Letteratura contemporanea - Fiction e non fiction
Che cos'è la fiction? (Riccardo Castellana)
1.1 La fiction e il gioco
La finzione narrativa è come i giochi d’infanzia, ossia si conferiscono significati diversi alle cose rispetto a quelli che possiedono nella vita quotidiana. Un filosofo nordamericano, Kendall Walton, sviluppò la teoria estetica della mimesi come “far finta” (make believe). Gli oggetti e i personaggi sono “supporti” in certe situazioni e contesti sociali, per sollecitare la creazione di realtà fittizie e di principi generativi. Lo scopo della fiction è far sì che una certa proposizione sia fittizia e di conseguenza deve essere immaginata. Posso fingere di credere a un fatto, portando la “sospensione volontaria dell’incredulità”; metterò tra parentesi i dubbi che mi accompagnano nella conoscenza del mondo reale e accetterò temporaneamente di credere a quanto sto leggendo.
Walton sottolinea i rischi connessi alla nozione di mondo possibile narrativo: asserire che una certa cosa sia vera in un mondo di finzione non significa asserire una qualche verità, perché di verità si può parlare solo in rapporto al mondo reale. La fiction stimola una disposizione particolare a immedesimarci in una storia, in cui siamo degli attori coinvolti in prima persona.
Walton ci permette di inquadrare meglio alcuni aspetti generali della finzione narrativa:
- Funzione antropologica della fiction. Ogni narrazione è un prodotto della cultura in senso ampio; le società hanno sviluppato delle fiction. La distinzione tra il gioco e il mondo reale è marcata dalla crescita dell’individuo, riproducendo la separazione tra fittizio e fattuale; non smettiamo mai di giocare, solo che passiamo a forme sempre più sofisticate.
- Rapporto tra finzione letteraria e la realtà: determinati oggetti reali > significato fittizio, altri oggetti reali > resteranno nel gioco quello che sono. Stessa cosa nel romanzo storico, ci sono dei discorsi veritieri su fatti realmente accaduti, mentre altri sono fittizi.
Il rapporto tra fiction e finzione porta a dei problemi dovuti alle urgenze del presente. Le contaminazioni tra discorso finzionale e discorso fattuale portano alla proliferazione di testi e di generi di confine. Gli aspetti caratteristici di alcuni testi attuali portano un’accentuata ambiguità e difficoltà nel trovare una dominante. Mentre nell’Ottocento, i capitoli di sfondo riguardanti eventi storici e politici formavano degli “isolotti referenziali”; il lettore non metteva in dubbio lo statuto di finzioni letterarie.
Di conseguenza, queste regole fanno sì che non si debba prendere troppo seriamente i dispositivi funzionali. Es: dialogo tra persone reali, in situazioni fittizie, con parole mai pronunciate nella realtà.
1.2 Cos'è la fiction? Una risposta facile
Un bambino riesce a distinguere una fiaba da una storia vera. Quando si esprime sulla natura finzionale di un racconto, il bambino guarda le proprietà del contenuto, non formali, si trova in difficoltà quando in un racconto di finzione, i personaggi compiono azioni verosimili ambientate in un mondo del tutto identico. Davanti a questa impasse, il bambino chiederà se la storia è vera o inventata; difficoltà che rappresenta che non è adatta a lui.
La fiaba appartiene al dominio della fiction. Stesso discorso vale per il genere di transizione dal fiabesco alla narrativa seria per adulti: è il fantasy. Grazie a questo genere si riesce, però, ad avere dei significati allegorici, interpretati come “veri” o rivolti al mondo reale, che però sia privo di riscontri con la realtà effettiva.
Il romanzo realista (novel) ha storie di personaggi simili a noi, con problemi come i nostri, in spazi con gli stessi nomi nostri > “designatori rigidi” che indicano una realtà esterna nota a tutti > nelle vite di tali personaggi ci rispecchiamo.
Questi racconti sono racconti di finzione perché i protagonisti sono fittizi come quelli di una fiaba. Infatti, possono essere molto realistici e verosimili, rimangono sempre irreali. Secondo Gerald Genette, la condizione necessaria di un romanzo di finzione è la sua intransitività, non avere un referente preciso nel mondo reale; non avere l’obbligo di fare un riferimento preciso a qualcosa che esiste nel mondo reale. La natura non referenziale di un testo garantisce la sua appartenenza al dominio della letteratura, ciò però non comporta che tutta la letteratura sia anche finzione. Per Genette, ci sono due regimi:
- Costitutivo: è letterario un testo riconosciuto come tale da tutti, indipendentemente da fatti culturali e storici contingenti.
