Morfologia
Le parole non sono formate semplicemente da un unico blocco significante, ma sono il risultato della combinazione di più pezzi con significato autonomo, chiamati morfemi. La morfologia quindi si interessa della struttura interna delle parole e della natura dei morfemi. Si interessa dei processi grazie ai quali vengono create le parole e le varie caratteristiche che possono assumere, occupandosi di individuare e classificare le unità minime dotate di significato, o morfemi. Morfologia deriva dal greco e significa letteralmente: morphè= forma + logia= studio.
La parola
Una distinzione da fare nell’ambito della morfologia è quella tra parola e morfema e capire la loro relazione. La nozione di parola, sebbene sia intuitiva per i parlanti, è stata ed è tuttora oggetto di dibattito perché nessun criterio adottato sinora si è dimostrato del tutto soddisfacente per definirla. Definiremo parola la minima combinazione di elementi minori dotati di significato, i morfemi, attorno a una base lessicale, e che funzioni come entità autonoma della lingua.
Criteri per definire una parola
- Ordine fisso dei morfemi: ovvero il fatto che all’interno della parola l’ordine dei morfemi che la costituiscono è fisso e non possono essere invertiti → gatt-o e non o-gatt.
- Presenza di pause potenziali ai confini: il fatto che i confini di parola sono punti di pausa nel discorso.
- Separabilità nella scrittura: il fatto che la parola è di solito separabile nella scrittura.
- Unità dell’accento primario: il fatto che le parole sono caratterizzate da un accento primario, un accento che cade sulla sillaba tonica che individua quella parola come tale.
Tutti questi criteri sono però soggetti a eccezioni o limiti, fatta eccezione con l’aspetto della non interrompibilità, ovvero il fatto che una parola non può essere interrotta per aggiungere altri elementi al suo interno.
Scomposizione delle parole
Se proviamo a scomporre le parole, che ovviamente appartengono alla prima articolazione della lingua, in pezzi più piccoli di prima articolazione, tali che vi sia ancora un significato isolabile, allora in quel caso parliamo di morfemi.
- dentale = in questo caso dividiamo la parola in morfemi: dent-al-e → dent = organo della masticazione, al = aggettivo relativo, e = singolare.
La parola in questione è formata da tre morfemi. Occorre badare che la semplice presenza di parti di significante identiche nelle parole non vuol dire che si tratti di uno stesso morfema.
- studente = stud-ent-e
In questo caso con la scomposizione delle parole in morfemi è possibile rendersi conto che -dent non riguarda l’organo di masticazione, in quanto con la scomposizione della parola in questione non si ottiene un morfema del genere. Attraverso la prova di commutazione si può sostituire e confrontare uno stesso elemento di due parole senza che venga cambiato il rapporto tra significante e significato.
Definizione di morfema
Morfema è dunque l’unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di significante di una lingua portatore di un significato proprio, di un valore e una funzione precisi e individuabili, e riusabile come tale. Possiamo anche dire che il morfema è la minima associazione di un significante e un significato. Un termine sinonimo di morfema è spesso associato a ‘monema’. Gli autori che usano ‘monema’ come termine generale per le unità minime di prima articolazione distinguono di solito due grandi classi di monemi, semantemi quando sono elementi lessicali, e morfemi quando sono elementi grammaticali.
Criteri ortografici
Il criterio ortografico può essere applicabile solo con lingue che posseggono una tradizione scritta, e non è valido per tutti i sistemi di scrittura (come ad esempio il cinese, poiché gli spazi hanno significati diversi). Questo criterio punta a definire come ‘parola’ ogni unità che compare tra due spazi bianchi o marche ortografiche di separazione. Ad esempio, “ferro da stiro” a dispetto della sua ortografia tende a comportarsi come unità lessicale unitaria e autonoma, la stessa oscillazione la vediamo nella trascrizione di pesce spada oppure pescespada.
