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Stefano Piastra: Geografia generale

Introduzione

Geografia, scienza che studia i processi di antropizzazione del pianeta Terra, ovvero i rapporti che, nello spazio e nel tempo, legano tra loro individui, classi sociali, popoli e culture. È un oggetto specifico che ha visto una serie di interpretazioni varie, differenziatesi nel corso dei secoli, secondo lo spirito del tempo.

In precedenza, i saperi geografici si caratterizzavano per una serie di conoscenze tra loro molto diversificate e scollegate: dalle nozioni astronomiche alle cartografiche, dalle geodetiche alle geologiche, dalle etnografiche a quelle descrittive e puramente fantastiche. Una miriade di informazioni, di vario tipo e veridicità, derivava dai racconti di viaggio e dai resoconti di esplorazioni, che pure hanno contribuito in larga misura alla conoscenza del mondo. Queste acquisizioni, presupposto essenziale per la scienza geografica, sono rimaste a lungo in uno stato latente nelle segmentazioni della conoscenza scientifica disciplinare.

Soltanto alla fine del Settecento, e agli inizi dell'Ottocento, si è registrato un sistematico progresso negli studi geografici. Principale sede del cambiamento e dell'innovazione è stata la Germania; qui hanno operato i filosofi come Immanuel Kant (1724-1804), al quale la geografia molto deve, e qui sono nati Alexander von Humboldt (1769-1859) e Karl Ritter (1779-1859), i più noti geografi della prima metà dell'Ottocento, normalmente accomunati, nonostante i differenti indirizzi, per il notevole contributo alla costruzione di quei caratteri di scientificità che hanno fatto della geografia una disciplina moderna. Essenziale è stato il loro apporto epistemologico riguardo ai problemi legati alle relazioni tra uomo e natura, e più di ogni altra cosa ai principi di interdipendenza e di comparazione, basilari nella ricerca geografica.

Von Humboldt, grande viaggiatore ed esploratore oltre che studioso appassionato di botanica e zoologia, compì dal 1799 al 1804 un lungo viaggio in America centrale e meridionale (definito "equinoziale" per la posizione geografica delle regioni visitate), che lo colpì profondamente. La sua formazione si è tradotta nell'azione di sviluppo della geografia, per le sue impostazioni metodologiche relative non soltanto alla localizzazione e alla distribuzione spaziale dei fenomeni, ma anche alla loro reciprocità e causalità.

Un grande impulso all'esaltazione della scienza è venuto da Charles Robert Darwin (1809-1882), che nel 1859, nel celebre On the Origin of Species, dimostrò l'evoluzione graduale e l'auto differenziazione delle specie mediante il gioco congiunto di forze selettive, sia ereditarie sia ambientali. L'impatto del darwinismo è stato enorme su tutta la cultura del tempo; l'evoluzionismo, infatti, mutando la posizione dell'uomo nella natura, ha trovato un campo fertile anche nella geografia, che ha accolto alcuni fondamenti filosofici alla base delle interpretazioni di Ritter e di von Humboldt nei rapporti tra gruppi umani e natura.

In questo clima si affermava un altro studioso tedesco, Friedrich Ratzel (1844-1904), comunemente considerato l'organizzatore della moderna scienza geografica. L'incontro tra lo studio delle relazioni sociali e la formazione naturalistica di matrice positivista lo avviò verso una concezione unitaria della geografia, interpretata in chiave evoluzionista, secondo gli schemi proposti dal darwinismo.

L'opera di geografi di formazione storica, quali i francesi Paul Vidal de la Blache (1845-1918) e Jean Brunhes (1869-1930), produceva negli studi un netto ridimensionamento dell'influenza ambientale sull'uomo. Fu proprio un allievo di Vidal de la Blache, Lucien Febvre (1878-1956), a definire "possibilismo" la posizione di non dipendenza assoluta delle scelte dell'uomo nei confronti della natura. Secondo questa chiave di lettura, i rapporti tra uomo e natura, tra società e ambiente, non sono univoci, giacché l'ambiente produrrebbe per l'uomo opportunità tra cui scegliere e non condizioni inderogabili.

Una gamma di possibilità di adattamento induce l'uomo, rispetto a quanto la natura propone, a modificare con il proprio intervento la superficie terrestre. E quanto più egli può avvalersi di tecnologie avanzate e sofisticate, capaci di esaltarne la potenza, tanto più ampie appaiono le opportunità di scelta che gli si dischiudono, ponendosi alla testa tra gli agenti modificatori dell'ambiente.