- Condizionale: è letterario solo ciò che viene considerato tale a determinate condizioni e in determinate epoche (tipo stilistico e formale).
La fiction è nel dominio della letterarietà per la sua intransitività. Ci possono essere anche altri criteri rematici (formali) per determinare la letterarietà di un testo. Es: la scrittura in versi (poesia) è un attributo di letterarietà, perché la sua struttura discorsiva è caratteristica letteraria. Genette parla di “dizione”, che può agire in regime condizionale. Es: un testo scientifico, filosofico o storico può essere considerato un testo letterario, pur mantenendo la funzione originaria, per delle caratteristiche stilistiche e retoriche (Il Principe di Machiavelli, parte della letteratura per le qualità stilistiche e retoriche della scrittura).
1.3 Menti trasparenti
Il fatto che la fiction si caratterizzi dall’assenza di una referenza esterna mantiene il problema. Nel caso di un testo canonico possiamo fidarci dei critici e storici della letteratura, ma per un romanzo contemporaneo non possiamo sapere se si tratta di un romanzo o di una storia vera.
Per questo motivo, il vero problema è stabilire se la fiction evoluta abbia delle caratteristiche di letterarietà intrinseche, che permettano di far vedere a tutti la sua intransitività. Ci sono tre possibili spiegazioni:
- Tipo semantico: usando la metafora dello “scandaglio”, scandagliare (scansionare) l’universo alla ricerca di quella entità, ma ciò è impossibile.
- Filosofia del linguaggio, in cui non abbiamo dei tratti formali propri della fiction. Questa non esprime degli atti illocutivi, ma pretende di farlo, facendo sì che non si abbiano delle caratteristiche immanenti al testo. La distinzione tra fiction e non fiction si basa sulle intenzioni dell’autore > comunicazione letteraria.
- Narratologia: sostiene nella ricerca di tratti testuali specifici della fiction. L’argomento più forte è quello degli anni Cinquanta, in cui una studiosa tedesca, Kate Hamburger, dice che la finzione epica è il luogo in cui l’io della terza persona può essere presentato nella sua soggettività. Questo dovuto dal fatto che il narratore può raccontare i pensieri e i sentimenti intimi per l’ogni scienza psichica. Si ha quindi la possibilità di rendere trasparente l’interiorità di un eroe epico o di un eroe romanzesco, partecipando alla soggettività dei personaggi. Mentre, nei generi referenziali, non si può avere l’accesso diretto alla conoscenza altrui.
1.4 La fiction in terza persona
Quando in un testo di terza persona, ci sono delle tecniche per avere accesso alla vita interiore dei personaggi, il testo è un prodotto di finzione. L’argomento dell’onniscienza psichica vale sulla focalizzazione interna e in sua assenza > dominio sulla coscienza del personaggio è esercitato senza limiti (dal narratore onnisciente). Cohn sostiene che la narrazione eterodiegetica consente tre modalità di trasparenza mentale:
- La psico-narrazione: rielaborazione dei contenuti psichici più intimi del personaggio con verbi sentiendi e cogitandi;
- Il monologo riferito o citato: citazione letterale del discorso mentale;
- Il monologo narrato: in stile diretto libero, con tangenza tra il punto di vista del narratore e quello dell’eroe (es. Renzo è un personaggio di finzione > leggere nella sua mente).
I modi di mettere a nudo le interiorità del personaggio di un romanzo storico sono diversi rispetto a quelli di un romanziere. Quando leggiamo una biografia di Napoleone riusciamo a immedesimarci, grazie però alla mediazione di documenti. Infatti, il romanzo storico deve sempre citare le sue fonti e adottare delle strutture argomentative ipotetiche, che il romanziere non deve usare.
