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Servizio sociale tra passato, presente e futuro

L’as è una figura professionale presente a livello mondiale dai paesi di cultura anglosassone, che è nata nella seconda metà del XIX secolo ed è un lavoro orientato all’aiuto diretto della persona e di un intervento rivolto al contesto sociale.

Il servizio sociale si è internazionalizzato con la prima conferenza di Parigi del 1928 in cui sono state create le tre associazioni:

  • International Association School of Social Work.
  • International Council on Social Welfare.
  • International Federation of Social Workers.

Che sono le scuole di servizio sociale, le organizzazioni in cui gli assistenti sociali operano e gli assistenti sociali stessi.

Queste associazioni hanno realizzato importanti iniziative per rendere visibile la presenza del servizio sociale nel mondo e per realizzare i diritti e la giustizia sociale, la prima iniziativa è stata quella di elaborare una definizione internazionale di social work e social worker cioè servizio sociale e assistente sociale. La definizione che è stata approvata dice che il servizio sociale è una professione che si basa sulla pratica e sulla disciplina e che promuove il cambiamento sociale e lo sviluppo, emancipazione ed empowerment, sono importanti principi di giustizia sociale, diritti umani, la responsabilità e il rispetto delle diversità, e quindi coinvolge persone strutture per affrontare le sfide della vita e per migliorare il benessere.

Un'altra iniziativa importante è l'istituzione del World Social Work Day che è il terzo martedì di Marzo cui l'obiettivo era quello di dare visibilità al servizio sociale e di concretizzare dei valori per promuovere lo sviluppo delle persone, il rispetto dei diritti umani e la giustizia sociale.

In Italia la figura dell'assistente sociale nasce durante il periodo fascista con la costruzione del servizio sociale di fabbrica e della scuola superiore fascista di assistenza sociale, e alla fine della seconda guerra mondiale il servizio sociale non è più di stampo fascista con il convegno di Tremezzo a cui si ispira i principi democratici e pensa che sia necessario andare oltre la risposta immediata ai bisogni per consapevolizzare le persone sui loro problemi e sulle cause che li hanno determinati, quindi aiutando le persone ad aiutarsi.

Negli anni 50 60 la figura dell'assistente sociale si trova in alcuni enti assistenziali i quali lavoravano ognuno con specifiche categorie di utenti ed erano strutturate su base nazionale con sedi decentrate sul territorio come l'ente per l'assistenza agli orfani dei lavoratori o l'istituto nazionale di assistenza per gli infortuni sul lavoro (INAIL). Inoltre il servizio sociale si inserisce anche in enti locali come province comuni che avevano l’obiettivo di assistere le famiglie in difficoltà attraverso sussidi economici.

Negli anni 70 gli assistenti sociali sono coinvolti in processi di contestazione in cui criticano la dimensione di intervento individuale in cui si pensava che le persone dovevano adattarsi alle richieste dell'ambiente. Dopo che nasce il decentramento e vengono sciolti gli enti assistenziali, le competenze vengono attribuite al comune, nasce la riforma del servizio sanitario nazionale (legge 833 del 78). Nascono le leggi sui consultori, sulla cura e prevenzione delle tossicodipendenze e poi nascono anche la legge sulla psichiatria.

Nasce l'idea di intervenire a livello territoriale in cui sono presenti i bisogni e risorse, in cui si ha la partecipazione dei cittadini, e si hanno nuove risposte più adeguate alle specifiche richieste dei territori, infatti nasce la logica dei servizi territoriali universalistici e non emarginanti.

Successivamente Basaglia porta la chiusura dei manicomi e mette in discussione tutte le forme di istituzionalizzazione, qui, il servizio sociale inizia a realizzare interventi domiciliari, inserimento sociale scolastico e lavorativo e il reinserimento nella società di persone detenute.

Negli anni 80 nascono i servizi sociali su base territoriale integrati fortemente con i servizi sanitari e negli anni 90 si ha la trasformazione in aziende delle unità sanitarie locali (USL).

Quindi nasce un periodo in cui ci sono nuove sfide come l'invecchiamento della popolazione, HIV, diverse forme di disabilità e immigrazione che si affiancano alle vecchie sfide che sono la povertà e la disoccupazione.

