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Natura in letteratura

27 set 2022

Uomo e natura - uomo associa a cose significati simbolici.

Figura della foresta

Ha significato simbolico nella letteratura, ha una funzione attiva nella storia (Dante e la selva) / (Ariosto e Tasso foresta luogo dell’avventura).

10 canti da portare all’esame.

Bibliografia libro foresta non necessario.

Secondo libro da prendere in biblioteca non necessario.

  • 1 Prima le foreste, luogo originale dove nasce la vita dell’uomo - uomo cacciatore raccoglitore e agricoltore nelle foreste. Uomo sedentario fissa la sua dimora in uno spazio fuori dalla foresta ma attorniato da essa. Foresta - da fuori = ciò che è fuori, intorno ai luoghi dello sviluppo umano. Viene visto come luogo sempre più pericoloso. “Prima le foreste poi le capanne poi i villaggi poi le città poi le accademie.” Da luogo selvaggio alla civiltà - natura e cultura. Dualità dell’uomo.
  • 2 Le ombre della legge. Razionalità. Ombra è ciò che ci segue sempre. La civiltà si espande ma rimane sempre un luogo ignoto inesplorato = ombra della civiltà, opposto ma complementare. Nella foresta ci sono i fuori legge.
  • 3 Luce e illuminismo opposti all’ombra. Foresta della nostalgia = rapporto con la natura da recuperare, l’uomo è allontanato ma sente necessità di un contatto. Nostalgia di ciò che ha perso. Rapporto che passa attraverso il ricordo e l’immaginazione.
  • 4 Abitare.

Libri

Foresta, i luoghi della letteratura italiana - Baffetti.

Canti 1, 5, 10, 13, Inferno 27, 28 Purgatorio.

Foreste l’ombra della civiltà - Harrison.

La letteratura e la foresta

28 set 2022

La letteratura passa attraverso secoli e confini. Essa non ha un’utilità pratica, ma arricchisce il nostro spirito. Essa racconta delle storie di uomini, facendoci conoscere altri tipi di vita ed entrare nella mente di persone molto diverse da noi. Richiama così l’antropologia, ossia lo studio dell’uomo. Un romanzo tradizionalmente comincia con la descrizione di un luogo, come la foresta. In particolare ad esempio Manzoni prende ispirazione da Walter Scott (uno dei suoi romanzi comincia in una foresta). Eppure la foresta non è un elemento culturale, ma naturale: quando però l’uomo entra in un luogo naturale gli dà dei valori simbolici, e così si passa dal piano della natura a quello della cultura (simboli associati alla foresta).

Ruolo attivo della foresta

Attivo. Non è lo sfondo, ma è un luogo che interagisce con i personaggi, è luogo del peccato, degli orrori, della magia. “Eco” vuol dire “casa”. Spesso nella foresta vengono proiettati tutti gli elementi negativi, che appartengono alla dimensione del selvaggio. Non a caso “foresta” in latino si dice “selva”, parola utilizzata da Dante. La città è invece il luogo della civiltà, detta in latino “civitas”. In un primo tempo, perciò la foresta assume delle caratteristiche negative, in quanto è il luogo minaccioso in cui si trovano i briganti e i fuorilegge e si è a rischio di aggressioni. Essa è anche il luogo dei morti, come si vede ad esempio nella selva che precede l’Inferno di Dante. Addirittura nel folclore del Medioevo, si credeva alla caccia notturna, dove il diavolo guidava i demoni.

[All’origine della letteratura, ci sono le fiabe. Non a caso la foresta in cui si trova Dante richiama le fiabe, come Cappuccetto Rosso].

Ad un certo punto, anche la città comincia a diventare il luogo della corruzione, come si vede con la Firenze di Dante. Tutti i peccati infernali sono in qualche modo presenti nella città. A questo punto quindi la foresta comincia a riottenere un ruolo di pace e rifugio. Infatti gli uomini di Dio, come i monaci e gli eremiti, si isolano dalla città, per fuggire dalle loro tentazioni. Perciò, l’immagine della foresta cambia nel tempo e diventa il luogo dove entrare in contatto con Dio.

Nella foresta convivono quindi elementi opposti: foresta orrida (luogo dei morti, della minaccia, delle aggressioni) e foresta come rifugio (non solo in senso religioso, ma anche per ritrovare un contatto con se stessi). Così la foresta assume un valore simbolico > un simbolo non ha mai un significato univoco.