Nel romanzo in terza persona, l’intimità si dischiude al lettore e un individuo realmente esistito > personaggio di finzione. La finzionalità è data dal modo e dalla focalizzazione; interna, zero e esterna. Quest’ultima è data dall’assenza di qualsiasi forma di incursione nella soggettività del personaggio e dalla semplice descrizione dei fatti fisici, osservati oggettivamente. Questa visione esterna può essere un indizio di finzionalità; un narratore che adotta una narrazione esterna troppo rigorosa, senza interessarsi delle motivazioni di certe azioni può sembrare troppo assurda > frutto d’invenzione.
Differenze tra romanzo fattuale (storico) e romanzo di finzione rispetto ad altri livelli?
- Piano dell’ordine; romanzo storico può usare anacronie (prolessi e analessi) senza risultare finzionale;
- Piano della velocità: possiamo vedere delle differenze qualitative sia nel romanzo storico che nel romanzo finzionale. Vero che un rallentamento eccessivo potrebbe essere un indizio di finzionalità, per un concetto di verosimiglianza > narrazioni di basso tasso di finzionalità.
- Piano della frequenza: la distribuzione di compiti tra racconto singolativo (fatti raccontati una volta) e racconto iterativo (fatti raccontati “n” volte da diversi punti di vista) non rappresenta differenze tra finzione e non finzione. L’unica cosa è sui piani narrativi, ossia che è improbabile che uno storico abbia una narrazione di secondo grado > indizio di fittività.
- Piano della “voce” (Chi parla?): ci sono degli indizi di finzionalità con la metalessi dell’autore > intrusione indebita del narratore eterodiegetico nell’universo diegetico. Usato molto nel poema cavalleresco in ottave, in Tristan Shandy di Sterne e in Jacques il fatalista di Diderot. In Wieland ha un ruolo fondamentale, Fiktionsironie (“ironia della finzione”) > insieme dei procedimenti che servono per rivelare al lettore il carattere illusorio del racconto, in modo da far riflettere sul rapporto esistente tra il mondo fittizio e il mondo reale. La metalessi può riguardare i personaggi (Sei personaggi in cerca di autore di Pirandello) e il lettore (Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino > romanzo postmoderno connotazione metafinzionale).
1.5 La fiction in prima persona
Ciò che abbiamo detto finora riguarda il romanzo eterodiegetico; per il romanzo omodiegetico, gestito in prima persona, ci sono altre caratteristiche. Questo, infatti, non si può basare sull’onniscienza psichica. Michal Glowinski ha proposto la nozione di Searle (non ci sono delle proprietà testuali, sintattiche o semantiche proprie del testo di finzione), relegato solo all’autobiografia o a narrazioni in prima persona. E si collega, come Searle, all’intenzione dell’autore.
Per Cohn, invece, un racconto omodiegetico è fiction, ossia “finto”, quando è narrato da qualcuno che non è l’autore. Distinzione che mette in relazione il livello strutturale e il livello pragmatico, senza mettere in mezzo la nozione di intenzione dell’autore. Es: nelle copertine del Fu Mattia Pascal e La Coscienza di Zeno c’è scritto il nome degli autori, Pirandello e Svevo, ma l’incipit, “io”, non è l’autore > contraddizione con il paratesto > carattere finzionale del testo. Dal punto di vista testuale, la differenza tra la finzione autobiografica e la vera autobiografia non ci sarebbe, ma questa dissociazione tra personaggio e narratore indotta dal confronto con il paratesto porta l’effetto di finzione. Quindi il minimo comune denominatore di ogni testo di finzione è la possibilità di individuare un narratore di cui identità differisca dalla persona reale dell’autore. La nozione di narratore è legata alla fiction, perché per un libro di storia non avrebbe senso.
Ci sono dei fenomeni accessori per fiction in prima persona:
- Parallessi: eccesso di informazioni dovuto all’incursione improvvisa del narratore omodiegetico nella conoscenza di un personaggio nel contesto di narrazione di focalizzazione esterna.
- Riguarda la voce narrante rispetto al tempo della narrazione (Genette). Un racconto fattuale, come quello finzionale, può usare una narrazione ulteriore, quella anteriore (la profezia), quella simultanea (il reportage) e quella intercalare (il diario). Però il racconto scritto in prima persona al presente indicativo è finzionale, questo perché non è possibile scrivere e vivere contemporaneamente > narrazione autodiegetica simultanea.