In Italia poi arriva anche la crisi economica che porta a tagli nella spesa pubblica e all'esternalizzazione dei servizi sociali.

La legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, legge 8 novembre 2000 N. 328 individua nel servizio sociale uno dei livelli essenziali di assistenza (LEA) che ogni territorio deve assicurare ai propri cittadini.

L'articolo 7 di questa legge prevede un nuovo strumento per regolare il servizio sociale a livello territoriale, che è il piano di zona che coordina e organizza per rispondere ai bisogni sociali.

Però la legge 328 del 2000 si è scontrata con la riforma del titolo quinto della costituzione che ha attribuito alle regioni l’erogazione di un'uniformità di diritti. Le competenze nell'area del servizio sociale, e questo ha reso difficile quindi le diverse leggi regionali hanno reinterpretato l'organizzazione dei servizi sociali.

Inoltre nasce anche un welfare plurale o welfare mix in cui si ha una collaborazione stretta tra il pubblico e il privato sociale e viene dato un aiuto da parte della centralità della famiglia che svolge un ruolo di compensazione delle carenze del sistema di welfare, poggiato soprattutto sulla figura femminile che svolgeva le attività di cura.

Alcuni aspetti importanti per il servizio sociale sono la nascita di nuove forme di famiglia, la nascita di società multietniche e multiculturali e la diffusione di vari fenomeni di violenza.

Le tappe fondamentali che hanno portato a riconoscere formalmente la professione di assistente sociale in Italia sono state prima la nascita delle prime scuole di diversi tipi, poi sono nate 7 scuole con fini speciali e poi c'è stata il suo inserimento nei percorsi universitari, riconosciuto l'albo è l'ordine relativo al servizio sociale e l'assistente sociale inizia ad essere una delle professioni regolamentate dallo stato riconosciuta come professione di pubblica utilità, poi successivamente nato nel 1998 il codice deontologico dell'assistente sociale definito dal primo consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali (CNOAS) che è stato aggiornato al codice del 2009 e poi nel 2020, poi è nata la laurea in servizio sociale per la triennale e in servizio sociale politiche e sociali per la magistrale.

Dal punto di vista teorico il servizio sociale italiano ha acquisito dei metodi realizzati dalla cultura anglosassone come i metodi di case work, group work e community work.

Un altro concetto importante del servizio sociale italiano è il concetto di processo di aiuto che è un intervento che ha l'obiettivo di attivare un cambiamento nel modo di porsi delle persone e della collettività, e che è composta da diverse fasi che parte dall'analisi della reale situazione problematica tenendo conto sia degli utenti e sia dei segnalatori, si confrontano i dati della realtà con gli schemi teorici che l'assistente sociale usa per fare delle ipotesi e per poter ipotizzare dei progetti di soluzione fino ad arrivare alla conclusione del rapporto di aiuto.

Inoltre l'intervento dell'assistente sociale non si attiva solo quando il problema si è già manifestato e quindi per riparare e curare, ma serve anche per riconoscere le risorse, promuovere empowerment e prevenire.

I contesti in cui opera l’assistente sociale sono prevalentemente di tipo pubblico anche se è in aumento nei servizi del terzo settore soprattutto nelle cooperative sociali e nelle organizzazioni non profit di utilità sociale, e invece scarso nel settore aziendale, nelle imprese sociali e nella libera professione.

Quanto riguarda l'ambito pubblico, gli assistenti sociali lavorano negli enti locali, in particolare nei comuni all'interno del settore della sanità, e quindi all'interno delle aziende sanitarie locali (ASL) in consultori familiari, servizi per le dipendenze e per la salute mentale, e anche nelle aziende ospedaliere, nell’INAIL, nel Ministero della giustizia nel settore adulti e minori, nel ministero dell'Interno per esempio nelle prefetture per le tossicodipendenze, nei consigli territoriali per l'immigrazione e nel ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Il professionista opera in favore del singolo, lavorando contemporaneamente con le diverse istituzioni e tutti i soggetti presenti nel contesto sociale nel quale la persona è inserita, realizzando un intervento tridimensionale che tiene conto contemporaneamente della persona nella sua unicità e centralità, della comunità territoriale in cui i cittadini vivono e dell'organizzazione delle risposte formali e informali.

