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Lingua italiana: Lezione 1 - Introduzione

“Ogni individuo ha due lingue, la lingua madre che è la somma di tutte le altre. In ognuno di noi due mondi, dobbiamo viverli entrambi. È questa la modernità.” - Francesco Sabatini

Interlingua

Etichetta coniata negli anni settanta dal linguista americano Selinker, per indicare la lingua individuale inconsciamente sviluppata da chiunque stia imparando una seconda lingua. È una sorta di “grammatica mentale” che preserva alcune caratteristiche della lingua madre sovrapponendole a quelle della lingua bersaglio, anche apportando delle innovazioni. La nostra lingua madre rimane sempre fissata nella mente, nonostante apprendiamo altre lingue; a meno che non si arrivi ad un livello di bilinguismo.

Lingua madre e bilinguismo

La lingua madre è dunque sempre coinvolta quando si parla o si scrive in una lingua straniera, almeno finché non si giunge al bilinguismo. Migliore è la conoscenza delle regole dell’italiano, migliore sarà pure il processo di apprendimento di quelle lingue bersaglio. Maggiore è la consapevolezza delle scelte che preludono agli atti comunicativi nella propria lingua nativa, maggiore sarà pure la padronanza di tali scelte nella lingua acquisita.

Area delle regole

  • Regole prescrittive: ci dicono come dovremmo parlare e scrivere.
  • Regole descrittive: cercano di afferrare le regolarità che emergono dal nostro modo spontaneo e condiviso di parlare e scrivere.

Esempio:

  • A) “I miei genitori ha venduto le casa al mare”
  • B) “I miei genitori hanno venduto la casa al mare”

Area delle scelte

Scegliere, all’interno dei repertori ampi e differenziati di opzioni che la lingua ci offre, i mezzi di espressione che ci sembrano più adatti ai nostri scopi comunicativi. (La scelta di due termini come mamma e madre, dipende dal contesto in cui parliamo).

  • Avere male al braccio (scelta informale)
  • Accusare un dolore all’arte superiore sinistro (scelta medica)

Esempio:

  • a. I miei genitori hanno venduto la casa al mare
  • b. La casa al mare è stata venduta [dai miei genitori]
  • c. La casa al mare, i miei genitori l'hanno venduta
  • d. La casa al mare, l'hanno venduta i miei genitori
  • e. I miei genitori, hanno venduto la casa al mare

Lezione 2 - Architettura linguistica

“L’italiano non è uno, ma tanti. È una lingua in movimento che, oggi come in passato, galoppa, si arricchisce, si sporca e si rigenera. È una lingua plurale: dialetti, locali, stili e registri, lingue speciali e lingue settoriali, standard vecchi e nuovi. Riconoscere e governare la varietà, ma anche saperle mescolare e contaminare, è uno dei modi di maneggiare la lingua con precisione e fantasia”.

Diversi livelli dell’italiano

  • Diamesia: italiano parlato vs italiano scritto
  • Diastratia: italiano colto vs italiano incolto (in relazione alla classe sociale a cui si appartiene)
  • Diafasia: italiano formale vs italiano informale

La diafasia è costruita e definita da due fattori, il campo (natura dell’attività nella quale si volge la comunicazione, è il contesto della comunicazione, l’argomento del discorso) e il tenore (rapporto tra i partecipanti all’interazione comunicativa, e i loro diversi ruoli sociali). In questo contesto è importante il grado di familiarità che abbiamo con il nostro interlocutore. Il campo dà origine ai linguaggi settoriali, il tenore dà origine ai registri; le differenze tra registri si presentano in tutti gli ambiti del linguaggio (grammaticali, lessicali, morfologici, sintattici…).

Il campo deve essere adattato al tipo di tenore in cui siamo. Esempio: “visionare” appartiene ad un tenore di formalità superiore, in relazione al campo in cui ci esprimiamo. Il tenore, o registro, varia al variare del campo settoriale in cui ci troviamo. Il dare del lei o del tu, normalmente dipende dal tenore, il quale determina il rapporto di familiarità tra i due interlocutori; ci sono occasioni in cui però entra in gioco anche il campo (es: un avvocato durante un’udienza si rivolge all’oppositore dandogli del lei, il quale però potrebbe essere suo amico, con il quale in altri contesti userebbe un registro meno formale. Questo ci dimostra la stretta relazione tra campo e tenore).

Geosinonimi

Guardando lungo la penisola italiana, vediamo diversi modi di identificare dolci, cibi, pietanze e tradizioni; tra i vari dialetti italiani, abbiamo diversi termini che identificano lo stesso oggetto (es: le chiacchiere, chiamate anche, bugie, crostoli, cenci, cioffi, struffoli… a seconda della regione).

