Estratto del documento

Introduzione

Cos'è l'economia? Il termine economia deriva dal greco “Oikonomos” e significa “chi si occupa della famiglia”, ovvero della cura dei bisogni di altre persone; è questo il compito del capofamiglia. Ogni famiglia deve allocare risorse scarse tra i propri membri, tenendo conto di capacità, impegno e desiderio di ciascuno. Un’ulteriore definizione più corretta di economia è quella di scienza sociale che studia i modi con cui le società amministrano risorse scarse. Come una famiglia, la società deve allocare i beni e i servizi prodotti: deve decidere chi mangia caviale, chi pane e cipolle ecc.

Scelte economiche

Come scegliere cosa produrre? Per chi produrli? Sono tutte decisioni che riguardano l'economia. Gestire le risorse è importante perché le risorse sono scarse; la società dispone di risorse limitate e non si può garantire a ciascuno il massimo tenore di vita a cui aspira. L'economia stabilisce i modi in cui la società gestisce le proprie risorse scarse, queste non vengono allocate solitamente da un’istituzione centralizzata di pianificazione, ma da un’azione combinata di milioni di individui e imprese. Esistono vari modi per intendere l’“economia”:

  • Economico: costa poco/modo in cui i soggetti amministrano le risorse
  • Si applica anche a un singolo individuo: come amministra le proprie risorse. Vale anche per gruppi piccoli (famiglia, piccola associazione).

Soggetti dell'economia

I soggetti di cui si occupa l’economia:

  • Individui: Obiettivo, cercano di massimizzare le risorse
  • Associazioni: Obiettivo, realizzano un obiettivo comune ai soci
  • Imprese: Obiettivo, massimizzare il profitto
  • Stato: Obiettivo, massimizzare il benessere collettivo

La logica della scelta dei soggetti si può declinare per ogni argomento. Risorsa (input produttivo) = qualunque cosa si possa utilizzare per produrre un prodotto finale (bene o servizio). Beni e servizi (output dei processi produttivi) = servono a soddisfare i bisogni. Sono il risultato della produzione.

Limiti dell'economia

Può l’economia occuparsi di tutto? No. Alcuni americani hanno cercato di applicarla al matrimonio ma senza risultato. Affetti, amicizia, carità ecc. sono tutte cose di cui l’uomo ha bisogno ma che non rientrano nell’economia.

Capitolo 1. I 10 principi dell'economia

4 principi riguardano le scelte individuali, 3 riguardano le interazioni tra gli individui, 3 riguardano il funzionamento dell’intero sistema.

Le decisioni individuali

Dato che il comportamento di un’economia riflette il comportamento degli individui che la compongono, lo studio dell’economia parte dai quattro principi che regolano le decisioni individuali.

Principio 1: gli individui devono scegliere tra alternative (trade-off)

L’obiettivo è di confermare che nulla è gratis ma ogni cosa che facciamo comporta qualcosa che non si fa. Prendere una decisione significa scegliere fra alternative e rinunciare a qualcos’altro. A livello sociale gli individui affrontano vari tipi di trade-off. Per esempio, tra “burro e cannoni”. Più si spende per difendere il paese da eventuali aggressioni (cannoni), meno si può spendere per migliorare il tenore di vita attraverso i consumi individuali (burro). In una società, è importante anche l’alternativa tra salvaguardia dell’ambiente e livello di reddito: le leggi che impongono alle imprese di contenere l’inquinamento fanno aumentare il costo di produzione di beni e servizi (la normativa sulle emissioni offre il beneficio di un ambiente più pulito a costo di riduzione del reddito di imprenditori e consumatori). Un altro trade-off che la società deve affrontare è quello tra efficienza ed equità. Efficienza è ciò che permette alla società di ottenere il massimo risultato possibile, date le risorse scarse di cui dispone. Equità è ciò che le permette di ripartire tra i propri membri secondo giustizia i benefici derivanti dall’uso di tali risorse. I due obiettivi sono spesso in conflitto. Riconoscere i trade-off è importante perché è più facile prendere le decisioni giuste se si sanno comprendere le alternative con cui ci si confronta.

