Contributi geografia della comunicazione
Differenziali geografici di sviluppo
La geografia della produzione intercetta mutamenti di portata storica nell'assetto dei mercati, nell'interazione fra offerta e domanda, nelle reti di circolazione e traffico, quindi nelle relazioni a distanza e nelle forme di organizzazione del territorio. Ma l'ininterrotto mutamento geografico dei processi di creazione e di ricchezza non diventa più sensibile solo in occasioni di portata storica. Anche periodi limitati e addirittura generazionali possono ospitare forti specializzazioni e de-specializzazione regionali, e talvolta mutamenti significativi nella stessa qualità posizionale delle regioni, cioè nella logica, nelle pratiche e nelle conseguenze dei rapporti spaziali; quanto è avvenuto ad esempio con l'apertura di nuove rotte o con l'avvento congiunto di telegrafo e ferrovia, per non parlare della rapidità con cui le piattaforme informatiche di Internet hanno rapidamente ristrutturato mercati immateriali come quelli finanziari, mercati materiali come i sistemi logistici di circolazione e traffico, e le reti trans-territoriali di produzione manifatturiera.
Purobbedendo a palesi tendenze di lungo periodo, questi momenti sono assai più frequenti, e non sarebbe logico fossero privi di attinenza con le frasi brevi del cosiddetto "ciclo economico", ossia con la particolare attitudine del mercato a esprimersi in veste quasi periodica, alternando oscillazioni cicliche per numerose variabili. Il periodo di queste oscillazioni, usualmente raffigurata attraverso sinusoidi, è di cicli “brevi”: la raffigurazione con la sinusoide in coordinate cartesiane tradisce l'assunto implicito che, spostandosi lungo l'asse temporale delle ascisse, il mercato torni congiuntamente al punto di partenza. L'assunto è naturalmente falso, tanto più dal punto di vista geografico, perché l'oscillazione, qualunque essa sia, produce mutamento; ma in certi casi, quando è priva di effetti sulle modalità di funzionamento del mercato, l'assunto è quasi vero e il mutamento geo-economico assai modesto.
In altri casi, però, il funzionamento del mercato viene in qualche modo riclassificato e il mutamento geo-economico, misurabile attraverso l'evoluzione specializzativa delle economie regionali, diventa percettibile e talvolta significativo. Un ciclo lungo incapsula al suo interno numerosi cicli brevi, che ne costituiscono la dinamica di evoluzione, e la sovrapposizione di questi due diversi ritmi non può che generare rumore di fondo: cicli lunghi espansivi, per esempio, contengono cicli brevi di stasi o recessione, i cui effetti sulla distribuzione geografica della ricchezza possono essere significativi ed avere poi conseguenze di lungo periodo.
L'indagine geo-economica sullo sviluppo
L'indagine geo-economica sullo sviluppo ha messo in luce negli ultimi decenni la perdita di capacità esplicativa dei processi cosiddetti esogeni, privilegiando invece quelli endogeni. Nel ‘900 vi è stata un'analisi attenta di ogni specifico processo localizzato, apparentemente contraddistinto da fattori peculiari. Ne derivava la crisi dei modelli interpretativi consolidati, e questo ha contribuito alla fortuna di numerose eterodossie fra loro distinte, ma accomunate dalla valorizzazione della dimensione endogena.
Secondo Arrighi la fase terminale dei cicli sistemici di accumulazione coincide con la "finanziarizzazione", vista dunque come evento ricorrente e periodico. Per finanziarizzazione si intende quel particolare processo in virtù del quale i possessori di capitale, invece che destinarlo a specifiche forme materiali di investimento, preferiscono mantenerlo in forma liquida e ricavare profitti dalla sua compravendita. La periodicità deriva dai particolari ritmi di redditività delle forme di investimento, soggette, come già rilevava Smith, alla caduta tendenziale del saggio del profitto. Per un periodo di tempo abbastanza lungo una particolare forma di creazione di ricchezza prevale sulle altre, si manifesta cioè la più redditiva. Tale forma dà luogo a rendimenti manifestamente crescenti, si dota di meccanismi automatici di autodifesa, e verso di essa tende dunque a convergere la maggior parte degli investimenti.
