Filosofia morale bioetica
La bioetica è una scienza filosofica razionale che riflette sulle questioni pratiche poste dalla medicina per garantire il benessere dell’uomo.
Nella seconda metà del '900, si è sentito il bisogno di tematizzare i problemi sollevati dall’impiego della tecnica e della scienza, nei suoi strumenti più avanzati, sull’uomo e sulla natura extraumana. Ciò ha portato allo sviluppo di una duplicità della bioetica: un filone biomedico ed un filone bioecologista.
Nasce, quindi, negli anni ‘70 come disciplina autonoma derivante dall’incontro di vari campi. Offre possibilità di dialogo tra le varie discipline in quanto si propone di individuare un problema, enuclearlo e confrontare le varie posizioni del dibattito. Tale materia è trattata in filosofia morale perché è una riflessione razionale sul contributo che le diverse discipline apportano nell’affrontare una determinata tematica.
Coscienza critica della civiltà tecnologica
Adriano Pessina la definisce una disciplina che si pone come una coscienza critica della civiltà tecnologica e tale coscienza critica ha come strumenti intellettuali ciò che noi abbiamo elaborato, specie nella civiltà occidentale, negli ultimi 2-3 mila anni di storia. Quindi non partiamo dal nulla ma affrontiamo questi problemi legati all’impiego della tecnologia facendo leva sui nostri valori, principi e sulle nostre risorse intellettuali elaborate nel corso della storia dell’umanità.
Nascita della bioetica
La bioetica, come disciplina filosofica, si avvale, infatti, di radici culturali antiche.
Il padre della medicina moderna è Ippocrate, V-IV secolo a.C. Non sappiamo per certo se sia esistito ma sicuramente è esistita una scuola ippocratea di medicina che lasciò un corpus enorme di scritti riguardo la cura dei pazienti in una modalità inaudita e innovativa rispetto al metodo tradizionale di relazionarsi con la malattia e la salute, ponendo le basi per la medicina moderna.
L’etica ha affrontato le questioni della medicina sin dall’origine della medicina stessa e quindi già dai tempi di Ippocrate, il quale segna l’inizio della medicina moderna su base empirica e razionale.
Malattia e salute come riconducibili totalmente alla natura
Ippocrate si distingue per aver introdotto il concetto di malattia e salute come riconducibili totalmente alla natura, quindi al corpo e al comportamento; di conseguenza sosteneva che non c’è nulla di sovrannaturale nel fenomeno della malattia e della guarigione.
Al contrario, in precedenza, vi erano diversi modi di intendere la malattia. Poteva essere considerata come:
- Una punizione della divinità rispetto a un comportamento peccaminoso o arrogante nei confronti degli dei;
- Un’invasione di uno spirito maligno;
- La punizione degli antenati che ti rendono colpevole di non aver rispettato il culto dei morti o di non essere all’altezza dei discendenti.
Vi era quindi una visione della medicina magica o religiosa. Di conseguenza anche la cura assumeva la stessa connotazione: si andava dal medico o dal sacerdote che cercava di curare la malattia con riti magici o prescrizioni di un certo comportamento.
Ippocrate per primo capisce che non c’è niente di soprannaturale nella salute e nella malattia dando il via ad una sorta di rivoluzione copernicana della medicina ippocratica. Un’innovazione è rappresentata dall’osservazione del dato empirico: fu il primo a osservare e descrivere dettagliatamente la manifestazione e i sintomi della malattia.
Negli scritti della scuola abbiamo proprio questo: l’osservazione e la descrizione dei sintomi della malattia, la formulazione di un’ipotesi sull’eziologia della malattia e su una possibile strategia terapeutica collegata a quelle che si riteneva fossero le cause del male e, poi, si porta il paziente a seguire la terapia, in genere legata allo stile di vita del paziente, alimentazione, ambiente, comportamenti. Infine, osserva e trascrive i risultati dei suoi interventi cercando di capire se la sua ipotesi iniziale era veritiera o no.
Se non c’è miglioramento, il medico è portato a ritenere di aver sbagliato ipotesi sull’eziologia della malattia e a ripetere il processo facendo nuove ipotesi e proponendo una nuova terapia. Questo nuovo tipo di intervento fa pensare al metodo scientifico: è il primo a intuire e a mettere in pratica il metodo sperimentale, osservazione, ipotesi, messa in pratica per verificarne la correttezza o confutarla, se non è corretta si riparte da capo, che poi impiegherà secoli per diventare prassi della ricerca.