Quindi l'assistente sociale può operare in servizi di base a livello comunale, o specialistici di secondo livello (consultori, servizi per dipendenze). Può svolgere la sua attività nei confronti della comunità in generale e quindi accoglie chi si rivolge al servizio oppure centrata su delle aree specifiche (minori, anziani, adulti in difficoltà) oppure può progettare degli interventi collettivi.

Inoltre alcune volte può lavorare all'interno di equipe multidisciplinari oppure può lavorare da solo, però in ogni caso deve lavorare in rete e quindi deve collaborare con altri professionisti o con altre risorse della comunità per realizzare degli interventi e progetti collettivi per riuscire a rispondere a situazioni complesse.

Inoltre l'assistente sociale svolge le sue azioni nei diversi ambiti di intervento usando criteri scientifici ed etici, seguendo le fasi del processo metodologico e usando gli strumenti tipici del servizio sociale.

Importante è la presenza del segretariato sociale che è stato riconosciuto dalla legge 328 del 2000 come uno dei livelli essenziali che deve essere garantito a tutti i cittadini, e che gli permette di avere informazioni complete sui diritti, sulle prestazioni e sulle modalità di accesso ai servizi, permette di conoscere le risorse sociali disponibili nel territorio in cui vivono che possono essere utili per affrontare alcuni bisogni nelle diverse fasi della vita.

Nel processo di aiuto, per costruire progetti personalizzati, si ha una fase di conoscenza in cui si accoglie la persona e la si ascolta per creare una relazione significativa, poi si passa l'analisi della domanda, poi all'analisi della situazione sino all'individuazione del problema senza avere fretta di dare una risposta immediata e poi si definiscono in modo chiaro gli obiettivi, i tempi e le risorse per definire poi un contratto.

Alla fine poi si farà una valutazione del processo di aiuto e degli effetti che si sono verificati che permette di fare una verifica generale della propria attività.

Il contesto attuale non è facile per l’assistente sociale c’è stata una riduzione delle risorse a causa della crisi economica e l’aumento delle situazioni di disagio e povertà che fanno crescere la domanda d’aiuto e inoltre il servizio sociale rischia di diventare un intervento che offre pacchetti di prestazioni standard al posto di aiutare e sostenere le persone a superare le loro difficoltà attraverso la non discriminazione, l’accoglienza e l’ascolto.

Servizio sociale e adulti

L'Italia fa parte di quei paesi europei di area mediterranea nei quali si realizza un sistema socio assistenziale appoggiato alle famiglie, infatti si è sempre dato per scontato che la protezione delle persone doveva essere a carico della famiglia (welfare familistico). Nei confronti del quale sono nati diversi servizi:

  • Servizi di sollievo del carico assistenziale delle famiglie (centri diurni per persone non autosufficienti o disabili, assistenza domiciliare, assegni di cura, aiuti economici per mantenere le persone nella loro famiglia…).
  • Servizi di sostegno delle responsabilità familiari (i servizi di consultorio, sostegno educativo domiciliare, centri diurni…).
  • Servizi sostitutivi alla famiglia nei casi di inadeguatezza o impossibilità di protezione e cura (comunità protette, residenziali, strutture di accoglienza, residenze protette…).

Ci sono poi diverse categorie di prestazioni collegate alle fasi del ciclo di vita, distinguendo i servizi rivolti all'età evolutiva (minori e famiglie), all'età giovanile, all'età anziana e l'età adulta.

Inoltre i servizi sociali in Italia non sono diffusi in modo uniforme sul territorio nazionale infatti le soluzioni e gli interventi non sono omogenei, ogni regione legifera a modo proprio, infatti a seconda dell’area geografica i servizi sociali vengono gestiti direttamente dai comuni oppure sono affidati ad aziende pubbliche di servizi alla persona (ASP) o delegati alle aziende sanitarie (ASL, ULS, AUSL in base alle diverse regioni).

Visto che però la maggior parte dei comuni italiani è ridotta e c'è una frammentazione gestionale in piccole “unità amministrative” o “ambito territoriale” o “zona” o “distretto sociale” ha portato ogni regione a definire più ampi confini geografici sovracomunali che consentano di progettare e gestire i servizi complessi e che hanno un costo elevato. (problemi legati alla casa, all'inserimento lavorativo, alla carenza di reddito…) I diversi problemi degli adulti dipendono da regione a regione, e di solito vengono aiutati da organizzazioni non profit e istituzioni religiose, oppure sono voluti dall'ente locale ma vengono affidati a fondazioni, istituzioni private o cooperative sociali.