Principio 2: il costo di qualcosa è ciò a cui si deve rinunciare per ottenerlo (= costo opportunità)

Non è un costo che dobbiamo sostenere, ma un costo che corrisponde alla rinuncia a un’alternativa. Non per forza è un costo monetario, ma piuttosto è astratto. A volte include una rinuncia monetaria più una rinuncia ad altre opportunità. Il costo opportunità di un bene è ciò a cui si deve rinunciare per ottenerlo. Per prendere qualunque decisione si deve sempre considerare il costo opportunità delle alternative possibili.

Principio 3: gli individui razionali pensano “al margine”

Quando un individuo razionale si trova di fronte diverse opportunità si mette nelle migliori condizioni possibili per raggiungere i propri obiettivi. La gamma di alternative di solito non è solo tra bianco e nero, ma contiene varie gradazioni di grigio. Per descrivere queste variazioni incrementali, gli economisti usano il termine variazioni marginali. Margine significa "limite", le variazioni marginali sono aggiustamenti al limite. Gli individui prendono decisioni tra benefici marginali e costi marginali. Analisi marginalista: si confronta il consumo progressivo di un bene, il beneficio marginale e il costo marginale. Esempio: prendiamo in considerazione il prezzo che le compagnie aeree applicano ai passeggeri last-minute. Su un volo x, il costo medio del singolo posto è di 500 euro. Si potrebbe dire che la compagnia farebbe meglio a non vendere biglietti ad un prezzo inferiore di 500, ma pensando al “margine” l’impresa può realizzare migliori profitti. Un aereo con 10 posti vuoti sta per decollare, un passeggero senza biglietto si presenta, disposto a pagare 300 euro. La compagnia dovrebbe assolutamente accettarlo perché sebbene il costo medio di un posto sarebbe di 500 euro, il costo marginale è pari al caffè e alle noccioline che egli consuma durante il volo. Il passeggero last-minute è redditizio se paga un prezzo più alto del suo costo marginale. Individui e imprese che decidono al margine intraprendono azioni se e solo se il beneficio marginale dell’azione è superiore al relativo costo marginale.

Principio 4: gli individui rispondono agli incentivi

Un incentivo è qualsiasi cosa, fatto o fenomeno che conduca un individuo a compiere un’azione; essi sono fondamentali nell’analisi del funzionamento dei mercati. Se il prezzo delle mele aumenta, gli individui decidono di mangiare più pere e meno mele; allo stesso tempo i coltivatori decidono di raccogliere più mele. Prezzi più elevati in un dato mercato danno ai compratori un incentivo a consumare meno e ai venditori un incentivo a produrre di più. Molti provvedimenti agiscono su costi e benefici e quindi sui comportamenti individuali. Se lo Stato vuole meno inquinamento, ciò che può fare è di far pagare la benzina 1 euro in più: si usa di meno la macchina o si incoraggiano i singoli ad acquistare auto più piccole ed efficienti. Nell’analizzare leggi e provvedimenti si devono prendere in considerazione non solo gli effetti evidenti, ma anche quelli indiretti che si esplicano attraverso gli incentivi. Se cambia il sistema degli incentivi cambia il comportamento degli individui.

L'interazione tra individui

Principio 5: lo scambio può essere vantaggioso per tutti

Non c’è chi vince o chi perde, entrambi ottengono più cose di quante ne otterrebbero in autosufficienza: libero mercato che porta più benefici. Gli scambi commerciali tra due paesi sono vantaggiosi per entrambi, nonostante la concorrenza che si può generare. Lo stesso vale per gli individui: lo scambio permette a ciascuno di specializzarsi in ciò che sa fare meglio e procacciare per la famiglia una maggiore varietà di beni. Le nazioni, come le famiglie, traggono benefici nell’intrattenere lo scambio, potendosi specializzare in ciò che sanno fare meglio, ed avendo accesso a una maggiore varietà di beni e servizi.

Principio 6: i mercati sono di solito uno strumento efficace per organizzare l'attività economica

Mercati = luoghi figurati con domanda e offerta. Come fanno le società a scegliere cosa e quanto produrne? Troviamo due diverse definizioni:

  • Economia dirigista: stato che decide cosa e quanto produrre. (Urss)
  • Economia di mercato: è il mercato ad indicare quanto produrre, senza l’intervento dello stato. La quantità viene stabilita in base alla domanda e all’offerta.

