Letteratura spagnola contemporanea
La guerra civile: tragedia e mito della Spagna contemporanea
L'evento traumatico che nel '900 segna in maniera netta il futuro della nazione è la guerra civile (1936-1939), tragedia determinata dall'esplodere di molteplici tensioni latenti nella società dell'epoca. Gli anni '20 si chiudono all'insegna di un'illusoria ripresa economica e con il rapido logorarsi del regime autoritario del generale Miguel Primo de Rivera. Nel 1930 il dittatore è costretto a intraprendere la via dell'esilio, misura precauzionale adottata poco dopo anche dal re Alfonso XIII, che senza rinunciare ai diritti al trono si stabilisce a Roma. Grazie al vuoto di potere creatosi, il 14 Aprile 1931 viene proclamata la Repubblica. Le forze progressiste al governo attuano una politica riformista in chiave modernizzatrice: si abrogano vari privilegi riservati ai militari e al clero; Si separano i poteri dello Stato da quelli della chiesa, svincolando la formazione scolastica dal pressoché totale monopolio religioso; Si rivendica la parità politica e sociale delle donne; Viene introdotto il divorzio, si garantisce la libertà di stampa ed espressione, e inoltre nel 1932 si concede alla Catalonia uno statuto di autonomia.
Queste misure provocano una dura reazione da parte dei settori conservatori, cattolici, monarchici carlisti, eccetera. Uniti in una coalizione, vincono le elezioni generali del 19 novembre 1933. S'inaugura così un biennio di disegno reazionario, contraddistinto dal proposito di abolire le innovazioni introdotte in precedenza. Sintomatici della crescente radicalizzazione ideologica e dell'esacerbarsi della violenza sono l'atto di fondazione della Falange, movimento filofascista ideato da José Antonio Primo de Rivera nell'ottobre 1933, e la rivolta dei minatori asturiani di matrice socialista e anarchica nell'ottobre del 1934, soffocata con brutalità dal generale Francisco Franco.
Si innesca una spirale di violenza con l'uccisione del tenente della Guardia di assalto José Castillo il 12 luglio a opera di gruppi di estrema destra, che genera una risposta nella fazione opposta che il giorno successivo assassina il deputato monarchico José Calvo Sotelo. Il golpe avrebbe dovuto essere frutto di un'azione coordinata e simultanea su tutto il territorio nazionale, però in certe zone e in alcune città, l’esercito di schiera era a favore della Repubblica. I repubblicani riescono invece a mantenere il controllo di Madrid, della Castilla-La Mancha, dell'Aragona e della fascia mediterranea che comprende la Catalonia. La Spagna spaccata in due scivola verso il conflitto armato.
Dell'armata coloniale c'è il generale Francisco Franco che dalle Canarie, con un aereo e in gran segreto si era fatto trasportare in Africa per assumere il comando di reparti con cui già aveva combattuto in passato e per questo motivo disposti a seguirlo fedelmente. Franco si trova però ad affrontare un problema di difficile soluzione: la Marina militare non ha aderito al colpo di Stato e le navi da guerra che presidiano il braccio di mare tra la costa africana e quella spagnola gli chiudono il passo. A sbloccare questo stallo interverranno Italia e Germania che sotto la guida di Benito Mussolini e Adolf Hitler forniranno velivoli per il trasporto dei soldati, mentre le altre nazioni europee manterranno un atteggiamento prudente.
Inizia così una guerra che durerà molto più del previsto. La tattica iniziale dei ribelli è avanzare dall'Estremadura, da sud verso nord, per poi stringere in una morsa la capitale e obbligarla alla resa. I successi dei golpisti si susseguono rapidamente e il 6 novembre 1936 il governo legittimo è costretto a fuggire a Valencia. Madrid è sottoposta a un durissimo assedio ma offre una strenua resistenza. Nonostante i repubblicani conservino ancora le aree più popolose e abbiano ricevuto materiale bellico dalla Russia, sono comunque in svantaggio rispetto ai ribelli, che hanno a loro disposizione un maggior numero di ufficiali meglio preparati e possono contare sull'aviazione italiana. Eppure all'interno di questi ultimi non mancano le divisioni, soprattutto dopo la morte del generale José Sanjurjo. Tra i nuovi possibili candidati spiccano Francisco Franco, proclamato il 1 ottobre capo di Stato, ed Emilio Mola, il destino favorirà il primo perché Mola sarà vittima di un incidente aereo. La chiesa cattolica spagnola si era schierata fin da subito con gli insorti e da questo connubio tra potere militare e legittimazione ecclesiastica sorge l'idea di una crociata che avrebbe ristabilito in Spagna i valori tradizionali messi in crisi dall'avvento della Repubblica.
