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Linguistica

La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Per inquadrare meglio il linguaggio umano possiamo partire definendo il segno: generalmente un segno è “qualcosa che sta per qualcos’altro” e serve a comunicare questo “qualcos’altro”. Secondo una concezione molto larga tutto può comunicare qualcosa, ma è meglio intendere la comunicazione in senso più ristretto, aggiungendo il fattore dell’intenzionalità: si ha comunicazione quando c’è un emittente che fa passare un’informazione e viene percepita da un ricevente. Il ricevente è in grado di interpretare un messaggio grazie al codice: ovvero l’insieme di conoscenze fissatesi per convenzione che definiscono il qualcosa e il qualcos’altro, fornendo le regole di interpretazione dei segni.

Tipi di comunicazione

  • Comunicazione in senso stretto: emittente intenzionale; ricevente intenzionale
  • Passaggio di informazione: emittente non intenzionale; ricevente intenzionale (interprete)
  • Formulazione di inferenze: nessun emittente; interpretante

Tipi di segni

  • Indici: motivati naturalmente/non intenzionali: nuvole scure = sta per piovere
  • Segnali: motivati naturalmente/intenzionali: sbadiglio volontario = sono annoiato
  • Icone: motivati analogicamente/intenzionali: riproducono proprietà dell’oggetto designato (carte geografiche)
  • Simboli: motivati culturalmente/intenzionali: nero = lutto; semaforo rosso = fermarsi
  • Segni: non motivati/intenzionali: messaggi linguistici; comunicazione gestuale

Proprietà della lingua

Definite dal linguista Charles Hockett, si distinguono in:

Biplanarità

Un segno ha due facce: significante e significato. Il primo costituisce la parte concreta e tangibile, il “qualcosa”. Il secondo invece è astratto, il contenuto presente all’interno del significante (qualcos’altro).

Arbitrarietà

Approfondita da Ferdinand de Saussure. Non vige alcun legame motivato fra il significante e il significato. I rapporti che esistono fra i due sono dati per convenzione. Se esistesse un legame arbitrario tutte le lingue dovrebbero essere simili tra loro, quando ovviamente non è così. Vengono distinti ben 4 livelli di arbitrarietà della lingua:

  • Segno/referente: non vi è alcun rapporto fra un elemento della realtà esterna e il segno con cui viene rappresentato.
  • Significante/significato: non vi è alcun rapporto fra la combinazione di suoni in “sedia” e il suo significato “oggetto di arredamento”.
  • Forma/sostanza: non vi è alcun rapporto tra la struttura interna di una lingua e l’insieme delle cose che può concettualizzare.
  • Forma/sostanza significante: ogni lingua organizza secondo i propri criteri i suoni da utilizzare per creare i significanti.

Doppia articolazione

Il significante è articolato su due livelli: a un primo livello è scomponibile in unità ancora portatrici di significato e possono essere riutilizzate per formare altri segni. Queste sono le unità minime di prima articolazione (morfemi). Possono essere ulteriormente scomposti in pezzi più piccoli ormai privi di significato, considerando solamente i suoni che compongono un significante. Otterremo così le unità minime di seconda articolazione (fonemi). Grazie ad un numero limitato di unità di seconda articolazione è possibile costruire un grandissimo numero di unità dotate di significato (economicità e combinatorietà).

Trasponibilità di mezzo

La lingua può essere realizzata sia attraverso il mezzo aria (fonico acustico) sia attraverso il mezzo luce (visivo grafico). Tuttavia il parlato risulta essere prioritario rispetto allo scritto e presenta molti vantaggi: non ostacola altre attività; ricezione e produzione avvengono in diretta; è più rapida; il messaggio può essere trasmesso a più destinatari contemporaneamente; è evanescente.

Linearità

Il significante viene prodotto in successione nel tempo e nello spazio sviluppandosi verso una sola direzione. L’ordine in cui viene prodotto è fondamentale per capire il significato del segno stesso.

Discretezza

La differenza fra i segni è assoluta, vigono confini precisi fra un elemento e l’altro.

Onnipotenza semantica

Con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto, ovvero si può parlare di tutto. Tuttavia è più prudente dire che la lingua è plurifunzionale, ovvero permette di adempiere una lista molto ampia di funzioni. Roman Jakobson ha ideato uno schema che identifica sei classi di funzioni:

  • Emotiva: per esternare sentimenti e sensazioni del parlante.
  • Metalinguistica: per specificare aspetti del codice.
  • Referenziale: per fornire informazioni sulla realtà esterna.
  • Conativa: per far agire in qualche modo il ricevente.
  • Fatica: per sottolineare il canale fra i parlanti.
  • Poetica: per sfruttare le potenzialità insite nel messaggio.

