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Saggio maschere e violenza in Arancia Meccanica

Il film inizia con una carrellata all'indietro che mostra il protagonista Alex e la sua banda, i Drughi. Lo sguardo malvagio di Alex fisso sulla telecamera crea un effetto inquietante e minaccioso. I personaggi sono truccati e il trucco più riuscito è quello di Alex, che ha uno sguardo inquietante grazie a un occhio truccato. Nel complesso, il trucco e i costumi sono elementi centrali del film e guidano una riflessione sulla mascolinità e sulla violenza.

Il lavoro della costumista Milena Canonero dà ad Alex una spaventosa presenza scenica, caratterizzata da uno sguardo malvagio, una bombetta nera, una tuta bianca e un bastone da passeggio. Questi elementi sono rimasti nell'immaginario visivo del personaggio. Alex appare fin dall'inizio come il capo della banda, mostrata all'interno del Korova Milk Bar, con una posa rigida che richiama la fotografia di moda dell'epoca. I personaggi vengono definiti nella loro identità sessuale e appartenenza sociale attraverso i loro abiti, che combinano elementi della moda passata e futura. Il loro aspetto minaccioso è dato dai pantaloni bianchi, gli stivali militari e gli altri accessori.

Il grottesco gioca un ruolo centrale nel linguaggio del vestiario nel film. Ad esempio, la madre di Alex indossa una minigonna di plastica, capelli lilla e stivali in vinile. Anche gli uomini che lavorano nel Korova Milk Bar indossano calzamaglie bianche aderenti con una cintura nera in vita. Il personaggio di Alex fa riferimento ai classici simboli dell'élite britannica, come la bombetta e il bastone da passeggio. Il bastone da passeggio diventa un'arma mortale, mentre la bombetta rappresenta un elemento sovversivo di mascheramento che permette ad Alex di incarnare le molteplici maschere della violenza.

Dopo gli atti di violenza, Alex mostra il suo stile individuale in una scena di seduzione in un negozio di dischi. Indossa un capotto bordeaux a doppio petto lungo fino alle ginocchia con revers in pelle di serpente argentata e il suo bastone da passeggio.

In prigione, dopo il tradimento dei suoi compagni, Alex indossa un completo maschile che simboleggia la sua transizione da criminale a vittima e la perdita di autodeterminazione. L'abito rappresenta la sua fusione con la violenza dello Stato. Anche il Ministro nella scena finale indossa un abito scuro, che rappresenta una variante legittimata di maschera della violenza.

Un altro volto della mascolinità è rappresentato dallo scrittore che viene aggredito da Alex. Indossa una vestaglia bianca e rossa su pantaloni bianchi. Alex assume il ruolo del signor Alexander dopo essere stato picchiato dai suoi ex compagni, diventando portavoce della mascolinità violata dello scrittore.

Capitolo Eyes Wide Shut

Eyes Wide Shut di Stanley Kubrick è un film che esplora il divario tra apparenza e realtà, concentrandosi sulle relazioni umane e il sistema sociale. Il protagonista, interpretato da Tom Cruise, si immerge in un club segreto dell'alta società che si dedica a pratiche orgiastiche. Incuriosito all'inizio, il protagonista finisce per credere di aver assistito a un omicidio e si sospetta di un complotto, mettendo in discussione anche la sua vita familiare borghese.

Il motivo costante della maschera che riflette il principio generale del mascheramento sociale è ben illustrato dai due tipi di feste rappresentate nel film, che sono opposte ma complementari: da un lato c’è la festa della buona società in cui Tom Cruise e sua moglie flirtano con altri ospiti, in una modalità socialmente accettata e dall’altra la festa in cui decine di personaggi mascherati si dedicano a varie pratiche sessuali in comune. La trasformazione emotiva del protagonista si manifesta attraverso un progressivo vortice di ansia e preoccupazione complottistica. L'ambientazione festiva diventa sempre più cupa e ansiogena, svelando infine che tutto è stato una "messa in scena".