La zona della Spagna settentrionale ancora in mano repubblicana viene sottoposta a durissimi bombardamenti, tristemente celebri sono quelli delle cittadine basche di Guernica e Durango, e nell’ottobre 1937 se ne completa la conquista. Alla fine di questo mese il governo legittimo si rifugia a Barcellona. L'obiettivo delle truppe di Franco è quello di spaccare in due il territorio nemico isolando le zone attorno a Valencia e Barcellona. I golpisti supereranno anche questo ultimo ostacolo e in poco più di tre mesi occuperanno la Catalonia.
Il 24 Febbraio 1939 la Gran Bretagna riconosce il regime di Franco e il presidente della Spagna repubblicana, Manuel Azana si dimette. Il 1 Aprile 1939 Franco annuncia la fine della guerra civile e inizierà così una dittatura di quasi 40 anni. Viene promulgata la legge delle responsabilità politiche, promulgata nel Febbraio 1939, che con valore retroattivo consente di perseguire chiunque dopo l'ottobre 1934, avesse partecipato attivamente alla vita politica della Repubblica.
Il franchismo: l’alternativa spagnola al capitalismo occidentale e alla minaccia sovietica
Francisco Franco, per prima cosa deve consolidare il proprio potere e rafforzare le precarie strutture di governo sorte nel corso della guerra civile provando a ridurre al minimo le frizioni tra le eterogenee fazioni che l'avevano appoggiato durante il conflitto. In questo complesso gioco di equilibri rivestirà un ruolo fondamentale il cognato di Franco, Ramon Serrano Sunyer, un brillante avvocato. A partire da quel momento sarà lui a tracciare le principali linee politiche seguite da Franco. Negli anni '40 le tensioni tra militari monarchici e falangisti saranno una costante e soltanto la trama di corruzione e clientelismo ordita da Franco gli permetterà di manipolare le correnti scettiche o contrarie. Sarà poi abile a sfruttare come collante ideologico il concetto di nazional-cattolicesimo, un amalgama in grado di conciliare un patriottismo di stampo nazifascista assicurandosi così il supporto della chiesa e delle correnti tradizionaliste.
La Spagna non ha le forze e le risorse per partecipare alla seconda guerra mondiale. Franco si limiterà a oscillare tra la non-belligeranza, formula usata per celare il supporto logistico fornito alla Germania nazista di Hitler, e le mosse diplomatiche favorevoli all'Italia di Mussolini e la neutralità, risoluzione imposta dalle drastiche restrizioni economiche dettate da Inghilterra e Stati Uniti. Franco attende il momento opportuno per entrare nel conflitto una volta che la bilancia si sia inclinata a favore del progetto nazifascista: in questo modo spera di ottenere l'enclave inglese di Gibilterra e in Africa le zone del Marocco e dell'Algeria. L'incontro con Hitler a Hendaya si risolve in un nulla di fatto per le esorbitanti richieste del generale. Il 22 giugno 1941, dall'inizio dell'operazione Barbarossa che prevede l'invasione della Russia, decide con Serrano Sunyer di autorizzare la formazione di un corpo di volontari disposti a lottare in terra sovietica. Nasce così la Division Azul. Eppure con il venir meno dell'egemonia dell'asse e la reazione sempre più efficace degli alleati, l'esito della contesa si fa più incerto e Franco ridimensiona le proprie mire espansionistiche e ritira così la Division Azul.
Il 17 luglio 1942 annuncia la creazione delle Cortes, un Parlamento non rappresentativo con membri nominati direttamente da lui. Grazie a questa mossa riesce a guadagnare tempo e a rafforzare la propria posizione al cospetto di eventuali elementi critici nei confronti del suo operato, ne approfitta per collocare nei posti cruciali persone mediocri ma di provata fedeltà, facilmente manipolabili. Francisco Franco nel settembre 1942 darà inizio a una serie di snervanti trattative con il figlio di Alfonso XIII, Juan de Borbón, che più volte aveva chiesto di poter rientrare in patria come monarca legittimo. Per il momento si conclude con la legge di successione: con questa legge Franco dichiarava la Spagna un regno cattolico, dove a lui, in qualità di capo dello Stato a vita, spettava il compito di proclamare il suo successore ed erede al trono. La giocata gli consente di assicurarsi le redini del potere fino alla sua morte andando incontro sia ai precetti antiliberali della falange sia agli esponenti di un tradizionalismo fedele ai Borboni.
