Epistemologia: come lo studiamo
L’attenzione epistemologica studia i concetti impiegati, i metodi usati, i possibili risultati, la forma degli enunciati e i tipi di logica applicabili. Nell’epistemologia moderna è possibile annoverare almeno tre approcci: analitico/formale, storico/descrittivo, e naturalizzato. Epistemologia è riflessione sulla conoscenza in senso generale.
Epistemologia critica
L’epistemologia critica conserva un carattere formale ma lascia spazio anche agli strumenti delle ricerche empiriche.
Epistemologia formale
L’epistemologia formale intende indagare le condizioni di validità della conoscenza definendone i criteri e i principi per definire tale conoscenza come ‘scientifica’. Un esempio di tali criteri è rappresentato dal principio di falsificabilità teorizzato da Popper. Il principio di falsificabilità è un criterio di demarcazione, serve a distinguere ciò che è scientifico da ciò che non lo è, senza esprimere nessun giudizio sul senso degli asserti scientifici.
Epistemologia naturalizzata
Lo scopo dell’epistemologia naturalizzata è dare risposta a tutte le questioni sostanziali della conoscenza e del significato utilizzando metodi e strumenti delle scienze naturali.
Ontologia complessa
Possibilità di un’ontologia che fa riferimento sia a quella sociale sia a quella naturale. L’ontologia è cosa studiamo.
Ontologia naturale
L’ontologia naturale riguarda le cose che ci sono. Le cose e gli stati di tali cose sono indipendenti dal processo conoscitivo; la struttura della natura risulta essere completamente svincolata dalle idee o dalle interpretazioni dell’uomo. Quello che c’è è indipendente dalle nostre opinioni e non si può far scomparire. Riguarda fattori biologici nel processo di insegnamento-apprendimento.
Ontologia storica
Si fa riferimento a tutti i fattori storico-sociali che possono influenzare l’insegnamento-apprendimento. L’ontologia storica mette in luce come la conoscenza, in quanto aspetto peculiare del pensiero umano in generale, sia strettamente connessa alle azioni e alle condotte dell’uomo sul mondo e sull’ambiente.
Rapporto tra ontologia ed epistemologia
L’epistemologia, sapendo il focus ontologico, individua i metodi e le strategie che possono spiegare quel focus. L’ontologia deve verificare che queste strategie siano adatte.
Programma di Comenio
Teologo, filosofo e pedagogista, Jano Amos Komensky (Moravia, 28 marzo 1592, Amsterdam, 15 novembre 1670) è ricordato come l’autore il cui programma costituisce il primo esempio di discorso didattico moderno. Tale programma, presentato nel suo libro più noto, la Didactica Magna, si basa sul principio “pansofico”, espresso dalla locuzione dell’“insegnare tutto a tutti”. Comenio vedeva nell’istruzione la panacea contro i mali prodotti dall’ignoranza e guardava all’ideale pansofico come alla meta da raggiungere per la costruzione di una società giusta e di un mondo di pace.
Egli voleva che tutti semplicemente imparassero a conoscere la ragione, il fine di tutte le cose principali naturali e artificiali. Attraverso la conoscenza del “fondamento”, Comenio introduceva il principio dell’unità del sapere che non può essere settorializzato, pena la perdita dell’unità dell’essere. Il programma di Comenio può essere compreso solo contestualizzandolo al suo tempo storico: a fruire dell’istruzione erano solo le élites; lo studio era incentrato sui classici e sul latino. Per tutti gli altri l’istruzione aveva il compito di far apprendere gli elementi di una cultura minimale, sufficiente ad accostare la lettura delle Sacre Scritture.
Entro tale contesto Comenio avanza il disegno di un’educazione estesa, poiché è necessario formare non uno solo, “ma tutti gli uomini, giovani o vecchi, ricchi o poveri, nobili miseri, uomini e donne, in una parola: chiunque sia nato uomo (Comenio, p.118) e di un sistema didattico progressivo, (dal semplice al complesso) e adattato ai bisogni di sviluppo del bambino che cresce. Tale sistema prevede che i contenuti vengano presentati gradualmente, con approfondimenti ciclici. “Tutte le cose siano insegnate con gradualità e senza interruzione, cosicché quelle imparate oggi siano un punto fermo per quelle apprese ieri e aprano una strada a quelle di domani”.
