Geografia storica
1. I tre concetti chiave della geografia e la nuova visione della pianificazione strategica
I tre concetti chiave della geografia storica sono: territorio, luogo, paesaggio.
- Territorio: secondo Lucio Gambi è “l’uomo che con i suoi valori dà senso alla superficie terrestre, trasformandola in territorio”. Da questo momento si ha un nuovo modo di intendere il territorio: per e non su. Nella rappresentazione territorialista dello spazio geografico è fondamentale prendere in considerazione le qualità specifiche del territorio, derivate dall’incontro con l’uomo. Nel nuovo approccio al territorio è centrale l’azione umana. Il territorio in questa prospettiva è un soggetto attivo, non più passivo. La visione con cui si considera il territorio è quindi olistica, in quanto è formato dall’incontro tra le comunità e l’ambiente.
- Luogo: esso non è un semplice punto sullo spazio dato dalle coordinate geografiche, ma è una porzione di territorio che riflette l’identità delle comunità che vive in quel determinato luogo. Il luogo è lo spazio di produzione e fruizione collettiva di beni comuni. Secondo Magnaghi il luogo è la consapevolezza degli elementi di unicità del territorio. Esso riflette quindi l’identità comune che interagisce con quel luogo.
Il luogo ha quattro caratteristiche:
- 1) Conflitto sociale, che si verifica quando vi è una radicale trasformazione del luogo tale per cui la comunità non si sente più di appartenervi, e questi cambiamenti spezzano l’identità del luogo e dei suoi abitanti;
- 2) Associazionismo, fatto di associazioni che hanno come finalità proteggere il territorio;
- 3) Assenza di limiti: perdita di confini tra le diverse entità territoriali, i confini dell’era contemporanea sono sempre meno nitidi e questo porta a mescolanza di stili di vita;
- 4) Rappresentazione paesaggistica: si crea sempre di più una distanza tra le immagini rappresentative del nostro paesaggio e quello che è invece il paesaggio reale. Questa scollatura di identità va risanata.
- Paesaggio: è il volto del territorio ed è caratterizzato da un grado di intangibilità è uno di tangibilità. Questo è la sembianza del territorio ed è l’indicatore della sua qualità. È l’insieme di simboli e valori rappresentativi di un territorio. Il paesaggio è infatti il risultato di una trasformazione collettiva della natura, è la proiezione culturale della società. Ha una doppia componente, una materiale e una immateriale. La CEP (Convenzione europea del paesaggio) definisce il paesaggio come “una determinata parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e umani”.
1 Intendere il territorio per e non su, significa agire consapevolmente per il territorio. Il territorio non è un foglio bianco su cui scrivere (creare) quello che si vuole, ma è un organismo vivente e dinamico. Per progettare al meglio, il geografo deve prendere in considerazione questo, e significa progettare ai fini di ciò che quel territorio richiede.
La nuova visione della pianificazione strategica
La geografia storica ha una dimensione applicativa operativa e in questa si inserisce la sua vocazione progettuale. Nella nuova visione di pianificazione strategica del territorio bisogna sempre prendere in considerazione l’importanza della natura e della cultura: c’è un legame indissolubile tra territorio e storia, quindi il paesaggio è insieme antropico e naturale.
Per approccio territorialista si intende il territorio come bene comune nella sua identità storica, culturale, naturale, sociale. La visione nuova della pianificazione strategica è fondata sull’idea dell’importanza dello spazio-tempo, essendo infatti il territorio un organismo vivente. A questo guarda la geografia storica: considerare il tempo nella sua totalità, presente e futuro, perché il suo obiettivo è il mutamento nel corso del tempo delle strutture spaziali con cui ha interagito l’uomo. Per questo motivo si parla di geografia storica: perché comprende i meccanismi di trasformazione per contribuire alla costruzione di una corretta politica territoriale basata sulla Storicizzazione.
Qui il passato serve perché è uno strumento utile nelle mani del pianificatore: visione prospettica.
Su questo si sono basate due tipi di geografia:
- Contesto inglese: l’obiettivo della geografia inglese è quello di fondere in un’unica prospettiva la ricerca del passato e sul presente unendo diacronia e sincronia (Alan Baker);
- Contesto francese: è una geografia intrisa di storicismo con sguardo interdisciplinare (Vidal de la Blanche). In questa idea si considera lo spazio geografico dal punto di vista qualitativo, quindi è fondamentale il carattere umano e sociale al fine di pianificare il territorio. Approccio territorialista: la nuova visione della pianificazione strategica del territorio è fondata sul territorialismo. La teoria della territorializzazione ha tre fasi: controllo intellettuale (identificazione e denominazione), controllo materiale (trasformazione del territorio) e controllo strutturale (organizzazione sociale).