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Dante (Dartmouth Dante Project)

La storia dei commenti sulla Commedia è cominciata con i figli di Dante ed arriva fino ai giorni nostri. La Commedia è composta da 3 cantiche, ognuna con 33 canti, tranne la prima che ne ha 34. Ogni canto è composto da terzine fatte di versi endecasillabi e rime incatenate.

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Prima selva dantesca

Canto 1 Inferno

Si tratta dell’inizio di un racconto in versi, in quanto quella di Dante è una poesia narrativa. La parola “selva” appare già nel v.2. Alla fine di questo canto Dante incontra Virgilio, autore dell’Eneide, che lo accompagna nei primi 2 regni. Virgilio racconta la storia di Enea, uno dei figli di Anchise, che dopo la distruzione di Troia parte insieme alla sua famiglia in nave e approda nei pressi di quella che diventerà Roma, da lui fondata. Questa storia si ricollega da una parte alle origini della letteratura con Omero e dall’altra a Dante, il quale riteneva che l’Impero romano antico fosse ancora vivo nel Medioevo, anche se le cose stavano andando in un’altra direzione.

Dante ha una conoscenza precisa dell’Eneide e inoltre anch’essa tratta di un viaggio nell’Aldilà, in quanto nel VI libro Enea si reca nel regno dei morti. In particolare, egli incontra il padre morto, Anchise, che gli profetizza il suo destino, ossia quello di fondare Roma, città che creerà un grande impero. Inoltre, Dante riprende spesso parole usate da Virgilio e le rende sue. Egli, scrivendo un testo di invenzione, può persino far rivivere l’autore dell’Eneide, facendolo diventare un suo personaggio, a cui porre persino delle domande.

Nel VI libro dell’Eneide (v.268-271) i personaggi devono attraversare una selva guidati dalla Sibilla Cumana, che li accompagnerà nell’Aldilà. In Dante, la selva assume fin da subito l’elemento dell’oscurità. Essa è un luogo in cui non arriva la luce, infatti è notte e la luna è incerta, e di conseguenza appare maligna. Dante riprende molti elementi dai versi di Virgilio, come l’ombra, la selva, l’oscurità, il maligno. Vediamo che Dante vuole uscire da questa selva (“mi ritrovai”), è come se si fosse risvegliato improvvisamente in un luogo non familiare e ciò accresce il senso di terrore. Vi è quindi una sensazione di smarrimento (“dritta via smarrita”), dato che ha smarrito la via del bene e si trova su quella del peccato, vicino alla morte. È come se Dante fosse quasi morto, perché immerso nel peccato.

All’origine vi è una storia di trasformazione di un personaggio, che trova il modo di uscire da una situazione di difficoltà, come un rito di iniziazione. Inoltre vi è uno sdoppiamento, perché troviamo Dante poeta e Dante personaggio: il primo è quello che scrive e che è già arrivato a vedere Dio, partendo dai dannati, mentre il secondo agisce nella Commedia. Troviamo un “io” e 2 tempi che si contrappongono, uno presente e uno passato (per il poeta è difficile ora ricordare quello che ha provato allora). Dante parla in prima persona e racconta al passato una storia già vissuta, in particolare nel pieno della giovinezza, intorno ai 35 anni. Egli infatti nasce nel 1265 e ambienta la storia nel 1300.

Egli ci dà un tempo preciso e un luogo, ossia la selva, che è dura, selvaggia, ardua da attraversare. Inoltre si tratta di una selva astratta, perché ciò che importa è il suo significato allegorico; ad essa infatti vengono associate certe idee. Riguardo a Dante, Benedetto Croce ha messo in rilievo il fatto che l’allegoria togliesse qualcosa alla poesia (“questa selva non è una selva”). Eppure la selva è una selva, ma al tempo stesso indica qualcos’altro. Dante infatti vuole trasmettere qualcosa che sia utile agli altri uomini, come un predicatore, egli mira a salvarli. Nel v.1, infatti troviamo l’aggettivo “nostra” al plurale, attraverso cui Dante vuole includere tutti gli uomini, in quanto lui sente di avere una missione e crede che questa storia non riguardi solo lui ma tutti, nel senso che tutti ad un certo punto possono ritrovarsi in questa selva.

