Scritti di bioetica: dalla medicina alla filosofia alla poesia
La medicina e la filosofia sono considerate essenziali per mantenere l'uomo in uno stato di salute. La medicina si occupa della salute fisica, mentre la filosofia si occupa di far vivere l'uomo in uno stato di benessere psicologico, anche affrontando malesseri fisici, spirituali o psicologici.
Umanizzazione delle cure
Nel mondo sanitario, ad oggi, un argomento molto dibattuto è l'umanizzazione delle cure, la riumanizzazione degli ospedali e sensibilizzare medici ed infermieri. Lo scopo della filosofia in ambito medico è quello di trovare una filosofia pratica della medicina che possa guidare in questo senso tutti i professionisti sanitari. Filosofia vuol dire proprio "amore per la sapienza", perciò il filosofo è colui che è sempre alla ricerca della sapienza, e che cerca di diventare un sapiente, consapevole che non lo è e non lo sarà, perché non potrà mai possedere la sapienza interamente.
La superiorità della filosofia
Per Platone, la superiorità della filosofia era indiscussa. Con Hegel, troveremo un tentativo di umiliare le altre scienze. Poi Kant asserì che la filosofia non potesse mettere bocca sul mondo ma solo criticarlo e rettificarlo. Positivismo e neopositivismo mettono in crisi la scienza filosofica, dandole una valenza meramente scientifica e riduzionista, escludendo l'olismo di questa. Ad oggi, la filosofia è consapevole che, per quanto possa impegnarsi ad avere un punto di vista oggettivo, non può adottarlo, e non è più quindi alla ricerca dell'oggettività, ma della prassi nella soggettività. La praxis non è un semplice mezzo per raggiungere qualcosa, ma un bene in sé per sé, e trova in sé stessa il proprio compimento. La praxis si contrappone alla poiesis, la quale rappresenta un'azione che si compie nel prodotto dell'azione, cioè un artista che trova il suo compimento nell'azione non nel dipingere il quadro, ma per il quadro di per sé.
Storia della medicina
La medicina razionale nasce con Ippocrate nel V secolo a.C. All'inizio del XIX secolo, Jacques Foucault definisce la nascita della medicina clinica. I medici inizieranno ad operare con metodo anatomo-clinico attraverso lo studio dei sintomi dei pazienti. La medicina clinica, ad oggi, è detta medicina interna ed è una branca multidisciplinare della medicina clinica, la quale si occupa tanto delle malattie ad organo e apparato, quanto delle malattie a carattere generale e nel cui esercizio viene privilegiata una metodologia olistica dell’atto medico, consistente nella valutazione globale del paziente nella sua unitarietà psicofisica e del processo morboso nei suoi rapporti con l'intero organismo.
La filosofia e la medicina
La filosofia e la medicina, infatti, si sono accompagnate per molto tempo. Fino alla metà del XIX secolo, quando lo sviluppo scientifico ha reso autonoma la medicina dalla filosofia. Soltanto adesso, infatti, la filosofia si sta ripresentando nei corsi di laurea sanitari. La filosofia della medicina ha per oggetto di studio le peculiari dimensioni umane nel rapporto clinico, inteso come relazione d'aiuto, e ha quindi lo scopo di analizzare quegli aspetti che possono aiutare a rendere migliori questo rapporto.
La medicina interna
La medicina interna non si prende carico di una determinata malattia, ma si prende cura di tutto il paziente malato, non solo dal punto di vista fisico, ma anche in quello psicologico e spirituale. È chiaro che la medicina abbia bisogno di più umanità affinché possa puntare all'eccellenza. La professione dell'operatore sanitario deve ora agganciarsi a un nuovo umanesimo integrale nel quale la scienza e la filosofia possano cooperare.
La natura della medicina
La medicina è scienza o arte? La medicina è una scienza, ma ha sicuramente alla base un atto creativo. L'autore del libro rimane su una posizione di riduzionismo (meccanicismo) moderato. Nonostante sia utile studiare la medicina in modo analitico, non basta fare una somma algebrica delle sue parti, serve sicuramente attuare un processo intuitivo creativo. In tutte le scienze, l'indole creativa (che non può di certo mancare) è sempre seguita da un approccio logico e rigoroso. La clinica, al suo nascere, era affidata all'intuizione, quindi poteva essere considerata un'arte, ma ad oggi è innegabilmente una scienza, sebbene sia più corretto definirla una scienza creativa.
