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lOMoAR cPSD| 59609101 Economia aziendale – Capitolo 1

L’economia aziendale è una scienza che ha per oggetto lo studio delle attività economiche; in particolar modo si pone il problema di come gestire un’azienda.

Oltre agli aspetti puramente economici, come la contabilità e i bilanci, l’economia aziendale si occupa anche dello studio del comportamento umano, fondamentale perché in base a questo, le aziende scelgono cosa produrre, in quali settori investire con dei buoni profitti. Talvolta è lo stesso comportamento umano che segue le scelte di mercato.

L’economia aziendale affronta allora lo studio del comportamento della persona nel suo agire economico.

Tuttavia, è bene tenere presente che la produzione di ricchezza non deve essere considerata il fine dell’agire economico, cioè il motivo per cui sono sorte le aziende, piuttosto il mezzo per il soddisfacimento dei bisogni umani. Le attività economiche sorgono infatti quando gli uomini, per soddisfare i propri bisogni (primari e secondari), decidono di associarsi e di collaborare l’un l’altro, istituendo le aziende.

I risultati ottenuti dalle aziende sono sicuramente migliori di quelli ottenibili individualmente.

Differenza azienda-impresa

Spesso i due termini vengono utilizzati come sinonimi, in realtà hanno significati diversi.

Mentre le aziende non sono altro che organizzazioni sociali che si occupano delle questioni economiche, le imprese sono comunque delle organizzazioni sociali, cioè degli istituti, ma possono avere finalità diverse. Cioè le imprese sono un tipo specifico di aziende, che hanno finalità diverse dalle attività economiche.

Il compito di un’impresa invece è quello di produrre remunerazione che permetterà in seguito il consumo dei beni e lo scambio di questi sul mercato.

Le proposizioni elaborate dall’economia aziendale riguardo al comportamento dell’uomo non sono leggi assolute, né modelli immutabili perfetti. Perché:

  • Non è possibile definire regole assolutamente oggettive valide in ogni occasione e per ogni persona nel tempo.
  • Ogni valutazione dell’uomo è sempre relativa, perché si basa su opzioni di valore e su giudizi relativi ad una determinata situazione.

1.1.1 La centralità della persona e i bisogni umani

La vita dell’uomo, essendo un continuo sorgere di bisogni, ha permesso storicamente lo sviluppo delle attività economiche, stimolando l’incessante ricerca alla soddisfazione di questi.

Il contesto economico in cui viviamo si basa appunto sulla continua ricerca di nuove e più affinate modalità con le quali soddisfare i bisogni dell’uomo.

I bisogni dell’uomo sono:

  • Naturali: quelli suscitati dalla componente fisiologica dell'uomo in quanto tale (cibo, vestiario, riparo), collegati strettamente alla sopravvivenza e quindi molto stabili nel tempo (universali). E sociali: collegati alla sfera psicologica, che spingono l'uomo a socializzare e formare delle compagini sociali.
  • Primari: comprendono i bisogni naturali e alcuni sociali e permettono l'esistenza nel rispetto della dignità umana. Secondari: superflui e legati al miglioramento della qualità della vita, alle tendenze, alla moda. Non è possibile stabilire oggettivamente i bisogni primari da quelli secondari, dipende dal contesto sociale.
  • Individuali: avvertiti da una singola persona nella sfera privata. E pubblici: all'interno di una determinata collettività.

Le attività economiche devono quindi tener conto dei bisogni che intendono soddisfare. Per questo motivo le teorie dell’economia sono strettamente collegate a quelle dei bisogni. Teorie che sono fondate su una serie di ipotesi:

  1. Gerarchia dei bisogni: alcuni sono più importanti di altri secondo la preferenza delle persone.
  2. Dinamicità dei bisogni: i bisogni del passato influiscono su quelli del futuro (corso di cucina).
  3. Il livello di razionalità nella scelta:
  • Razionalità assoluta: uomo in grado di valutare oggettivamente tutte le alternative prima di scegliere.
  • Razionalità limitata: uomo non valuta tutte le possibili alternative a disposizione ma sceglie quella che ritiene soddisfacente.