In seguito, nella seconda metà degli anni Settanta, si è registrato un parziale rigetto di queste teorie, con reazioni negative che hanno avuto diverse motivazioni, tra cui:

  • Un'eccessiva subordinazione ad alcune concezioni formulate dalle scienze economiche;
  • Un allontanamento dal "fatto" reale e concreto, nella ricerca, a volte eccessiva e affrettata, di nuovi modelli;
  • Una dipendenza dalle scelte dei centri decisionali, a vantaggio e in funzione di una ristretta classe di tecnocrati.

L'indirizzo, tuttavia, pur ridimensionato rispetto alle prime ed eccessive attese, ha consentito di diffondere tra i geografi tecniche di rilevazione e di calcolo statistico, con ricadute positive in molti settori, tra cui la cartografia tematica computerizzata e i Sistemi informativi geografici (GIS).

La fine degli anni Sessanta e l'inizio del decennio successivo, caratterizzati da un'atmosfera permeata di conflittualità e di nuove aspirazioni sociali, hanno riscoperto e attualizzato il pensiero marxiano, proponendo diverse riflessioni concettuali con spiegazioni politico-ideologiche concordi nel rifiuto di una geografia intenta a esaminare il territorio freddamente, quasi con distacco. Geografie, che hanno prodotto impulsi significativi, sono pure quelle della percezione e del comportamento e la geografia umanistica, con i suoi collegamenti con le arti e la letteratura.

La geografia della percezione - rivolgendo l'interesse sullo "spazio vissuto" (arricchito di valori psicologici) e sulle impressioni che del territorio hanno i suoi fruitori - ha sicuramente dilatato gli schemi interpretativi del rapporto tra uomo, società e ambiente. Lo spazio costruito dagli uomini, infatti, non deriva soltanto da esigenze economiche o di adattamento e adeguamento all'ambiente naturale, ma trae origine anche da altri itinerari, che le società percorrono mosse da passioni, sentimenti, impulsi, rappresentazioni. In una geografia, che nel suo studio dello spazio implica la soggettività, l'arte assume un rilievo pregnante. Il quadro percettivo di un ambiente, filtrato dalla particolare sensibilità di uno scrittore, di un poeta, di un pittore, può costituire un approccio importante alla sua comprensione, strutturata poi attraverso letture e interpretazioni più propriamente geografiche.

La matematica e la statistica da una parte (la geografia quantitativa), la psicologia, l'arte e la letteratura dall'altra (la geografia della percezione e quella umanistica), costituiscono strade di sicuro dissimili, che possono, però, essere accolte a pieno titolo nella ricerca geografica per la riproposizione di tanti diversi punti di vista.

1. Le coordinate spazio-temporali. Rappresentazioni e misure

Spazio e tempo

  • Ogni esperienza trova il punto di partenza e il riferimento primo nel dove e nel quando che, collocati su un diagramma cartesiano, riportano direttamente alle categorie filosofiche essenziali dello spazio e del tempo, le quali, esprimendosi in situazioni concrete, possono fornire chiavi interpretative utili a meglio comprendere il mondo.

Trasformazioni, a volte lente e graduali, a volte veloci e improvvise, hanno impresso nel corso dei millenni segni caratterizzanti e distintivi a società e culture. In questo procedere, scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche hanno avuto conseguenze straordinarie nel modo stesso di sperimentare spazio e tempo. Attraverso l'esperienza della rete informatica, si può accedere a un'enorme quantità di servizi e a nuovi smisurati spazi di conoscenza. L'opportunità di trasmissione di notizie in tempo reale e in quasi ogni parte del pianeta ha riscontri pratici immediati nel modo stesso di agire lo spazio, tanto che le coordinate spazio-temporali hanno assunto oggi accezioni diverse rispetto a un passato anche piuttosto recente, derivanti da una serie di fattori, come la separazione del luogo dallo spazio e, per alcuni aspetti, dello spazio dal tempo.

Questa rivoluzione spazio-temporale si somma alle tante altre precedenti: se è vero che la geografia è legata allo spazio, fin nella sua stessa etimologia (dal greco ghé, "Terra", e graphia, "descrizione", quindi "disegno della Terra"), è anche vero che lo spazio è collocato in una dimensione temporale, essendo il territorio un'organizzazione dinamica. La geografia non può prescindere, quindi, dal tempo, e da questa dimensione trae molte possibilità e capacità di leggere e interpretare i fatti che nel territorio hanno lasciato testimonianza: il passato analizzato per comprendere meglio il presente.