In genere le sei funzioni sono presenti in ogni atto di comunicazione, ma una (o più) risulterà predominante.

Riflessività

La lingua può essere usata come metalingua, ovvero per parlare e descrivere se stessa. In questo caso viene chiamata “lingua-oggetto” perché ha come oggetto il codice di comunicazione medesimo.

Produttività

Con la lingua è sempre possibile creare nuovi messaggi, parlare di cose nuove mai prodotte prima o addirittura inesistenti. Questo è appunto possibile sia grazie alla doppia articolazione sia all’onnipotenza semantica.

Ricorsività

Uno stesso procedimento è in teoria applicabile un numero illimitato di volte. Per esempio è possibile creare una parola partendo da un’altra attraverso la suffissazione (atto, attuale, attualizzabile).

Distanziamento

Capacità di formulare messaggi relativi a cose distanti nel tempo, nello spazio, o in entrambi. Sostanzialmente permette di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza.

Libertà da stimoli

La lingua è indipendente dalla situazione immediata, ovvero può avvenire spontaneamente senza aver bisogno di uno stimolo (cosa diversa rispetto al linguaggio animale).

Trasmissibilità culturale

Ogni lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società. Le convenzioni che stabiliscono il codice di una lingua passano da una generazione ad un’altra attraverso l’insegnamento/apprendimento. Da considerare che la “facoltà del linguaggio” è una componente innata dell’essere umano, siamo cioè predisposti a parlare usando una lingua.

Complessità sintattica

I messaggi linguistici possono essere molto elaborati, ricchi di gerarchie, funzioni e regole. Alcuni di questi aspetti sono: l’ordine, le dipendenze fra elementi non contigui, le incassature, la ricorsività, la discontinuità (quando elementi strettamente uniti dal punto di vista semantico non sono linearmente adiacenti).

Equivocità

La lingua possiede corrispondenze plurivoche fra i significanti e i significati: a un unico significante possono corrispondere più significati (omonimia: carica = mansione, assalto, piena) e un significato può avere più significanti (sinonimia: “parte anteriore della testa” = testa, viso, volto).

Analisi della lingua

Partiamo dalla distinzione tra due condizioni con le quali si può guardare alle lingue in relazione al tempo. Va comunque fatto notare che i due concetti sono complementari, in quanto una lingua è quello che è sia per le relazioni che ha con altri elementi del suo sistema sia per la sua storia. Inoltre, la lingua è almeno in parte in costante movimento sull’asse del tempo e continua tuttora ad evolversi.

Diacronia

Considerazione delle lingue lungo lo sviluppo temporale nella loro evoluzione storica (etimologia: trovare la parola di un'altra lingua e cercare di ricostruirne la storia).

Sincronia

Considerazione delle lingue così come si presentano agli occhi dell’osservatore, nel presente.

Langue e parole

La seconda distinzione da fare è fra sistema astratto e realizzazione concreta.

  • Langue: insieme di conoscenze interne al codice della lingua che ci danno la capacità di produrre messaggi in una specifica lingua.
  • Parole: realizzazione concreta dell’atto linguistico per creare un messaggio verbale in una specifica lingua.

Una terza entità può essere inserita tra il sistema (langue) e l’uso (parole): la norma. Questa fa da “filtro” tra le due opposizioni, indicando le possibilità del sistema usato dai parlanti di una lingua. Sostanzialmente al linguista interessa la langue, ma per studiarla deve partire dalle parole.

Asse paradigmatico e asse sintagmatico

La terza distinzione è quella fra asse paradigmatico e asse sintagmatico:

  • Asse paradigmatico: attuazione di un elemento del sistema in una certa posizione che quindi esclude altri elementi selezionabili (scelta di un paradigma); riguarda le relazioni a livello del sistema.
  • Asse sintagmatico: attuazione di un elemento in una certa posizione tenendo conto degli elementi che compaiono nelle posizioni precedenti e successive; riguarda le relazioni a livello delle strutture.

Esse avvengono contemporaneamente: il primo fornisce l’inventario di unità possibili, il secondo si assicura che tali unità si combinino in base alle regole appropriate per ogni lingua.

Livelli di analisi

Esistono 4 livelli di analisi stabiliti in base alla biplanarità e alla doppia articolazione. Tre livelli di analisi sono relativi al piano del significante: fonologia (seconda articolazione), morfologia e sintassi (prima articolazione). L’ultimo livello si riferisce al significato.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/04 Lingua e traduzione - lingua francese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher davisina di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica francese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Fontana Sabina.
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