SAGGIO N°1: Precisazione e affinamenti giurisprudenziali per un aggiornamento
della sentenza la Pergola, n. 170 del 1984.
1. Il fondamento: La Sentenza "La Pergola" e il Primato del Diritto UE
La sentenza n. 170 del 1984 rappresenta un punto di svolta "storico ed epocale"
nel cosiddetto «cammino comunitario» della Corte Costituzionale italiana. Con
questa decisione, la Consulta ha stabilito che l'ordinamento italiano e quello
comunitario sono distinti ma coordinati, secondo una ripartizione di
competenze stabilita dai Trattati.
Il principio cardine è il primato del diritto comunitario, che non si basa su un
rapporto gerarchico (come tra legge e regolamento), ma sulla separazione delle
sfere di competenza. In questo contesto:
• Il giudice nazionale ha l'obbligo di applicare la norma europea dotata di
efficacia diretta, ignorando (disapplicando) la norma interna contrastante.
• Tale potere-dovere non richiede un intervento preventivo del legislatore o della
Corte Costituzionale, garantendo così una tutela "celere ed effettiva" dei diritti
dei cittadini.
2. Il Meccanismo del "Doppio Binario" e le sue Criticità
L'ordinamento ha adottato quello che viene definito "doppio binario" per
risolvere i conflitti tra norme. Se la norma europea è direttamente applicabile, il
giudice procede alla disapplicazione; se invece la norma europea è priva di
efficacia diretta (come alcune direttive), il giudice deve sollevare una questione
di legittimità costituzionale. Di grande rilevanza è anche l'adozione del trattato
di Lisbona del 2009, che rafforza il dialogo tra le corti.
Tuttavia, questo sistema presenta una "rischiosa disarmonia". La semplice
disapplicazione, infatti, opera solo nel caso specifico: la norma interna
contrastante rimane formalmente valida nell'ordinamento, creando incertezza
giuridica poiché altri giudici o l'amministrazione potrebbero continuare ad
applicarla. La scelta della Corte Costituzionale, pur più lenta, ha il vantaggio di
"espungere" definitivamente la norma incompatibile con effetti erga omnes
(validi per tutti). Il Primato del diritto Ue si ferma se viola i principi fondamentali e
i diritti inviolabili italiani. In questo caso ci sarà bisogno dell'intervento della Corte
costituzionale che permetterà di bilanciare i diritti in questione.
3. Il Fenomeno delle "Disapplicazioni Mascherate"
Le fonti evidenziano una tendenza critica chiamata "disapplicazione
mascherata". Spesso i giudici, pur di evitare il conflitto formale o il rinvio alla
Corte, forzano l'interpretazione conforme, ovvero leggono la norma interna in
modo tale da farla sembrare compatibile con quella europea, anche quando il
testo letterale direbbe altro.
Questa pratica è definita come una sorta di "acrobazia interpretativa". Se da un
lato aiuta l'integrazione, dall'altro produce effetti destabilizzanti:
• Crea incertezze interpretative e imprevedibilità del diritto.
• Può portare a effetti retroattivi arbitrari, poiché il giudice "riscrive" di fatto la
portata della norma nazionale sotto le spoglie di una semplice interpretazione.
4. Dall'integrazione Economica alla Tutela dei Diritti
Dalla sentenza La Pergola a oggi, l'Unione Europea è profondamente cambiata,
passando da una visione puramente "mercantile" a una centrata sulla tutela dei
diritti fondamentali. L'entrata in vigore del Trattato di Lisbona e della Carta dei
Diritti Fondamentali dell'UE (CDFUE) ha trasformato il rapporto tra le corti in un
dialogo sistemico.
Il giudice nazionale non è più un semplice "applicatore" meccanico, ma un
"tessitore" che deve intrecciare i fili del diritto interno, della Carta europea e
della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. In questo scenario, la porosità
dell'ordinamento diventa uno strumento di coesione: le tradizioni costituzionali
nazionali influenzano il diritto UE e viceversa, rispettando però sempre le identità
costituzionali degli Stati membri.
5. Il Nuovo Ruolo del Giudice e la Scelta del Percorso
Il percorso del giudice ha inizio con l'interpretazione conforme virgola in cui cerca
di interpretare la norma nazionale in modo conforme al diritto. Nel caso in cui
questo non avvenisse può ricorrere alla disapplicazione della norma nazionale
ma, nel caso in cui ci troviamo di fronte a dei controlimiti deve rimettere il caso
alla Corte costituzionale rinviandolo ad essa.
Oggi il giudice nazionale gode di una maggiore discrezionalità nello scegliere lo
strumento più adatto per garantire il primato. Egli può:
1. Adire la Corte di Giustizia UE per un rinvio pregiudiziale, se il dubbio riguarda
l'interpretazione del diritto europeo.
2. Sollevare questione davanti alla Corte Costituzionale, specialmente
quando la norma interna viola non solo il diritto UE ma anche principi
costituzionali nazionali.
La tendenza attuale, supportata dalla stessa Consulta, è quella di favorire un
intervento che garantisca la certezza del diritto. Mentre la disapplicazione
"relega la norma in uno stato di quiescenza", la dichiarazione di incostituzionalità
"pulisce" l'ordinamento in modo definitivo, offrendo una tutela più ampia e
sistemica.
6. L'importanza del dialogo tra le corti
Ad oggi non bisogna pensare ad un sistema piramidale in cui troviamo un
soggetto all'apice dell'ordinamento, bensì la situazione attuale si spiega in
maniera migliore se rimandiamo all'immagine di una rete di comunicazioni
interconnesse tra di loro. Questo fenomeno è dovuto soprattutto alla grande
spinta data dal trattato di Lisbona. Per noi questo è molto importante perché ci
permette di avere un ordinamento giuridico più forte e inoltre una maggiore
protezione dei diritti fondamentali del cittadino. È questo però un bilanciamento
molto fragile, soprattutto di fronte a un mondo in continuo cambiamento, il
risultato è che questo equilibrio potrà cambiare di volta in volta.
SAGGIO N°2: Della legittimità dei DD.P.C.M. anti-Covid 19, tra sistema delle fonti
e tutela
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