1.1.2 I beni economici per il soddisfacimento dei bisogni

Il soddisfacimento dei bisogni richiede l’impiego di beni e servizi realizzati attraverso l’attività economica e in particolare attraverso il lavoro. lOMoAR cPSD| 59609101

Con il termine “bene” si intende qualsiasi risorsa, prodotto o servizio che l’uomo può destinare al soddisfacimento di un bisogno.

Vi sono vari tipi di beni:

  • Primari: per soddisfare i bisogni primari.
  • Secondari: per i bisogni secondari.

I “beni complementari” servono a realizzare congiuntamente un bisogno (matita e gomma).

I “beni fungibili” sono beni alternativi (penna blu e rossa).

Quando un bene ha caratteristiche diverse da un prodotto analogo nel mercato si parla di beni differenziabili, altrimenti non differenziabili.

Più in generale i beni utilizzati direttamente dalle persone per soddisfare i loro bisogni sono noti come beni di consumo, mentre quelli utilizzati per produrre altri beni sono chiamati beni strumentali.

Poi troviamo i beni durevoli o a fecondità ripetuta (elettrodomestici) oppure non durevoli o a fecondità semplice (alimenti, vestiti).

Beni privati o pubblici.

Sono economici i beni in quantità scarsa rispetto alle esigenze della popolazione. Non economici (o liberi) i beni in quantità sovrabbondante come l’aria che respiriamo, l’acqua del mare o il calore del sole.

Quanto è più scarsa una risorsa in natura, tanto maggiore è il lavoro richiesto dall’uomo e il valore economico assegnato a tale bene.

Per lavoro si intende ogni attività umana che implica sforzo, fatica ed utilizzo del proprio tempo. Beni e lavoro soddisfano i bisogni.

1.1.3 I processi decisionali individuali

Alla base di ogni teoria economica vi è una teoria dei bisogni, che tenta di spiegare il comportamento e i processi decisionali dell’uomo.

Vi sono due impostazioni in antitesi:

  1. La prima teoria ritiene che l’uomo nelle proprie scelte sia dotato di razionalità assoluta (homo oeconomicus), e orientato esclusivamente alla massimizzazione della propria ricchezza (egoista). Questo modello ha alla base i seguenti presupposti:
  • La persona ha perfettamente chiaro l’obiettivo da ottimizzare;
  • Ha a disposizione gratuitamente ed immediatamente tutte le informazioni;
  • Tutte le alternative sono prontamente confrontabili;
  • La persona che decide è unica e non si lascia influenzare dagli altri;
  • La persona sceglie sempre l’alternativa migliore.

Questa teoria, utilizzata negli studi neoclassici, permette lo studio del comportamento umano attraverso dei modelli matematici. I processi decisionali dell’uomo diventano funzioni algebriche.

Tale approccio ha però dei limiti, in quanto nella realtà le previsioni fornite dal modello si realizzano solo parzialmente.

  1. La seconda teoria ritiene che l’uomo scelga in base ad una razionalità limitata (persona nella sua complessità): le scelte derivano da processi decisionali iterativi e sequenziali che si ripetono fino a quando la persona non è soddisfatta.

La descrizione del processo decisionale si distingue con riferimento alla decisione individuale e alla decisione presa all'interno di gruppi.

Come si articola il processo decisionale?

  • Si definisce un insieme di attese iniziali da soddisfare (che possono essere personali o sociali);
  • Avviene la ricerca delle possibili alternative per soddisfare le attese iniziali;
  • In seguito, si avvia un processo di aggiustamento delle aspettative, verso il basso o l’alto;
  • A questo punto inizia un nuovo processo di ricerca oppure si giunge alla Decisione Finale.