Questa convergenza porta nel lungo periodo il numero degli attori ad aumentare, e con esso la concorrenza. Il saggio del profitto cala oltre un limite ritenuto accettabile e i principali attori, a questo punto, disinvestono da un'attività non più soddisfacente e si finanziarizzano. Lo schema motivazionale può essere arricchito dalla considerazione che, proprio in ragione dell'accresciuta concorrenza, il mercato di investimento non è soltanto meno redditivo, ma anche più difficile e rischioso, e rende sempre più costoso il mantenimento delle posizioni di forza o la mitigazione della loro erosione. Tali fasi possono essere considerate il "segnale dell'autunno" di un periodo specifico e strutturalmente stabile di creazione di ricchezza.
Mentre i principali attori si finanziarizzano, altri (i concorrenti emergenti) predispongono pratiche più aggiornate e proficue di creazione di ricchezza e iniziano una nuova fase di espansione materiale, all'autunno della quale, ciclicamente, finiranno anch'essi per finanziarizzarsi. Se la fase di finanziarizzazione separa due forme differenti di creazione di ricchezza (due distinte fasi di redditività del mercato), è inevitabile che al suo interno il locale acquisti rilievo (“il rilievo del locale”).
Variabilità geografica e declino di profittabilità
Non che nel locale accadano più cose di prima, o più importanti, tutto infatti accade e non può che accadere nel locale. Semplicemente aumenta la variabilità geografica dei fenomeni economici. Quando infatti una modalità prevalente di creazione di ricchezza tende a diventare obsoleta (meno redditiva), il suo declino di profittabilità non potrà, fra le regioni specializzate, che essere molto diversificato: dall'intensità locale del declino proverrà una famiglia di comportamenti assai variegata.
Una specializzazione in via di obsolescenza, inoltre, non viene immediatamente sostituita da un’altra: ci sarà un periodo più o meno lungo in cui la forma che la sostituirà, piano piano, si precisa in competizione con altre, oltre che con i tentativi di resistenza della vecchia forma. Può accadere:
- La modifica dei fattori chiave della redditività;
- Modifica delle strategicità delle risorse;
- Concorrenza fra diverse forme di investimento in condizioni di scarsa prevedibilità;
- Crisi tendenziale delle regioni, dei mercati settoriali e delle imprese precedentemente forti;
- L'emergere di regioni, settori, imprese concorrenti il cui destino dipenderà dal destino della forma di creazione di ricchezza a cui si appoggiano;
- Gli inevitabili conflitti infra e inter-regionali associati ai declini, alla difesa delle posizioni e delle quote di mercato, alle insorgenze localizzate alla diffusa adozione di politiche bigger-your-neighbour;
- L'instabilità della rete dei traffici;
- La perdita di stelle polari, anomia, spaesamento individuale-collettivo e così via.
Tutto questo accresce la variabilità geografica dei fenomeni economici. La variabilità aumenta per la “perdita delle stelle polari”, ossia di un assetto diffusamente praticato e accettato per la produzione di ricchezza. La sua obsolescenza, infatti, non può che provocare risposte svariate, tentative e divergenti al mutamento imperativo della produzione localizzata di surplus, e lo stesso i conflitti che ne nascono. Quando poi una nuova forma di creazione di ricchezza si afferma come modale, allora essa impone la sua regola, ridona prevedibilità agli investimenti, stabilisce i canoni delle maggiori o minori opportunità delle varie economie regionali, definisce percorsi accettati come giusti, redditivi o semplicemente ineluttabili per la loro riorganizzazione interna, e consolida la loro sagoma dei rapporti spaziali e della rete di circolazione.
Nella locale continua pressappoco ad accadere la stessa quantità di cose di prima, ma queste obbediscono ad una nuova regola: dopo un periodo di indisciplina, l’endogeno torna di nuovo disciplinato e sostanzialmente prevedibile. L'esogeno riacquista la qualità che aveva perso: ridiventa selettivo e rigoroso nell'imporre le sue regole alle varie economie regionali, e di solito riesce a farlo. È in queste fasi strutturalmente stabili che il vantaggio iniziale appare categoria pressoché invincibile e può nascere la teoria della dipendenza per cui storicamente è nata nel sesto decennio del ‘900, nella convinzione che l'inflessibile rapporto fra centro e periferia fosse modificabile solo cambiando alla radice la logica dei cosiddetti “rapporti di produzione”.