- Riguarda la voce narrante > “narrazione postuma” (autore: Castellana); presentare la voce narrante come la voce di un morto. È molto recente, a partire dal modernismo europeo, es: L’avvoltoio di Kafka, Parole di un morto di Federigo Tozzi. Per l’autore deve essere una caratteristica modale del discorso, perché è ciò Genette definisce “narrazione ulteriore”.
1.6 Segnali contradditori e casi limite
Genette insiste sulla finzionalità del testo, vista come effetto della finzionalità tematica, cioè una conseguenza della natura non referenziale delle cose raccontate. Non si può dare una forma immaginativa se non a quanto noi stessi inventiamo: immaginare ciò che si agita nell’interiorità di un personaggio è un elemento di finzionalità inoppugnabile.
Il caso limite più costato è quando si vuole invitare alla prudenza del distinguere fiction e nonfiction su basi formali, prescindendo dall’argomento ontologico, come il caso di Marbot. Marbot è la ricostruzione dettagliata della vita di un poeta romantico inglese, Andrea Marbot, mai esistito, solo nella testa di Hildesheimer. Un racconto così incredibile che il germanista J.P. Sterò lo recensì, credendolo una vera biografia. I segnali testuali e paratestuali fanno credere a un serissimo lavoro di ricostruzione storica > chiamata da Cohn, “nescienza” dello storico, cioè il suo procedere per ipotesi e congetture a partire da fonti e documenti. Anche i segnali del paratesto sembravano indicare una scrupolosa ricostruzione biografica di un personaggio minore realmente esistito.
Possiamo ricavare una semplice regola: se per determinare la natura di un testo dotato di tratti finzionali è superfluo, effettuare una “scansione” dell’universo reale consigliata dai teorici della semantica per appurare la natura fattuale di un testo privo di tratti marcatamente finzionali è sempre necessaria (consigliabile).
L’esempio di Marbot ha spiegato Genette una prospettiva aperta alla dinamica storica. Le forme narrative attraversano allegramente la frontiera tra finzione e non finzione, e solo il tempo ci dirà quanto a lungo gli indizi di finzionalità vigenti in una data epoca continueranno ad avere efficacia. Tomassini Pavel parla di due opposte fazioni:
- Segregazionisti: distinguere una volta per sempre fiction e non fiction.
- Integrazionisti: i confini sono fluidi e in continua evoluzione, e la letteratura che conosciamo è data da un processo di sedimentazione di testi, un tempo appartenenti al dominio sacro, che nel tempo hanno perso la funzione originaria e acquistato una diversa.
A questo punto gli integrazionisti devono ammettere che un testo sacro per diventare un testo di finzione esistano delle determinate caratteristiche testuali specifiche del testo di finzione. Noi possiamo definirci a favore della mobilità delle frontiere, ignorando in questo modo i confini è la prova delle frontiere ci debbano pure essere.
1.7 Finto, finzionale, fittizio, finzionalizzato
- “Finto”: artefatto, subdolo, ingannare l’altro per un qualche fine;
- “Finzionale” o “fittivo”: tutto ciò che è relativo alla fiction come discorso formato da enunciati “intransitivi”, che per essere validi devono riferirsi a una realtà esterna al testo. La postura del produttore di fiction è resa possibile dal fatto che menzogna e impostura non si servono mai di segnali di finzione come l’onniscienza psichica. I personaggi dei romanzi sono personaggi di finzione, che per farli “funzionare” il lettore deve comprenderne il significato nel sistema attanziale di cui fanno parte e in rapporto allo sfondo narrativo. La finzione non ha obbligo, l’aggettivo “finzionale” non è sinonimo di falso o vero, per questo il discorso finzionale è qualcosa di diverso;
- “Fittizio”; qualcosa privo di referenza esterna in quanto finzionale ma anche palesemente inventato > giudizio di carattere ontologico. La fittività non è una prerogativa del discorso letterario. Qui c’è una differenza tra la struttura as if del discorso giuridico, matematico, filosofico > valore puramente ipotetico e condizionale, e la struttura as del discorso finzionale > richiede la capacità di immedesimazione;
- “Finzionalizzato”; i fictionalized entities (Dolezel) sono dei personaggi storici che acquisiscono una statura finzionale, cioè fanno cose e dicono parole che nella realtà non hanno. Es. nei Promessi
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