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Storia dei media digitali

Capire i media digitali

I media digitali sono diventati una delle principali "ossessioni" della società contemporanea. Essi non si stanno evolvendo in maniera uniforme in tutte le parti del pianeta e talvolta hanno addirittura amplificato le disuguaglianze. Molti dei cambiamenti sociali associati ai media digitali sono stati percepiti come vere e proprie rivoluzioni. La rivoluzione del digitale è rappresentata da due fenomeni: evoluzione dei mass media e dei moderni mezzi di comunicazione (metà '800, seconda rivoluzione industriale e affermazione dell'economia capitalista); storia della digitalizzazione e dell'informatizzazione (prima metà del '900).

Digitale e analogico

Digitale: definito in contrapposizione al termine "analogico" (disco in vinile e compact disc). Se il disco, così come tutti i media analogici, prevede una scomposizione continua dei contenuti, con il cd e il digitale c'è invece un cambiamento discontinuo e discreto di valori registrati in un codice numerico.

Digitalizzazione

Digitalizzazione: macro-fenomeno consistente nella numerizzazione, conversione in cifre dei contenuti prima espressi in linguaggi differenti. Video, audio e testo sono tutti codificati attraverso un medesimo linguaggio numerico. Assegnazione di valori numerici, il fatto che si sia pensato di digitalizzare i contenuti attraverso stringhe di 0 e 1 (bit) ha ridotto ogni componente a due stati. Trattare tutte le forme di comunicazione allo stesso modo permette di:

  • "Smaterializzare" i contenuti dei media
  • Comprimerli e quindi trasferirli più in fretta
  • Conservarli in supporti che occupano poco spazio
  • Manipolarli o modificarli in maniera semplice

Tutti questi processi, con i media analogici, erano più complicati e costosi perché occorreva manipolare oggetti fisici. Il digitale ha stimolato la diffusione di nuovi supporti e tecnologie.

Teorie e società digitali

Le prime osservazioni che hanno individuato il fulcro delle trasformazioni in atto nella società moderna nell'evoluzione del calcolo, della comunicazione e dei computer risalgono a due cornici teoriche: cibernetica: Wiener (anni '50), riconobbe tra i fenomeni cruciali per le trasformazioni sociali sia l'evoluzione delle forme di comunicazione, sia il ruolo delle macchine e della loro interazione con l'ambiente sociale; teoria dell'informazione: Shannon e Weaver (1948), modello di trasferimento della comunicazione basati sulle comunicazioni telefoniche.

Nuove società

  • Società dell'informazione: informazione come risorsa e motore più importante dello sviluppo politico, economico e culturale della società contemporanea, basata sul digitale
  • Società post-industriale: Bell (1973), prevedeva il passaggio da un'economia basata sulla produzione di beni a una incentrata su servizi
  • Società convergente: legata al concetto di convergenza dei media, che si basa sulla digitalizzazione dei contenuti, dei dispositivi e delle reti di trasporto dell'informazione
  • Società post-moderna: Lyotard e Baudrillard (metà anni '80), crollo di valori e di narrazioni sociali condivise e incapace di fornire un'interpretazione unificante dell'esperienza sociale, indebolimento della distinzione tra reale e virtuale e la tendenza all'appropriazione e alla decontestualizzazione di riferimenti e simboli culturali
  • Network society o società delle reti: Jan van Dijk e Manuel Castells (metà anni '90), incentrata sulle trasformazioni prodotte dalla rete internet e dalle comunicazioni digitali, serie di trasformazioni avvenute nella seconda metà del '900 e che coinvolgono aspetti economici, lavorativi, spaziali, temporali e comunicativi, queste trasformazioni hanno fatto delle reti la dimensione centrale e la forma predominante di organizzazione della modernità.

I media digitali sono centrali nella definizione della società delle reti non solo perché internet e la telefonia mobile sono basati su network di comunicazione, ma anche perché le reti rappresentano l'infrastruttura informativa su cui i processi culturali della network society sono basati.

Digitalizzazione delle comunicazioni

L'idea di digitalizzare le comunicazioni e i contenuti culturali prese forma tra gli anni '70 e '80 del '900 con la nascita del personal computer. I primi a mettere al centro della propria politica economica e industriale la rete furono gli USA nel 1993. L'amministrazione americana era interessata a stimolare la creazione da parte di soggetti privati di una rete di reti, "autostrade dell'informazione", grazie a cui si potesse garantire ai cittadini statunitensi l'accesso universale a servizi e contenuti che sarebbero circolati attraverso tale infrastruttura. L'attivismo della Comunità Europea si tradusse nel corso degli anni '90 nella creazione di reti digitali e banda larga in tutti gli stati affiliati all'Unione. Il Giappone si concentrò sul progetto della "rete numerica a banda larga", il cui obiettivo era quello di realizzare un'unica rete a estensione nazionale, tutta in fibra ottica. Molti governi concordarono nel ritenere le infrastrutture di rete digitali un settore strategico.

