Geografia
Sommario
Modulo 1 – Geografia fisica 5
Le caratteristiche generali della Terra 5
L’osservazione geografica 5
Geografia fisica 6
I tempi della natura 6
Tempo geologico 6
Tempo storico 7
Teorie 7
Struttura del pianeta 9
Geosfera & biosfera 10
Caratteristiche della terra 10
Il clima 12
Fattori astronomici 12
Fattori terrestri 13
Elementi climatici 13
Classificazione dei climi 14
Uomo e clima 15
L’idrosfera 16
Le caratteristiche fisiche 16
Il ciclo delle acque 18
Le acque continentali 19
Il modellamento del suolo 22
Le rocce 22
Modellamenti endogeni 23
Orogenesi 23
Sismicità 23
DEBORAH MEDICI 1
Vulcanismo 25
Modellamenti esogeni 27
Degradazione meteoritica 27
Movimenti franosi 27
Erosione eolica 28
Erosione normale 28
Erosione fluviale 29
Erosione glaciale 30
Periglaciali 30
Ciclo di erosione di Davis 31
Morfografia 31
Modulo 2 – Geografia umana 33
Geografia umana 33
Territorializzazione 33
Territorio e paesaggio 35
Correnti di pensiero 36
Determinismo 36
Possibilismo 38
Funzionalismo 40
La prima rivoluzione industriale 40
Von Thunen – Teoria dell’economia agricola 42
La seconda rivoluzione industriale 42
Weber - Il triangolo della localizzazione industriale 43
Christaller – Gerarchie di città 44
Funzionalismo 46
Perroux – Teoria del polo industriale 47
Geografia sistemica 48
Contesto storico-sociale 48
DEBORAH MEDICI 2
Prima fase della geografia sistemica 49
Sfida a Cartesio 50
Seconda fase della geografia sistemica 52
La prospettiva umanistica 53
Grammatiche a confronto 53
Storia 54
Differenze 55
La città 56
Le regioni 57
Megalopoli 59
Rank-size rule 59
Città multietniche 60
Contro-urbanizzazione 61
Van de Berg – Ciclo di vita della città 61
Ernest Burgess – Valore e impiego del suolo 62
Pressione umana 64
Storia dell’andamento demografico 64
Modello della transizione demografica 64
Dinamica dell’incremento della popolazione 65
L'equazione malthusiana e la sindrome del collasso 66
Neomalthusianesimo 68
Modulo 3 – Cartografia 70
La cartografia 70
Storia della forma della terra 71
Il reticolato geografico 73
Caratteristiche della carta geografica 74
Scala 74
Legenda 76
DEBORAH MEDICI 3
Proiezioni 77
Storia della cartografia 82
Cartografia preistorica 82
Cartografia del medio oriente 82
Cartografia greca 82
Cartografia romana 83
Cartografia ellenica 83
Cartografia medievale 84
Cartografia moderna 88
Cartografia contemporanea 89
Modulo 4 – Geografia europea 90
Etimologia 90
Geografia fisica dell’Europa 91
Confini 91
Acque oceaniche 92
Acque continentali 94
Morfografia e morfogenesi 95
Clima e bioma 95
Demografia 98
Immigrazione 98
Popolazione 100
Città 100
L’Unione Europea 102
La grande crisi europea 103
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Modulo 1 – Geografia fisica
Le caratteristiche generali della Terra
L’osservazione geografica
La geografia è una disciplina che studia i fenomeni territoriali e la loro distribuzione sulla superficie terrestre, e lo fa attraverso una metodologia particolare, che la differenzia dalle altre scienze della terra e che prevede delle tappe analitiche quali l’acquisizione, l’elaborazione, il coordinamento e la presentazione dei dati.
Questa analisi parte da un’osservazione preliminare dei rapporti di causa ed effetto che si instaurano tra i vari fenomeni territoriali osservati e può essere di tre tipi:
- Diretta: si compie su un luogo attraverso il coinvolgimento di tutti i sensi, in particolare quello della vista. È un’operazione mentale perché l’oggetto va osservato nelle sue caratteristiche e vanno rilevati tutti gli elementi che fanno parte dell’oggetto/fenomeno territoriale considerato fino a che non si riconoscono tutte le caratteristiche e i rapporti di grandezza che questo oggetto/fenomeno ha rispetto al contesto.