Le voci spezzate del dopoguerra: autarchia e censura
Il decennio degli anni '40 è uno dei periodi più cupi della storia recente della Spagna. Si moltiplicano le incarcerazioni e le esecuzioni ordinate dai tribunali militari. Questa epurazione condotta su ampia scala colpisce più di mezzo milione di spagnoli, mentre all'incirca 300.000 vengono privati della libertà e varie decine di migliaia sono condannati a morte. A stritolare le esistenze di una vasta fascia della popolazione sono però, oltre al terrore, anche la miseria, le malattie e la fame. Franco, seguendo l'esempio dei dittatori dell'asse, rifiuta di chiedere crediti agli Stati Uniti, all'Inghilterra o alla Francia e dichiara che la Spagna è in grado di sostentarsi da sola perché ricca di risorse. Si assiste a un'evidente regressione della qualità di vita: le attività agricole e industriali crollano con il conseguente abbassamento dei salari e la frequente mancanza di beni di prima necessità. Povertà e denutrizione sono le cause principali del diffondersi di numerose patologie, soprattutto tifo e tubercolosi, del proliferare di una microcriminalità propensa al furto come via di sussistenza e alla prostituzione.
Il franchismo però non crea una terra desolata soltanto nell'ambito sociale, ma anche nella sfera culturale coltiva una grigia mediocrità determinata da un generale rifiuto nei confronti dell'intellettualismo. Durante la guerra civile i roghi di libri giudicati immorali o nocivi erano stati una costante. Il 22 Aprile 1938 era stata varata la legge di Prensa, che instaurava l'obbligo della censura previa per qualsiasi tipo di pubblicazione, estesa in seguito a ogni opera letteraria, teatrale o cinematografica. La sistematica rieducazione della popolazione spagnola ha forti ripercussioni anche nell'ambito dell'insegnamento, che fino agli studi superiori torna a essere gestito interamente dalla chiesa. Un altro strumento di manipolazione sarà il filmato Noticiarios y Documentales (NO-DO), una rassegna di fatti e curiosità che miravano a esaltare Franco e il suo operato, la cui trasmissione sarà obbligatoria nel 1943 in ogni cinema prima della proiezione del lungometraggio in programma. Scioperi dichiarati illegali.
Nel mondo del teatro si assiste a un ripetersi di cliché o formule esauste che riprendono, da una prospettiva di puro intrattenimento piccolo borghese, i meccanismi superati del dramma tardo romantico e l'opera in versi e in prosa del drammaturgo monarchico José Maria Pemán, a lungo uno degli intellettuali di maggiore successo al servizio della dittatura. L'unica nota discordante è offerta dal ludico umorismo privo di connotazioni politiche. Nel frattempo la poesia continua a essere soggetta all'eccesso propagandistico in cui erano incorsi entrambi gli schieramenti, ma ora diviene cassa di risonanza dell'ideologia vincitrice, esaltando concetti di segno conservatore: Dio, famiglia, patria, razza.
La narrativa degli esiliati tra rivalsa e memoria
Gran parte delle personalità più in vista della cultura si era schierata a favore della Repubblica e il timore di subire ritorsioni in un clima di rivalsa spingerà parecchi autori, durante o subito dopo la guerra civile, ad abbandonare la madrepatria. In un primo momento molti cercano riparo nella vicina Francia, dove andranno incontro alla stessa sorte di migliaia di spagnoli che avevano varcato la frontiera per sottrarsi al regime franchista, finendo per essere costretti a trascorrere lunghi periodi in campi di prigionia. La situazione entro i confini francesi si complica ulteriormente con la progressiva occupazione nazista, dal 1940 al 1942. In questo modo vengono arrestati e rimpatriati intellettuali e politici che si erano contraddistinti per le loro posizioni contrarie al golpe.
Un'altra meta era l'Inghilterra, gli Stati Uniti oppure i paesi dell'America Latina, in particolare Argentina, Cile e Portorico. All'interno del contesto latinoamericano merita un discorso a sé il Messico perché attua una politica favorevole agli esiliati repubblicani e ostile nei confronti della Spagna franchista. Ai primi offre la possibilità di integrarsi nel tessuto sociale e soprattutto in quello culturale, lavorando come professori universitari a stretto contatto con il mondo editoriale, molto vivace, e poi la produzione di riviste tra cui “Cuadernos Americanos”, “Taller”, e “España Peregrina”.
