Concetti di base dell'economia
Bisogno
L'uomo è un essere vivente perché continuamente avverte dei bisogni; per conseguenza, l’obiettivo dell’operare umano è quello di soddisfarli nella maniera più elevata possibile. Si definiscono bisogni: tutte le manifestazioni fisiche o psichiche di uno stato di disagio, di sofferenza, di tristezza, avvertite da una persona singola o da una comunità di individui. Parliamo infatti di bisogni individuali e di bisogni collettivi. In entrambi i casi constatiamo, però, l’insufficiente disponibilità di mezzi atti all’appagamento dei bisogni individuali, o quelli avvertiti globalmente dai componenti di una comunità.
La molteplicità dei bisogni avvertiti fa sì che alcuni di essi risultino più forti e pressanti di altri e per questo è fondamentale parlare di scala dei bisogni: in concreto, la scala dei bisogni è l’ordine di priorità dei bisogni avvertiti da un individuo o da una comunità d’individui. Essa dipende dal momento in cui si definisce e dall'area territoriale in cui vivono le persone oggetto d’indagine. Varia quindi nel tempo (lo scorrere del tempo stratifica e implementa il patrimonio delle conoscenze individuali e collettive e quindi modifica i bisogni percepiti) e nello spazio (l’ambiente geofisico incide inevitabilmente sulla manifestazione di certi bisogni piuttosto che di altri). Fra i modelli teorici di scala dei bisogni, annoveriamo le scale dei bisogni di Maslow e Herzberg.
Bene
Altro concetto fondamentale è quello di bene – cose o oggetti che servono e sono atti ad esaudire le nostre esigenze, a soddisfare un bisogno. In realtà, per soddisfare un bisogno è necessario non solo disporre dei beni, materiali o immateriali, ma appropriarsi del loro valore. In definitiva, il bene ha un valore intrinseco che, se estrinsecato, permette di soddisfare il bisogno. Ogni atto di godimento di qualunque bene, mediante il quale ci si appropria del valore intrinseco del bene medesimo, è un atto di impiego, di utilizzo o di consumo, perché si attinge il valore del bene disponibile in modo da compensare il bisogno. Il bene ha una sua utilità nel momento in cui il suo valore intrinseco viene consumato, estrinsecato. (distinzione tra valore e utilità: quest’ultima è la capacità del bene a soddisfare i bisogni, la sua potenzialità, il valore è invece il suo contenuto, la sua essenza).
Distinzione dei beni
In modo da facilitare l’interpretazione della realtà economica possiamo e dobbiamo distinguere tra:
- Beni materiali che hanno una tangibilità. Possono essere immagazzinati, patrimonializzati.
- Beni immateriali non tangibili definiti servizi – servizio sanitario, servizio di trasporto, servizi culturali. Non immagazzinabili, e la loro produzione coincide con il loro consumo.
- Beni a fecondità semplice (o a singolo uso) – beni che cedono il loro valore in un solo atto di impiego. Così facendo soddisfano, in modo più o meno completo, anche se non definitivo, il bisogno cui sono destinati o, comunque, si rendono disponibili affinché il loro valore possa essere assemblato con quello rilasciato da altri beni, in modo da creare nuovo valore. L’uso di beni materiali a fecondità semplice, può essere rinviato al futuro, rispetto al momento in cui si rende disponibile, avendo comunque cura che lo scorrere del tempo non lo deteriori e distrugga il suo valore. Anche i servizi possono essere a fecondità semplice, ma a differenza dei beni materiali, il loro impiego deve essere immediato, cioè quando il servizio viene erogato deve essere goduto immediatamente, altrimenti il valore disponibile viene definitivamente perso. Ne consegue che non possono essere cumulabili e quindi costituire ricchezza.
- Beni a fecondità ripetuta (o durevoli) – cedono il loro valore in più atti di impiego, ovvero gradualmente, provocando il loro logorio o deterioramento. Da essi, si origina un flusso di servizi che rimane attivo per un arco di tempo pluriennale. Si prestano a costituire ricchezza in quanto racchiudono in sé valore in entità significative e per periodi di tempo lunghi.