- Strumentale: si compie attraverso l’utilizzo di strumenti che ci servono per avere dei dati quantitativi sui quali basare l’analisi, ad esempio il correntometro per la misura della corrente delle acque o l’igrometro per la misura dell’umidità. Questi dati quantitativi aiutano ad avere una comprensione più esaustiva del fenomeno geografico.
- Indiretta: si compie attraverso delle inchieste svolte da singole persone o mediante uffici privati e/o pubblici. Queste inchieste prevedono l’assunzione di informazioni derivanti da persone che sono pratiche dei luoghi, indipendentemente dal loro grado d’istruzione. Ciò che conta è che abbiano una conoscenza empirica del luogo, come succede per pastori e agricoltori. L’importante è che le domande che vengono poste non cerchino di pilotare le risposte e che queste vengano poi vagliate in modo critico per ottenere il massimo delle informazioni.
L’osservazione geografica ha come scopo quello di rilevare la posizione dei fenomeni fisici e antropici, le variazioni spaziali e l’identificazione del carattere delle manifestazioni spaziali.
Sulla base di questa osservazione, l’analisi geografica definisce:
- La magnitudo geografica: grandezza geografica delle superfici considerate nell’osservazione. I territori presi in esame possono avere una grandezza diversa; quindi, hanno differenti ordini di grandezza o, per l’appunto, di magnitudo.
- Livelli d’analisi della descrizione: è la capacità di una descrizione di essere più o meno dettagliata. Tanto più il territorio è esteso, tanto meno è analitica la descrizione.
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- La scala: il livello di analisi della descrizione è collegata alla scala cartografica, cioè il rapporto tra la distanza misurata sulla carta e la corrispondente distanza misurata sul terreno. Da questo deriva che tanto più l’estensione è elevata tanto più lo studio è sintetico e tanto più la scala è piccola.
- Il quadro di riferimento: ci dice che bisogna di tener conto del territorio centrale nella nostra osservazione geografica rispetto a un contesto che può essere più o meno ampio. Ad esempio, se volessimo analizzare Roma in un contesto nazionale parleremo di un primo livello del quadro di riferimento, se la volessimo analizzare in un contesto europeo si parlerebbe di secondo livello, se il contesto fosse mondiale si parlerebbe di terzo livello.
Nota: più aumenta la magnitudo, meno la descrizione è analitica, più è piccola la scala e più è grande il quadro di riferimento.
In base a ciò possiamo dire che l’analisi geografica è un’analisi che mette in relazione il fenomeno territoriale osservato con un certo contesto con il quale intrattiene delle relazioni.
Fino a pochi decenni fa il fenomeno osservato veniva sempre messo in relazione con un certo contesto ecumenico, cioè una porzione di territorio abitata e occupata dall’uomo. Si parlava inoltre di contesti sub-ecumenici (luoghi abitati temporaneamente) e anecumenici (abitati per motivi di ricerca, come per esempio l’Antartide). Ad oggi questi concetti sono stati superati e l’analisi geografica non mette più in relazione il fenomeno col solo ecumene, ma con tutta la biosfera.
Geografia fisica
La geografia fisica studia gli elementi e i fenomeni che caratterizzano la biosfera con i quali ogni azione antropica deve misurarsi. Ad esempio, la conoscenza geologica ci permette di individuare giacimenti minerari che negli ultimi 50 anni sono alla base dell’economia mondiale, oppure per poter organizzare e pianificare il territorio. Può rispondere a domande importanti come quali e quante risorse l’ambiente può ancora offrire, quali rischi di eventi catastrofici ci sono, fino a individuare quali sono gli ecosistemi esistenti sulla superficie terrestre e come possono essere salvati.
Nonostante ad oggi ancora non siano in atto delle vere e proprie opere sistematiche che trattino la geografia fisica in funzione della geografia umana, è opinione comune dei geografi che l’ambiente naturale è il sito e/o il supporto fisico dell’insediamento antropico.
Dal momento che l’ambiente è il supporto fisico dell’esistenza antropica, conoscerlo ci porta ad avere una relazione cosciente con esso.
I tempi della natura
Possiamo distinguere due tipologie di tempi della natura: il tempo geologico e il tempo storico.
Tempo geologico
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La nascita della Terra come singolo corpo è avvenuta circa 4.5 miliardi di anni fa. Dei tempi più remoti non si conosce molto, si parla infatti di tempi pregeologici. Le rocce più antiche risalgono a 3.8 miliardi di anni fa mentre la comparsa delle prime forme di vita unicellulari risale a 3.3 miliardi di anni fa. Per quanto riguarda gli esseri viventi, le prime forme di organismi complessi risale a 700 milioni di anni fa.
