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Appunti di teoria e tecniche dell’informazione pubblica: radio, tv e testate online – Prof. Domenico Morreale – 6 CFU

La comunicazione pubblica – Lezione 1 Modulo 1

La comunicazione pubblica riguarda gli interessi generali, non specifici, della comunità e non è dunque guidata da principi di profitto che non siano inerenti agli interessi generali dei cittadini, questo perché svolge una funzione di divulgazione; non per ultimo individua il dovere delle istituzioni di essere accessibili, aperte al pubblico e disponibili a fornire informazioni di interesse generale, si parla quindi di trasparenza delle istituzioni e di accessibilità dei dati interni all’organizzazione.

La comunicazione istituzionale si declina in diversi domini:

  • La comunicazione istituzionale pubblica;
  • La comunicazione politica;
  • La comunicazione sociale.

C’è differenza tra i concetti di “comunicazione” e “informazione”. Il sociologo Niklas Luhmann sottolinea come la comunicazione debba includere 3 attività principali:

  • Informazione, selezione dell’informazione rilevante;
  • Atto del comunicare, selezione dell’atto che comunica l’informazione – scegliere gli obiettivi, il canale e la forma di comunicazione;
  • Comprensione, verifica del successo dell’atto comunicativo.

Non si può dunque operare una distinzione netta tra “informazione” e “comunicazione” per due motivi:

  • Perché la comunicazione prevede sempre un’attività informativa;
  • Perché un’attività informativa richiede sempre una corretta comprensione del messaggio e quindi l’instaurarsi di un canale di comunicazione efficace tra emittente e destinatario.

Comunicazione nel settore pubblico e privato

Esiste una differenziazione tra la comunicazione nel settore pubblico, e la comunicazione nel settore privato:

  • La comunicazione pubblica si rivolge ai destinatari in forma ugualitaria e simmetrica proprio perché si fonda sul principio che essere informati rappresenta un diritto del cittadino. Quando la comunicazione pubblica non raggiunge i propri obiettivi le conseguenze si riversano sulla sfera degli utenti e dei cittadini. Quando la comunicazione privata produce insuccessi le conseguenze si riversano sulla sfera del soggetto emittente. Nella comunicazione pubblica il cittadino è uno stakeholder e ha una certa quota di responsabilità nei confronti dell’ente.
  • La comunicazione privata, invece, si rivolge ai destinatari in forma asimmetrica, quindi non ugualmente a tutti.

Comunicazione pubblica autoprodotta ed eteroprodotta

Differenza tra comunicazione pubblica autoprodotta ed etero prodotta:

  • La comunicazione autoprodotta è prodotta direttamente dall’istituzione pubblica che si comunica da sola. Come per esempio i video istituzionali: Pubblicità Progresso.
  • La comunicazione etero prodotta è prodotta da soggetti esterni all’istituzione, i quali creano un insieme di messaggi che mostrano l’idea dell’opinione pubblica riguardo quell’istituzione in particolare; un esempio può essere l’informazione giornalistica, la comunicazione delle altre istituzioni o l’insieme delle comunicazioni di dominio pubblico veicolate dai media.

Quindi, da una parte abbiamo l’istituzione che si comunica e dall’altra abbiamo l’istituzione che viene comunicata da altri soggetti, sia essi siano soggetti istituzionali, come i media, sia invece soggetti grassroots come i cittadini che hanno sempre più accesso a strumenti e piattaforme di comunicazione per veicolare la loro opinione.

L’attuale ecosistema mediale favorisce quest’ultima, la comunicazione etero prodotta, considerata ormai più importante e con un numero maggiore di messaggi veicolati in questo modo. Per questo motivo le istituzioni devono tenere d’occhio la propria immagine veicolata dai media e dai cittadini, anche perché questo tipo di comunicazione ha un’impronta influenzale maggiore come per esempio i media, nella percezione del pubblico. Per fare questo le istituzioni possono attivare dei processi di social listening per poter armonizzare la propria comunicazione autoprodotta con quella etero prodotta.

Questi tipi di comunicazione vengono spesso prese dagli utenti online e vengono utilizzate come “token”, ovvero come gli oggetti che passano di mano in mano e aggregano utenti attorno a conversazioni civiche che alimentano pian piano il contenuto originale.