2. Il metodo della geografia storica: la sua affermazione e definizione nel panorama internazionale e nazionale
La geografia storica è una geografia che prende in considerazione il rapporto tra uomo e natura. Quindi la geografia storica studia il rapporto che lega la società umana agli ecosistemi. La geografia storica è intrisa di storicismo perché comprende l’importanza dei meccanismi di trasformazione per contribuire alla costruzione di una corretta politica territoriale. L’obiettivo è conoscere bene il passato per pianificare il futuro. Questa visione è partita dalla rivoluzione geografica della conquista della dimensione temporale con Alan Baker e Massimo Quaini.
- Alan Baker: scuola anglosassone. Lui guarda alla ricomposizione tra diacronia e sincronia e riflette sul concetto di tempo e di spazio, di storia e geografia. Egli arriva alla conclusione che non si può comprendere la geografia senza la storia perché la geografia condivide metodi e fonti con gli studi storici e, allo stesso tempo, le problematiche delle scienze geografiche.
- Massimo Quaini: scuola italiana. La scuola italiana guarda alla geografia francese e inglese, e Massimo Quaini riporta l’attenzione al rapporto geografia-storia affermando che lo spazio sociale-naturale è quello spazio-temporale vivono insieme. Egli approccia al tema dell’insediamento, i suoi lavori affrontano il tema del popolamento (in particolare quello rurale) andando a guardare lo studio dei modi di insediamento delle popolazioni dal punto di vista dinamico, quindi storico, unendo come Baker l’aspetto diacronico con quello sincronico. La questione insediativa, infatti, esprime un complesso di fattori socio-economici che devono essere presi in considerazione nello studio geografico. La storia è quindi fondamentale, e secondo Quaini è sbagliato tenere conto solo dell’aspetto sincronico nello studio ambientale, perché la geografia deve essere dinamica, quindi l’aspetto sincronico e quello diacronico coesistono. Lui è il massimo esponente dei contenuti esposti dalla geografia francese e dalla geografia umana-storica di Gambi. Quaini definisce il metodo della geografia storica come quel processo di interazione spazio temporale a scale e fonti integrate (bisogna ricostruire il metodo geografico attraverso il tempo). Bisogna quindi ricostruire il mutamento geografico attraverso il tempo, ricercando le cause del mutamento e studiandone i meccanismi. La geografia storica ora non si accontenta più di operare analisi secondo livelli di orizzontalità (sincronico), ma procede con l’analisi del modo in cui una fase ha preceduto un’altra, coniugando sincronia e diacronia e facendone emergere i nuclei di dinamicità che segnano il passaggio da una fase all’altra. Quaini assume una posizione autonoma che diviene il fondamento della nostra geografia storica, riprendendo Braudel che ha concepito la natura e il tempo della storia come un unico insieme, indispensabile a comprendere la geografia e a pianificare il territorio. La necessità del geografo storico è quella di costruire un unico complesso spazio-temporale, la cui dialettica si realizza su diverse scale spaziali.
2 Per dimensione temporale si intende l’aspetto storico nello studio della geografia. Prima della rivoluzione apportata dalla geografia umana, infatti, la geografia si affrontava meramente dal punto di vista spaziale, e cioè prendendo in considerazione il territorio dal punto di vista sincronico (orizzontale) e non diacronico (verticale, tempo storico).
3 Per aspetto sincronico si riferisce allo studio dello spazio e dell’orizzontalità (è il tempo geografico tradizionale), mentre per aspetto diacronico si intende lo studio del tempo, degli eventi, delle cause e degli effetti, quindi delle dinamicità (tempo storico) che hanno portato un territorio ad essere com’è. Unire diacronia e sincronia significa prendere in considerazione sia il tempo che lo spazio, unire il tempo storico con quello geografico.
3. La geo-histoire e Les Annales
- Les Annales: la scuola delle Annales è stata una rivista fondata in Francia nel 1929 da M. Bloch e L. Febvre. Questa rivista è stata importantissima perché ha gettato le basi della storiografia geografica degli ultimi settant’anni. Le Annales sono una vera e propria rivoluzione all’interno della geografia e diventa un manifesto perché in questo ambiente lavorano importanti storici, come Vidal de la Blanche, che iniziano a riflettere sul fatto che devono cambiare la storia, vorrebbero sostituire alla storia tradizionale (evenemenziale) e sostituirla in termini analitici, cioè una storia orientata ai problemi sociali, invece che una storia solamente politica, ci deve essere una storia che racconta le attività umane, che sia concentrata sull’uomo e le sue relazioni con l’ambiente. Deve esserci poi una collaborazione tra le discipline, e la geografia deve dialogare con la storia, con la sociologia, con l’antropologia, con l’archeologia, eccetera. Per questo si parla di interdisciplinarismo.
Prima generazione di studiosi degli Annales
- Marc Bloch: storico francese che insiste sulla necessità dello sguardo diretto sulle forme del paesaggio. Bisogna saper interpretare secondo lui il passato, perché leggendo a ritroso la storia si possono conoscere i paesaggi recenti e far emergere le varietà paesaggistiche così come si sono determinate, in qualch
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