La geografia - come già ricordato - non può fare a meno di prendere in considerazione il futuro, programma da compiersi e proiezione necessaria; se il presente può costituire il punto di partenza dell'analisi spaziale, diversi momenti temporali vanno integrati per consentire un esame completo ed efficace. Il presente, infatti, allaccia nel flusso temporale incessante passato e futuro. Quest'ultimo - a breve, a medio e a lungo termine - va analizzato innanzitutto per le responsabilità che comporta in merito a conseguenze di scelte effettuate nel presente. E così l'ambiente plasmato nel passato, attuale scenario nel quale agiamo, costituisce simultaneamente materia essenziale per proiezioni di un tempo che verrà.

Orientamento

  • La conoscenza della propria posizione, la destinazione del movimento e la ricerca della giusta direzione sono state da sempre esigenze imprescindibili per gli esseri umani: di qui l'importanza del dove attraverso elementi fissi di riferimento (punti cardinali), come quelli offerti dal Sole nell'apparente percorso diurno che compie nella volta celeste.

Il quadrante dove sembra nascere il Sole - l'Oriente (dal latino oriri, "sorgere") - è stato uno dei primi di tali riferimenti (Est). In realtà la nostra stella sorge e tramonta precisamente a Est e a Ovest soltanto nei giorni degli equinozi (di primavera e d'autunno), mentre tutti i giorni dell'anno individua il mezzogiorno (Sud) alla sua massima altezza nel cielo (culminazione). La linea virtuale, che unisce il sorgere e il tramontare (Est e Ovest), intercetta perpendicolarmente il mezzogiorno e la mezzanotte (il Sud e il Nord), definendo lo spazio nella cornice del tempo. Dalla divisione del piano terrestre in quattro parti si è reso necessario, poi, individuare ulteriori suddivisioni, prima in otto, quindi in sedici e trentadue parti ecc. Dall'uso di definire i punti cardinali - e quelli intermedi - con le denominazioni dei venti predominanti nel Mediterraneo, la figura così ottenuta ha preso il nome di rosa dei venti.

Alla rosa dei venti è stato applicato un ago calamitato che, libero di ruotare in un piano orizzontale secondo le linee di forza del campo magnetico terrestre, indica il Nord magnetico - assai prossimo a quello geografico - consentendo un'immediata individuazione della direzione, senza l'aiuto del Sole o delle stelle: è nata la bussola, così chiamata per il nome dato alla scatola in legno di bosso che originariamente la conteneva.

Di notte le stelle sono preziose per l'orientamento; osservandole a lungo sembrano girare al di sopra delle nostre teste. In realtà l'impressione è dovuta al movimento di rotazione della Terra. Una sola stella, quella Polare, appare immobile.

La forma della Terra e le coordinate geografiche

  • La forma della Terra è stata oggetto di grande attenzione già nelle antiche civiltà nelle diverse parti del mondo. Non potendo essere colta con lo sguardo nelle sue reali fattezze fu oggetto di diverse spiegazioni, che hanno coinvolto anche la mitologia (i mitico smogonici).

Anassimandro di Mileto (610-546 a.C. circa) fu, secondo la tradizione, l'autore della prima carta geografica, frutto della sua interpretazione della Terra, concepita come un disco circondato dalle acque dell'Oceano. La superficie terrestre è rappresentata, in maniera molto approssimata, in due continenti, uno settentrionale, l'Europa, e uno meridionale, l'Asia, separati dal Mediterraneo.

Oggi le moderne tecniche di misurazione e calcolo, in aggiunta alle immagini ricevute dalle sonde spaziali, a centinaia di chilometri di altezza, mostrano con grande evidenza quale sia la configurazione della Terra. Quest'ultima è rappresentata dal geoide, un solido unico uguale solo a sé stesso, la cui superficie, perpendicolare in ogni suo punto alla direzione della forza di gravità, corrisponde fisicamente con il livello marino medio, come se questo si estendesse in continuità, anche in corrispondenza delle terre emerse.

La superficie del pianeta nel suo insieme appare piuttosto regolare giacché la presenza di rilievi, anche più elevati, e di avvallamenti terrestri e marini (fosse oceaniche), pesa molto poco nella configurazione generale. Il solido geometrico regolare che più si avvicina alla forma della Terra – una sfera con un leggero schiacciamento ai due poli - è l'ellissoide di rotazione (o sferoide), ottenuto dalla rotazione di una semiellisse intorno al suo asse minore, coincidente con l'asse terrestre.