L’attuale ecosistema convergente della comunicazione favorisce due tipi di nuovi processi:

  1. Processo di disintermediazione: la comunicazione tra le istituzioni e i cittadini è diretta, non sono dunque presenti intermediari, come erano una volta i legacy media; questo processo porta ad una maggiore trasparenza ma anche ad una maggiore necessità di gestire i flussi comunicativi spesso incontrollabili;
  2. Processo di re intermediazione: una comunicazione in cui entrano in gioco dei nuovi tipi di intermediari grassroots, come gli influencers o delle nuove piattaforme infomediali, che con le loro abilità comunicative fanno aggregare i pubblici.

Una comunicazione pubblica efficace non può prescindere da attività di coordinamento dell’immaginario e delle interpretazioni veicolate dalla comunicazione autoprodotta e da quella eteroprodotta. Le percezioni diffuse tra il pubblico, frutto di comunicazioni eteroprodotte e di forme di appropriazione della comunicazione autoprodotta, possono vanificare l’efficacia delle comunicazioni autoprodotte e generare un certo livello di contraddittorietà nell’immagine pubblica dell’istituzione. È fondamentale che l’istituzione adotti strumenti e metodologie di ascolto delle conversazioni civiche al fine di armonizzare comunicazione autoprodotta e eteroprodotta.

Comunicazione interna ed esterna

La comunicazione pubblica è formata dall’insieme di comunicazione interna ed esterna all’istituzione.

La comunicazione interna è un tipo di comunicazione rivolta ai diversi comparti organizzativi interni volta a favorire l’organizzazione e incentivare la comunicazione pubblica, alla quale si collega il concetto di trasparenza; quindi, il fatto che i cittadini abbiano il diritto ad accedere a delle informazioni interne ma di interesse pubblico.

Alessandro Rovinetti ha trovato tre valori principali della comunicazione interna:

  1. Consapevolezza del proprio ruolo da parte di ciascun membro dell’istituzione, rinforza l’identità e la creatività;
  2. Partecipazione alla progettualità dell’istituzione, come elemento di amplificazione delle competenze;
  3. Proiezione esterna, ovvero collaborazione alla comunicazione verso l’esterno, come elemento di coinvolgimento negli sforzi compiuti dalle strutture istituzionali.

Riguardo quest’ultimo punto, è fondamentale analizzare anche il livello di permeabilità dell’istituzione nei confronti dell’esterno, trasparenza. Questo processo è regolamentato dal diritto dei cittadini di accedere a tutti i documenti e atti del procedimento amministrativo, diritto all’informazione – articolo 21 della Costituzione Italiana, il quale può essere inteso in modo attivo quando si riferisce alla libertà di esprimere il proprio pensiero e le proprie idee, oppure in modo passivo riguardo la libertà di accesso alle fonti, e come rapporto effettivo con le stesse.

Esiste uno stretto legame tra le interpretazioni e le forme della comunicazione pubblica e l’evoluzione della società.

William Paisley evidenzia un legame tra le forme della comunicazione pubblica e l’evoluzione della società:

  1. Primo modello storico: comunicazione pubblica in funzione propagandistica, fino agli anni ’70. Comunicazione istituzione rivolta solo a informare e comunicare in funzione del perseguimento di obiettivi di parte, non si pensa ancora a soddisfare i diritti dei cittadini; è quindi ancora una comunicazione unidirezionale orientata al potenziamento dell’immagine o all’attivazione del pubblico su temi utili a generare consenso o azioni concrete. Nell’ambito della comunicazione politica i casi del Governo e del Parlamento sono esemplari: nessuna delle due istituzioni si preoccupava di produrre e far circolare i messaggi, questo compito era assunto dai partiti e dai singoli politici che lo svolgevano con prevalente funzione persuasoria. O dai media, comunicazione eteroprodotta.
  2. Secondo modello storico: comunicazione informativa a senso unico, anni ’70 – ’80. Risponde allo sviluppo di una più elevata coscienza del sistema di diritti e doveri che collega le istituzioni con i cittadini, questi sono ancora visti come ricettori passivi della comunicazione pubblica e i mass media avviano una sempre più autonoma azione di tematizzazione sulle attività delle istituzioni pubbliche.
  3. Terzo modello storico: comunicazione bidirezionale, anni ’90. Il cittadino è percepito come interlocutore del processo di comunicazione e si afferma il concetto di marketing dei servizi e dell’istituzione pubblica. La pubblicazione degli atti delle istituzioni pubbliche non è più vista come concessione ma come atto dovuto, rispondente ad un diritto del cittadino. All’interno delle istituzioni si creano dipartimenti, uffici e servizi dedicati in modo specifico alla comunicazione e alla relazione con il pubblico. Nascono uffici di comunicazione, dipartimenti, si sviluppano professionalità atte a comunicare. Considerando il cittadino come un soggetto attivo che ha il diritto di essere informato e che ha il diritto di accedere ad azioni di interesse pubblico e generale.