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Egoismo vs altruismo

Per quanto riguarda il comportamento delle persone, soprattutto se alla fine ci sono delle decisioni economiche, possiamo distinguere due comportamenti che sono incompatibili poiché hanno finalità molto differenti tra loro. (modello a cipolla)

  • Egoismo → vengono attuati con il fine di massimizzare il proprio tornaconto personale (faccio impresa perché voglio denaro). Il modello di razionalità assoluta è coerente solo con il comportamento egoista.

Il modello di razionalità assoluta è coerente solo con il comportamento egoista ma gli elementi che vogliono eliminare il modello di razionalità assoluta dagli studi di economia e nell’interpretazione dei processi decisionali sono i seguenti:

  • Limiti cognitivi e di elaborazione delle informazioni (l’uomo non è in grado di scegliere modelli di razionalità assoluta per gli elementi detti sopra).
  • Egoismo e solidarismo.
  • Possiamo però trovare gradazioni tra egoismo e altruismo.
  • Altruismo → sono scelte che producono vantaggi anche ad altri (faccio impresa per aiutare anche le persone meno abbienti).

L’atteggiamento altruistico persegue il bene comune. Gli istituti non profit, ad esempio, sono motivati da una spinta prevalentemente altruistica. L’atteggiamento altruistico risponde comunque ad un criterio di massimizzazione del benessere individuale, in un senso più ampio.

Il benessere dell’uomo è spesso maggiore quando è condiviso, quando cioè anche gli altri stanno bene.

Escludendo quindi la teoria neoclassica dell’uomo oeconomicus, possiamo affermare che l’uomo tende ad adottare comportamenti intenzionalmente razionali, ma non del tutto, per la presenza di limiti cognitivi e di elaborazione delle informazioni. Diversi studi infatti hanno dimostrato la debolezza dei principali assunti della teoria neoclassica.

La prospect theory studia proprio i limiti dell’elaborazione delle informazioni.

1.1.3 I processi decisionali collettivi

Decisione condivisa all’interno di un’organizzazione dove viene coinvolto un numero elevato di soggetti.

Ogni gruppo prevede per l’individuo che ne fa parte delle aspettative di comportamento: ruolo.

Gran parte delle persone partecipa ad una pluralità di organizzazioni, il che comporta:

  • Comportamento influenzato da più insiemi di attese.
  • Nascono tensioni dalla incompatibilità tra le attese di differenti ruoli.

I processi decisionali assumono un maggior livello di complessità rispetto a quelli per i singoli che dipende da:

  • Molteplicità di portatori di interesse (stakeholder) i cui fini vengono adattati con processo di negoziazione che porta a definire livelli di aspirazione da dare alle unità operative.
  • Ogni unità risolve i problemi che si trova ad affrontare in termini indipendenti dalle altre.
  • Ogni unità si adatta costantemente all’ambiente.
  • L’adattamento si concretizza con applicazione di procedure operative: routine organizzative.

Processo decisionale emerge dalle interazioni tra le unità operative e nel caso di scelte non programmate l’organizzazione deve affidarsi alle sue capacità di:

  • Agire in modo intelligente.
  • Adattarsi al contesto.
  • Sviluppare soluzioni adatte al problema.

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Quando invece vi sono più persone che devono prendere una decisione condivisa il processo decisionale si complica.

Il “Garbage Can Model” descrive i processi decisionali collettivi.

Quand’è che si utilizza il Garbage Can Model?

Quando il numero di problemi da risolvere è talmente elevato che non si ha tempo a sufficienza per affrontarli tutti.

Quando si deve condividere la decisione con altre persone.

Il problema viene affrontato solamente quando viene percepito prioritario.

1.2.1 L’attività economica: produzione vs consumo di beni

L’attività economica è l’attività con cui si producono e consumano beni non disponibili liberamente in natura per soddisfare i propri bisogni.

La produzione è l’attività che consente di ottenere beni attraverso il lavoro.

Il consumo è il diretto utilizzo dei beni per soddisfare i propri bisogni.

