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Dalla progettazione alla valutazione: modelli e metodi per educatori e formatori

Cap.1 Progettare e valutare interventi educativi e formativi

Le azioni educative e formative, indipendentemente dalle persone alle quali sono indirizzate e dagli obiettivi che si pongono, presuppongono due elementi che caratterizzano l’agire del professionista:

  • Intenzionalità → Si intende la volontà e la capacità di chi educa di fare ipotesi e previsioni rispetto al percorso di una persona o di un gruppo e di perseguire i traguardi prefissati. Ciò presuppone anche il riconoscimento dell’intenzionalità del soggetto al centro del processo educativo e della sua personale visione del mondo.
  • Responsabilità → Nel delineare i possibili interventi da proporre ai destinatari, l’educatore o il formatore compie scelte che circoscrivono e limitano le possibilità di crescita di questi ultimi e che vanno pertanto sempre giustificate. Tali scelte derivano sia dai bisogni manifestati dai soggetti, sia dalla capacità dell’operatore di documentarsi circa la validità scientifica delle sue proposte. La responsabilità comprende anche l’acquisire consapevolezza delle conseguenze che può avere l’intervento educativo, in termini di efficacia, di effetti e di possibilità di errore, di modelli proposti, di valore sociale.

La progettazione consente di porre le basi per mettere in atto azioni di accompagnamento e di cura adeguate alle persone a cui si rivolgono e per poterne rilevare gli esiti. Aver cura dell’altro significa accompagnarlo per un certo periodo della sua vita, aiutandolo a sviluppare risorse o superare difficoltà e ciò presuppone:

  • L’identificazione di traguardi da raggiungere
  • La pianificazione di azioni coerenti alla realizzazione di tali traguardi
  • La definizione di indicatori e strumenti che consentono di monitorare il percorso.

Perché ciò possa accadere è necessario che l’educatore padroneggi metodi e strumenti della progettazione, valutazione e ricerca e si doti di un metodo rigoroso.

Sul concetto di progettazione

In Italia la cultura della progettazione ha iniziato a diffondersi negli anni '70, con l’introduzione dei primi piani nazionali o regionali in materia sanitaria. Sempre negli anni '70 si è strutturato lo stato sociale, in cui il sistema di servizi sociali ed educativi è divenuto oggetto di programmazione pubblica. Dagli anni '80 in poi si sono modificati e ampliati i bisogni delle diverse fasce della popolazione (bambini, adolescenti, anziani…) e le conseguenti richieste di intervento ai servizi socio-sanitari.

Occorre provare a distinguere per significato i diversi termini utilizzati nel campo della prefigurazione di interventi in ambito educativo e sociale:

  • Politica (politiche sociali o educative) → Intervento che raggiunge la massima estensione applicativa, a prescindere che sia pubblica o privata (statale o aziendale), ha sempre natura simbolica e genera programmi o progetti. Quando la politica è pubblica ed è presente un’autorità pubblica, ha un’estensione applicativa pari a quella dell’area politico-amministrativa di riferimento di tale autorità (nazionale, regionale, comunale).

Il termine programma viene utilizzato con almeno quattro significati:

  • Come progettazione delle attività di intervento
  • Come programmazione, tempificazione delle attività dell’intervento
  • Come insieme generatore di progetti specifici
  • Come intervento sociale di tipo processuale legato per lo più ai servizi alla persona

Programma → Insieme di ipotesi di azione in risposta a problematiche sociali e educative di ampia portata e complessità, che prevede tempi medio-lunghi. Può essere composto da più progetti integrati che perseguono obiettivi generali comuni che possono essere più ampi (piano di sviluppo regionale) o di settore (programma formativo ASL), in tutti i casi si caratterizzano per la multidimensionalità.

Pianificazione → Intero processo concettuale e operativo del piano; dall’individuazione del problema e degli obiettivi fino al controllo dei risultati.

Programmazione → Fase del piano, precisamente quella che consiste nello strutturarne gli aspetti organizzativi.

Progetto → Unità minima di un intervento, caratterizzato da obiettivi specifici, da un’organizzazione indivisibile e da una gestione unitaria delle sue attività. Esso costituisce uno strumento operativo dotato di elevata coerenza interna e finalizzato al raggiungimento di un numero limitato di obiettivi in un tempo circoscritto.