Qual è la differenza tra il metodo scientifico di Ippocrate e il nostro? Il primo mancava dell’aspetto matematico poi introdotto con Galileo, in quanto l’osservazione del fenomeno e l’intervento terapeutico devono essere trascritti in termini quantitativi. La ricerca di oggi viene misurata.
La medicina, quindi, nasce grazie all’intuizione che malattia e salute siano un fatto legato esclusivamente al corpo e quindi alla natura e si emancipa dalla magia e dalla religione. Ippocrate intuisce anche un altro elemento: la medicina assume inevitabilmente una dimensione etica.
Nella medicina c’è il rapporto tra una persona che chiede aiuto e chi ha le competenze per mettersi a sua disposizione, paziente e medico. Per Ippocrate il valore e il legame tra medico e paziente era un legame di filia, cioè di amicizia, non era solo professionale. Ippocrate intuisce la dimensione etica della professione: non sono semplicemente tecnici che accontentano la richiesta di un cliente ma hanno un dovere morale che è il bene del paziente.
Sulla base di questa concezione del metodo ippocratico, Ippocrate elabora un codice di comportamento che propone ai suoi allievi come un giuramento, prima di iniziare autonomamente a praticare l’arte medica. Oggi è cambiato in alcuni punti come nell’accantonamento dell’invocazione alla divinità o della gratitudine dell’allievo nei confronti del proprio maestro, ma anche in altri elementi più sostanziali.
Il paradigma etico ippocratico
Il paradigma etico ippocratico era caratterizzato da 3 elementi principali:
- 1) Principio di beneficialità: il principio del fare il bene dell’altra persona che è un dovere del medico, non è beneficenza: atto di altruismo che faccio gratuitamente senza che mi sia richiesto ma che non è un dovere. Che cos’è il bene del paziente nella visione ippocratica? La salute, la guarigione.
Se la salute non può essere ripristinata perché cronica, il medico deve agire per lenire la sofferenza permettendo al paziente di vivere il più a lungo possibile. Lo scopo del metodo ippocratico è proprio prolungare il più possibile la vita e dove possibile ripristinarne la salute.
Si parla quindi nell’etica ippocratica del principio della sacralità della vita: il medico opera per salvare la vita e ciò che è sacro è il flusso della natura in quanto nella natura c’è una tendenza, uno slancio, verso la vita. La natura vuole la vita e a tale scopo è importante perseguire la salute. La medicina è al servizio della vita e la vita è ciò cui tende il mondo naturale.
Buona parte della medicina ippocratica consisteva nel ricondurre il paziente ad uno stile di vita sano per preservare lo stato di salute, e la malattia veniva considerata una sorta di incidente, ovvero qualcosa che ha smesso di funzionare bene a causa del comportamento dell’uomo o dell’ambiente circostante.
Nell’antichità non si poteva contare ovviamente né sulla chirurgia né sull’industria farmaceutica, per cui la maggior parte del lavoro del medico consisteva nel prescrivere stili di vita adeguati e vietare comportamenti inopportuni. La terapia di Ippocrate si basava, infatti, sull’eliminazione dell’elemento di disturbo, in quanto il medico sarebbe colui che si mette al servizio della natura e a tale scopo fa sì che quell’incidente che ha creato un’interferenza venga rimosso e che, di conseguenza, questo flusso della natura verso la vita possa proseguire.
Si parla di una normatività etica della natura: per Ippocrate è la natura a dettare le norme del comportamento. Normalità etica della natura vuol dire il normale funzionamento del corpo che è ciò che definisce le regole di comportamento.
Quando si parla di natura, infatti, non si parla solo di totalità dei fenomeni naturali ma di un’idea filosofica, teorica, della natura. Viene intesa come normale funzionamento del corpo dell’uomo e la malattia come un qualsiasi elemento che interferisce con esso. Per Ippocrate anche il fuoco che ci scotta o la pioggia che ci fa ammalare sono natura ma la natura in sé è definita come la tensione che si individua verso la vita e che quindi diventa principio regolativo del comportamento, ad esempio: non toccare il fuoco.
Il corpo funziona bene se ad esempio vive in un ambiente non troppo caldo e non troppo freddo, quando mangio in modo equilibrato, quando bevo a sufficienza; questi sono esempi di un normale comportamento naturale, se devio da questo comportamento allora sto male.
