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Aristotele poetica

Introduzione

Perché continuare oggi a leggere la poetica? La posta in gioco è l’affermazione globale del ruolo che la letteratura ricopre come parte propria e specifica dell’esperienza umana. Tra le tante definizioni risulta rilevante quella dell’arte poetica come “imitazione”, anche se qualcuno ha proposto il termine greco “mimesis” (che ricopre uno spettro più ampio). Le persone imitate sono “persone in azione”: l’immagine letteraria dell’esistenza è un’immagine dinamica, colta nel movimento che dà valore alla scansione del tempo lineare.

Per Aristotele tutte le manifestazioni poetiche fanno riferimento a una funzione capitale nella vita emotiva dell’uomo: il piacere naturale che si ricava dalla conoscenza. Possiamo affermare che la finalità della poesia sia “edonistica”. Giungiamo in ultima analisi a una definizione della letteratura come “selezione significativa e sistematica di una parte dei tratti del reale”. Inoltre, ricordiamo come il discorso letterario sia innervato da una tensione dialettica tra i due opposti poli del verosimile e del meraviglioso. Qui la Poesia viene considerata come “più filosofica e più seria della storia”.

Poetica

1. Considerazioni iniziali

Inizialmente tratteremo della poetica nel suo insieme e delle sue forme, delle finalità di ciascuna di esse, della composizione delle varie trame e tutto ciò che concerne questa disciplina. La parola “poetica” assume un’ulteriore specificità da quella fornita dal linguaggio aristotelico come “ciò che concerne la produzione”. Essa, infatti, è l’arte che concerne la poesia, quest’ultima capace di individuare una “veduta generale” ricavata dalle notazioni empiriche e ispirata a principi.

L’epica, la poesia tragica, la commedia, i canti corali e tutta la musica strumentale sono, in generale, tutte imitazioni (questo è il primo principio, Aristotele generalizza la dimensione che secondo Platone apparteneva all’espressione teatrale). Si differenziano l’una dall’altra per tre fattori: o perché imitano con mezzi diversi, o oggetti diversi o diversamente. Ad esempio, auletica (l’arte di suonare il flauto) e citaristica (arte di suonare la cetra) usano soltanto il ritmo e la melodia, la danza usa solo il ritmo. Mentre le arti che usano la sola parola, o il metro, restano fino ad oggi senza nome.

Ci sono poi arti che usano tutti i mezzi (intendo il ritmo, il canto, il metro) come la tragedia e la commedia; si distinguono tra loro perché alcune li utilizzano tutti insieme, altre separatamente per diverse parti. Queste sono le differenze tra le arti relativamente ai mezzi con cui si compie l’imitazione.

2. Imitazione delle persone

Poiché chi imita, imita persone in azione, queste possono essere o serie o dappoco (incapaci) (i caratteri seguono sempre e solo questi due tipi, in quanto gli uomini per quanto riguarda il carattere, si distinguono per vizio o per virtù). Si imiteranno dunque persone o migliori di noi o peggiori di noi; è chiaro che ognuna delle suddette imitazioni (verbali o visive) presenterà queste differenze, in questo senso si distingue per l’imitazione di oggetti diversi. Proprio questa è la differenza tra tragedia e commedia, la prima rappresenta gli uomini peggiori, la seconda migliori che nella realtà attuale.

3. Differenze nell'imitazione

La terza differenza consiste nel modo in cui ognuna di queste cose può essere imitata. L’imitazione dunque, come detto all’inizio, sta in queste tre differenze: quali mezzi, quali oggetti e come. Rispetto alla tragedia possiamo individuare Sofocle ed Omero, poiché entrambi imitano persone serie, rispetto alla commedia Aristofane. Le loro opere talvolta si chiamano drammi, perché imitano persone che agiscono (dran).

I Dori (stirpe dell’antica Grecia) rivendicano come proprie la tragedia e la commedia, sostengono che il nome “commedia” non deriva da komazein (andar in giro a far baldoria) ma dal “vagabondare per villaggi, respinti dalla città”. Loro chiamano l’agire dran prattein, mentre gli Ateniesi dicono.

4. Origini della poetica

La Poetica sembra aver tratto origine da due cause entrambe naturali: l’imitare congenito fin dall’infanzia all’uomo, si distingue dagli altri animali per avere una predisposizione all’imitazione, da questa si procura le prime conoscenze, dall’imitazione inoltre ricava il piacere. L’uomo si procura il piacere anche dalla semplice contemplazione di un’immagine poiché impara e ragiona su ogni punto, per esempio che una certa figura è il tale.

Dunque, dato che per natura noi possediamo il gusto dell’imitazione, della melodia e del ritmo, quelli che erano particolarmente portati in questo campo diedero vita alla poesia. Questa si distinse secondo i caratteri propri di ciascuno: i più seri imitarono le azioni genuine e eroiche, i più avventati imitarono le azioni di persone dappoco. I poeti antichi si divisero in poeti di canti eroici e poeti di giambi (poesia giambica caratterizzata da turpiloquio, osceno e ridicolo, prende il suo nome dal metro che la caratterizza, il giambo costituito da un ritmo ascendente e rapido).

Omero, sebbene fosse un poeta serio, poiché componeva in forma drammatica, fu il primo a introdurre la forma della commedia, drammatizzando non l’invettiva (discorso polemico di accusa o rimprovero contro persone o cose) ma il riso. Margite (poemetto burlesco su un personaggio che sapeva fare tutto e niente) rappresenta per la commedia quello che l’Iliade e l’Odissea rappresentano per la tragedia. Delineatasi dunque la tragedia e la commedia, i poeti...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/04 Estetica

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