I computer

Personal computer si diffonde tra gli anni '80 e '90. Oggi calo delle vendite, "epoca post-pc": ovvero un periodo in cui il personal computer, per molti anni il simbolo stesso della digitalizzazione, rappresenta oramai solo uno dei dispositivi, accessori e interfacce a disposizione nella società digitale. Mentre tra gli anni '40 e '60 l'informatica e l'uso dei calcolatori digitali si imposero nell'esecuzione di calcoli nella campo della ricerca militare, della scienza e dei grandi uffici, a partire dagli anni '70 i computer iniziarono a essere pensati come strumenti di comunicazione.

Nascono come macchine automatiche per fare i calcoli. Pascal e Leibniz inventano due macchine da calcolo: Pascal applicò i meccanismi degli orologi all'esecuzione di operazioni con i numeri; Leibniz inventò un dispositivo in grado di effettuare delle operazioni matematiche. Fu nel contesto della rivoluzione industriale ('800) che la necessità di disporre di macchine calcolatrici divenne più pressante, introdusse la necessità di calcolare i tempi di produzione in maniera quasi-scientifica e promosse una progressiva automatizzazione e razionalizzazione della mansioni lavorative, che culminò con il fordismo e la catena di montaggio. Anche lo stato-nazione e l'esigenza di misurazione e auto-definizione delle amministrazioni pubbliche al fine di compiere scelte economiche e politiche su base razionale stimolò l'adozione di macchine da calcolo.

Nel 1980 per realizzare il censimento sulla popolazione degli USA Hollerith e Powers svilupparono nuove apparecchiature capaci di leggere automaticamente le informazioni contenute in schede perforate. "Macchina di Turing": dispositivo astratto, descrizione teorica dei principi logici del funzionamento di una macchina in grado di compiere calcoli utilizzando un linguaggio binario. Primo calcolatore capace di compiere operazioni complesse a partire da un linguaggio di programmazione adattabile a svariate operazioni. 1945 —> Eniac: primo modello di una serie di computers chiamati mainframes, iniziò ad essere usato in attività militari. Era enorme, molto lento e per essere utilizzato richiedeva un intero gruppo di programmatori. Il primo computer ad uscire dalle stanze segrete degli esperimenti militari e ad arrivare sul mercato fu nel 1950 —> Univac, che venne utilizzato per calcolare la popolazione presso l'ufficio del censimento americano. 1952 aveva previsto le intenzioni di voto nelle elezioni americane vinte da Eisenhower. Anni '50 e '60 l'immagine pubblica del computer rimase associata ad un'idea di controllo militare e politico. Mumford descrisse i computer come uno strumento finalizzato a soffocare la libertà e l'autonomia degli esseri umani sull'altare della razionalità tecnologica.

Invenzioni centrali per i pc moderni

Tre invenzioni centrali per la creazione degli odierni pc: desktop, time-sharing e microprocessori: 1957 tra i primi computer pensati per essere utilizzati da un'unica persona attraverso una tastiera posta su una scrivania ci fu il modello 610 prodotto dalla Ibm, un'impresa il cui principale campo di attività era quello della fornitura di tecnologie per uffici e amministrazioni pubbliche (grandi dimensioni). Il primo computer veramente desktop fu un calcolatore italiano, il Programma 101, commercializzato dalla ditta Olivetti di Ivrea nel 1965. Dimensioni simili a quelle di una macchina da scrivere, era una macchina calcolatrice che non aveva nemmeno uno schermo. L'idea del time-sharing (condivisione del tempo) consistette nella possibilità di suddividere la potenza di calcolo dei mainframes di modo che essi potessero essere utilizzati contemporaneamente attraverso differenti postazioni chiamate "terminali", frazionando così la capacità di calcolo tra più utenti. Primo utilizzo da parte del MIT di Boston nel 1962 usando i mainframes Ibm. 1965 prima legge di Moore: i processori sarebbero diventati sempre più potenti. 1971 la componente di base del microprocessore è il circuito integrato, una tecnologia creata agli inizi degli anni '70 da Federico Faggin (microprocessore Intel 4004)