Secondo alcuni è possibile distinguere piano e progetto in base a:

  • Estensione del campo di intervento
  • Metodi di confronto e partecipazione
  • Passaggio da un insieme di obiettivi ad un numero più limitato di essi
  • Gestione di un insieme di risorse
  • Continuità temporale

Intervento → Fase esecutiva di un programma o di un progetto, ossia la sua concreta realizzazione.

Unità minima di programmazione → Stesura di progetti finalizzati all’attivazione di interventi.

Quando si parla di progetto in ambito educativo/formativo si fa riferimento a due aspetti: alla stesura formale di un piano di intervento da realizzare e al percorso complessivo delineato al fine di raggiungere determinati traguardi.

In termini più tecnici un progetto è:

  • Un dispositivo metodologico
  • Un processo che porta a identificare strategie e azioni adeguate al raggiungimento, in un dato tempo e luogo di traguardi.
  • Questo processo consente: di produrre un cambiamento come la soluzione di un problema, la riduzione di un disagio, la promozione di comportamenti costruttivi.
  • Permette di descrivere in modo formale e rigoroso le strategie e le azioni utilizzate, in modo da rendere visibile il percorso prefigurato (stesura formale del progetto).

Il progetto in ambito educativo → Non è caratterizzato da certezza, sicurezza e controllo. Progettare deriva dal latino ed è un verbo composto da “pro” (avanti) e “iacere” (gettare): il senso del progetto è proprio quello di porre le basi perché qualcosa si realizzi, accogliendo anche la possibilità del rischio, dell’imprevisto, della complessità, del cambiamento e dell’apertura. Il progetto diventa quindi uno strumento volto a orientare il percorso del singolo o del gruppo, e non a riprodurre necessariamente una realtà ideale.

La progettazione, così intesa, coniuga due aspetti apparentemente antitetici: quello della flessibilità, dell’apertura all’imprevisto e quello del rigore metodologico, della verifica e della valutazione.

Progettare in ambito educativo e formativo: quando

La progettazione può essere declinata a più livelli; il progetto può riguardare interventi socioeducativi su un territorio più o meno ampio o può delineare le linee operative di un singolo servizio e degli interventi che esso eroga o ancora può rivolgersi a un singolo soggetto.

Per comprendere quando si rende necessario progettare un intervento educativo, ci si può rivolgere al concetto di “crisi” → Fasi della vita di una persona caratterizzate dalla rottura di un equilibrio in atto e dalla conseguente necessità di ristabilirne uno nuovo. Secondo Jasper, la crisi ha un suo momento, non può essere anticipata né saltata ma deve maturare. Non deve necessariamente apparire in modo acuto come una catastrofe, ma può avere un andamento silenzioso.

Si riconoscono tre grandi categorie di crisi:

  • Le crisi evolutive → Tipiche dell’esistenza umana, connesse a specifici momenti dello sviluppo (adolescenza, passaggio alla vita adulta, matrimonio, famiglia, invecchiamento), sono caratterizzate da prevedibilità e quindi dalla possibilità di poterle in qualche modo affrontare;
  • Le crisi vocazionali → Anch’esse prevedibili, riguardano la scelta del corso di studi, del lavoro, il percorso di definizione della propria identità e del proprio futuro;
  • Le crisi accidentali → Eventi imprevedibili e spesso traumatici (lutto, malattia, divorzio, trasferimento) che possono minare l’equilibrio e rendere difficile trovare nuova stabilità.

Dal punto di vista pedagogico, la crisi può riguardare il sistema di esperienze educative nel quale si trova un soggetto o un gruppo. Tramma identifica tre tipologie:

  • Crisi da carenza educativa → Si originano quando l’esperienza educativa offerta al soggetto non gli consente di completare il suo sviluppo e ne limita il percorso di crescita (bambino che vive in un contesto deprivato dal punto di vista culturale o affettivo);
  • Crisi da eccesso educativo → Determinate da esperienze educative indirizzate verso traguardi non auspicabili o negativi che possono danneggiare il percorso di crescita del soggetto (ragazzo che entra in un gruppo deviante);
  • Crisi da conflitto educativo → Nascono quando il sistema di esperienze educative in cui il soggetto è inserito propone obiettivi e percorsi diversi o contradditori (ragazzo disabile in centro diurno viene spinto all’autonomia dagli educatori ma quando rientra a casa viene totalmente accudito).

