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La legge morale e la sua conoscenza

Lo scopo della Rovighi è il conseguimento della felicità, il termine è il fine, la legge di natura è dunque determinata dal fine, essa è via per raggiungere il fine — primato del fine rispetto alla legge morale. La filosofia morale deve sempre domandarsi il perché finché non si arrivi alle ragioni ultime delle proprie valutazioni e decisioni. Il “tu devi perché devi” è disumano perché gli esseri umani non sono fatti per fare le cose ma per essere. “Fede, speranza e carneficina” è un libro/intervista in cui si pongono domande esistenziali. L’essere umano non può accontentarsi di nulla che sia privo di ragione. È una visione finalista.

Troviamo la legge positiva (leggi dei codici) e la legge non scritta che è quella naturale, e la prima è giusta se si riflette sulla legge morale. Se vi è un fine dell’uomo in quanto uomo, vi sarà anche una legge dell’uomo in quanto uomo, una legge morale con valore assoluto. Se il fine è dato all’uomo con la sua stessa natura ci sarà una legge morale naturale che indicherà all’uomo cosa deve fare per raggiungere la sua perfezione, il suo fine di uomo.

Per esempio, Jose non scappa perché ha il desiderio di essere riconosciuto in quanto persona; a fronte di questo riconoscimento, dice che è un bene per lui fare questo percorso, questo giudizio è tradotto in legge non scritta, il bene è il fine perché seguire il mio bene raggiungo la mia felicità/fine. — dinamica della legge morale/naturale. Si tratta di obbedire a una legge interiore — legge morale che ha un valore universale che è la nostra salvezza. Si chiama naturale perché è scritta nel cuore di ciascuna persona (SS strappa il fiume e ci sputa sopra quindi è un invito che noi possiamo rifiutare) è un invito non un comando.

La legge morale naturale è partecipazione, nell’uomo, è partecipazione della ‘legge eterna’ (Dio ci ha fatto per la felicità) — Il fine della natura umana l’uomo se lo ritrova ‘addosso’, non lo crea da sé (l’uomo venendo meno al fine per cui è stato creato viene meno a se stesso), l’uomo è fatto per la felicità piena. Affermare che la legge morale è ancorata alla legge eterna significa forse rinunciare all’autonomia (fondamentale) per dipendere da una norma posta dall’esterno= eteronomia?

Risposta di Vanni Rovighi

La Vanni Rovighi risponde: Se per 'autonomia' si intende che l'uomo dà arbitrariamente a se stesso la legge morale, NON si può parlare di autonomia. La legge morale esprime l'esigenza della natura umana in quanto tale, la sua finalità. L'uomo non si è dato da sé la propria natura e quindi non può nemmeno darsi la legge morale (questa è un'osservazione puramente razionale, non dipende dal fatto di essere credente o meno).

La conformità di un atto a una legge positiva= sia codice penale/civile ma anche una legge posta dalla volontà di qualcuno (sia divina, sia umana) NON PUÒ IN ALCUN CASO ESSERE CRITERIO PRIMO, FONDAMENTALE, DI MORALITÀ (es: non vado a convivere perché me l’ha detto il prete, ci devo arrivare io), perché si tratta di un criterio estrinseco, il quale suppone un criterio intrinseco di moralità = legge morale naturale. La legge eterna NON è un criterio estrinseco perché essa è il ‘modello’ della natura stessa dell’agente.

Caratteristiche specifiche della legge morale naturale

  • L’uomo è un ente ragionevole, autocosciente: la legge naturale in lui non è solo vissuta, ma è anche saputa (il carattere di tale legge è pratico, ossia capace di determinare la sua azione)
  • L’uomo è libero: la legge morale si presenta come un dovere e non come una necessità, come un obbligo al quale si può mancare, come un impegno che si può tradire (invito che si può rifiutare)

Che la legge morale valga non dipende da me perché è inscritto nella mia natura, mentre che la legge morale venga attuata dipende da me (se l’uomo non attua la legge morale si perde, si sciupa, priva se stesso del conseguimento del fine, ossia della sua perfezione, ma nonostante ciò continua ad esistere (mentre una pianta o un animale che non seguissero le leggi della loro natura morirebbero).

La legge morale naturale: regola della moralità

La legge morale naturale è la prima regola oggettiva conosciuta da noi della moralità:

  • Riconoscere l’esistenza di questa legge morale che ci troviamo addosso. Come la conoscenza speculativa, così anche la conoscenza pratica parte da principi universali immediatamente evidenti (essere umano è fatto per il bene/felicità)
  • Il principio supremo della conoscenza pratica è il principio di finalità, la cui formula è «si deve fare il bene e si deve evitare il male»
  • Problema: Tale principio NON ci dice ancora nulla su quali siano le azioni buone (es.: da tale principio non posso dedurre che bisogna aiutare il prossimo, se prima non dimostro che l’aiutare il prossimo sia un bene) — sono io che devo formulare il giudizio
  • Cos’è il bene morale? È ciò che porta l’uomo a conseguire il suo fine di uomo, ad essere pienamente se stesso. Per sapere se un’azione è buona dobbiamo sapere che cos’è l’uomo (non ogni attività è moralmente buona)

