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Il filosofo e le prospettive del sapere

Il filosofo studiava il mondo da varie prospettive (mediche, politiche, matematiche) perché le conoscenze erano molto limitate, ma oggi è difficile studiare molteplici ambiti in modo completo. La filosofia, come la scienza, studia il mondo e ne dà una spiegazione ritenuta valida fino all'elaborazione di una migliore: non si ha una giustificazione eterna.

Feuerbach e il potere degli dei

Feuerbach, “Gli dei sono diventati sempre più disoccupati”: le spiegazioni che vengono date agli eventi sottraggono gli dei del potere di manifestare tali eventi.

Il giusnaturalismo

Esiste un nesso tra ciò che accade per natura e ciò che è legge. Inizialmente si pensava che il modello fosse il comportamento e la legge umana, perché le leggi naturali potevano essere violate. Questo pensiero rimane valido fino alla stesura dell’Odissea, quando viene introdotta la definizione della natura: Ulisse viaggia per molte città e ne conosce le leggi. In particolare si ricorda l’episodio di Polifemo: Ulisse invoca presso il ciclope la regola di Zeus sull'ospitalità, ovvero il diritto e il dovere che le culture affacciate sul mare avevano nei confronti dei naufraghi, ma il ciclope non segue le regole degli dei moderni. Si ha quindi uno scontro tra regole diverse che, però, presentano la stessa osservazione della natura: diventa necessario un ribaltamento di ordine tra le leggi di natura e le leggi umane.

Socrate

In occidente, Socrate afferma che le leggi umane sono meno importanti in quanto possono essere cambiate con la forza o tramite un accordo; inoltre, le ripercussioni di un cambiamento sarebbero di poco conto. Le leggi umane sono, però, importanti perché mantengono in piedi la società umana. Le leggi di natura, al contrario, non possono essere cambiate.

Il pensiero di Socrate

Socrate non ha scritto niente, perché riteneva che non si potesse imparare leggendo e studiando e che non si potesse insegnare scrivendo. L'idea è quella che ognuno ha in noi la verità e il compito del maestro è quello di aiutare l'uomo a tirare fuori quello che già c'è dentro di lui (maieutica). Socrate non riteneva importante il contenuto delle leggi perché queste potevano essere cambiate in qualsiasi momento, mentre la cosa importante era la verità interiore. Socrate si pone sullo stesso livello degli allievi e li esorta a condividere il loro parere, aiutandolo ad andare avanti sulla sua strada per arrivare al punto in cui il ragionamento si blocca o sfocia in un'argomentazione. In questo modo l'allievo capisce da solo che il ragionamento non era valido.

Il contenuto delle leggi non è importante, ma le leggi sono necessarie a mantenere in piedi la società. Socrate fu condannato a morte per un delitto molto vago (corrompere la gioventù) per il quale ognuno può essere considerato colpevole. Socrate era uno dei cittadini attivi di Atene che era organizzata in modo da favorire la partecipazione dei cittadini nella città. Socrate prende la parola in assemblea per richiamare all'osservanza delle forme che non erano state rispettate e che stavano mettendo in dubbio la validità dell'accusa. Socrate potrebbe scappare, ma così violerebbe la legge.

Platone

Il principale discepolo di Socrate è Platone: Platone scrive in forma di dialogo in cui Socrate è uno dei personaggi e funge da guida nella conversazione. Platone riprende l'idea di Socrate di far uscire una verità interiore: nonostante non creda nei miti, Platone pensa che i miti possano essere utilizzati per spiegare un altro argomento (mito di Atlantide). Si ha una verità alla quale si giunge con l'aiuto di una persona che già sa, ma che fa ragionare l'individuo.

Il mito della caverna

L'idea di questa verità da scoprire è rappresentata in modo plastico con il mito della caverna, ovvero un esperimento mentale: persone che vivono in una caverna di spalle all'ingresso prendono coscienza del mondo tramite le ombre che il mondo esterno proietta sulla parete di fondo della caverna; non si tratta della realtà, ma non è il fenomeno. Si tratta di un epifenomeno, ovvero qualcosa che il fenomeno crea, ma che non riproduce la realtà del fenomeno. Se ci voltassimo, vedremmo la luce della caverna: è compito dell'uomo uscire dalla caverna e osservare il mondo sconosciuto fino a quel momento. All'inizio non è possibile comprendere la nuova realtà, ma pian piano che il ragionamento si adegua alla novità la si comincia ad apprezzare.

Platone definisce questa persona che esce come un filosofo che ha il dovere di raccontare agli altri ciò che ha visto e di portare fuori anche loro. Ovviamente la maggior parte di queste persone non vorranno arrivare a quel livello di conoscenza.

Il ruolo politico del filosofo

Il ruolo politico del filosofo sembrerebbe esaurito: in realtà, noi abbiamo la possibilità di arrivare a conoscere le verità ultime e dobbiamo tenere presente queste verità per orientare i comportamenti delle persone che le ignorano al fine di fargliele rispettare.

Dialogo del Glaocone (De republica)

Delle persone sufficientemente ricche possono permettersi di fare un lavoro mentale che guardano l'acropoli di Atene dall'alto e ammirano come ogni individuo faccia il proprio dovere in modo ligio. Uno di loro, però, chiede cosa succederebbe se un giorno gli abitanti dovessero decidere di svolgere un altro ruolo e ipotizza che uno scambio di ruoli porterebbe a un disastro e al crollo della civiltà in cui ognuno starebbe peggio.

Glaocone pensa a una storia che possa far comprendere l'importanza dei ruoli agli altri cittadini: riprende una leggenda fenicia per la quale tutti gli uomini nascono dalla terra già con dei ruoli predisposti e l'istruzione avuta nell'infanzia e nell'adolescenza non è altro che un sogno. Decidono di modificare la storia in modo da renderla più verosimile: ogni uomo nasce con all'interno di sé un metallo che ne definisce il ruolo nella società. Socrate pensa che sia necessaria un'ulteriore trasformazione al fine di avere una storia che sia abbastanza credibile da essere raccontata da tutti: è sufficiente raccontare la storia e lasciarla trasmettere da persona a persona al fine che diventi così conosciuta che non venga più messa in dubbio sulla sua veridicità.

Si arriva a un'ulteriore domanda: non è necessario che qualcuno sappia che la storia è falsa perché in questo modo...

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _mimi03_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del diritto e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Tincani Persio.
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