La progettazione si rende necessaria quando:

  • Si creano condizioni tali da ostacolare il percorso di crescita personale, sociale e culturale di una persona
  • Si ritiene importante offrire strumenti che possano evitare il determinarsi di tali condizioni di difficoltà
  • Si vogliono promuovere comportamenti costruttivi rispetto a un certo problema
  • Si renda necessario reperire risorse economiche da enti terzi, pubblici o privati.

Nel primo caso l’ottica è di tipo riparativo: la progettazione è finalizzata a ricostruire equilibri minati o tamponare danni già presenti (progetti di sostegno alla famiglia, alla genitorialità, al minore, di riabilitazione, di reinserimento sociale o lavorativo).

Nel secondo caso l’ottica è di tipo preventivo: orientata a creare le condizioni per cui un certo percorso non incontri ostacoli; comprende tutti i progetti finalizzati a promuovere il benessere (educazione alla salute, prevenzione delle dipendenze, della dispersione scolastica, del disagio sociale).

Il terzo caso comprende progetti appartenenti a entrambe le precedenti categorie.

Tante teste, tanti progetti

Nel lavoro educativo, scolastico, sociale e sociosanitario sono coinvolti molti operatori: educatori, insegnanti, formatori, medici, psicologi…, ognuno dei quali svolge, verso il singolo o verso il gruppo, una parte di lavoro progettuale. Ciò è determinato dalla complessità dei problemi, che richiede spesso la collaborazione tra più saperi (pedagogici, didattici, psicologici, medici, legali…), tra professionisti dello stesso settore (equipe educativa), tra professionisti di settori diversi (equipe multidisciplinare) e tra diversi servizi (servizi sociali, educativa territoriale, scuola) che operano a differenti livelli di complessità.

Nel settore educativo si osserva una progressiva differenziazione di agenzie e servizi (ludiche, sportive con finalità preventive o riparative); ciò porta con sé il rischio di un’eccessiva frammentazione degli interventi oltre che della dispersione delle risorse. I diversi linguaggi e i diversi punti di vista possono faticare a trovare un significato comune, parcellizzando il problema e agendo su esso da più direzioni, senza raggiungere un traguardo comune.

Ciascun professionista tende a sviluppare una sorta di microprogetto nella relazione con il soggetto a cui si rivolge l’intervento:

  • Ne interpreta i bisogni
  • Pone obiettivi
  • Definisce tempi e metodi di attuazione e modalità di verifica.

Ciò spesso avviene senza una cornice comune che guidi il lavoro. La situazione si complica quando il progetto, per essere attuato, deve contare su finanziamenti erogati ad hoc:

  • Oltre ai diversi professionisti coinvolti, entrano in gioco anche i committenti o i finanziatori, con le loro attese sull’investimento effettuato
  • È auspicabile che la progettazione diventi uno strumento di lavoro comune che dia origine a un progetto il più possibile condiviso tra i diversi professionisti, in modo tale che, a prescindere dall’operatore che realizza l’intervento, vi siano traguardi comuni e accordo sulle strategie per raggiungerli. L’importanza del lavoro educativo in equipe, nel quale i diversi professionisti mettano in gioco le proprie competenze professionali.

Diverse tipologie di équipe:

  • Équipe monoprofessionale → Costituita da operatori con professionalità comune
  • Équipe multiprofessionale → Formata da operatori con professionalità differenti che si occupano di uno stesso progetto
  • Équipe ibrida o extraprofessionale → Interagiscono figure diverse insieme a volontari
  • Équipe di rete o territoriale → Composta da soggetti appartenenti a enti, istituzioni, servizi, associazioni, cooperative che collaborano a un progetto territoriale di ampio respiro.

Le diverse tipologie di équipe possono operare in modo continuativo e stabile o costituirsi in maniera occasionale. Ciò che è fondamentale, è che i diversi soggetti e servizi trovino strade tra loro integrate, nella consapevolezza che essi, pur operando su un aspetto specifico, svolgono una funzione educativa che concorre alla crescita globale della persona.