Emergenza del locale nei processi esogeni
Sono allora i fenomeni di emersione del locale a dare ritmo e tempi ai processi cosiddetti "esogeni" della geografia della produzione di ricchezza. Ogni mutamento dei processi di creazione di ricchezza sembra correlato a una fase di finanziarizzazione. Polanyi studia ogni significativo allargamento dei mercati che già nell'antichità provocava la crescita quantitativa e qualitativa dei mezzi di pagamento (transizioni più numerose, di maggiori volumi e a maggiore distanza, che stimolavano in più luoghi la produzione materiale e creavano maggior valore nell'intermediazione, richiedevano di essere regolate in modo più articolato, rapido ed efficiente). La finanziarizzazione non sarebbe dunque né segnale dell'autunno, né indice di una preferenza sistemica della liquidità. Continuerebbe però a costituire un evento raro, una sorta di punto iniziale e finale di una fase di espansione del mercato, nel senso che due fasi successive di espansione dei mercati verrebbero sempre separate da una fase di finanziarizzazione.
Che queste fasi, negli antichi imperi, potessero essere molto lunghe è ben comprensibile, e ne uscirebbe confermato il ritmo long run delle finanziarizzazioni. Ma dall'osservazione di Polanyi discende anche l'opposto, che le finanziarizzazioni possono invece essere non rare e più frequenti. Possono infatti assumere la veste più semplice dell'espansione dei mezzi di pagamento in presenza di un'espansione del mercato, senza che questo implichi le conseguenze e i tempi di Arrighi.
Espansione dei mezzi di pagamento
Le fasi di espansione dei mezzi di pagamento non si realizzano in opposizione a una fase di espansione materiale, non segnalano la sostituzione degli attori e possono essere lette come un ritmo interno del ciclo sistemico di accumulazione. Tali fasi sono contestualmente di espansione finanziaria ed espansione materiale: ciò accade quando il gruppo di agenti imprenditoriali e governativi di Arrighi non investe sui concorrenti, ma ancora su se stesso. Lo fa, evidentemente perché la concorrenza non lo minaccia in modo ancora decisivo e soprattutto perché se ne sono realizzate le condizioni pratiche, ossia sbocchi di investimento che prima non erano presenti, cioè condizioni originali o fatti di natura innovativa.
Nella fase che finanziarizza e chiude un ciclo lungo, non vi è semplice preferenza per la liquidità da parte degli attori in via di espulsione dei mercati. Il capitale viene semplicemente reinvestito accrescendo i profitti degli attori intesi come singole famiglie di imprenditori, e facendo al contempo la disgrazia dell'economia geografica che li ospita: luogo di origine e luogo di destinazione dell'investimento infatti non coincidono, secondo la classica formulazione del modello di Arrighi. Che poi la finanziarizzazione come fase terminale di un ciclo sistemico di accumulazione si risolva non solo nell'investimento a beneficio dei concorrenti alogeni, ma anche nel rifugio nella rendita (terra ad esempio) non fa in realtà che affrettare la chiusura del ciclo, perché diminuisce ulteriormente la competitività dell'economia geografica che si finanziarizza.
Impatti sul processo di creazione di ricchezza
I destini delle singole famiglie imprenditoriali dell'economia geografica che li ospita sono ancora legati, benché l'investimento possa anche bene essere effettuato in rete; ma ben diversa è la geografia dell'accumulazione di questo specifico momento del processo di creazione di ricchezza, che ancora privilegia l'economia geografica che ha prodotto sia l'espansione finanziaria che quella materiale. Il processo di creazione di ricchezza modifica la geografia economica. L'espansione dei mezzi di pagamento e il conseguente investimento sono ugualmente capaci di ristrutturare i mercati. Le specializzazioni regionali evolvono con intensità, il mutamento territoriale può essere intenso e le relazioni inter-regionali considerevolmente modificate.
Tutto questo ci riconduce a specifiche regolarità rintracciate nell'economia politica dei cicli brevi. Andamenti individuati da Kuznets con una periodicità circa ventennale. L'espansione immobiliare si associa a fasi espansive, con crescita degli investimenti, del lavoro e della domanda. Quando questa crescita rallenta, andrà facilmente incontro a mismatch fra domanda e offerta che il mercato assorbe con crescente difficoltà. Schumpeter colloca gli investimenti in infrastrutture ed edilizia all'interno di un processo più articolato. Influenzato dalle analisi di Kondratiev sui prezzi, che mostravano da fine ‘700 al primo ‘900 due tipiche gobbe circa cinquantennali nei prezzi all'ingrosso; Schumpeter ipotizza che esse possono derivare dall'emergere di nuove tecnologie e imprese innovative in grado di ristrutturare significativamente i mercati.