Criteri fonologici
I criteri ortografici non sono sempre sufficienti e pertanto si utilizzano dei criteri fonologici. Uno di questi criteri è dato dalla posizione fissa dell’accento (come in francese). La definizione fonologica punta a identificare i confini della parola sulla base della posizione dell’accento. Restano problematici i casi in cui gli elementi nella catena parlata non presentano un accento proprio e pertanto possono essere considerati come parti di parola: come il francese “elle est belle”, infatti elle e est potrebbero sembrare un’unica parola nonostante siano parole a sé stanti. Quando si tratti di lingue con accento mobile, si dirà che è parola qualunque segmento che si raggruppa attorno a un accento primario. In base a questa prospettiva, parliamo delle parole composte. Queste sono parole complesse e sono formate combinando due parole semplici. La parola “stazione” è senza dubbio una parola, ma il dubbio potrebbe venire con la parola “capostazione”, poiché nonostante potrebbe sembrare una sola parola, questa presenta due accenti che derivano dalla sua composizione. La parola “capodoglio”, invece, non presenta questo doppio accento.
Criteri morfologici
Secondo il piano morfologico, una data combinazione di morfemi è definita come parola sulla base del grado di coesione interna, ovvero il fatto che le parti di una parola sono ordinati in base a delle regole, e libertà all’esterno, ovvero che la parola si muove nel discorso tutta insieme. A queste due caratteristiche fa riferimento la definizione di parola proposta da Bloomfield: “la parola è una forma minima e libera”, minima perché non può essere ulteriormente trasformata, ma libera perché può appunto spostarsi. La parola “capostazione”, ad esempio, è un composto coeso, perché non è possibile dire “stazionecapo”. Solitamente la testa di una parola è collocata a sinistra. Vi sono tuttavia casi di parole sintagmatiche o polilessematiche. Da un punto di vista ortografico ci sembra avere a che fare con sintagmi, gruppi di parole come: testa di ponte, macchina da scrivere (chiamati paralessemi) o capro espiatorio (espressioni polirematiche), in cui si verifica una coesione interna meno rigida e quindi modificabili e possiamo quindi trasformarli in ponte di testa oppure testa di rapa. Questi esempi nonostante non abbiano sufficiente coesione morfologica sono da considerarsi vere e proprie parole.
Per valutare la coesione tra morfemi si mostrano determinanti alcuni criteri come:
- La non interrompibilità della combinazione: non è possibile dire “macchina pesante da scrivere” ma “macchina da scrivere pesante” proprio perché non è possibile interrompere queste forme.
- La mobilità della combinazione: una parola può assumere posizioni diverse all’interno dell’enunciato, nei limiti della relativa libertà. Ad esempio, in inglese il “does” può comparire in diverse posizioni: “he doesn’t eat” o “does he eat?”.
- L’enunciabilità in isolamento della combinazione: una parola può costituire un enunciato da sola. Si tratta di una caratteristica che la parola assume in quanto testa di un sintagma formato da un unico costituente. Ad esempio: “Chi mangia la mela?” “Marco”.
Criteri sintattici
Secondo una definizione sintattica, è parola ogni elemento sintatticamente semplice, cioè non è costituito da più unità. Questa definizione finisce per non considerare parole i paralessemi e le espressioni polirematiche, ma esclude anche parole che intuitivamente considereremmo unitarie come ad esempio: prendimelo (prendi–a me quello). I pronomi clitici non possono essere considerati parole perché non hanno accento proprio e sono privi di mobilità (non sono liberi nella loro combinatoria).
Criteri semantici
In base a una definizione semantica si dirà che è parola ogni unione di un particolare significato con un particolare insieme di suoni suscettibile di un particolare uso grammaticale. Se stazione e capostazione soddisfano tale criterio, lo stesso sembra valere per unità morfologiche legate – quali in- e bil- di intrattabile. Queste fanno riferimento a particolari espressioni poiché “in” sarebbe l’equivalente di “non” e “bil” è l’equivalente di “che si può”.
Parola come nozione prototipica
Il concetto di parola è una costruzione che nelle diverse lingue assume forme molto diverse, ed è per tanto impossibile stabilire tratti comuni. Pertanto accanto a parole prototipiche che rispettano a pieno i criteri più basici (non interrompibilità, coesione interna, mobilità, semplicità sintattica..) ve ne saranno altre meno “tipiche”. Distante dal concetto di parola è il composto lungo come in tedesco “Feldarbeitsforshungsgruppe” ovvero gruppo di ricerca sul lavoro sul campo. Oppure un’unità polilessematica come “trovarsi alle prese” che oltre...
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