Tipologie di messaggi nella comunicazione pubblica

I progetti di comunicazione pubblica possono prevedere l’elaborazione di messaggi appartenenti a otto principali tipologie, Foti, Scarpato, 2016:

  1. Messaggi destinati alla persuasione: comunicazione con caratteri di precisione perché orientata a convincere il pubblico in modo persuasivo facendo leva sull’emotività e sulla razionalità, semplicità lessicale e sintattica = es. campagna vaccinale, lettering, colori ed immagini – “Liberi dal virus, Liberi di vivere”;
  2. Messaggi destinati al coinvolgimento: comunicazione di informazioni improntate al senso di identità politica o di schieramento, brevi e con schemi grafici e linguaggio semplice;
  3. Messaggi destinati al disturbo: comunicazione per portare alla distrazione e al distoglimento mediatico, verso altri temi nel momento in cui una campagna o un personaggio pubblico è sotto attacco;
  4. Messaggi destinati alla contrapposizione: comunicazione introdotta quando due soggetti discutono su due tesi contrapposte, linguaggio diretto, conflittuale e polemico. Non favoriscono l’opinione pubblica ma sono messaggi generati per contrapporsi.
  5. Messaggi destinati all’avvertimento: messaggi in risposta a campagne di comunicazione con l’obiettivo di danneggiare un soggetto istituzionale. Hanno l’obiettivo di dissuadere dal procedere con una campagna di comunicazione o con messaggi che sta veicolando.
  6. Messaggi di identità: comunicazione con l’obiettivo di creare coesione sociale intorno a temi identitari, richiami a valori condivisi con un linguaggio emotivamente forte;
  7. Messaggi con obbligo di verifica: messaggi che mettono in evidenza aspetti e contenuti delicati e personali del soggetto; infatti, necessitano di verifica accurata in modo che se sottoposti a denuncia risultino inattaccabili sotto il profilo giudiziario;
  8. Messaggi senza obbligo di verifica: messaggi che non sono vincolati dalla rigorosa attinenza ai fatti e sono suscettibili di interpretazione da parte dell’autore del messaggio.

La comunicazione politica – Lezione 2 Modulo 1

La comunicazione politica si distingue dalle altre tipologie di comunicazione pubblica perché interviene su argomenti di interesse generale che sono però di carattere controverso e rispetto ai quali sostiene un particolare punto di vista. La comunicazione politica può essere messa in atto sia da istituzioni di carattere pubblico, come il Governo, o altre istituzioni amministrative, sia da istituzioni semipubbliche, come i partiti o le rappresentanze di interessi.

La comunicazione politica proviene dai partiti e dalle istituzioni pubbliche, la focalizzazione è su argomenti controversi rispetto ai quali si sostiene un determinato punto di vista e si distingue prevalentemente dalla comunicazione istituzionale perché si basa sulla persuasione da parte dei partiti politici. Ha a che fare con temi controversi e pone una prospettiva specifica includendo delle call to action su un determinato pensiero, pratica o orientamento; con una direzione quindi improntata al convincimento del cittadino o alla diffusione di informazioni legate al dominio politico.

Questa rappresenta uno spazio negoziale virtuale tra tre sistemi:

  • Istituti della politica;
  • Istituzioni dell’informazione;
  • Cittadini.

Nello spazio politico si rapportano e relazionano sistema politico, sistema dei media e sistema dell’opinione pubblica, ciascuno di questi caratterizzato da obiettivi e dinamiche di comportamento proprie e distinte; anche se sono tre soggetti che hanno obiettivi, interessi e risorse che tra di loro hanno bisogno.