Comenio enfatizza la fanciullezza come “età dell’oro”, oltre che dell’insegnamento. E nel bambino invita a educare prima i sensi, poi la memoria e l’intelligenza, infine il giudizio. Quattro i princípi essenziali del suo programma.
- Primo principio: tutti gli uomini devono essere spinti verso il medesimo fine, conseguire, cioè, sapienza, moralità e santità.
- Secondo principio: tutti gli uomini, per quanto siano differenti di ingegno, possiedono la stessa natura umana, dotata degli stessi organi.
- Terzo principio: la diversità degli ingegni non è altro che eccesso o difetto della nostra naturale armonia.
- Quarto principio: e agli eccessi degli ingegni si può supplire meglio finché sono ancora giovani.
Tali princípi sono radicati in una visione ottimistica della natura umana, essendo Comenio convinto che i semi della conoscenza, della morale, della religione siano presenti nell’individuo sin dalla nascita. All’educazione va il compito di svilupparli gradualmente tramite l’esercizio e la costante attività. All’enunciazione dei princípi Comenio fa seguire, sempre nella Didactica Magna, la presentazione del metodo che esprime l’esigenza di una razionalizzazione dell’azione dell’insegnante, per sottrarre quest’ultima al rischio del pressappochismo. Agli insegnanti Comenio chiede che siano garanti del metodo, mentre il vero artefice dell’apprendimento resta l’allievo.
Anche la scuola occupa un posto centrale della sua teorizzazione. “Vera officina di uomini”, la scuola è un laboratorio.
Didattica della scrittura
Per Didattica della scrittura si intende un campo di studi e ricerche, sviluppatosi nell’ultimo quarantennio, avente per oggetto la scrittura e le forme dell’accompagnamento didattico che ne promuovono la competenza. La ricerca in Didattica della scrittura ha dunque spostato il focus dell’interesse scientifico dallo studio dei sistemi canonici di scrittura (di matrice creativo-letteraria) e delle relative abilità linguistiche (padronanza delle regole formali e di contenuto, ortografia e grammatica, registri e generi ecc.) allo studio del come suscitare la competenza di scrittura nello studente quale disposizione a dare un ordine e un senso al proprio pensare e all’ulteriorità cui il testo scritto rinvia.
Le ricerche in Didattica della scrittura possono essere distinte in tre ambiti ciascuno dei quali corrispondente a un determinato arco temporale:
- Ambito degli studi cognitivisti (decennio ’70-’80 del secolo scorso), grazie al quale è nato il campo di studi della Didattica della scrittura. Entro tale frame si collocano tutti gli studi del cognitivismo che hanno focalizzato l’attenzione sulla processualità del comporre.
- Ambito socioculturale e costruttivista (decennio ’80-’90) entro il quale si collocano tutte le ricerche che vedono il testo scritto come “spazio” di negoziazione e di condivisione di significati e lo scrivere come atto collaborativo, situato, autentico, intertestuale.
- Ambito pratico-riflessivo, (dagli anni ’90 a tutt’oggi), denso di sviluppi soprattutto per le ricerche sull’autobiografismo e sullo sviluppo professionale attraverso la scrittura.
Da sottolineare la predittività alla riuscita scolastica che le ricerche sulla competenza di scrittura hanno evidenziato: lo studente che apprende a scrivere bene ha maggiori probabilità di successo scolastico e universitario.
Modelli di didattica
Secondo Calvani, è un dispositivo teorico capace di indicare una serie di possibilità operative. Per Laneve, è la concettualizzazione di proposte teoriche. La logica rappresentata in questi modelli è quella del learning by doing, imparare facendo. La loro elaborazione è cominciata a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. Inoltre, essi riconoscono il ruolo dello studente come partecipe attivo della costruzione della conoscenza.