Di conseguenza l’altra faccia della medaglia è l’astenersi dal fare il male: la non maleficenza, l’astenersi dal fare un danno. Cos’è però il male del paziente? Sono 3 i comportamenti considerati male per il paziente: la morte, l’allontanare il paziente dal naturale funzionamento dell’organismo e la malattia. Il medico giura di astenersi dal provocare tutto ciò.
N.B. Nel mondo ippocrateo la gravidanza è una questione femminile, di competenza non medica ma delegata all’allevatrice che ne possedeva le conoscenze tecnico-pratiche. Sussisteva comunque il principio della sacralità della vita e di conseguenza il divieto di interrompere la gravidanza.
- 2) La fiducia del paziente, l’importanza del rispetto segreto e il valore della competenza professionale: Ippocrate intuisce che, nella misura in cui il paziente crede nella capacità di guarirlo di un certo medico, egli collaborerà attivamente al processo terapeutico e contribuirà in maniera significativa alla guarigione o comunque al miglioramento delle sue condizioni generali.
Se il medico conquista la fiducia del suo paziente, il paziente si affiderà maggiormente a quel medico e seguirà le sue indicazioni, e già questo lo aiuterà a sentirsi meglio e a rendere la terapia più efficace. Il paziente ha un ruolo fondamentale nell’esito della terapia in quanto se si fida si pone in uno stato d’animo positivo. Una delle medicine più efficaci del metodo ippocratico è, infatti, l’effetto placebo.
La fiducia si basa anche sulla discrezione del medico, tuttora esiste il segreto professionale.
Per alimentare la speranza nel paziente ed evitare che venga meno l’effetto placebo o l’aderenza del paziente alle indicazioni del medico, il paziente deve crederci e a tale scopo, anche se la malattia avrà un esito infausto, affidandosi al medico di cui si fida avrà avuto comunque una qualità della vita migliore. Il medico si asteneva quindi dal comunicare la brutta notizia al paziente per evitare di perdere la sua fiducia e quindi la speranza, che per la medicina ippocratica è fondamentale.
Quindi da una parte c’è il medico che conosce la situazione e ha un’idea di ciò che è bene fare e dall’altra vi è il paziente che spesso viene tenuto all’oscuro della natura della malattia e comunque non saprebbe come ripristinare lo stato di salute in quanto non ha conoscenze mediche ed è in uno stato fragilità.
- 3) Il rapporto tra medico e paziente secondo il codice ippocrateo si basava sull’amicizia ma era anche fortemente squilibrato come quello che c’è tra un adulto e un bambino, ovvero tra chi sa come si fanno le cose e decide in vista di un bene e chi non sa e non ha potere decisionale.
Questo tipo di rapporto viene definito come paternalismo medico, dove c’è un medico che agisce come agirebbe un genitore nei confronti di un paziente che viene considerato una sorta di figlio piccolo. Il medico si sente in dovere di prendere e di imporre le sue decisioni per il paziente, il quale invece ha un ruolo passivo e di accettazione.
Questo paradigma nasce con Ippocrate nell’antichità e ha accompagnato la storia dell’umanità fino alla metà del '900. Nonostante l’avvento del cristianesimo, il paradigma non è cambiato perché in fondo era compatibile con alcuni principi fondamentali dell’etica cristiana come il senso di sacralità della vita, motivata, però, in modo diverso: per il cristiano è legata all’atto del creatore mentre per Ippocrate era dovuta al senso della meraviglia che desta nell’uomo antico la natura, natura che non era ancora comprensibile, non si sapeva come funzionasse, e anche un certo paternalismo, anche nella religione cristiana, c’è un rapporto di padre-figlio tra il Dio creatore e il fedele. Ciò ha fatto sì che l’etica di Ippocrate sopravvivesse senza subire troppe scosse fino alla metà del secolo scorso quando entrerà in crisi.
La crisi del paradigma ippocratico
Da un punto di vista moderno, i problemi dell’etica ippocratica possono essere:
- Il non sapere la verità, non essere informati sulla propria diagnosi, di cosa soffro, e la prognosi, cosa mi posso aspettare, qual è l’evoluzione della malattia. Oggi il paziente ha il diritto di saperlo.