La determinazione della posizione di un punto sulla superficie terrestre ha trovato un'accettabile soluzione nel calcolo delle coordinate geografiche, all'interno di un sistema di riferimento costituito dai meridiani e dai paralleli. Il movimento di rotazione dell'ellissoide si compie intorno al suo asse minore, le cui estremità sulla superficie terrestre individuano due punti: il Polo nord e il Polo sud.

Il piano perpendicolare all'asse minore (Polo nord-Polo sud) ed equidistante dai poli si incontra con la superficie terrestre lungo una circonferenza massima, l'Equatore, che divide il pianeta in due emisferi (nord o boreale e sud o australe). I circoli massimi, tutti uguali tra loro, che sulla superficie terrestre congiungono i due poli sono denominati meridiani. Di solito con la definizione di meridiani geografici si intendono le semicirconferenze che sono comprese tra i due poli. Le circonferenze che tagliano perpendicolarmente i meridiani sono i paralleli, così denominati perché paralleli all'Equatore, rispetto a esso simmetrici e uguali a due a due, uno nell'emisfero settentrionale e l'altro in quello meridionale. La misura lineare dei paralleli diminuisce, procedendo dall'Equatore verso i due poli geografici. Meridiani e paralleli, ortogonali tra loro, sono infiniti e non immaginari (né tantomeno frutto della fantasia), ma idealmente (virtualmente) tracciati ad avvolgere tutta la superficie della Terra, formando il cosiddetto reticolato geografico, una griglia di riferimento a maglie di trapezi sferici.

Il reticolato geografico consente di localizzare qualsiasi luogo della superficie terrestre, poiché ogni punto del pianeta è individuato da un solo meridiano e da un solo parallelo. La misurazione delle coordinate geografiche ha reso indispensabile definire un meridiano e un parallelo da cui originare i calcoli e stabilire latitudine e longitudine. Se per il parallelo la scelta è caduta naturalmente su quello massimo, l'Equatore, per il meridiano di riferimento si è stabilito per convenzione internazionale di adottare quello passante per l'Osservatorio astronomico di Greenwich, un sobborgo di Londra. La scelta è avvenuta nell'ottobre del 1884, durante la Conferenza internazionale dei meridiani, organizzata a Washington dal presidente degli Stati Uniti Chester A. Arthur.

La latitudine è la distanza angolare di un punto dall'Equatore misurata lungo un meridiano, nord o sud, a seconda che il punto sia situato a nord o a sud del parallelo zero. Analogamente, misurando lungo un parallelo la distanza angolare di un punto dal meridiano di Greenwich si ottiene la longitudine, est o ovest, a seconda che esso si localizzi a est o ovest del meridiano zero. Le distanze angolari, di latitudine (da 0 a 90° nord o sud dell'Equatore) e longitudine (da 0 a 180° est o ovest del meridiano zero), vengono misurate in gradi, primi e secondi generalmente sessagesimali.

La conformazione plano-altimetrica della superficie terrestre, con i suoi rilievi e depressioni, rende necessaria la misurazione dell'altitudine (o quota) rispetto al riferimento dato dal livello medio del mare, ottenibile tramite l'altimetro o le triangolazioni trigonometriche, cui va aggiunto lo scandaglio utilizzato per le depressioni marine o lacustri. Da alcuni anni ha trovato larga diffusione un sofisticato strumento, il Global Positioning System (GPS), che si avvale di una flotta di satelliti in grado di leggere in continuazione tutta la superficie terrestre, restituendo una capacità di localizzazione e di navigazione di grande precisione.

Le dimensioni della Terra

  • Se la comprensione della forma della Terra ha attratto, fin dall'antichità, l'interesse di tanti studiosi, allo stesso modo molti sono stati quelli che hanno tentato il calcolo delle dimensioni. Se da qualche decennio le moderne tecniche di rilevamento e le immagini dallo spazio hanno consentito misurazioni della massima precisione, per tanti secoli geografi, astronomi, pensatori, navigatori si sono ingegnati alla ricerca di meccanismi di valutazione sempre più esatti.

I primi tentativi di calcolo risalgono forse a Eratostene, che misurò, con una precisione sorprendente.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiarapollastri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Piastra Stefano.
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