Ulteriori distinzioni
Altre distinzioni correlate alla precedente sono quelle effettuate tra:
- Beni ad utilizzo annuale – cedono il proprio valore entro un anno.
- Beni a utilizzo pluriennale – il rilascio del valore da essi incorporato avviene in più di 12 mesi, addirittura in più anni. Es. immobile, gli arredi.
(L’unità temporale dell’economia aziendale è l’anno solare, in generale 12 mesi. Tutto ciò che si consuma gradualmente e in 12 mesi è un bene a fecondità semplice).
I bisogni non si presentano una volta sola e quindi, non sono avvertiti una volta per tutte; essi richiedono di essere soddisfatti ciclicamente, ad intervalli più o meno ampi. Per il soddisfacimento continuo dei bisogni via via avvertiti, pertanto, occorre beneficiare di un flusso di beni e di servizi. È per questo che conviene suddividere i beni:
- Beni a veloce rigiro (o a veloce rinnovo) – sono i beni ad utilizzo annuale, i quali devono essere rinnovati o sostituiti in breve tempo, dopo essere stati utilizzati, per permettere di continuare a soddisfare i bisogni nel momento in cui essi si presentano.
- Beni a lento rigiro – sono quelli a fecondità ripetuta; anch'essi devono essere sostituiti ma nel lungo periodo, perché cedono il proprio valore e si esauriscono in un arco di tempo pluriennale.
Ne deriva che, qualunque grado di soddisfazione personale non implica tanto l’esistenza di uno stock di beni, grande e costituito una sola volta, quanto più un flusso continuo di beni e servizi che consenta nel tempo la pronta soddisfazione dei bisogni emergenti. Lo stock originariamente predisposto deve essere opportunamente ricostruito. La ricostruzione dello stock non è priva di difficoltà, poiché vi è una scarsità di beni materiali e di servizi da destinare, in modo diretto o indiretto, alla soddisfazione dei bisogni. Dei beni non è possibile disporne nelle quantità, nelle qualità, nei tempi e nei luoghi in cui le persone manifestano i propri bisogni. Infatti, tutti i beni sono scarsi ed è questo il motivo per cui sono detti anche economici. La distinzione tra beni economici, ovvero presenti in quantità scarsa e limitata, e i beni non economici, perché disponibili nelle quantità desiderate e godibili liberamente, non ha più ragion d’essere. Tutti i beni sono economici. Essendo presenti in quantità limitata, i componenti della comunità sono disposti a pagare un prezzo per assicurarsi un bene.
Pilastri dell'economia
- Bisogni da soddisfare
- Valore per soddisfarli
- Comunità di individui organizzate per creare, trasformare e diffondere quel valore
Economia aziendale
L’economia aziendale ha come oggetto d’interesse l’azienda. L’azienda è una comunità di persone che si organizza per creare e diffondere valore da destinare al soddisfacimento dei bisogni umani. (Sinonimo di azienda è impresa). Da sempre l’attività lavorativa tendente alla creazione di valore, si è potuta realizzare attraverso l’impiego di beni strumentali anche detti beni intermedi o indiretti. Quei beni costituiscono il patrimonio o capitale tecnico, fattore o elemento indispensabile alla esecuzione dei processi di lavorazione. Il loro utilizzo consuma una parte del valore che hanno incorporato, consentendo di realizzare beni atti al consumo finale, che soddisfa i bisogni avvertiti.
Al fine di produrre valore, l’azienda svolge funzioni economiche, dette tali perché utilizzano risorse rare e limitate. Le funzioni economiche sono:
- Produzione: la funzione di creazione di valore, che si crea trasformando fattori produttivi (o input, che vengono resi output, beni e servizi resi al consumatore) in beni, attraverso processi tecnico-lavorativi, permettendo di accrescere il valore intrinseco di certi beni. Si ha produzione anche quando si trasportano, dal luogo di fabbricazione a quello di consumo, i beni fabbricati offrendoli ai potenziali acquirenti.
- Consumo: consiste negli atti di impiego di beni o servizi in vista della soddisfazione dei bisogni personali o collettivi. Può risultare in consumo di input o di output, l’azienda consuma input per produrre output, il consumatore consuma output.