- Il concetto di bene: chi decide cosa è bene per il paziente? Nella medicina ippocratica il bene è immediatamente noto: il bene è la vita e la salute e quindi si agisce in funzione di questo; tutto ciò che non è a favore di vita e salute è male e il medico deve perseguire il bene.
Qual è quindi il compito della medicina? Per il metodo ippocratico era chiaro.
Ma oggi? È sempre fare il bene del paziente inteso come vita e salute, concepita come naturale funzionamento dell’organismo? Vi è un dibattito aperto tra una parte della medicina crede ancora fermamente che il compito della medicina sia quello già indicato da Ippocrate, ovvero sostenere sempre la vita e ripristinare la salute quando è possibile, a guidare il medico è il principio terapeutico, e un’altra parte che ritiene che la medicina non abbia necessariamente quell’unico scopo e quindi che sostenere la vita e perseguire la salute non sia sempre il bene per il paziente. Il dibattito resta aperto su alcuni temi; non a caso, l’eutanasia è praticata solo in alcuni paesi.
Esempio
Oggi la medicina non è solo in funzione della malattia ma è anche di prevenzione. Nella chirurgia preventiva si interviene su un organo che in quel momento è sano e che in futuro potrebbe sviluppare una certa malattia, come nella mastectomia in caso di predisposizione genetica al tumore della mammella. Per il medico ippocratico, un intervento di questo tipo non è giustificato dal principio terapeutico in quanto si va a toccare un corpo che funziona perfettamente per prevenire soltanto un’eventualità di malattia. Se si arrivasse in futuro ad affermare che la probabilità di sviluppare una patologia sia certa a meno che non venga rimosso un certo organo, il medico ippocratico non avrebbe nulla in contrario e riterrebbe giusto l’intervento allo scopo di preservare la vita.
Ad oggi sono diffuse anche la chirurgia plastica ed estetica: la prima ha funzione ricostruttiva, la seconda ha funzione di modificazione dell’aspetto del corpo perché sia più gradito alla persona che la chiede. Dal medico ippocratico viene accettata solo la chirurgia plastica, quindi la chirurgia che ha lo scopo ricostruire, ripristinare una parte del corpo danneggiata, a causa, ad esempio, di un incidente o di una malattia, e restituire una funzione venuta meno.
Il rischio dell’intervento in questo caso, ricorda che non c’è intervento a rischio zero, è proporzionato al beneficio ricercato, in quanto l’intervento terapeutico deve avere uno scopo tale da giustificare quel rischio. Nel caso invece della medicina estetica, i problemi del metodo ippocratico sono: intervenendo su un corpo sano, il mio intervento non solo non serve a ripristinare la salute o a prolungare la vita, ma in più espone quel corpo sano ad un rischio, si mette a repentaglio quella salute per un qualcosa che non è giustificato dalla finalità terapeutica dell’intervento. Dunque, il metodo ippocratico non giustifica la chirurgia estetica, semmai quella plastica.
Importante in questo tema è l’idea della felicità, la cui concezione tipicamente moderna, affermatasi negli ultimi 4 secoli a partire dalla rivoluzione americana, è quella per cui ciascuno ha il diritto di scegliere la vita che vuole senza che lo Stato intervenga sulle sue scelte e che nel prendere le proprie decisioni persegua la sua idea di vita piena, di autorealizzazione e di felicità. Si parla cioè di autodeterminazione della persona e quindi del paziente.
Nel metodo ippocratico, sia di 2500 anni fa sia quello che si ispira oggi, la medicina non è al servizio dell’autodeterminazione ma della salute e della vita, dove per salute si intende il normale e regolare funzionamento dell’organismo umano in quella specifica fase del suo sviluppo; non ha a che fare con l’autodeterminazione, specie quando il raggiungimento della felicità del paziente interferisce con la salute o la vita della persona stessa.
Ciò fa comprendere il motivo per cui il medico ippocratico non sostiene, ad esempio, la medicina estetica. In realtà, lo scopo di andare dal medico a chiedere aiuto nonostante un corpo sia sano potrebbe non essere semplicemente per una vanità ma per ragg
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Filosofia morale, prof. Savignano, libro consigliato Bioetica educazione e società, Savignano
-
Appunti lezioni di Filosofia morale
-
Riassunto esame storia della filosofia morale, prof Mormino, libro consigliato Storia della filosofia morale
-
Riassunto esame Bioetica, Prof. Donatelli Piergiorgio, libro consigliato Bioetica. Le scelte morali , Eugenio Lecal…