Pragmatica
Cenni di semantica frasale
Chiameremo enunciato una frase considerata dal punto di vista del suo concreto impiego in una situazione comunicativa, come segmento di discorso in atto; enunciato è dunque il corrispettivo, nel quadro dell’uso della lingua, della frase, unità del sistema linguistico.
Elementi cruciali per l’interpretazione del valore degli enunciati sono anzitutto i connettivi, o connettori, per esempio molte congiunzioni coordinanti e subordinanti che hanno spesso anche il valore di operatori logici. Così funzionano da operatori logici i quantificatori e la negazione, per la cui trattazione occorrebbe rifarsi alla logica.
Ricerche recenti di semantica hanno messo in particolare evidenza la questione della 'composizionalità del significato', vale a dire dell’importanza dell’interazione fra i significati e le proprietà semantiche dei singoli lessemi negli enunciati. Pustejovsky, un autore che esamina il significato lessicale secondo una prospettiva generativista, mirante a prevedere in maniera dinamica le modifiche che un significato di base di un lessema può assumere nel contesto linguistico in cui è attivato, ha individuato quattro di questi principi:
- Composizione → Il significato della frase è la somma dei significati di base di ogni singolo elemento.
- Cocomposizione → Il significato degli argomenti di un verbo contribuisce a definire il significato del verbo.
- Coercizione → Riguarda i casi in cui è il significato del verbo a condizionare il significato di un suo argomento.
Elementi di pragmatica
La pragmatica studia la dimensione del significato legata all’uso della lingua in contesti e situazioni comunicative specifiche. Si occupa perciò non solo del significato “detto” ma anche di quello “implicato”, “presupposto”, “inferito” in base alle intenzioni del parlante (il c.d. “significato del parlante”).
Il ruolo del contesto (nelle dimensioni di co-testo o contesto linguistico, di contesto fisico e contesto sociale) diventa pertanto essenziale ai fini dell’interpretazione e costruzione della significazione, come dimostrano fenomeni quali:
- La deissi,
- L’anafora,
- Il riferimento,
- La presupposizione.
La deissi e l'anafora
La deissi è il meccanismo mediante cui la lingua, attraverso l’apparato dell’enunciazione situato spazio-temporalmente, si “ancora” (e àncora il locutore) alla realtà mediante dei ganci che rinviano ad essa (le espressioni deittiche). Distinguiamo una deissi personale, spaziale, temporale e sociale. La deissi richiede la dimensione pragmatica dell’uso necessaria a disambiguare o interpretare specifici enunciati.
L’anafora istituisce rapporti di referenza in un discorso o testo (riferimento successivo a un’unità già introdotta), e la si può denominare anche deissi testuale.
Il riferimento e la presupposizione
Il riferimento è il processo, meccanismo o atto tramite il quale un parlante usa la lingua per consentire di identificare o individuare un oggetto, entità o situazione (uno ‘stato di cose’) nella realtà extralinguistica (è il caso di espressioni ‘singolari’ note alla filosofia del linguaggio come nomi propri e descrizioni definite, ma anche di altre espressioni che denotano classi e possono sempre riferirsi contestualmente a individui).
La presupposizione, come si è visto, è quel fenomeno a cavallo fra semantica e pragmatica che rinvia l’interpretazione a uno “sfondo condiviso” di conoscenze più o meno codificate noto a parlante e ascoltatore.
La struttura dell’agire linguistico in J. L. Austin
Può essere definita come lo studio del linguaggio in relazione ai suoi utilizzatori, al contesto in cui avviene la comunicazione, alle funzioni e agli scopi che esso assolve nell'uso concreto che ne fanno i parlanti. La pragmatica moderna nasce e si sviluppa nel Novecento. La nascita ufficiale avviene nel 1938 con Morris.
Rifacendoci a Morris possiamo dire che all'origine della pragmatica c'è l'esigenza di estendere l'analisi del linguaggio a tutti quei fenomeni per i quali non è sufficiente una spiegazione in termini sintattici o semantici, e per la cui comprensione richiede di prendere in considerazione una serie di aspetti apparentemente esterni al linguaggio. Potremmo definire la pragmatica come lo studio degli aspetti del linguaggio che dipendono dal contesto.
Come fare cose con la parola
Il linguaggio come azione. Le basi della moderna riflessione pragmatica sul linguaggio si collocano nell'ambito della filosofia del linguaggio ordinario. Una derivazione della filosofia analitica del linguaggio che pone al centro dell'interesse del filosofo del linguaggio, il linguaggio comune. A influenzare questo interesse è Wittgenstein che aveva aderito alla tesi secondo cui il linguaggio ha come compito essenziale raffigurare la realtà, ma in un secondo momento cambia il tipo di linguaggio oggetto di analisi, quello della quotidianità, fatto di usi e pratiche. Il significato delle espressioni linguistiche dipende dall'uso che i parlanti fanno di quelle espressioni nei vari contesti.
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