Le varianti regionali italiane incidono molto sulla lingua italiana, e non solo quelle lessicali, ma anche di ordine sintattico (scendere la valigia) e fonetico (s sorda o sonora). Nel piano cartesiano non viene collocato lo spazio (di tipo regionale), perché per l’italiano, le varianti non riguardano tutti gli ambiti della lingua, ma riguardano solo una certa area del repertorio linguistico, ovvero il secondo quadrante, che più è influenzata dalle varianti dialettali (italiano incolto e informale, riguardano i dialetti). Queste varianti appartengono ad un grado di familiarità maggiore, e per questo sono meno formali.

Repertorio linguistico individuale (idioletto)

L’insieme delle risorse linguistiche possedute da una singola persona, vale a dire la somma di varietà della lingua (o delle lingue) che tale persona è in grado di usare. Non può esserci diastratia nel repertorio linguistico individuale, perché il suo grado di istruzione rimane invariato indipendentemente dal contesto e dal rapporto con il suo interlocutore. Un individuo può migliorare il suo grado di diastratia ma non varia in relazione al contesto.

Il repertorio linguistico individuale oscilla tra scritto e orale, e tra formale e informale.

Autobiografia linguistica

Descrizione del proprio repertorio linguistico individuale, in base alle nostre personali ascendenze linguistiche, della nostra famiglia, della regione in cui siamo cresciuti.

  • Informazioni anagrafiche su chi scrive e sulla sua famiglia (età, luogo di nascita)
  • Indicazioni sulle lingue conosciute (dialetti compresi), con precisazione del grado di competenza
  • Informazioni relative alla formazione linguistica
  • I rapporti tra i codici del repertorio

Lezione 3 - Architettura linguistica parte 2

Le regole non rimandano all’intero spazio, ma circoscritto, specifico, ovvero nel quarto quadrante del piano cartesiano, l’italiano standard (scritto, formale e colto); viene insegnato nelle scuole, ed è appreso dagli stranieri che vogliono imparare questa lingua. «Le forme colloquiali, familiari e persino volgari, che vengono adoperate talvolta in modo consapevole al fine di rendere più spigliato e vivace il discorso, hanno un valore molto diverso dalle stesse forme adoperate senza discriminazione nell'italiano scadente, per la mancanza di alternative superiori nella dotazione espressiva di chi parla o scrive»

Esempio:

  1. Paolo Nori (si chiama Francesca questo romanzo) - “quasi tutta la gente che mi parla delle cose che scrivo, sono quasi tutti convinti che sono autobiografiche, le cose che scrivo. C’è una mia amica, che si chiama Cristina, quando le racconto delle cose della mia vita lei mi dice ``Lo so". Questo incipit presenta degli errori grammaticali, chiaramente volontari, come la mancanza dell’accordo.
  2. Paolo Nori (la banda del formaggio) - “ma quelli che scrivono sopra ai giornali, non gli capita mai che gli viene il dubbio che quello che scrivono son delle cagate” Questo incipit presenta errori sintattici, come il tema sospeso (quelli che scrivono non gli capita).

L’italiano standard sta un po’ più in alto rispetto all’incrocio degli assi, perché risulta essere più formale. Il concetto di italiano standard è stato messo a punto da Gaetano Aberrato, padre della linguistica italiana, ed è proprio lui che lo colloca più in alto sul piano cartesiano, identificandolo come più formale e colto.

Nell’ultimo 50ennio però, l’italiano standard si è abbassato, che possiamo collocare più vicino all’incrocio degli assi nel quarto quadrante, e questa nuova versione viene definita “neostandard”.

Tratti dell’italiano neostandard

  • Regolarizzazioni e riduzioni pronominali - lui, lei, loro come soggetti al posto di egli, ella, essi.
  • Semplificazione del sistema a verbale, con uso esteso di alcuni modi e tempi - indicativo in luogo di congiuntivo e condizionale (imperfetto ipotetico e di cortesia), indicativo in luogo di congiuntivo in subordinate oggettive dipendenti da verbi di opinione, sapere e dire, e nelle interrogative indirette, presente in luogo di futuri (con indicatori temporali), futuro epistemico.
  • Tendenza alla paratassi e alla semplificazione dei periodi.
  • Concordanze a senso.
  • Frequenza di costruz...
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Inna_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua italiana con laboratorio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pavia o del prof Magenes Giovanni.
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