Come progettare: i modelli

I modelli per la progettazione in ambito educativo e sociale si distinguono per la maggior linearità o circolarità e per il grado di partecipazione degli attori coinvolti.

  • Grado di partecipazione degli attori coinvolti → La progettazione può procedere dall’alto, coinvolgendo in interventi precostituiti o seguire logiche partecipative che includono i destinatari e gli attori anche nei passaggi decisionali e di definizione degli interventi.
  • Secondo una maggiore o minore linearità → Si individuano due estremi: da una parte troviamo i modelli “razionali”, dall’altra parte quelli “circolari”.

I modelli razionali:

  • Prevedono una serie di passaggi (identificazione dei bisogni, formulazione degli obiettivi, definizione di interventi, la loro attuazione, la verifica degli obiettivi raggiunti) che si susseguono in modo sequenziale e rigoroso, con una logica top-down, a partire dal presupposto che la soluzione prospettata al problema sia l’unica, o comunque la migliore possibile.
  • Tale approccio porta con sé il rischio di un’eccessiva semplificazione della natura multidimensionale dei problemi educativi e quello di una rigidità potenziale che rende difficile, in corso di attuazione, porre azioni diverse da quelle prospettate per far fronte a imprevisti o novità.
  • La consequenzialità dei passaggi e delle azioni previste rende difficile anche valutare l’intervento se non al suo termine. Logiche di progettazione di tipo lineare sono preferibili in contesti a bassa complessità, di fronte a un problema conosciuto; si tratta dell’approccio alla base della modulistica prevista dai bandi di finanziamento.

I modelli circolari:

  • Si fondano su un paradigma costruttivista, imperniato sulla convinzione che i contesti sociali e educativi siano caratterizzati da una complessità di fondo, dall’incertezza e dall’imprevedibilità delle situazioni, dalla difficoltà di stabilire connessioni tra cause ed effetti.
  • Secondo tale approccio il processo progettuale non parte dalla definizione di obiettivi rigidi e immodificabili, ma tutti i soggetti partecipano alla strutturazione delle azioni in una sorta di un’operazione di problem setting che mira a trovare un punto di incontro tra interessi e prospettive diverse rispetto a una situazione critica.
  • Questo approccio è prevalentemente usato in quelle condizioni in cui gli stakeholders (tutti i soggetti implicati nella progettazione, nell’attuazione o nella valutazione degli interventi a diverso titolo: committenti, operatori, destinatari) hanno punti di vista diversi o quando ci si trova ad affrontare fenomeni nuovi rispetto ai quali le esperienze pregresse da portare a supporto del nuovo intervento siano scarse.
  • Il ruolo dei servizi e degli operatori è quello di promuovere empowerment negli individui e nella comunità.

Una via di mezzo tra quelli precedenti è quella dei modelli di “ricerca-azione”:

  • Prevedono la partecipazione attiva dei destinatari, cui vengono affidate responsabilità progettuali.
  • In tale processo, l’azione, la ricerca e la riflessione sono strettamente interrelate.
  • Si definiscono insieme ai destinatari i traguardi da raggiungere, gli interventi e le strategie più idonee a produrre i cambiamenti desiderati.

La scelta del modello da privilegiare dipende da:

  • Le convinzioni di chi progetta
  • I vincoli esterni
  • Il tipo di problema che ci si trova ad affrontare
  • Gli scopi che si intendono perseguire

Più il problema è noto, gli obiettivi sono condivisi, le strategie e gli interventi sperimentati, tanto più è praticabile un approccio di tipo razionale. Se invece il problema da affrontare è nuovo o c’è scarsa condivisione di intenti, allora è più utile usare approcci concertativi che consentono ulteriori riflessioni sul problema.

Come progettare: gli elementi costitutivi di un progetto

Qualunque sia il modello scelto è possibile identificare alcuni elementi fondanti e imprescindibili del processo di progettazione: Primo elemento → concerne l’ipotesi di avviare un’azione educativa, la quale può nascere in seguito all’emergere di bisogni o di nuove esigenze educative.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/04 Pedagogia sperimentale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Marpao00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Docimologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Castellana Giuseppina.
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