Alla fine degli anni '60 gli scienziati sovietici produssero il Mir, un computer che, in una delle sue versioni, si presentava già con un monitor e con una rudimentale interfaccia grafica, gestibile attraverso una penna ottica. Agli inizi degli anni '70 Karpinski creò il piccolo computer K-202. Un noto modello di personal computer francese fu il Micral, accreditato come il primo computer a microprocessore venduto già montato e pronto da usare, ma senza tastiera e schermo. Essi non vennero pensati come dispositivi per un nuovo pubblico di massa ma come macchine destinate ad applicazioni professionali o scientifiche. 1973 lo Xerox Alto non era un pc, ma un terminale, ovvero un computer che non eseguiva i programmi automaticamente, ma sfruttava la capacità di calcolo di un server centrale; introdusse il mouse e un'interfaccia grafica di gestione delle funzioni del computer (Gui). A metà anni '70 venne commercializzato l'Altair 8800, per appassionati, kit che richiedeva di essere assemblato dall'utente finale, principale oggetto di interesse di giovani informatici e hacker degli anni '70, che fecero a gara per proporre soluzioni che ovviassero alle mancanze di partenza. 1975 Bill Gates e Paul Allen svilupparono il linguaggio Microsoft Basic, idea di vendere software per personal computer.

Nel '900 la cultura degli appassionati ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo di vari dispositivi. Il gruppo di appassionati più noto e più influente nella storia del personal computer fu senza dubbio l'Homebrew Computer Club, si divertivano a montare e smontare calcolatori e computer. L'idea centrale era quella per cui le persone dovessero essere in grado di costruire e usare i computer in autonomia. Lee Felsenstein nel 1973 avviò a Berkeley il Computer Memory, un sistema telematico di condivisione di annunci e d'informazioni che può essere considerato come una delle prime applicazioni dei computer e delle reti al di fuori degli uffici e delle agenzie governative. Coloro che per primi riuscirono a trasformare i grandi computer in dispositivi utilizzabili individualmente furono Steve Jobs e Steve Wozniak, approcciarono il mondo dell'informatica nelle vesti di hacker, vendendo inizialmente dei dispositivi chiamati Blue box, capaci di frodare la rete telefonica e inventati da John Thomas Draper. Frequentatori dell'Homebrew Computer Club dove nel 1976 effettuarono la prima dimostrazione pubblica del loro prototipo di personal computer. Fondarono Apple, costruirono l'Apple I, computer realizzato in legno a mano. L'Apple II fu commercializzato nel 1977.

"Dilemma dell'innovatore": reticenza delle grandi aziende che hanno conseguito una posizione dominante in un determinato settore a sostenere tecnologie che potrebbero rivoluzionare il loro stesso mercato, favorendo così l'ingresso di nuove aziende concorrenti. Nel 1977 il Pet della Commodore, che era allora un'industria di calcolatrici tascabili, e il Trs-80, commercializzato dalla catena di elettronica di consumo Tandy come kit di montaggio destinato agli appassionati. Nessuno di questi primi tre personal computer fu quindi prodotto da una delle grandi imprese d'informatica che dominavano i mercati milionari dei mainframes e dei computer da ufficio.

I primi personal computer come l'Altair o l'Apple II rappresentavano solo un piccolo passo avanti in termini di semplificazione e accessibilità per coloro che non masticavano linguaggi informatici. 1984 quando la Apple immise sul mercato il Macintosh, il primo personal computer destinato al largo consumo e controllabile attraverso una Gui; quest'ultima permetteva di gestire in modalità grafica, grazie all'uso del mouse, una scrivania virtuale (desktop) sulla quale erano raggruppati i documenti di archivio (file) all'interno di cartelle in maniera semplice e intuitiva. Macintosh fu infatti il primo pc attorno a cui venne sviluppata un'imponente campagna di marketing, un solo spot televisivo trasmesso una volta, il 22 gennaio 1984, durante l'interruzione pubblicitaria del Super Bowl, lo spot, il cui titolo 1984 si rifaceva a quello del noto romanzo di George Orwell, il Grande fratello-Ibm si rivolgeva attraverso uno schermo agli inermi utilizzatori di computer, imponendo metaforicamente modelli e modalità d'uso uniformi e standardizzati. In questo clima totalitario-monopolista e monocorde irrompeva Apple, rappresentata da una giovane atleta vestita di abiti colorati che distruggeva per mezzo di un giavellotto lo schermo attraverso cui il Grande fratello-Ibm si rivolgeva al pubblico. Apple si auto-rappresentava come la sola azienda in grado di sfidare la posizione dominante di Ibm. La diffusione dei primi pc fu dunque accompagnata da un processo di trasformazione delle connotazioni culturali associate al mezzo.

Un ulteriore impulso alla diffusione dei primi personal computer per uso privato e domestico venne, agli inizi degli anni '80, dal mondo dei videogiochi. Nel 1972 venne commercializzata una console ludica, la Magnavox Odissey, che divenne il primo dispositivo digitale di larga diffusione a entrare nelle case private. A metà degli anni '80 il primo sistema operativo prodotto dalla Microsoft, chiamato Windows, fu sviluppato. Nel 1980 Gates e Allen svilupparono un primo sistema operati

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisalizza di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Media digitali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Ricci Emiliano.
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