La bioetica
Bioetica è una parola di origine greca: bios, vita, ed ethics, etica, riflessioni sui comportamenti umani. La bioetica, quindi, etimologicamente riflette sulle problematiche umane della vita. La bioetica ad oggi può essere definita come lo studio sistematico delle dimensioni morali, incluse la visione morale, le decisioni, la condotta e le politiche, usando diverse metodologie etiche in un quadro interdisciplinare. Nonostante la bioetica sia unica ed unitaria, non può essere univoca, infatti ci sono diverse teorie. Le teorie principali sono:
- Il principalismo: Secondo il quale la bioetica è basata su principi come quelli sanciti nel Rapporto di Belmont (tratta i principi etici e le linee guida per la protezione dei soggetti umani nella ricerca) i quali però possono entrare in conflitto tra loro.
- La teoria liberal-radicale: La quale sottolinea il principio di autonomia, quindi ogni morale è fondata solo su delle scelte del soggetto.
- Il pensiero pragmatista ed utilitarista: Questo propone una soluzione di tipo democratico, e seguendo il principio utilitaristico ha come unico scopo il maggior benessere per il maggior numero di persone.
- L'utilitarismo morale: Secondo cui si doveva ridurre il calcolo dei costi/benefici utilitaristico, alla semplice valutazione piacevole/spiacevole.
- Il neo-utilitarismo: Si proponeva di minimizzare il dolore ed aumentare il piacere per il maggior numero di persone, rendendo però lecito il concetto di eutanasia in ogni caso in cui ci sia una sofferenza incurabile, anche su individui non senzienti.
- Il personalismo: Secondo cui la persona non era un insieme di funzioni, ma un individuo umano dotato come tale di una struttura ontologica, la quale gli permetterà di acquisire ed esercitare funzioni sempre superiori. Perciò nel personalismo il feto o l'embrione vengono considerati allo stesso modo di un adulto sano.
- L'etica delle virtù, derivante dal personalismo ermeneutico: Conta molto l'intenzione del soggetto, il suo carattere, e la sua vita nel complesso.
Internista DEA
Il Dipartimento di Emergenza e Accettazione è dove la figura del medico internista è la figura principale. È l'unico infatti che, con la sua sensibilità sia clinica che umana, può tentare di attuare un'alleanza terapeutica che non riguardi solo gli specialisti del caso, ma anche figure esterne di psicologi e/o guide spirituali quando servite.
Bioetica in medicina interna
Nel 1972 nasce la bioetica, e nel 1987, in un congresso di medici internisti, si capì l'importanza della bioetica e del suo ruolo nella medicina.
Personalismo nella medicina
La definizione di bioetica data da Giacinto Viola è quella di scienza dell’individuale, perché ogni individuo è caratterizzato da un’individualità che lo caratterizza. Il personalismo ermeneutico cerca infatti di accentrare tutta l’attenzione sulla persona. Quando un medico ha davanti a sé un malato, deve evitare di scindere la malattia dai dati biologici e deve invece considerarla un’unità somato-psichico-spirituale. Per questo motivo, il personalismo ermeneutico si ritiene sia il più adatto come rappresentante della bioetica medica. La dimensione proposta dal personalismo è quindi quell’etica delle virtù in cui il medico, attraverso la cultura e l’esperienza, tende all’eccellenza.
Il triage
Nel 2002 abbiamo l’istituzione del corso di laurea in scienze infermieristiche, e inizia ad essere vista in modo diverso. Infatti, prima dell’istituzione del CdL, le donne e i pochi uomini che intraprendevano questo compito erano prostitute ed ex detenuti, oltre alle suore ed ai religiosi che sono sempre stati in prima linea sul campo medico assistenziale. Accanto alla maggiore responsabilizzazione dell’infermiere è nato anche il triage, affidato completamente a loro. Il triage consiste nell’accoglienza dei pazienti in sale apposite nelle quali, attraverso interviste, gli infermieri valutano i motivi che hanno spinto il paziente a recarsi in ospedale e la gravità dei loro problemi conferendogli un codice in colori. Molto spesso è criticato il concetto di scegliere chi curare prima: la scelta sicuramente non è facile, ed i criteri non possono essere standardizzati, poiché l’infermiere dovrebbe analizzare non solo il problema fisico in sé, ma anche quella ovviamente biologica, psichica, sociale e spirituale.
In questo momento storico assistiamo ad una crescente domanda, ma una diminuzione delle possibilità di cura. I pazienti infatti tendono sempre ad andare al DEA con la conseguenza che gli ospedali ad oggi stanno diventando dei grossi pronto soccorso nei quali non si rivolgono solo persone con patologie.
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