La comunicazione politica può essere in forma di:

  • Comunicazione diretta = l’insieme dei processi di interazione, delle tecniche e delle strategie comunicative che sono originate dal sistema politico e si rivolgono direttamente ai cittadini;
  • Comunicazione indiretta, eteroprodotta = l’insieme delle rappresentazioni della realtà politica operate dai mezzi di comunicazione di massa o frutto di dinamiche conversazionali nel dominio della sfera pubblica all’interno dei social media. Es. Servizi giornalistici, reportage televisivi che reinterpretano la figura di un personaggio politico o di un partito. Sono forme di comunicazione diretta in cui possono essere coinvolti sia i media direttamente, che generano servizi, o possono coinvolgere direttamente i cittadini che si appropriano delle forme della comunicazione politica per rielaborarle e ridistribuirle in contesti comunitari online.

Interpretazioni della comunicazione politica

Negli anni ci sono state diverse interpretazioni del concetto di “comunicazione politica”:

Ithiel De Sola Pool, dalla scuola behaviorista, ci parla di questo tipo di comunicazione come quell’attività eseguita dalle istituzioni che hanno il compito di diffondere informazioni, idee e orientamenti riguardo gli affari di governo.

  • La definizione formulata dagli approcci sistemico e struttural-funzionalista è più articolata e tiene conto della molteplicità dei rapporti implicati dal concetto di comunicazione politica. «Un insieme di processi di interazione tra gli elementi di un sistema politico e tra questi e il suo ambiente».

La comunicazione politica non si identifica più solo nelle attività comunicative governative ma abbraccia dinamiche più estese:

  • Partecipazione politica;
  • Socializzazione;
  • Articolazione e aggregazione degli interessi.

Ai fini di mantenimento e di adattamento del sistema politico.

  • L’approccio costruttivista vede invece la comunicazione politica come quell’insieme di forze dentro la società, come i media, gli attori politici e le istituzioni, che hanno maggiore capacità di controllo sulla definizione dello scenario; viene quindi vista come una forma di interazione.
  • L’approccio critico e marxista definisce la comunicazione politica basandosi sulle sue dinamiche di costruzione della realtà e sull’impatto che queste hanno sui rapporti di classe, focalizzandosi sul digital divide che genera processi di riproduzione e perpetuazione dei rapporti di potere consolidati. Le industrie dei media hanno finalità commerciali che orientano il loro agire verso la manipolazione delle opinioni degli individui.

Propaganda Model: modello ideato dai due filosofi Noam Chomsky e Herman che individua nelle élites, a capo del potere economico e politico, la responsabilità per quei processi di costruzione sociale. Attraverso il controllo delle fonti dei mezzi di comunicazione e il filtraggio delle notizie il dissenso viene marginalizzato e si amplificano gli interessi della classe egemone. È quindi giusto dire che alla base è presente un’attività manipolatoria dei media che viene indirizzata dalle élite di potere, indicizzazione che permette di perpetuare quei disequilibri e quei rapporti di potere consolidati.

Teoria della Media Logic: ideata dai sociologi David Altheide e Robert Snow, 1979, è una teoria che estende l’analisi della costruzione mediale della realtà. Partendo dalla discrepanza tra la vita reale e la rappresentazione mediale, la teoria sostiene che nella determinazione del contenuto e della rappresentazione della notizia intervengono una molteplicità di fattori che intervengono, come le routine produttive dei media, gli apparati giornalistici e le loro ideologie e le condizioni extramediali.

Teoria dei Media: rimanendo in tema, Joshua Meyrowitz ci dice come non siano i contenuti propri dei media a influenzare il comportamento sociale degli individui, ma bensì la riorganizzazione degli spazi sociali dove le persone interagiscono. Joshua Meyrowitz riprende quello che era il pensiero di McLuhan, 1964: «il medium è il messaggio».

Opinione pubblica, media e agenda

Si parla di opinione pubblica nelle circostanze in cui si parla di un tema che si impone alla discussione pubblica e diventa oggetto di controversia politica. Quindi l’attenzione, in qualche modo, è verso l’agenda making/setting, ovvero quell’insieme di sistema politico e sistema dei media che selezionano e organizzano i temi di discussione più risonanti rispetto all’interesse pubblico suscitato. Il pubblico avvia conversazioni civiche sui temi selezionati dai media e posti all’attenzione dell’opinione pubblica.

I media hanno assunto il ruolo che precedentemente aveva l’opinione pubblica liberale, ovvero il ruolo di foro pubblico in cui differenti temi sono presentati e discussi.

  • Supportano il cittadino nella sua ricerca di informazioni e nella sua volontà di partecipare alla vita pubblica.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dg995d di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguaggi e tecniche dell' informazione pubblica radio, tv e testate online e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Morreale Domenico.
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