Altri modelli context-oriented particolarmente fecondi sono quelli nati dal paradigma narrativo (Bruner, 1991) basato sul principio che l’uomo, a prescindere dalla cultura di appartenenza, tende a elaborare una costruzione narrativa della realtà ove l’esperienza e la memoria sono organizzate sotto forma di racconto. La narrazione costituisce il dispositivo qualitativo che più ha contribuito alla costruzione e trasmissione del sapere in ragione della sua funzione epistemica: attraverso il narrare gli uomini tessono la trama di eventi, persone, situazioni. I modelli della didattica narrativa permettono:
- Di esplorare il mondo interno personale, inteso come insieme di processi psichici ed esistenziali di memoria, affettività, volontà, motivazione, conoscenza tacita, relazionalità, che vengono illuminati anzitutto agli occhi di chi narra attraverso la storia che racconta.
- Decostruire/ricostruire i significati di eventi difficili da comprendere utilizzando i dispositivi di osservazione/analisi/spiegazione.
- Ri-costruire il passato (in questo caso la funzione attivata è quella della memoria) ma allo scopo di porre le condizioni per la costruzione di una realtà possibile.
La prima classe comprende i modelli process-oriented, nei quali, l’attenzione è rivolta soprattutto ai processi di apprendimento dell’allievo. Si tratta di una classe di modelli ispirati all’attivismo pedagogico. Questo approccio educativo è nato alla fine dell’800 per opera del filosofo americano John Dewey. Secondo questo approccio la pedagogia deve mirare al metodo e ciò che realmente conta è lo sviluppo delle capacità critiche. Per fare ciò il metodo è l’esperienza diretta.
La seconda classe ha come logica la “causazione” in base alla quale l’insegnamento interviene per la generazione dell’apprendimento. Nella terza classe il focus dell’agire didattico è spostato agli strumenti di sviluppo del potenziale formativo dei saperi.
Disciplinarietà
La didattica generale si rende conto della sua non autosufficienza e della necessità di aprirsi a un confronto con i saperi delle diverse discipline. L’interconnessione dei diversi saperi in cui ci si appropria di informazioni in modo critico, si può condurre alla testa ben fatta di Morin. Quest’ultimo individua proprio nella separazione dei saperi l’incapacità di cogliere il carattere pluridimensionale dei problemi che l’umanità si pone.
Morval (1993) descrive la multi-disciplinarietà come lo studio di un problema o di un oggetto da parte di specialisti appartenenti a discipline diverse. Si tratta di percorsi paralleli che tendono a uno scopo comune grazie alla somma dei singoli contributi. L’inter-disciplinarietà fa interagire più discipline con lo studio di un oggetto. La trans-disciplinarietà tenta di estrarre da questa collaborazione un filo conduttore e raggiungono punti di incontro.
In coerenza con tale posizione Blanchard-Laville (2000) propone la co-disciplinarietà. L’autrice sostiene che in un team ogni componente possa raggiungere al massimo una certa familiarità o comprensione empatica con i saperi degli altri ricercatori. Si crea uno spazio in cui differenti ricercatori non pensano necessariamente la stessa cosa, ma dove è la stessa cosa che li fa pensare e dove, pensando a ciò che questa cosa li fa pensare, ci sono delle possibilità che, comunicando all’altro ciò che ciascuno pensa, emergano idee che danno luce e arricchiscono la vita psichica di ciascuno.
Situazione didattica
Per situazione didattica intendiamo una occasione progettata di apprendimento che presume la presenza di un gruppo di persone in apprendimento. In ambito scolastico la situazione è determinata dalle interazioni tra gli insegnanti e gli alunni, purché finalizzate all’apprendimento. Il contesto: la situazione problema è definita dall’interazione tra uno spazio e i soggetti in apprendimento: quindi ha una natura sociale, finalizzata al dibattito e al confronto. Si innesta in una dimensione fondata sulla motivazione all’apprendimento. Le situazioni problema accompagnano l’agire didattico in tutto il suo divenire, fungono da supporto a tutto il processo di apprendimento.
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