La geologia fino a poco tempo fa seguiva una cronologia relativa, cioè gli eventi occorsi nel tempo erano stati ordinati secondo un rapporto prima/dopo e, in base a questa successione, il tempo geologico era stato diviso in Ere, a loro volta suddivise in Periodi. Negli ultimi anni, grazie allo studio della radioattività delle rocce, si è arrivati a individuare una cronologia assoluta senza però abbandonare la suddivisione ere/periodi che continua a essere molto pratica.
- Era Archeozoica (Precambriana) rappresenta i tempi primordiali e racchiude l’85% della storia della Terra.
- Era Paleozoica (Primaria):
- Era Mesozoica (Secondaria):
- Era Cenozoica (Terziaria):
- Era Antropozoica o Neozoica (Quaternaria): è divisa in due periodi:
- Pleistocene: fu un periodo di instabilità ambientale e cambiamenti veloci dovuti a espansioni causate dalle contrazioni dei ghiacci polari e alpini. Le zone climatiche subirono una compressione verso sud e grandi masse di detriti glaciali si sparsero nel nord dell’emisfero modificando il clima dell’America Settentrionale e di parte dell’Europa.
- Olocene: anche in questo periodo ci furono diversi cambiamenti: espansione e riduzione di linee costiere, fluttuazioni climatiche.
Tempo storico
La parte di contatto tra il tempo geologico e il tempo storico si fa risalire a 12 mila anni fa, quando la calotta nord europea si è frammentata, causando una successione di periodi di clima freddo e clima caldo, fino ad arrivare alla piccola era glaciale durata dal XVI secolo al XIX inoltrato. Alla metà del secolo scorso la temperatura ha iniziato poi a salire causando una compressione della copertura glaciale e un innalzamento del livello medio termale.
Negli ultimi decenni si è discusso molto su questo tema, in particolare sull’incidenza dell’attività umana su questi cambiamenti climatici e si sta riflettendo se sia il caso di ripensare la posizione dell’uomo sul pianeta terra. L’unica cosa a cui bisogna fare attenzione è che i cambiamenti climatici sono qualcosa che si è sempre verificato fin dall’alba dei tempi e quindi non sono del tutto un fenomeno alieno.
Teorie
Per quanto riguarda la frammentazione odierna delle terre emerse in più masse continentali, va ricercata in tempi geologici. Il primo a intuire che i continenti non erano sempre stati frammentati nel modo in cui li conosciamo oggi fu Alfred Wegener nei primi anni del ‘900. Egli concepì la Teoria della deriva dei continenti (1912) secondo la quale, circa
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200 milioni di anni fa, esisteva una sola grande massa continentale chiamata Pangea (“tutta terra”) circondata da un unico mare, chiamato Pantalassa (“tutto mare”). A partire da questa unica massa ha poi avuto inizio un frazionamento delle terre e la conseguente deriva in direzioni opposte, che ha portato alla conformazione attuale. L’idea per questa teoria gli venne osservando i contorni delle sponde atlantiche africane e sudamericane che mostravano un incastro quasi perfetto. Questa teoria non ebbe molto successo per il fatto che Wegener non riuscì a individuare e quindi a spiegare la causa di questo frazionamento e del relativo movimento.
Dopo la Seconda guerra mondiale, questa teoria fu ripresa e analizzata in modo più dettagliato grazie anche agli strumenti che nel corso degli anni erano state progettate e costruite. Vennero infatti analizzati i fondali marini, le dorsali, i sistemi montuosi, le isole, le fosse oceaniche, la distribuzione dei vulcani, etc. Venne quindi redatta la Teoria della tettonica a placche, detta anche globale, di cui lo statunitense Harry Hess fu un precursore, che prende in considerazione i movimenti di origine endogena delle placche della litosfera. In seguito a questi movimenti le rocce possono piegarsi o rompersi provocando estese fratture, oppure possono sollevarsi o abbassarsi, e hanno modificato nel corso di milioni di anni forma e distribuzione delle placche e dei continenti sopra di esse.
Con il termine tettonica si indica in generale lo studio della configurazione che assume la crosta terrestre per mezzo di movimenti di origine endogena delle placche della litosfera. In seguito a questi movimenti le rocce possono piegarsi o rompersi provocando estese fratture, oppure possono sollevarsi o abbassarsi.
