Capitolo 1 - Che cos'è la geografia umana?
Introduzione alla geografia umana
La geografia si distingue in una geografia fisica che studia gli ambienti e le componenti naturali e una geografia umana che si occupa degli esseri umani sulla Terra. Questa distinzione non è intesa come una separazione, essa si giustifica solo in quanto la prima utilizza i metodi delle scienze naturali, mentre la seconda si rifà alle scienze umane e sociali.
In realtà, la geografia umana non può ignorare la geografia fisica, in quanto tutte le attività umane hanno qualche rapporto con gli ambienti naturali e non possono essere comprese, interpretate e valutate senza tener conto di ciò che direttamente e indirettamente ci lega al clima, al suolo, alle acque, alle forme del rilievo e agli altri organismi viventi.
Geografia umana: Studia come le popolazioni, le culture, le società e le economie, con le loro manifestazioni materiali (città, strade, campi, fabbriche, ecc...) si diversificano nello spazio terrestre, in relazione al variare delle condizioni ambientali e storiche.
Quando parliamo di natura intendiamo tante cose diverse, che però possono essere definite in generale come tutto ciò che è estraneo alla creatività umana.
Cultura
Mentre la cultura ha assunto un significato fondato su tre argomenti:
- La cultura è una costruzione sociale che riflette diversi fattori economici, storici, politici, sociali ed ambientali;
- La cultura non è qualcosa di fisso, si modifica nel tempo e può generare sia scambi pacifici, sia conflitti;
- La cultura non è un sistema dinamico complesso: interagendo tra loro, le persone creano ed esprimono una cultura, la quale a sua volta definisce ed influenza le caratteristiche delle persone che ne fanno parte.
Cultura: Costruzione sociale fatta di pratiche e credenze condivise, che funziona come un sistema dinamico complesso, plasmato dalle persone e dalle collettività, che ne vengono a loro volta plasmate.
Storicamente le culture si presentano differenziate su base geografica e quindi si parla di culture locali, regionali, nazionali o anche sovranazionali. In tutti questi casi c'è un forte legame della cultura con i luoghi dove essa si è formata.
Cambiamenti culturali e globalizzazione
Le culture diversificate su base territoriale erano la regola nel passato. Esse non erano chiuse del tutto, ma lo scambio "orizzontale" di elementi culturali tra loro era limitato e molto diluito nel tempo: per esempio la diffusione del cristianesimo tra le varie società locali europee richiese fra vari secoli. Negli ultimi cento anni tali "ibridazioni" orizzontali si sono fatte sempre più numerose e veloci; ad esempio in pochi decenni la pizza entrò nel menù di tutti i paesi del mondo.
Oggi permangono notevoli diversità culturali su base territoriale, ma crescono le ibridazioni tra culture diverse e la globalizzazione tende a imporre certi caratteri culturali comuni a tutte le società e tutti i territori. Questo non significa che venga meno il rapporto tra cultura e natura ma che questo rapporto ha fatto un "salto di scala": un tempo esso di svolgeva quasi esclusivamente alla scala locale, oggi esso coinvolge l'intera umanità e l'intero ambiente terrestre. Ciò pone, perciò, problemi di dimensione globale che ci obbligano a mettere in discussione il modo tradizionale di pensare la natura della civiltà occidentale.
Conflitti tra natura e cultura
Nel pensiero occidentale si considera la natura e cultura separate e contrapposte tra loro. Tale dualismo tra natura e cultura ha svolto un ruolo importante nello sviluppo di diversi modi considerare le differenze culturali e sociali. Nell'età moderna si è affermata l'idea che la cultura fosse ciò che permette all'uomo di porsi al di sopra della natura, di dominarla e trasformarla secondo i propri fini. Questa linea è stata poi estesa a giustificare le gerarchie sociali e il colonialismo, portando ad esempio a considerare i popoli non occidentali come inferiori perché più vicini e più soggetti alla natura rispetto agli occidentali, definiti "civili e acculturati".
Oggi si va affermando una corrente di pensiero che rifiuta il dualismo tra cultura e natura, proprio a causa dei gravi problemi che nascono oggi dalla netta contrapposizione tra i due concetti. Si tende così a pensare che l'uomo faccia pienamente parte della natura e che quindi la sua azione debba fare i conti con certe leggi fondamentali della natura stessa.
