Flatus vocis
Le parti in corsivo sono riflessioni personali
Capitolo 1 - Voce, parola, linguaggio
Il linguaggio, prima di articolarsi in parole, ha un’origine nella voce voler-dire che vibra spinta nel soffio del. La voce è grido di presenza ma prima di tutto deve essere distinta dalla parola: da intendersi come facoltà di espressione orale e scritta e prodotto di questa facoltà. La voce, prima di essere voce della coscienza, è richiamo del silenzio. La voce, unendosi al senso, genera la parola. La voce è pulsione che tende ad articolarsi, ma che nell’articolazione della stessa si annulla in quanto pura potenzialità.
L’animale non possiede ancora una voce “sonora”, ma è una voce vuota, un grido senza specifico contenuto (volendo il significante di Saussure). Solo morendo, l’animale “ha una voce” modificando l’urlo della propria vocalità svanita. La voce dell’animale è la voce della natura.
Il rapporto tra voce-scrittura, nella filosofia occidentale a partire da Platone, coincide con l’opporsi della libertà di pensare il tempo all’impossibilità di sfuggire alla storia, temporalità. In Rousseau, la voce si oppone alla scrittura come la presenza all’assenza sul piano filosofico.
Capitolo 2 - La voce del silenzio
La voce è significante puro, libero e sgorga prima di qualsiasi altro dictador carattere semiotico/semantico. La voce spira come (dittatore e dettatore) come si parla di Amore nei versi danteschi e stilnovistici. Lo spirare d’Amore nella poesia delle origini è soffio luminoso, voce che penetra il corpo attraverso le orecchie, ma anche attraverso gli occhi. Però questo sospiro che si volge in dolce nutrimento spirituale possiede anche una potenza devastatrice e può giungere ad annichilire la mente e uccidere il cuore.
Si cita Jacopone da Todi e in particolare alcuni versi nei quali si descrivono gli effetti dell’amore. In questo caso si parla del silenzio, considerato l’unico linguaggio capace di parlare dell’ineffabile, cioè il linguaggio fallimentare. Il silenzio non è la morte della voce, bensì lo è la scrittura (come sopracitato). La voce è un’eco pura: citando il mito della ninfa Eco, la quale perduto il corpo per amore, si fa sottile e diventa mera sonorità. Il silenzio ha una voce/ è una voce?
Capitolo 3 - La voce d’amore
È la voce a sedurre. La voce esterna è solo l’eco di quella interiore e viceversa: non c’è luogo d’origine ma presenza identica è come se dicesse che l’eco (quindi la voce esterna) coesistesse con la voce interiore, da cui sembra avere origine tutto, ma non è chiaramente così. Valéry scrive che le lacrime sono l’espressione della nostra impotenza a esprimere e cioè a disfarci attraverso la parola dell’oppressione di quello che siamo. Afferma inoltre che nella poesia l’Essere è Voce.
Per citare Andersen “Le sirene non hanno lacrime e per questo soffrono molto di più” (tieni a mente argomento delle Sirene trattato nei capitoli più avanti). Un cantante lirico, Chavret, e anche storico dell’arte, in un suo libro molto filosofico, afferma che le lacrime sono la più bella metafora del canto, della musica sospesa nello slancio verso il silenzio. (lacrime-canto delle sirene sono spunti di riflessione)
Capitolo 4 - La voce s’incrina
La voce è dunque una metafora di cui tutto può essere esternamente detto, mentre nullo può venir descritto pienamente circa la sua sostanza interna, che è quella del flusso, del brivido, del sospiro. Tacere è l’unica maniera per lasciar sedimentare e rifinire la voce interiore della coscienza, che non ha parole distinte e sonore.
Tractatus
Nell’opera si sostiene la non-esistenza della parola piena, dunque della parola che dice l’ineffabile. È dicibile solo ciò che è nel (voce di Os cus de Judas, la voce che parlando di sé stessa mondo parla del mondo ma non lo dice chiaramente). La voce non è statica, è come se fosse acqua che scorre. La voce non trova casa nel testo, ma nel testo può andare.
Ritornando sul discorso delle Sirene, Kafka afferma che le sirene hanno un’arma ancora più fatale del loro canto e cioè il silenzio, perché nessuno può sfuggire al loro silenzio. Il poeta non rinuncia a proclamare, ma secondo Adorno Auschwitz non sarà possibile in nessuna poesia o nessuna creazione d’arte (perché è indicibile). Ma Celan afferma in realtà che è possibile farlo: la voce che riprende a cantare dalle macerie. Le sillabe della poesia di Celan sono balbettate, perché infrante, maciullate da un orrore cosmico.
Lo stesso afferma il continuo movimento verso l’Altro (come se fosse un luogo metafisico), in particolare del poema che tende all’Altro perché ha bisogno di un interlocutore. L’evento che avviene in Celan è un po’ il bisogno di farsi sentire o sentirsi del protagonista di Os cus de Judas.
Capitolo 5 - L’autorità della voce
La voce di Dio per il pensiero occidentale pre-cristiano è la voce dell’Essere. Già nella cultura ebraica, l’udire la voce era esperienza rara, oneroso onore concesso a pochissimi. Dio, nel pensiero moderno, è una voce infinita, e comunicando con l’anima, produce in lei un effetto di voce immensa. Come Amore per gli stilnovisti è dictador, Dio rapisce attraverso lo Spirito che si fa voce luminosa.
Circa la voce in campo teologico, è come se la fonazione e la grammatica delle parole umane fossero insufficienti a decrittare quel sapere sacro. Si cita il dio Aius, chiamato così perché volle farsi voce senza intermediari umani che traducessero. È una voce divina che si è fatta sentire: colui che proferisce aio assume un’asserzione di verità. L’autorità parla sempre, perché può tacere; anche il silenzio per lei è discorso.
La voce insorge senza che la coscienza voglia o chiami la volontà dei sogni. La voce denuncia la verità dell’anima, lascia spirare il cuore messo a nudo.
Capitolo 6 - Il nome impronunciabile
Segni epifa... (continua)
-
Riassunto esame Letteratura brasiliana, Prof. Arsillo Vincenzo, libro consigliato Flatus vocis: metafisica e antrop…
-
Riassunto esame Letteratura italiana, Prof. Caputo Vincenzo, libro consigliato Storia della letteratura italiana, G…
-
Riassunto esame filologia italiana, prof. Corrado, libro consigliato Dante, Malato
-
Riassunto esame Letteratura italiana contemporanea, Prof. Bazzocchi Marco Antonio, libro consigliato Cento anni di …