Capitolo 1 UN TABOO FILOSOFICO
Dal punto di vista dei filosofi politici classici, la sottomissione è contraria alla natura
degli esseri umani e costituisce una colpa morale: sottomettersi = rinunciare alla
propria libertà. Cosa simile, affermata anche da Rosseau nel trattato sociale. La
filosofia preferisce ignorare il fatto che alcune persone possano voler ubbidire ad
altre traendone piacere.
Le donne sono sottomesse agli uomini perché sono naturalmente più deboli e
perché la loro debolezza le rende moralmente inferiori: le donne si compiacciono di
una sottomissione che si addice alla loro natura. Sottomettersi è una colpa morale o
un patologia che non concerne alla filosofia. Non viene preso sul serio il fascino della
sottomissione, le donne sottomesse che ne provano piacere appaiono come vittime
passive o colpevoli di non amare la propria libertà.
Sottomissione femminile e femminismo
L’obiettivo del femminismo è mettere in luce l’oppressione delle donne in quanto tali
e combattere questa oppressione. Il primo punto è una premessa per il secondo:
mettendo in luce, si conosce e conoscendo si combatte. Il primo punto permette
anche l’identificare i meccanismi di dominazione.
Per capire la differenza tra:
- Lo studio della sottomissione delle donne
- L’ipotesi di una natura femminile sottomessa (eterno femminino)
Ci riferiamo agli enunciati:
- Le donne sono sottomesse
- Alcune donne sono sottomesse
- Alcune donne scelgono la sottomissione
Il primo enunciato ha una dimensione normativa e gli altri due sono puramente
descrittivi. Studiare la sottomissione delle donne è un’impresa femminista, perché
descrive un’esperienza vissuta, senza considerarla assoluta, naturale e necessaria
per essere donna.
La sottomissione dal punto di vista delle donne
da un punto di vista politico è impossibile promuovere qualsiasi forma di parità tra
uomini e donne, se si parte dal punto di vista maschile, che non prende in
considerazione l’esperienza delle donne. Per questo si aggiunge una dimensione
epistemologica, che mette in discussione l’egemonia del punto di vista maschile e
studia il mondo dal punto di vista delle donne, in modo da avere una conoscenza del
mondo più completa.
Dunque, è utile osservare la dominazione maschile dal punto di vista delle donne,
partendo dagli effetti che ha su di loro e considerando gli aspetti potenzialmente
seducenti e alienanti. Quindi dimostrare ciò che la dominazione maschile fa le donne
e come loro la vivono, come configura le loro scelte e i loro desideri. Questo la
filosofia classica, con il suo sessismo metodologico non può coglierlo.
Dominazione e sottomissione
Il termine sottomissione a tre significati:
- Propensione all’ubbidienza
- Sottomettersi e ubbidire
- Arrendersi dopo aver combattuto
La sottomissione è l’azione o la situazione di colui o colei che si sottomette e si può
distinguere in base a due tipi di volontà:
- Volontà attiva, ossia volontà positiva di essere sottomessi
- Volontà passiva, rassegnazione o assenza di resistenza di fronte al potere
esercitato
La relazione di dominazione è verticale, quello che domina, può influire in modo
determinante sulle azioni di quello che è dominato. Spesso le relazioni di
dominazioni sono azioni di dominazione e azioni di sottomissione.
Con Beauvoir
Si chiede come si sente una donna sotto la dominazione maschile, per farlo è
necessario non partire dall’idea che la sottomissione sia naturale per le donne, né
che sia contraria alla loro natura, e immorale, quindi puoi chiederci senza pregiudizi
cos’è la sottomissione. Pubblicato il filosofico più venduto nel novecento: “il secondo
sesso”
Capitolo 2 LA SOTTOMISSIONE FEMMINILE:
UNA TAUTOLOGIA?
Le donne sono masochiste?
L’idea che la sottomissione sia tipicamente femminile e alla base dell’opinione
comune secondo cui le donne siano naturalmente masochiste, ciò spiegherebbe la
violenza domestica e coniugale e le disuguaglianze sul mercato e sul lavoro, tuttavia
tale opinione è chiaramente erronea.
Freud considera il masochismo una derivazione del sadismo, è il suo contrario e lo
presenta come una forma degradata e secondaria. Questo nasce dal senso di colpa
ed è il piacere trasferito nel dolore e nell’umiliazione. Freud sviluppa l’idea di un
carattere femminile del masochismo, ne propone: uno erogene, uno femmineo e uno
morale.
- Il masochismo erogena è quello primario, ed è il piacere provato nel dolore
subito ed essenzialmente sessuale
- Il masochismo femmineo non è delle donne, ma è considerato nella
manifestazione degli uomini perversi, si basa sul masochismo primario ed
esprime un senso di colpa. In questo c’è un desiderio di passività da parte
della donna, e la parte attiva sarebbe l’uomo.
- Il masochismo morale consiste nel considerare masochiste le attitudini
dell’autoflagellazione e si manifesta sottoforma di senso di colpa esacerbato.
In questo vi è una mancanza di dimensione sessuale, ed è irrilevante l’identità
di colui che infligge la sofferenza, poiché l’oggetto ricercato è la sofferenza
stessa.
il masochismo sarebbe quindi normale nei soggetti femminili, la cui femminilità
sarebbe per natura masochista poiché passiva e fondata sul senso di colpa.
La sottomissione: virtù femminile?