Nel IV libro del “Convivio” di Dante, che è un’opera teorica che ci fornisce le conoscenze culturali in cui Dante è immerso, torna fuori l’opposizione tra città e selva. Entrambi sono luoghi facili in cui perdersi. Comprendiamo che l’adolescenza per Dante è la seconda fase della vita e va dai 25 ai 45. Entrando nell’adolescenza, si ha bisogno di una guida, quindi in questo caso la selva è intesa come la vita, il tempo in cui siamo sottoposti a scelte e tentazioni. La selva quindi è ancora una volta il luogo dell’errore, perciò è necessaria una guida per tenere il buon cammino.

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Solo passando attraverso la foresta, Dante può vincere il male che vi si trova dentro. Vi è un senso di paura, che è anche un termine ricorrente (v.6, v.19), perché egli non sa come è arrivato lì, ma sa che quel luogo incute timore. Quello di Dante è un risveglio allegorico, in cui egli riprende coscienza di sé. Infatti per un periodo di 10 anni, dalla morte di Beatrice, avvenuta nel 1290, fino al 1300, data in cui il poeta comincia il viaggio, Dante aveva vissuto un periodo di smarrimento, di traviamento (perdita della via), come se avesse perso la sua finalità, la sua via, la sua meta. La selva quindi rende l’immagine del luogo oscuro e intricato, in cui la retta via è perduta. Solo attraversandola Dante potrà fare i conti con la sua paura, guardandola direttamente in faccia e vedendola per ciò che è: il male.

Egli è caduto nella tentazione, ma compiendo un percorso ancora più terribile della selva, attraverso l’Inferno, riuscirà a farcela. Infatti Dante dopo aver incontrato le 3 fiere (lupa, lonza, leone), che sono il simbolo dei peccati che lui porta dentro di sé, viene trovato da Virgilio, che lo accompagnerà nell’Inferno e nel Purgatorio, per permettergli poi di arrivare in Paradiso attraverso un processo di penitenza e trovare quella luce che aveva perso, compiendo una vera e propria conversione (il termine “convertire” indica proprio il cambiamento del percorso).

In questo inizio, Dante si riferisce tanto alla letteratura quanto alla Bibbia. Per questo, il tempo storico di questo viaggio ha un doppio valore: ma anche eterno. Infatti le parole di Dante richiamano un versetto del profeta Isaia (“a metà dei miei giorni andrò alle porte dell’Inferno”), con la differenza che il primo utilizza il passato, mentre il secondo il futuro. Queste parole danno l’idea di un uomo nel pieno possesso delle sue facoltà, che compie un’esperienza decisiva.

La Commedia di Dante gioca su 2 livelli: il racconto di una storia, ma anche l’allusione alla storia dell’umanità, che trasmette il messaggio della conversione. Non a caso il futuro di cui parla Isaia riguarda tutti gli uomini, che dopo la morte saranno dannati o beati, e rimarranno nella stessa condizione per l’eternità. Dante quindi nella sua opera, decidendo chi deve andare all’Inferno e chi in Paradiso, assume un po’ il ruolo di Dio. Nonostante ciò, il suo peccato di superbia viene superato dall’obiettivo che lui si pone, ossia quello di salvare con la sua opera l’umanità. (Dante afferma di non essere né Enea né San Paolo.)

(Convivio) Il percorso dell’uomo nella vita richiama il cammino in una selva, dove è facile cadere in errore. Il termine “errore” può anche essere inteso in senso morale, e quindi dal punto di vista religioso come il peccato. Sbagliare strada diventa quindi simbolicamente perdere la retta via. Ad esempio, nella selva di Dante non si parla di alberi ma di un intrico della vegetazione, che ostacola il cammino. È un luogo indeterminato, in cui a causa del peccato l’uomo può errare. Essa quindi non è definita da elementi precisi, non è realistica, ma è allegorica, e viene definita ad esempio “locus selvaggio”, “valle”, ma anche “mare”. Ciò ribadisce la sua indeterminatezza, la minaccia che ne è contenuta e il fatto che riguarda tutti noi (un luogo che tutti noi dobbiamo attraversare).

Nella fase dell’adolescenza secondo Dante, l’uomo ottiene la sua indipendenza, sganciandosi dalla famiglia, e deve così trovare la sua strada. Ha quindi bisogno di una guida, in questo caso rappresentata da Virgilio.

Secondo Pascoli, che ha letto la Commedia, l’adolescenza è il momento in cui l’uomo è più soggetto a sbagliare. Inoltre egli riteneva che se non si è in grado di decidere della propria vita si è schiavi del peccato.