Quando si parla di età adulta si va dai 18 ai 64 anni e fanno parte di questa categoria i genitori che entrano a contatto con i servizi a causa di segnalazioni varie, figli degli anziani non autosufficienti che diventano dei caregiver, le persone tossicodipendenti, coloro che hanno problemi psichici e coloro che sono considerati devianti e socialmente esclusi oppure coloro che commettono reati e che per questo motivo entrano in contatto con i servizi e le persone con disabilità.

Voi l'assistente sociale si rivolge al singolo cittadino che entra in contatto con i servizi attraverso le “porte di accesso/porte sociali/uffici di segretariato” presentando una specifica richiesta, che servono per fare una prima consulenza per orientare accompagnare i cittadini a rapportarsi con i servizi più adatti alla loro situazione, quindi sono sportelli pubblici che consentono al cittadino di essere interessato al servizio più adatto alle proprie esigenze.

Livelli di servizi sociali per adulti

Gli adulti si possono rivolgere su due livelli di servizi sociali:

  • Nel primo livello “di base” c'è un accesso immediato veicolato comunque dal segretariato sociale, è il livello più territoriale, diffuso nei comuni o in ambiti geografici definiti, e offre prestazioni e servizi alla popolazione che risiede in un determinato territorio e ha forme e nomi diversi in base al territorio come unità operativa territoriale, servizio sociale territoriale, ufficio servizi sociali… Quindi questo livello accoglie i cittadini per qualsiasi esigenza sociale e offre risposte per prevenire e ridurre le situazioni di disagio o bisogno e quindi accoglie la domanda riavvia percorsi di aiuto per risolvere la situazione di difficoltà, attiva risorse pubbliche e private e opera in modo integrato con altri soggetti pubblici e non come le organizzazioni del terzo settore (volontariato, fondazioni, organizzazioni non lucrative).
  • Il secondo livello “specialistico” offre prestazioni solo ad una specifica selezione di persone che hanno una problematica particolare come i servizi rivolti alle persone tossicodipendenti, malati mentali e detenuti.

Income

Income per gli adulti la prestazione assistenziale può essere l'aiuto economico. Oltre al sistema nazionale di protezione del reddito basato sulla previdenza sociale, sul reddito di cittadinanza e ad altre forme di trasferimento di denaro che viene dato ai cittadini meno abbienti definite a livello statale che non richiedono un grande coinvolgimento del servizio sociale, in Italia esistono aiuti economici che vengono dati da parte dei comuni che possono essere d'emergenza o continuativi, rientrano quasi sempre gli assistenti sociali che fanno da interlocutori dei cittadini che richiedono assistenza economica.

Ehi per accedere a questi aiuti un requisito è quello di avere la residenza in quel comune bisogna dichiarare una condizione di reddito basso che viene certificata con l'indicatore della situazione economica equivalente ISEE che tiene conto delle entrate economiche che derivano dal reddito e dal capitale, viene considerata la numerosità del nucleo familiare, la quantità dei risparmi accumulati e automobili e motociclette possedute.

Possono essere continuativi e cioè rivolti a persone che in quel momento non possono rispondere alle proprie esigenze primarie della vita, oppure possono essere di emergenza che sono aiuti che vengono erogati a causa della nascita di specifiche condizioni negative per esempio un aumento delle spese per l'abitazione (affitti, spese condominiali) e spese impreviste che il nucleo familiare non riesce ad affrontare da solo.

Voi gli assistenti sociali sono posti davanti al fatto di ridursi ad essere “contabili del sociale” coloro che registrano richieste standardizzate e che definiscono quali sono le persone che possano essere assistite sulla base di parametri economici ben definiti oppure essere persone che promuovono la capacità delle persone di partire dalla propria condizione per attivare dei cambiamenti, infatti non è sufficiente attivare aiuti economici ma bisogna coinvolgere le persone che consentono di acquisire nuove capacità e competenze.

Housing

Housing un altro settore che riguarda

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Samanthaa_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Laboratorio di tirocinio i e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Marcianò Adriana.
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