Per Freud, ci sarebbe qualcosa nella natura delle donne che le destinerebbe a
essere passive a una sessualità fatta di sottomissione. Anche secondo alcuni testi
religiosi come Bibbia e Corano, la donna era sottomessa a Dio ma prima di tutto, al
marito.
Rousseau considerava le donne sprovviste di ragione e in preda ai loro istinti
naturali. Qui la sottomissione veniva considerata una condizione necessaria per
l’armonia tra i due sessi.
- Freud, considerava una sottomissione biologica nella natura della donna in
senso descrittivo
- Rousseau, la sottomissione era in senso normativo, una donna dovrebbe
essere sottomessa per essere donna e quindi compagna dell’uomo
Aderire pienamente alla femminilità corrisponderebbe in un certo modo la
sottomissione che sarebbe qualcosa di intrinsecamente femminile.
Essere donna significa sottomettersi
Secondo l’analisi di Catharine MacKinnon: “la differenza è il guanto di velluto sul
pugno di ferro della dominazione. Il problema non è che le differenze non sono
valorizzate, ma che sono definite dal potere”
Secondo lei la differenza sessuale non è l’origine ma il risultato della dominazione
maschile e serve a nasconderne la portata reale.
La prima tesi che affronta è l’idea che la sessualità sia naturale e che di
conseguenza occorra assecondarla senza alcun tabù. Secondo lei inoltre se gli
uomini si trovano in una posizione sociale che permette loro, di dare seguito ai propri
desideri, e se il genere è un asse di gerarchia sociale, allora il genere è la
manifestazione sociale del gusto degli uomini per la dominazione.
L’analisi dell’ipotesi de-repressiva, mostra che il potere sociale esercitato dagli
uomini sulle donne plasma la sessualità sulla base dei loro interessi, anche se siamo
abituati a definire maschile e femminile sulle base di caratteristiche fisiche di uomini
e donne. Per MacKinnon, invece, il genere è il prodotto della dominazione maschile
e si basa su un rapporto di determinazione reciproca sessuale e sociale. Questa
distinzione ricalca l’opposizione dominazione/sottomissione, quest ultima definita
dalla femminilità. Il potere degli uomini definisce dunque la differenza tra uomini e
donne in base a ciò che li eccita. Nella pronografia per esempio, risalta
l’oggettificazione dell’uomo sulla donna.
Da Freud a MacKinnon e Rousseau, per tutti, c'è qualcosa di intrinsecamente
femminile nella sottomissione e di intrinsecamente sottomesso nella femminilità.
Capitolo 3: CHE COS’È UNA DONNA?
L’analisi che conduce Beauvoir nel secondo sesso, mostra che c’è qualcosa di
femminile nella sottomissione, ossia che essere una donna, significa essere una
persona la cui sottomissione viene prescritta dall’esterno.
La differenza sessuale non è questione di essenze
Beauvoir era contro l’essenzialismo, per capire la sua posizione, vanno definiti i tipi
di essenzialismo:
- Quello biologico, le idee secondo le quali esista una differenza tra l’essenza
maschile e l’essenza femminile (non rifiuta l’idea di differenze biologiche, ma
rifiuta che queste possano determinare uomini e donne)
- Quello metafisico, ossia l’idea che un oggetto o un essere abbia una certa
proprietà che la rende quello che è. Ad esempio, l’essenza di un triangolo è
essere un poligono di tre lati, dunque in una donna esisterebbero
caratteristiche proprie che la definiscono tale. Inoltre vi è anche un simile
essenzialismo, detto fissista, che non cambia col passare del tempo.
(Secondo lei, questi due tipi di essenzialismo sono indissociabili e dunque
entrambi da scartare)
- Quello linguistico, ovvero che se si dica la parola “donna” tutti intendono
esattamente la stessa cosa.
La femminilità è una costruzione sociale?
Fare finta che non ci sia nessuna differenza tra uomini e donne vuol dire ignorare la
realtà dell’ordine sociale. Infatti, davanti all’evidenza della differenza sessuale
nell’ordine sociale occorre far coesistere il fatto che la donna è un essere umano e il
fatto che la differenza sessuale salta agli occhi.
La differenza tra i sessi è una delle componenti cruciali di ciò che Beauvoir chiama la
“situazione“.
Rifiuta di adottare un’unica chiave interpretativa della differenza tra i sessi, che sia
biologica, psicoanalitica o economica (marxista=>posizione che dipende dal lavoro e
dalla posizione economica)
Ciò che la donna è non viene da un’essenza che le preesiste, ma dal modo in cui
vive nel mondo.
Situazione e differenza sessuale
Beauvoir è contro Sartre, secondo il quale gli esseri umani sono liberi e la
situazione, è pura contingenza della nostra esistenza, l’unica cosa che noi scegliamo
è l’unico dato contro cui la libertà deve esercitarsi e a cui la libertà deve attribuire un
significato. La scrittrice esprime disaccordo in merito che la situazione sia una pura
praticità da cui l’individuo libero deve staccarsi.
Secondo lei, dire che gli individui sono situati significa riconoscere che sono
pienamente nel mondo e quindi non esistono al di fuori di esso, che al contempo è
plasmato dalla loro presenza.
Per la scrittrice è stato molto importante anche la lettura di Heidegger, che è
associata all’esperienza della guerra e dell’occupazione, la farà riflettere sulla
questione della scelta, della responsabilità e della sottomissione.
Heidegger propone di partire dal Dasein, che in tedesco significa letteralmente
esserci e Beauvoir traduce con realtà umana. Questo è ciò che abita il mondo,
assorto e implica
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