Oggi abbiamo infiniti mercati auto-regolamentati. Fino agli anni ’80 si assisteva, invece, ad una divisione del mondo in alcuni blocchi dirigisti ed altri di mercato. Oggi non esiste più questo dibattito poiché vince l’economia di mercato, anche se oggi lo stato ha messo regole nella produzione di beni e servizi (ad esempio le quote latte). Cos’è meglio per produrre? L’economia di mercato sicuramente, poiché comporta un maggior benessere. Oggi viviamo in un’economia di mercato in cui i consumatori scelgono cosa consumare e i produttori quanto produrre.

Cosa succede effettivamente se cambiano i gusti dei consumatori? Aumenta il prezzo di un bene. Ciò farà sì che in un arco di tempo si smetterà di produrre ciò che non è più richiesto per focalizzarsi sulla nuova domanda dei consumatori. Imprese e individui interagiscono nei mercati, fondando le proprie decisioni sui prezzi e sull’interesse personale. Nessuno si occupa del benessere della società nel suo complesso eppure le economie di mercato hanno mostrato la propria efficacia nell’organizzare l’attività economica in modo da promuovere il benessere economico generale. È il mercato a decidere e si regola da solo per arrivare a una posizione efficace. Ovviamente gli incentivi statali potrebbero aiutare.

Adam Smith parlava di una mano invisibile a tal proposito. Questa mano sta dietro ogni singolo mercato in modo che questo si stabilizzi da solo. Il principio dell’economista Smith è: individui e imprese che interagiscono in un mercato si comportano come se fossero guidati da una "mano invisibile" che li conduce verso il risultato migliore possibile. La grande intuizione è che i prezzi oscillano in modo da guidare i singoli compratori e i singoli venditori verso un risultato che spesso massimizza il benessere della società nel suo complesso. Se un governo impedisce ai prezzi di adeguarsi naturalmente alle pressioni di domanda e offerta, ostacola la capacità della mano invisibile di coordinare i mercati. Secondo questa teoria, la tassazione ha un effetto perverso sull’allocazione delle risorse: le imposte distorcono i prezzi e, di conseguenza, le decisioni di individui e imprese. Questo spiega anche il danno maggiore provato da politiche di controllo diretto dei prezzi, come la legge dell’equo canone; spiega il fallimento di un’economia dirigista dell’ex Urss.

Principio 7: a volte l'intervento dello stato può migliorare il risultato prodotto dal mercato

Il giusto ruolo dello Stato nell’economia risiede in alcune risposte. La mano invisibile ha bisogno di uno Stato che definisca le regole e crei le istituzioni necessarie per supportare un’economia di mercato. I mercati funzionano correttamente solo se i diritti di proprietà (diritto di un individuo di possedere una risorsa scarsa e di controllare come viene utilizzata) sono tutelati e permettono agli individui di possedere e controllare risorse scarse. Inoltre, la mano invisibile è potente ma non infallibile. Due sono le ragioni per cui lo Stato può intervenire nell’economia e cambiare l’allocazione delle risorse che gli individui sceglierebbero autonomamente: per promuovere l’efficienza o per promuovere l’equità.

Il caso dell’efficienza - La mano invisibile di solito porta il mercato ad allocare le risorse in maniera efficiente, ma non sempre riesce a farlo. In questi casi si parla di fallimento di mercato. Una possibile causa sono le esternalità, cioè gli effetti non contabilizzati dell’azione di un individuo sul benessere di un altro individuo non direttamente coinvolto. Esempio: l’inquinamento (capitolo 10). Altra possibile causa di fallimento del mercato è il potere di mercato: la capacità di un soggetto o pochi soggetti di influenzare sostanzialmente i prezzi di mercato. (es. mercato oligopolistico con bassa concorrenza). In presenza di esternalità o di poteri di mercato, provvedimenti legislativi mirati possono migliorare l’efficienza economica.

Il caso dell’equità - Anche quando la mano invisibile conduce a risultati efficienti, non garantisce che la prosperità economica sia distribuita equamente tra tutti i membri della società. Un’economia di mercato e la mano invisibile che opera all’interno di essa non garantisce che tutti abbiano gli stessi benefici. L’obiettivo di molte istituzioni è quindi quello di pervenire ad una più equa distribuzione del benessere economico. Affermare che lo Stato possa migliorare i risultati del mercato non significa però che sia sempre in grado di farlo.