- Risparmio: è la parte non consumata delle risorse disponibili, il valore non consumato. Non si tratta solo di risparmio finanziario, ma può avere anche una accezione economica, risparmio di risorse, di fattori produttivi.
- Investimento: la destinazione del risparmio nell’acquisizione di fattori produttivi. La destinazione del risparmio all’ottenimento dei beni intermedi, ovvero all’implementazione del patrimonio o del capitale strumentale.
- Innovazione (principio legato al concetto di investimento): per poter operare con continuità l’azienda deve innovarsi, per essere competitiva e offrire beni adeguati ai bisogni dei consumatori. In termini pratici l’innovazione consiste nella messa in pratica di una invenzione, quindi della messa in pratica di una nuova soluzione per l’azienda. Distinguiamo tra:
- Innovazione di processo: ulteriormente distinta in:
- Innovazione tecnica o tecnologica: applicazione di nuove metodologie di produzione di valore, o applicazione di nuove tecnologie.
- Innovazione gestionale: riguarda i nuovi strumenti, o tecnologie, che permettono di migliorare l’amministrazione dell’azienda (es. nuovi strumenti per la misurazione delle performance dell’azienda).
- Innovazione organizzativa: allorché vengono adottati modelli di combinazione di funzione di nuova sperimentazione (dal libro ma non ho capito, pagina 18).
- Innovazione di prodotto: l’azienda dà vita a un prodotto che prima non era sul mercato o era sul mercato in forma diversa.
- Innovazione di processo: ulteriormente distinta in:
L’innovazione, di prodotto o di processo, insieme al correlato investimento ed al miglioramento delle professionalità impiegate nell’uso dei nuovi strumenti sono il principale fattore di crescita socio-economica di una collettività.
Economia aziendale: criteri e studio
L'economia aziendale studia i criteri che presiedono alla conduzione di qualsiasi tipo di azienda. È la scienza che studia l’umano operare in campo economico quindi l’azienda è l’umano operare in campo economico, e l’azienda migliore è quella che sfrutta al meglio le risorse rare e scarse/limitate. L'economia aziendale indaga sui criteri necessari per:
- Assumere razionali e responsabili decisioni operative. Assunte da persone che ricoprono ruoli apicali o da chi ricopre una specifica posizione in un determinato settore. Ciascuno ricopre un ruolo diverso, in base a questo ha una capacità decisionale proporzionata.
- Elaborare modelli di gestione delle risorse efficaci.
- Studia innovazione di prodotto e di processo.
Assumere decisioni razionali vuol dire assumere decisioni a seguito della raccolta di informazioni, sulla base di una conoscenza del fenomeno che vogliamo gestire, quindi anche la conoscenza degli effetti della decisione. In maniera responsabile significa tener in considerazione che colui che prenderà la decisione dovrà dare conto delle decisioni e degli effetti a chi si colloca sopra nella scala gerarchica.
- Elaborare i modelli più efficaci per organizzare le risorse destinate allo svolgimento delle attività intraprese dalle aziende.
- Studia l’innovazione di prodotto e processo, onde migliorare la qualità della vita.
Si serve di informazioni quantitativo-monetarie acquisite ed elaborate da strumenti contabili, indispensabili a seguire le mutazioni delle aziende e il loro continuo adattamento ai cambiamenti dell’ambiente in cui vivono e operano.
I caratteri di un'azienda
Ogni azienda, indipendentemente dall’ambito culturale in cui opera, presenta alcuni caratteri che definiamo “condizioni all’esistenza”. I caratteri che la qualificano possono essere di due tipi:
- Caratteri morfologici (statici) vanno ad identificare la sua struttura:
- La comunità di persone
- Patrimonio
- Riconoscimento giuridico
- Caratteri fisiologici (dinamici) identificano l’azienda non tanto nella struttura ma nella sua operatività:
- Missione
- Fine
- Organizzazione
- Autonomo potere decisionale / responsabilità
- Processi di creazione di valore
- Valori etici
Per individuare ed accertare l’esistenza di un’azienda allora non basta riscontrare l’esistenza di una delle condizioni o di uno dei caratteri, ma occorre che siano tutti contemporaneamente presenti e verificati. La mancanza di uno qualunque di questi requisiti non consente all’azienda di poter vivere armoniosamente la propria storia nel contesto sociale, politico ed economico in cui è inserita.