Il film affronta anche temi come il legame tra sessualità e morte, la connessione tra denaro e potere e presenta riferimenti alla teoria di Sigmund Freud. La rappresentazione di New York nel film è un ibrido tra la città contemporanea e la Vienna del Novecento. Mentre lo spettatore segue lo sviluppo della trama principale, emergono anche altri racconti dei vari personaggi. Ad esempio, il personaggio di Alice è associato alla presenza di specchi, Helena al balletto "Lo Schiaccianoci", e sono presenti riferimenti simbolici come l'arcobaleno de "Il Mago di Oz" e il personaggio del Mago Sabbiolino con la band "The Sandmen".

La costruzione del film si basa su quattro principi: il mascheramento della realtà, l'intertestualità con altre opere, il ruolo dello specchio e la "dissonanza consonante" che crea un'esperienza incerta per lo spettatore. Kubrick attinge alla cultura del Novecento e si ispira a pensatori come Nietzsche, Heidegger, Joyce e Kafka. Il film riflette anche l'influenza del pensiero strutturalista e post-strutturalista proveniente dalla Francia. La classificazione di Kubrick come regista moderno, postmoderno o a-moderno è oggetto di dibattito critico. Alcuni vedono il film come moderno, altri come postmoderno, e altri ancora lo considerano a-moderno, rappresentando un reboot della modernità. È importante notare che queste interpretazioni sono soggettive e riflettono il dibattito critico in corso. Non esiste una risposta definitiva a questa domanda e le etichette di moderno, postmoderno o a-moderno possono essere interpretate in modi diversi.

Temi di cultura visuale

Essere presenti sui social media rappresenta oggi una forma di attestazione esistenziale del sé. Questo fenomeno si basa sull'importanza crescente dell'aspetto visuale, specialmente delle immagini fotografiche e video, nella rappresentazione mediatica di sé. La centralità del sé nell'uso dei media e delle tecnologie digitali ha influenzato il significato sociale di concetti come soggettività, identità e individuo, poiché l'approvazione degli altri diventa fondamentale e rende il sé passivo.

La mediatizzazione del sé ha anche problematizzato il rapporto tra il soggetto, le sue rappresentazioni e i processi di identificazione. Da un lato, i social media hanno ampliato l'orizzonte culturale, le strategie espressive e la natura dei materiali simbolici utilizzati per rappresentarci. Tuttavia, queste stesse caratteristiche hanno anche reso il soggetto dipendente da logiche, modelli e sistemi di produzione sui quali ha scarsa possibilità di controllo, trasformando la visibilità in un parametro di riconoscimento sociale.

Le persone utilizzano i media principalmente come strumenti per documentare, mettere in scena e condividere la propria vita, come mezzi attraverso i quali lasciare tracce di sé quotidianamente. Questa pratica, essenzialmente cumulativa, frammenta l'autorappresentazione in conformità con la logica con cui cerchiamo informazioni, leggiamo, condividiamo e ci muoviamo nella rete. Il concetto di selfmedialità contemporanea si basa sulla chiusura duplice del soggetto, che non si limita a dire semplicemente "io", ma parla di sé e fa di questo auto-racconto il punto centrale della propria esperienza e della relazione con gli altri.

I media contemporanei non sono solo amplificatori di un desiderio di raccontarsi o di un impulso narcisistico, ma sono strumenti e luoghi strategici per la rappresentazione costante di sé stessi. L'avvento del selfie ha trasformato l'autorappresentazione da un'attività riservata a pochi privilegiati in una pratica quotidiana e banale. La società digitale complica ulteriormente le cose, poiché l'esternalizzazione mediatica del sé è diventata una dimensione organica del vivere digitale.

Il selfie rappresenta il paradigma principale dell'attuale vocazione autoritrattistica della società digitale, mentre il "first person shot" enfatizza l'esperienza corporea e il movimento del corpo. Il successo delle challenge di Faceapp su Instagram, come l'age challenge e il gender swapping, si basa sulle curiosità antropologiche e psicologiche comuni a tutti noi. Queste sfide offrono la possibilità di immaginare e anticipare un futuro probabile o di esplorare spostamenti perturbanti nella sfera di genere.

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Edu.Ronti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Estetica del cinema e dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Carocci Enrico.
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