Approcci geografici tra società umane e ambienti naturali
- Determinismo ambientale: Consiste nel far derivare direttamente dall'ambiente le differenze sia fisiche, sia culturali degli esseri umani. Tra la fine del XIX secolo e l'inizio del secolo scorso le teorie del determinismo ambientale, sotto l'influenza del geografo Friedrich Ratzel ebbero una grande diffusione tra i geografi per poi essere rapidamente abbandonate, alla luce di tre elementi di critica. Innanzitutto non era dimostrabile scientificamente la relazione di causa-effetto, che costituiva la base del determinismo ambientale, come se gli individui e le società rispondessero in modo automatico agli stimoli ambientali, senza le mediazioni culturali della tecnologia, delle leggi. Una seconda critica al determinismo ambientale deriva dall'evidenza che fattori ambientali identici non necessariamente danno luogo a pratiche culturali o comportamenti umani simili. Ad esempio non tutti i popoli costieri sono navigatori. Terzo, il determinismo ambientale era sospettato a ragione di essere una ideologia travestita da teoria scientifica per giustificare il colonialismo, cioè il dominio dei principali paesi occidentali su gran parte dell'Africa e dell'Asia, quale si presentava appunto in quegli anni.
- Possibilismo: Ritiene che ogni ambiente naturale offra una gamma di alternative più o meno vasta e che in uno stesso ambiente naturale società e culture possano modellarsi in modi diversi a seconda delle loro scelte, basate sulle conoscenze e sulle capacità tecniche di cui dispongono. È importante utilizzare il termine costrizioni, per indicare il fatto che l'ambiente viene visto come una limitazione delle scelte e delle possibilità che le persone hanno a disposizione. I possibilisti non rifiutano completamente l'idea di un condizionamento da parte dell'ambiente naturale, ma nello stesso tempo non pensano che esso sia l'unica o la principale forza che plasma le società e le culture. Ad esempio il deserto ha offerto una certa gamma di possibilità, da cui sono derivate società dedite all'allevamento delle pecore, altre dei cammelli o ai trasporti di mercanzie, altre ancora all'agricoltura delle oasi, mentre ora in pieno deserto, attorno ai pozzi petroliferi, sorgono città come Hassi-Messaoud (Algeria).
- La capacità di modificare la Terra: L'idea dell'uomo come agente trasformatore che domina la natura è già anticipata dalle parole che Ivahvé rivolge a Noè e ai suoi discendenti dopo il Diluvio: "prendete possesso della terra e popolatela". Nella mitologia greca la troviamo incarnata nella figura di Prometeo, che portando il fuoco del Cielo sulla Terra è all'origine di tutte le tecniche con cui l'uomo ha ingaggiato nei millenni la lotta contro le costrizioni della natura. Con il Rinascimento (Leonardo) e la rivoluzione scientifica del XVII secolo (Galileo) che creerà le premesse per la rivoluzione industriale del secolo seguente, la trasformazione del pianeta divenne una promessa di benessere universale, oltre che una realtà sotto gli occhi di tutti. Il geografo tedesco Carl Ritter vedeva la Terra come il campo in cui i popoli civili si sarebbero progressivamente affrancati dalla soggezioni alla natura. Un grande geografo italiano, Lucio Gambi, affermava che l'uomo usa la natura "per riplasmare e rifoggiare la Terra in termini umani, quasi a ricrearne una sua". Purtroppo però, nei due secoli scorsi, il nuovo Prometeo si è comportato come se non ci fosse limite alla sua capacità trasformatrice, mentre contemporaneamente si formava una visione della natura come costruzione sociale, ovvero un costrutto mentale che deriva da percezioni e modi di pensare condivisi. Questa prospettiva riconosce che l'uomo tende a modificare l'ambiente naturale a partire dall'idea che si fa della natura e di come andrebbe trasformata. Un buon esempio è il concetto di wilderness che venne identificandosi con i valori estetici della natura selvaggia, idea cui derivano i parchi nazionali.