Business cycles
Sono i cosiddetti "business cycles”, coincidenti nella fase iniziale tanto con gli investimenti Kuznets quanto con le “gales of creative destruction” per le quali Schumpeter viene spesso ricordato. Il “business cycles” ha caratteristiche più sistemiche dei cicli individuati da Kuznets: ha una maggiore ampiezza, basandosi su innovazioni che introducono elementi di novità nei prodotti e nella produzione, e genera un nuovo assetto nel mercato, incaricandosi nel mentre di marginalizzare quello in via di obsolescenza. L'effetto di nuove tecnologie e nuove forme organizzative e relazionali del mercato tende così a diramarsi per lungo tempo, con un effetto simile a quello che precedentemente avevamo associato al mutamento delle forme di creazione di ricchezza e al conseguente impatto sulle specializzazioni regionali.
Nuovi mercati assumono un ruolo di guida nell'assorbire gli investimenti, nell'orientare la domanda, nel definire gli standard tecnologici e organizzativi. Le imprese di questi mercati si muniscono, intenzionalmente e preterintenzionalmente, di procedure di autodifesa. Questa maturazione richiede tempo, è naturale. Tale stagione tecnologico-organizzativa propone come minimo nuovi requisiti alle specializzazioni regionali. Lo stesso Schumpeter notava che l'avvento dell'elettricità, che aveva reso possibile l'ingegnerizzazione fordista, aveva nel contempo eliminato la voce "energia" dei requisiti di localizzazione delle attività economiche. La memoria della recente conversione dei cicli produttivi dalle tecnologie elettromeccaniche a quelle microelettroniche, d'altro canto, mostra con chiarezza effetti simili e sistemici.
Un processo come la “gales of creative destruction” schumpeteriana si approssima maggiormente a quanto andavamo ricercando, ossia una fase nella quale la ridefinizione delle relazioni interne ed esterne delle economie regionali disegna un quadro geografico distinto rispetto al precedente, preparato da fenomeni localizzati di crescita e declino e differenti forme di interdipendenza nelle varie scale geografiche. Schumpeter e Kuznets vedevano il processo di sviluppo e la sua ciclicità in modo assai differente. Il primo tendeva ad assegnare ai prezzi, come segnale di una fase concentrata di investimenti, un carattere fortemente indicativo, riponendo una fiducia assai minore nelle stime delle altre variabili macroeconomiche. Il secondo riteneva invece le serie Kondratiev un indicatore impreciso e discutibile, e i “business cycles” una periodizzazione entro la quale le variabili macroeconomiche, del cui calcolo è stato uno dei fondatori, non trovavano sufficiente coerenza.
Le serie Kondratiev e i “business cycles”, dal punto di vista dell’economia politica, sono nel migliore dei casi un’approssimazione di andamenti. Dal punto di vista della geografia economica essi appaiono però quanto di più vicino a un segnale dell'autunno del processo di specializzazione regionale, che non abbia il ritmo lungo e inservibile di Arrighi, ma una frequenza simile a quella con cui le trasformazioni geografiche delle economie regionali concretamente si realizzano.
Dicotomia fra letture continue e discrete
È sempre rintracciabile la dicotomia fra letture continue e discrete. Ogni accadimento analizzato in senso cronologico si presenta infatti a una lettura in chiave di analogia e di continuità. Allo stesso tempo, però, ogni accadimento si presta anche a una lettura in chiave di differenza e di discontinuità. Il passare, negli eventi sociali, da una condizione A ad una condizione B è un processo transitivo. L'avvento di una condizione B non cancella integralmente, nel fenomeno osservato, gli elementi della preesistente condizioni A, sostituendoli. Più semplicemente, una qualsiasi condizione A progressivamente muta, fino ad assumere una fisionomia in cui gli elementi di analogia perdono via via importanza, mentre quelli di diversità acquisiscono un peso sempre crescente, finché non ci sentiamo autorizzati a definire quella condizione in modo diverso.
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