Come è possibile dedurre dal principio universalissimo «si deve fare il bene e si deve evitare il male» i precetti più specifici della legge morale naturale? San Tommaso risponde: usando la ragione => Ragionando:

  • L’uomo ha un’inclinazione verso il bene secondo la natura che condivide con le altre sostanze (l’uomo tende al bene della conservazione: cura di se stesso, alimentazione ecc…)
  • L’uomo ha un’inclinazione verso beni più specifici che ha in comune con gli altri animali (unione con la donna quindi la procreazione, educazione dei figli)
  • L’uomo ha un’inclinazione secondo la natura razionale che gli è propria (inclinazione a conoscere la verità e a vivere in società, da qui derivano precetti che insegnano ad evitare l’ignoranza, a non offendere gli altri ecc.)

In morale la legge è via al fine, apertura al valore — I vari doveri e precetti non sono che vie per attuare i valori umani quindi per raggiungere il fine — Non bisogna quindi misurare il bene sul precetto, ma il precetto sul bene (un’azione non è morale perché è comandata da un precetto, ma è comandata da un precetto perché è morale) anche i comandamenti sono un richiamo alla legge morale/naturale.

Volontà e libertà

Serve qualcosa che resti: la felicità — grande giudizio, buco nella tasca = c’è sempre qualcosa che mi manca, non è la mediazione ma la salvezza, perché ci permette di riconoscere la felicità, il cuore dell’uomo è uguale in tutti. La legge morale mette al centro la libertà umana, perché l’uomo è sì determinato al bene, ma è libero di scegliere con quali mezzi e quale strada percorrere. L’uomo può andare contro il suo stesso fine, può morire infelice, ecco perché serve una legge positiva divina perché:

  • L’uomo non può conoscere solo con le sue forze la via per raggiungere il fine perché il fine è anche soprannaturale
  • L’uomo può essere incerto nella conoscenza del suo fine naturale, infatti la rivelazione divina aiuta la ragione a comprenderlo.

La volontà è un tipo di tendenza: negli enti dotati di conoscenza le tendenze possono essere consapevoli. Nell’uomo, dotato di conoscenza intellettiva, ci sono diverse tendenze:

  • Tendenze naturali (volontà)
  • Impulsi sensitivi (quelli che condividiamo con gli animali)
  • Tendenza intellettiva — Consapevolezza del fine che chiama in causa la volontà perché è una tendenza intellettiva in quanto la segue (es: Jonatan che spaccia perché la cosa più importante era entrare nel gruppo/avere soldi, cercava la felicità scegliendo il male)

La volontà è tendenza intellettiva nel senso che la volontà è la tendenza che segue la conoscenza intellettiva. La volontà è tendenza al fine/bene universalmente conosciuto, ossia al bene in quanto bene. Problema: noi vogliamo sempre cose particolari! (perché riconosciamo un bene universale per noi) Certo! Noi vogliamo la tal cosa particolare, ma in quanto la conosciamo come bene (totale/completo: felicità) per noi ma ci troviamo davanti a realtà concrete quindi dobbiamo scegliere una valutazione tra realtà proposte ma limitate.

Da una parte abbiamo la volontà di volere il bene e la libertà gioca un ruolo fondamentale nel riconoscere qui ed ora quale sia la scelta che è in grado di condurmi al mio fine. Ragione — valutazione morale. Volontà — fine felicità che è un problema di libertà. Non c’è riconoscimento della verità/bene se non passa attraverso la libertà. Ci troviamo sempre davanti a beni che sono finiti, scelte sempre concrete.

Necessaria determinazione della volontà al bene in universale: Questa tendenza al bene è necessaria (non si può che volere il bene, ma non in senso coatto, il che sarebbe una negazione della stessa volontà): qualunque cosa vogliamo la vogliamo in quanto in quel momento la giudichiamo come un bene. La libertà è sempre indeterminata, tutto passa attraverso la libertà delle cose più semplici a quelle più gravi, non si porta come un masso. Se osserviamo la nostra esperienza in atto ci accorgiamo che la volontà al bene non determina alcun bene concreto, particolare, perché resta sempre un orientamento al bene universale, cioè non ad una cosa, ma ad un aspetto che può ritrovarsi in infinite cose.

La volontà è determinata al bene in universale, che si può realizzare in infinite cose. Al tempo stesso c’è anche una cosa, un ente reale al quale la volontà è necessariamente determinata. Si tratta del bene infinito, di quel bene che attua in sé tutto ciò che la nozione di bene può contenere. Rimane sempre una sproporzione tra l’oggetto adeguato della volontà e gli oggetti che di fatto le si presentano, la volontà non è determinata da nessun bene che realizzi solo parzialmente l’essenza del bene. Questo genera l’indeterminazione della libertà, ma se fossimo solo indeterminati non vorremmo semplicemente nulla, ma invece vogliamo molte cose, molti beni finiti. Questa ‘determinazione’ viene dalla volontà: la ragion d’essere dell’atto libero è la vo

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/03 Filosofia morale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sofiaceoletta di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia morale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Squizzato Alessandra.
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