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La Terra come sistema dinamico integrato e complesso: Le difficoltà e i rischi insiti in un rapporto dualistico con la natura, che al tempo stesso la violenta e la idealizza, possono essere superati con una visione più realistica, che vede gli uomini intrinsecamente legati al mondo naturale e che può essere sintetizzata:
- La Terra funziona come un sistema costituito da diverse componenti naturali e culturali, che interagiscono con modalità complesse, non riducibili a rapporti lineari di causa-effetto e quindi poco prevedibili;
- La Terra è soggetta a continui cambiamenti, che derivano sia da eventi naturali, sia dall'azione umana;
- Il sistema culturale umano è un sotto sistema di quello naturale terrestre: può modificarlo in modo durevole solo obbedendo ad alcune leggi naturali che non può modificare a suo piacere (come quelle del clima).
Concetto di paesaggio geografico
Il concetto di paesaggio geografico è mutato nel corso del tempo. È stato introdotto dal grande geografo Alexander von Humboldt all'inizio del XIX secolo. Questo approccio al paesaggio riconosceva ad esso il duplice significato di percezioni soggettive e di realtà oggettive, che è stato fatto proprio dalla Convenzione Europea del Paesaggio (2000).
Questa idea del paesaggio come realtà al tempo stesso soggettiva e oggettiva si era persa tra la fine dell'Ottocento e la prima metà del Novecento, quando, sotto l'influenza del positivismo, il paesaggio geografico veniva considerato come un'entità puramente oggettiva. L'osservazione del paesaggio diviene il metodo principale per studiare in chiave deterministica o possibilista i rapporti tra gli ambienti naturali e le popolazioni insediate.
Il paesaggio può essere anche una fonte importante di conoscenza scientifica. Per il geografo esso è come un palinsesto, una pergamena che, per quanto ripetutamente cancellata e riscritta, conserva ancora le tracce di quello che vi è stato impresso nelle varie epoche. Le espressioni della cultura leggibili nel paesaggio sono indizi riguardanti i valori delle popolazioni, la loro identità e le loro culture.
In questo senso il paesaggio fa parte del patrimonio di un territorio, cioè dell'insieme di beni comuni naturali e culturali di libero accesso la cui conservazione e trasformazione nel tempo va tutelata e regolata come un valore da preservare. In molti paesi, tra cui l'Italia, si elaborano a tal scopo dei piani paesaggistici, che dettano norme e indirizzi affinché i processi di trasformazione del territorio rispettino certe regole dette "invarianti strutturali".
Analisi regionale
L'analisi regionale è in parte diversa dalla lettura del paesaggio. Essa va oltre la semplice osservazione della superficie per indagare i fattori, sovente non visibili, che determinano le diversità dei territori e suggeriscono la loro suddivisione in regioni.
La regione formale è un'area ben definita in base a una o più caratteristiche fisiche o culturali omogenee, cioè distribuite uniformemente nella regione o non in quella confinante. Per esempio, le Alpi sono una regione formale caratterizzata dal rilievo. In questa categoria hanno particolare importanza le regioni storiche, quelle che presentano al loro interno una certa omogeneità socio-culturale dovuta al fatto che nel passato queste regioni sono state a lungo unite politicamente, come ad esempio in Francia la Provenza.
La regione funzionale, invece, è un'area i cui luoghi sono connessi tra loro da relazioni più intense di quelle che questi stessi luoghi intrattengono con l'esterno. Sono tali le ecoregioni, cioè le regioni che corrispondono a un ecosistema. Lo sono le regioni funzionali urbane, formate da una grande città e dai centri minori che gravitano su di essa per lavoro e per servizi. Lo sono i vari tipi di distretti economici, caratterizzati dalle forti relazioni che legano le imprese presenti al loro interno. Lo sono infine le regioni istituzionali, cioè gli Stati, le unioni di Stati e le unità politico-amministrative in cui si divide il loro territorio.
Geostoria
Geostoria: Si tratta del riconoscimento dell'importanza della geografia nello studiare la storia.
Pensare come un geografo
Il "luogo" è una località contraddistinta da specifiche caratteristiche fisiche, culturali e sociali. Ciascun luogo può essere identificato tramite:
- La sua ubicazione assoluta, o posizione geometrica, misurata per mezzo della sua latitudine, longitudine e altitudine nel globo terrestre;
- La sua posizione con riferimento agli elementi dell'ambiente circostante. Si usa in questo senso parlare di sito con riferimento alle caratteristiche fisiche della collocazione topografica specifica e di posizione geografica in relazione al contesto più ampio, alle comunicazioni e connessioni, e alle condizioni geografiche in rapporto alle attività che prendono forma nel luogo.