Per capire bene come questo può accadere, dobbiamo ricordare che la crosta terrestre poggia sul mantello, la cui parte più esterna è solida, e forma insieme alla crosta, la cosiddetta litosfera. Sotto la litosfera c’è l’astenosfera, una zona meno rigida dove si ipotizza che, in alcune zone, avvenga una fusione parziale del mantello con conseguente generazione di magmi. La litosfera, seppure con molta viscosità, consente i movimenti di una ventina di placche litosferiche che sono trasportate delle forze generate dalle correnti convettive, cioè correnti di materiale caldo che vanno dalle zone interne più calde a quelle esterne più fredde. Queste placche non corrispondono ai continenti o agli oceani, ciascuna può comprendere entrambe le parti, inoltre sono sempre in continuo movimento e si scontrano, spingono e si sovrappongono con uno scorrimento orizzontale a una velocità media variabile che va da 1 a 20 cm l’anno.
Possiamo avere due situazioni:
- Convergenza: si ha quando due placche vanno l’una verso l’altra e ciò che succede dipende dal tipo di placche coinvolte:
- Oceano-Oceano: si ha subduzione di una delle placche, cioè una placca scivola sotto l’altra affondando in parte nel mantello e causando la formazione di magma che poi risale in superficie dando vita a fenomeni vulcanici con la conseguente formazione degli stessi. C’è quindi la formazione di un arco insulare vulcanico.
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- Oceano-Continente: si verifica lo stesso fenomeno di subduzione e la placca che sprofonda è quella oceanica in quanto più fluida. Sul fondo oceanico si forma una fossa oceanica, nella placca continentale una catena vulcanica costiera.
- Continente-Continente: avvengono fenomeni di orogenesi, cioè si avvia il processo di corrugamento per il quale le placche non sprofondano, ma finiscono le une contro le altre generando dei rilievi.
- Infine, ci sono delle placche che non si scontrano, ma si sfiorano e vengono chiamate faglie trasformi. Le zone di frizione delle placche possono accumulare delle forti pressioni che possono portare al limite massimo l’energia immagazzinata facendole superare il limite di resistenza delle rocce. In questo caso l’energia si libera dando luogo a terremoti. Un esempio di faglia è quella di Sant’Andrea in California che nasce dallo sfregamento della placca pacifica con quella nordamericana.
- Divergenza: si ha quando dalle dorsali, lungo un fossato sale una gran quantità di magma basico a causa di correnti ascensionali, che si riversa sui due lati spingendo le placche adiacenti le une lontane dalle altre, allargando il fondo oceanico. Il magma fuoriesce dando via a fenomeni vulcanici sotto il livello del mare e quando si condensa dà vita a vere e proprie montagne sui fondali marini.
I punti caldi della terra, cioè quelli in cui sono più diffusi fenomeni sismici e vulcanici, sono solitamente i margini caldi e attivi delle zone crostali, cioè:
- Cintura di fuoco: idealmente circonda l’oceano Pacifico ed è pieno di isole di origine vulcanica.
- Le dorsali medio-oceaniche: i fenomeni di solito avvengono sul fondo oceanico, ma alcune vette sono visibili anche fuori, un esempio è l’Islanda e l’isola di Sant’Elena.
- Catene estese in senso trasversale dal bacino mediterraneo all’Iran attraverso la penisola anatolica.
- La fascia in direzione nord-sud dell’Africa orientale (sud dell’Arabia) dove nel fondo delle fosse tettoniche ci sono dei reef dove si sono andati a formare grandi laghi.
Struttura del pianeta
Il pianeta Terra è un corpo complesso di forma quasi sferica, costituito da una successione di strati concentrici che a partire dall’esterno sono:
- Atmosfera: involucro gassoso di 1000 Km senza un limite ben definito, rarefatto verso lo spazio cosmico.
- Idrosfera: involucro irregolare non continuo formato dall’insieme delle acque (mari, fiumi, ghiacciai).
- Litosfera: è la parte solida costituita dalle rocce che ha uno spessore che va dai 5 ai 60 km e a cui appartiene la crosta terrestre.
- Astenosfera: è un mare di magma che divide la litosfera dal mantello.
- Mantello: è formato da rocce pesanti e non tutte allo stato solido che si estende al di sotto della litosfera fino a 2900 Km rispetto al livello del mare.
- Nucleo: si trova a 6370 Km sotto il livello del mare ed è di costituzione metallica, quindi molto pesante.
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Ognuno di questi strati agisce a modo suo su una determinata area del sistema
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