Saccone allegoria e sospetto
Capitolo 1: rerum fide
All'inizio di ogni testo di Tozzi c'è una separazione, uno scollamento che va a mettere in moto la narrazione. È un'esperienza dolorosa, cui segue la reazione di chiudere gli occhi.
In rerum fide, un testo pubblicato nel 1919, Tozzi dichiara di dover aprire gli occhi per rispondere all'attesa di qualche rinnovamento. Le nostre parole ci conducono ad una angustia da cui vogliamo liberarci a tutti i costi —> Bisogna passare dall'angustia all'accordo, alla fiducia, alla confidenza e alla sicurezza. "Gli uomini perdono la giovinezza soltanto quando si arrendono alle ostilità".
Remigio, il protagonista del Podere, sembra infatti conservare una certa fede (prodotto della giovinezza). In questo libro c'è un inizio diffidente ma speranzoso, l'iniziale diffidenza e inimicizia tra Remigio e suo padre, dopo la morte di quest'ultimo si sposterà in quella tra Remigio —> diventato il nuovo padrone, e tutti gli altri. Sarà sempre il sospetto a regolare il rapporto tra l'io e l'altro, invece dovrebbe esserci la fiducia —> affinché ci sia societas.
In tutto il libro regna invece la sfiducia e l'invidia. Remigio cerca riparo-rifugio dalla sfiducia in uno spazio materno (nascondiglio nel Podere). Questa fuga però ha connotati mortali —> il suo alter ego Berto lo ucciderà. Il sospetto della realtà include persone, cose e bestie, si esprime in gesti di rigetto e rifiuto, lo stesso Podere diventa ostile a Remigio. —> il fallimento del progetto di possesso del podere è la coscienza della crisi di una speranza dell'accordo tra io e l'altro. —> non posso identificarmi con esso e quindi c'è l'abolizione dell'alterità.
Anche negli altri libri la delusione consiste nel constatare la brevità del possesso. In bestie dice "io non avevo mai posseduto niente che mi fosse durato molto", ad esempio il gallo finisce mangiato, i piccioni saranno privati delle ali affinché non volino via (possesso, riduzione dell'alterità e asservimento al soggetto).
Tutti i testi di Tozzi sono tentativi falliti in direzione dell'egoismo che tocca anche tentazioni superomistiche. A un certo punto gli occhi cominciano a vedere — gli agguati della bellezza — e non così il protagonista non crede più a niente —> la mania si rovescia in depressione che lo porta a dichiarare nel libro Persone: "io sono morto una domenica". Qui formula la sua separazione/esclusione dagli e degli altri.
Il soggetto tozziano è incapace di ogni mediazione, la relazione con l'altro è sempre traumatica. Nelle pagine intitolate "alla morte della madre" (Persone) parla di un'esaltazione che non gli fa rendere conto di ciò che gli succede intorno —> ne segue poi la conoscenza —> la stessa che avviene in con gli occhi chiusi quando vede il ventre di Ghisola —> quando apre gli occhi e finalmente riconosce l'alterità dell'altro.
Tozzi menziona il rapporto con la fede, Dio, l'altro assoluto garante della fiducia vincolante del patto legante uomo con uomo e parola con cosa. Remigio si chiede perché capiti tutto a lui e Berto gli dice che sicuramente Dio lo desidera. Remigio desidera credere, così anche Giulio di Tre croci. Ma la condizione generale è di sfiducia, di assenza di fede, di inimicizia.
Remigio verrà assassinato e successivamente una grandinata terribile distruggerà il raccolto —> dissidio tra uomo e natura. L'unica pietà sarà esercitata dagli umani, ad esempio il personaggio di Luigia che manda a coprire Remigio con l'incerato del carro.
Nell'articolo su Pirandello, Tozzi parla della negatività prevalente nelle opere dello scrittore siciliano, dicendo che lui presuppone sempre un elemento negativo che prevalga —> perché non si può sostituire con niente, fa parte di una logica implacabile. I personaggi di Pirandello sono esseri intelligenti fino a un certo momento, poi a un certo punto devono spezzarsi. Potremmo dire lo stesso dei personaggi di Tozzi: sono personaggi che si incontrano per intaccarsi a vicenda e farsi del male.
Quelli che amano si devono convincere che a un certo punto della vita si riverseranno l'uno contro l'altro perché non bastano né a se stessi né agli altri. Tutti periscono quando capiscono che i loro sentimenti sono vani e inutili. Sarà così finché non ci sarà un cambiamento molto profondo tale da sovvertire i termini e permettere ai soggetti di rinunciare al sospetto e di ritrovare la fiducia, affinché gli occhi credano a quello che vedono.
Capitolo 2: con gli occhi chiusi
Pietro, il protagonista, è un giovane 20enne che va a studiare a Firenze, si trova sempre a disagio, scoraggiato. Ha difficoltà di affidarsi, ha un'inimicizia diffusa verso le persone, le case, le strade. Sente l'angoscia e il piacere di sentirsi differente da tutti. Avverte spesso il desiderio di allontanarsi, di chiudere gli occhi, perché lui non ha più la fede con la quale voleva convertire gli altri. Era impaziente solo di vedere Ghisola —> metteva in lei tutta la fiducia della sua vita. Lei è la contadinella della sua adolescenza, allontanata dal padrone Domenico e poi casualmente ritrovata in una fotografia e in una lettera.
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