Comunità di persone
I componenti dell’azienda, le persone, che vi operano risultano organizzate e coordinate per realizzare un’attività economica. Non si tratta solo di un insieme di persone riunite per motivi del tutto occasionali o per il raggiungimento di fini vari, ma di una collettività che condivide dei valori, condividono le difficoltà che si frappongono al raggiungimento delle mete prefissate, contribuiscono ad individuare e disegnare i percorsi operativi più idonei al loro raggiungimento. Il collante delle persone che operano all’interno dell’azienda sono i valori, le norme, i desiderata dell’azienda, i suoi obiettivi, in poche parole gli interessi della collettività stessa.
- Maturano una specifica, unitaria e condivisa identità
- Acquisiscono un elevato senso di appartenenza
- Attivano fra loro i rapporti di solidarietà
Le persone della comunità aziendale avvertono un forte senso di appartenenza alla comunità medesima: si tratta del fenomeno conosciuto come fidelizzazione aziendale. Un tempo raggiunta con la comunione delle storie personali con la storia aziendale ed oggi ricercata con clausole contrattuali o promesse di premi o benefits.
Detto ciò, questa comunità di persone ha una sua struttura detta organizzazione, dotata di un apparato costituito da persone che ricoprono posizioni e devono svolgere determinate mansioni. La rappresentazione della struttura organizzativa dell’azienda è detta organigramma, che illustra posizioni e ruoli occupati dalle persone che costituiscono le risorse umane dell’azienda. Va ad inquadrare il personale in posizioni definite da criteri e permette di capire chi è responsabile delle decisioni prese. L’organizzazione presenta tre strutture definite da organigrammi:
- Funzionale struttura amministrativa gerarchica, organigramma in base alle funzioni delle persone. Al top si trova l’amministratore delegato o direttore generale (massimo potere decisionale). Al di sotto posizioni sono occupate dai responsabili di ciascuna funzione o area specializzata, ciascuna di queste aree quindi ha un dirigente. Ciascuno è a capo di un team rappresentante da aree funzionali, in cui si sviluppano gli stessi processi di creazione di valore. Aree di acquisti, vendite, produzione, amministrazione, risorse umane. Sotto le aree funzionali altre posizioni organizzative che vengono comprese nelle prime. Le posizioni sulla stessa linea sono dotate dello stesso potere decisionale e quindi della stessa responsabilità. Ciascuna posizione è dotata di una sua responsabilità, quanto meno quella di portare a termine le proprie mansioni rispettando le scadenze. Il disegno di organizzazione è fondamentale per capire come viene articolato il potere deliberativo, potere decisionale, dall’alto verso il basso. Mentre se osserviamo l’organigramma dal basso verso l’alto viene a delinearsi una mappa delle responsabilità, le posizioni più basse sono responsabili delle proprie mansioni e dei risultati delle loro mansioni, ma dovranno rendere conto dei risultati ai loro superiori.
- Divisionale altro modello organizzativo è quello divisionale, nella struttura organizzativa le posizioni organizzative vengono individuate rispetto a strategic business unit espresse come aree d’affari strategiche. La struttura può interessare aziende pluri produttrici e quindi ciascuno SBU corrisponde a un prodotto o servizio diverso, oppure può essere mono produttrice e offrire un prodotto o servizio in unità localizzate in diverse aree geografiche (banca, o catena alberghiera). L’articolazione del potere è per unità strategica. All’interno di una strategic business unit osserviamo una divisione per funzione. Il direttore generale si interrelaziona con i direttori generali delle business unit che dovranno rendergli conto.
- Struttura organizzativa a matrice, ha le caratteristiche della struttura organizzativa funzionale e quelle della struttura divisionale. La struttura organizzativa a matrice si compone di strategic business unit al cui interno ci sono diverse funzioni. I responsabili di ogni funzione della strategic business unit devono rendicontare al direttore della strategic business unit e al direttore generale, il rapporto di responsabilità del responsabile di funzione è diretto sia con il direttore che con il direttore generale.
Patrimonio: Sistema unitario e coordinato.
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