Lo spirito combattivo e rabbiosamente impegnato è mantenuto vivo in particolar modo durante gli anni della seconda guerra mondiale. Le speranze degli esiliati repubblicani di un ritorno in patria all'interno di un sistema progressista e democratico svaniscono a poco a poco, cedendo il passo a un'indignazione che si vena di malinconia e impotenza, fino a divenire un coagulo di ricordi da preservare e tramandare affinché quanto vissuto non venga dimenticato. Non per nulla saranno molti gli autori a riportare nelle pagine di romanzi o memorie quanto visto e vissuto dai primi decenni del '900 fino al periodo successivo alla conclusione dello scontro fratricida. Tra le molteplici opere che si inseriscono in questo filone, titoli significativi nell'ambito della creazione letteraria sono “Su línea de fuego” di Benjamin Journeys 1938, “Morirás lejos” di María Teresa León, la trilogia “Whispers” di Manuel Andújar. La produzione artistica e saggistica della diaspora spagnola è vastissima ed estremamente ramificata.
Rosa Chacel
Si trasferisce bambina a Madrid e vive l'esilio in più terre, specie in Brasile. La sua attenzione si concentra quasi esclusivamente sui movimenti psicologici dei protagonisti, imponendo un ritmo lento, in cui l'atto di narrare si trasforma in uno strumento di precisione che rende diafana la scrittura, fino a porre in risalto i meccanismi che determinano la forma dell'opera. In effetti, nel suo primo romanzo, “Estación. Ida y vuelta”, del 1930, i personaggi sono anonimi e la trama quasi impercettibile, l'essenza non è l'avventura, bensì precisamente l'opposto, il non evento, il vivere puro, l'esistere dei personaggi nelle loro circostanze. Lo spazio e il tempo si dissolvono nel flusso di coscienza androgino della voce narrante. Nel 1960 pubblica “La sin razón” che rielabora materiali simili in modo meno ellittico, con profusione di monologhi e dettagli sull'egoismo e la crudeltà soggiacenti ai rapporti umani. Il protagonista si tortura alla ricerca di una ragione sempre precaria e insufficiente e viene schiacciato dai suoi opposti, il torto e l'assurdo, la non comprensione cui allude il titolo. L'insistenza sulla confessione resa angosciosa dal senso di colpa e sull’alone di mistero che circonda il triangolo amoroso segreto erano già presenti in “Memoria de Leticia Valle” del 1945, la cui protagonista è una dodicenne di eccezionale acume, bramosa di colmare di esperienze i suoi sensi. Lotta per uscire dall'infanzia, che considera una malattia, non accetta sottomissioni e sfida inconsapevolmente tutte le norme continuando a divorare la vita fino in fondo mentre gli altri soccombono.
Ramon José Sender
È il più prolifico tra i narratori esiliati, capace di destreggiarsi tra intelligente realismo sociale, affreschi storici, satira e fantascienza, reportage e memoria. Aveva conosciuto il successo già negli anni '30 con “Hymann”, crudo testo antimperialista sulla guerra del Marocco vista da un soldato proletario, e il romanzo storico “Mister Witt en el Cantón” 1935, che segue la rottura di una coppia ispanico-inglese durante i moti indipendentisti di Cartagena nel 1873. Tra i suoi romanzi ispirati alla guerra civile e alla dittatura con taglio più simbolico ricordiamo “El rey y la reina” 1949 e “Los cinco libros de Ariadna” 1957. A sfondo autobiografico sono i tomi di “Crónica del alba” dove l'alter ego Pepe Garcés, ormai prossimo alla morte in un campo di concentramento in Francia, evade con lo spirito fissando sulla pagina i primi 40 anni del ventesimo secolo, in una traiettoria che va da un'infanzia innocente a una gioventù ribelle. Il libro più letto è una novella emblematica nel trattare i temi della colpa, raccontata d'un fiato con ritornello di romances popolari, “Réquiem por un campesino español”, 1960. Il giovane contadino Paco vive in un paesello dove la tragedia nazionale giunge attutita, ma non certo meno drammatica. Ragiona, spera si ribella e finisce abbattuto dagli squadristi come un Cristo straccione contro il muro del cimitero. Un anno dopo, il parroco, che è stato presente a tutti i momenti della vita di Paco e da ultimo l'ha tradito, aspetta che qualcuno si presenti alla messa, ma vengono soltanto i due o tre notabili e il puledro di Paco che la gente lascia correre libero in suo ricordo.
Maria Teresa León
Nata a Logrogno ma cresciuta a Madrid, separata dal primo marito e legata con rito civile al poeta Rafael Alberti, sarà attivissima a sostegno della Repubblica fino al termine del conflitto.
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