ha permesso ai medici di

"mettersi nei panni" delle persone autistiche, visualizzando le difficoltà quotidiane e le

barriere sociali che spesso sfuggono alla prospettiva puramente biomedica. In questo modo,

il fumetto-stimolo agisce come un ponte empatico che aiuta a spostare lo sguardo dai tratti

patologici alle criticità del contesto sociale, favorendo una maggiore consapevolezza critica

nei professionisti.

Nonostante queste potenzialità, l'uso della comicelicita

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher emmalbertii di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodi visuali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pizzolati Micol.

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