Le caratteristiche dei luoghi sono importanti, perché contribuiscono al funzionamento sociale, politico ed economico del nostro mondo. I luoghi sono importanti perché offrono un riferimento alle identità umane. Il nostro senso d'identità viene in parte dalle esperienze legate ai luoghi che frequentiamo. Si parla di senso del luogo per indicare il complesso attaccamento emozionale che le persone sviluppano nei confronti di determinate località.
Con spazio, i geografi indicano un'estensione della superficie terrestre di dimensioni non definite. La geografia distingue fra tre diversi tipi di spazio.
C'è uno spazio assoluto, cioè un'entità geometrica le cui dimensioni, distanze, direzioni e contenuti possono essere definiti e misurati con precisione con la metrica corrente. È lo spazio delle normali carte geografiche, dove ogni oggetto ubicato, ogni luogo, ogni reazione trovano una loro esatta collocazione. Lo spazio assoluto è pensato come una scatola, della quale è possibile conoscere i confini, le dimensioni e il contenuto, come, ad esempio, nel caso delle regioni formali.
Sito e posizione geografica
Sito: Le caratteristiche fisiche di un luogo, come forma del suolo, vegetazione, acqua, ecc...
Posizione geografica o situazione: La posizione che un luogo occupa in un contesto regionale più ampio con riferimento alla rete delle comunicazioni e alle possibili relazioni del luogo con tale contesto.
Spazio relativo
Lo spazio-tempo rientra nel concetto di spazio relativo, cioè uno spazio che non è più pensato come un "contenitore" dato e immutabile, ma uno spazio le cui proprietà variano a seconda dei "contenuti", cioè dei fenomeni che vi si svolgono. Un tipo di spazio relativo particolarmente importante in geografia è lo spazio relazionale, uno spazio definito dalle interazioni umane, dalle percezioni o dalle relazioni tra gli eventi. Esso è mutevole in quanto definito dalle contingenze, cioè dal fatto che il risultato delle interazioni e delle percezioni umane varia a seconda delle persone e degli oggetti che vengono coinvolti. Un esempio è dato dagli spazi del commercio. Un altro esempio è offerto dai social network presenti su Internet, come Facebook.
Lo spazio geografico è sempre uno spazio relativo e relazionale, in quanto le sue proprietà dipendono dalle relazioni e dalle interazioni che sussistono tra i soggetti e gli oggetti che ogni geografia mette in scena. Infatti una descrizione geografica, per dettagliata che sia, non può mai comprendere i miliardi di cose inanimate, di organismi viventi e di persone sparsi sulla superficie terrestre. Essa è sempre il risultato di una scelta, coerente con gli scopi, espliciti o impliciti, consapevoli o inconsapevoli, della descrizione stessa. Ogni geografia è la costruzione mentale di uno spazio relazionale, che non è arbitraria, ma risponde all'esigenza sociale di conoscere la posizione di certi oggetti e soggetti e le relazioni che li legano tra loro. Di fatto poi ogni geografia sceglie un numero limitato di oggetti, di soggetti e quindi di relazioni che soddisfano certi interessi cognitivi e pratici del pubblico a cui si svolge.
Prospettiva spaziale
Adottare una prospettiva spaziale significa prestare particolare attenzione alle differenze tra un luogo e l'altro, tra uno spazio e l'altro, nelle dinamiche della società e nei rapporti tra ambiente e società. La variazione spaziale e la correlazione spaziale sono altri concetti chiave utilizzati dagli geografi, entrambi basati sullo studio della distribuzione spaziale dei fenomeni.
Distribuzione spaziale: Disposizione dei fenomeni sulla superficie terrestre.
Variazione spaziale: Cambiamenti nella distribuzione di un fenomeno da un luogo all'altro.
Correlazione spaziale: Il grado in cui due o più fenomeni condividono una stessa distribuzione e variazione spaziale.
Diffusione spaziale
La diffusione spaziale è un fenomeno nel quale il movimento rappresenta una dimensione essenziale. Esso permette di rispondere a domande del tipo: come fanno la moda, il virus dell'influenza o la tecnologia a diffondersi tra la gente e da un luogo all'altro? I geografi identificano quattro diversi tipi di diffusione:
- Diffusione per rilocalizzazione, la tipologia più diffusa è la migrazione;
- Diffusione per contagio, si verifica quando un fenomeno (il raffreddore) si diffonde tra persone che vengono a contatto tra loro;
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