Anche Boccaccio è stato un grande ammiratore e studioso di Dante e credeva che la selva fosse una prefigurazione dell’Inferno, che si trova sulla terra, perché l’uomo è continuamente sottoposto alla tentazione.

Secondo Agostino, (il cui pensiero è ricavato dal commento al Vangelo di Giovanni) la selva rappresenta sempre la vita, che lui definisce come “amara”, un aggettivo usato anche da Dante.

In generale “dura, aspra, selvaggia, amara, oscura” sono tutti aggettivi che indicano le sensazioni che si provano dentro la selva. Si tratta di un luogo di passaggio, ma anche di un luogo in cui ci si confronta con qualcosa di estraneo, come un rito di iniziazione. Un rito di iniziazione dà inizio a una nuova fase dell’esistenza ed esso si svolge per la maggior parte delle volte nelle foreste.

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Vladimir Propp e la fiaba

Vladimir Propp è un grandissimo studioso delle fiabe, le quali conservano le tracce della storia più antica. Esse ci danno una certa conoscenza delle credenze degli uomini. In particolare, Propp è un grande studioso del folklore russo e in una sua prima opera, chiamata “Morfologia della fiaba”, egli studia le forme e le strutture della fiaba che sono molto schematiche e ripetitive (es: l’eroe che incontra delle sfide, l’aiutante che lo aiuta e a volte gli dà dei doni). Inoltre Propp analizza anche tutti gli elementi storici dietro alle fiabe, che sono testimonianza delle credenze dell’uomo.

Ne “Le radici storiche dei racconti di magia” (i cui capitolo sono ad esempio “L’esordio”, dove un elemento inaspettato dà inizio alla storia, “La foresta misteriosa”, “La grande casa”, “I doni magici”, “Il tragitto”,...), in particolare nel capitolo “La foresta misteriosa”, egli parla del rito di iniziazione, che avviene di solito nella foresta. Questo perché nella foresta i personaggi devono affrontare delle prove e confrontarsi con qualcosa che li minaccia.

05/10

La fiaba è patrimonio collettivo, che molto spesso si lega a un patrimonio nazionale. Afanasjev è un autore di una grande raccolta di fiabe russe. Gli schemi che rintraccia Propp vanno al di là della tradizione nazionale russa, perché accomunano tutti i tipi di fiaba. Lui si serve anche dall’antropologia, perché va anche alla ricerca dei grandi interrogativi della vita, come la nascita, la morte, le trasformazioni nella vita dell’uomo (le fasi della sua vita, i riti di passaggio). Un rito di passaggio prevede una separazione dal mondo precedente, una transazione in cui non si è né l’uno né l’altro, e un’incorporazione / un ingresso nel nuovo mondo. In tanti casi si tratta di un passaggio da una situazione a un’altra.

Quello di Dante, ma anche quello di Ulisse, ad esempio, può essere considerato come un rito di iniziazione (il viaggio che compiono li trasforma). Per il poeta però il suo viaggio è voluto da Dio, quindi non comporta i rischi che incontra invece Ulisse. In particolare, la Divina Commedia è un viaggio, perché il Dante che arriva a vedere Dio non è più il Dante che si è ritrovato nella selva, in quanto ha passato delle prove e ha compiuto dei veri e propri riti di purificazione. Si immerge ad esempio in 2 fiumi: il Lete e l’Eunoè. Il primo è il fiume della dimenticanza, quindi Dante vi entra per dimenticare persino il ricordo del peccato, mentre il secondo è il fiume che ricorda le virtù, le buone azioni compiute. Dopo questi riti, può finalmente salire in Paradiso.

Nei riti di iniziazione, la morte deve servire proprio a prefigurare la rinascita, che è una trasformazione integrale. Non a caso, Dante all’inizio della Commedia vive proprio una sorta di morte allegorica.

Secondo Propp, l’iniziazione è uno degli istituti dell’ordine tribale. Si suppone che durante il rito il ragazzo muoia e sorga un nuovo uomo. Si tratta della cosiddetta morte temporanea, come se fosse inghiottito dal mostro e poi gettato fuori (ciò richiama Pinocchio). Il rito di iniziazione viene compiuto da una persona da sola, che deve entrare attraverso una porta, che richiama simbolicamente dentro le fauci del mostro. Poi vi è la fase della circoncisione o di altre mutilazioni. Il rito avviene nella foresta. Il ragazzo risorto riceve un nuovo nome e gli vengono insegnate nuove cose. Morte simbolica.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gaia.gaspa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Baffetti Giovanni.
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