Il funzionamento del sistema economico nel suo complesso

Principio 8: il tenore di vita di un paese dipende dalla sua capacità di produrre beni e servizi

Un modo per misurarlo è il reddito pro-capite (48mila dollari all'anno negli Stati Uniti, in Nigeria è di 1300 dollari), capacità diverse di produrre e vendere beni e servizi. Il reddito pro-capite non è un indicatore di felicità ma ci dice mediamente come può vivere una persona in un paese. Quasi tutti i divari sono dovuti a differenze di produttività, cioè della quantità di beni e servizi prodotti da un individuo in un’unità di tempo. Dove il singolo lavoratore riesce a produrre grandi quantità di beni e servizi, il paese gode di un tenore di vita elevato. Questa profonda relazione tra produttività e tenore di vita ha ripercussioni anche sulla politica economica: per valutare gli effetti di un provvedimento legislativo sul tenore di vita della popolazione, occorre esaminare l’impatto che esso avrà sulla capacità dell’economia di produrre beni e servizi. Per far crescere il tenore di vita, i responsabili delle politiche economiche devono stimolare la produttività.

Principio 9: i prezzi aumentano quando lo Stato stampa troppa moneta

Si parla di inflazione per intendere la crescita del livello generale dei prezzi in un sistema economico. Un’inflazione elevata impone vari costi alla società, per questo bisogna che le politiche economiche contengano la crescita dei prezzi. Un’inflazione elevata nella maggior parte dei casi è dovuta ad una crescita della quantità della moneta. Se lo Stato stampa quantità eccessive di valuta, il valore della moneta è destinato a crollare.

Principio 10: nel breve periodo la società si confronta con un trade-off tra inflazione e disoccupazione

Nel lungo periodo un aumento del livello generale dei prezzi è il risultato principale di un aumento della quantità di moneta. Quando la banca centrale dà ai mercati troppa moneta si crea inflazione, ma i consumatori acquistano più beni e servizi, le imprese assumono più lavoratori per far fronte all’aumento della produzione e quindi la disoccupazione decresce. Se invece c'è meno domanda di beni e servizi, c'è meno lavoro e quindi più disoccupazione.

Negli anni della crisi (dal 2008) due diversi sistemi economici hanno scelto due strade diverse. Gli Stati Uniti in modo autonomo hanno dato tanta liquidità, hanno incrementato tantissimo la spesa pubblica, mentre la Banca Centrale Europea si è data delle regole, tra cui non superare il tetto del 3% del deficit della produzione, quindi è stata meno efficace e si è trovata oggi una maggior disoccupazione.

La maggior parte degli economisti descrive gli effetti di breve periodo di un'iniezione di moneta nell'economia come segue: l'aumento della quantità di moneta nel sistema economico stimola il livello generale della spesa, e quindi la domanda di beni e servizi; l'aumento della domanda può indurre le imprese ad aumentare i prezzi, ma le spinge anche ad aumentare la quantità di beni e servizi che producono e ad assumere più lavoratori per far fronte all'aumento di produzione; le nuove assunzioni di lavoratori causano una diminuzione del tasso di disoccupazione.

Gli economisti sono d’accordo sul fatto che nel sistema economico esiste un trade-off tra inflazione e disoccupazione di cui i responsabili delle politiche economiche devono tenere conto, indipendentemente dal livello iniziale di inflazione e di disoccupazione. Questo trade-off di breve periodo riveste un ruolo fondamentale nell’analisi del ciclo economico: fluttuazioni di variabili economiche quale occupazione e reddito. Le politiche economiche possono anche sfruttare questo breve periodo utilizzando diversi strumenti: facendo variare l’entità della spesa pubblica, l’ammontare delle imposte, la quantità di moneta, i governi possono influenzare la domanda di beni e servizi e di conseguenza, la combinazione tra inflazione e disoccupazione.

Capitolo 2. Pensare da economista

Economista come scienziato

Come gli scienziati, gli economisti formulano teorie, raccolgono dati e poi li analizzano nel tentativo di convalidare o confutare le teorie così formulate. Come metodo d’indagine utilizza infatti il metodo scientifico (formulazione di ipotesi e verifica imparziale di teorie sul funzionamento del mondo), al fine di semplificare e comprendere la realtà.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fede309 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di economia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Buonanno Paolo.
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