Importanza attività economica

  • Beni economici servono a soddisfare bisogni umani.
  • Attività di consumo e produzione dei beni viene svolta in prevalenza nell’ambito di organizzazioni che perdurano nel tempo.

La produzione beni economici si realizza con il lavoro, dal lavoro dipende la possibilità di soddisfare i bisogni umani = studio attività economica influenzato dalle ipotesi sulla natura delle ppl e funzionamento società.

La realizzazione di un’attività di produzione e consumo sottende una creazione di utilità e quindi di valore a favore dei soggetti per cui si realizza.

Produzione di valore che deriva dalla produzione e consumo in un’organizzazione ha una conseguenza:

  • Quando l’attività realizzata genera un incremento di valore sorge la necessità di decidere in che modo distribuirlo tra tutti i soggetti per cui l’attività è svolta e che hanno contribuito alla creazione.

1.2.2. L’azienda per lo svolgimento dell’attività economica

Organizzazioni (o istituti): società umane quando assumono strutture di comportamento relativamente stabili.

L’analisi della dimensione economica rappresenta una delle diverse prospettive di indagine che richiede il contributo e l’interazione con altri profili di indagine.

Azienda: quando l'organizzazione diventa soggetto di analisi per la dimensione economica che la qualifica.

Le imprese non sono le sole unità in cui l’uomo svolge operazioni con natura economica e rappresentano forme organizzate di natura economica che si identificano in quattro classi di aziende:

  1. Aziende familiari di consumo e gestione patrimoniale.
  2. Aziende di produzione.
  3. Aziende composte pubbliche.
  4. Aziende del terzo settore.

Per perseguire le finalità per cui è stata creata è necessario che duri nel tempo e possa svolgere la sua azione in modo relativamente autonomo: economicità.

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1.2.3. I fattori produttivi fondamentali e le attese di remunerazione: capitale e lavoro

Se ci concentriamo per un attimo solo nelle imprese (= istituti dove l’attività economica è centrale) abbiamo due concetti basilari:

Produzione economica (mezzo).

Produzione di remunerazioni (fine) → (remunerazione nelle imprese significa utilizzare un capitale e fare in modo che produca degli utili nel tempo).

  • Produzione economica: qualunque attività considerata necessaria per la produzione di beni economici.

Lo svolgimento di qualsiasi attività di produzione economica richiede disponibilità e impiego di una moltitudine di fattori detti produttivi, comprendono ogni elemento che contribuisce alla produzione economica come il lavoro e il capitale (condizioni primarie di produzione).

  • Capitale di rischio: produzione di remunerazione per chi ha centralità nella costituzione/gov impresa dipende dai risultati dello svolgimento dell’attività economica dell’impresa.

Capitale di rischio e lavoro sono le condizioni primarie di produzione la cui natura e modalità di apporto sono tali da suscitare interessi economici primari:

  • Attesa di remunerazioni in ragione dei contributi apportati e dei rischi legati allo svolgimento attività d’impresa.

Le esigenze di produzione non scaturiscono unicamente da bisogni egoistici (fare soldi), ma anche da bisogni di solidarietà.

Le persone operano in un contesto di razionalità limitata, cioè di fronte ad una scelta tra un’ampia gamma di alternative non viene scelta l’ipotesi più conveniente ma quella più soddisfacente. Questo perché analizzare ciascuna alternativa avrebbe un costo maggiore rispetto al costo (monetario o di tempo) che avrei sostenuto per valutare l’ipotesi più favorevole.

L’attività economica avviene attraverso una serie di operazioni:

Operazioni di trasformazione tecnica: lavorazione dei beni finalizzata al consumo.

  • Trasformazione fisica: le materie prime vengono raffinate per produrre i beni;
  • Spazio-temporale: trasporto, distribuzione e deposito dei beni;
  • Logica: elaborazione di dati e informazioni (incassi e pagamenti).

Operazioni di negoziazione: consiste nei rapporti/scambi con altri istituti. Cosa si può scambiare?

  • Beni privati: l’oggetto scambiato consiste in beni o servizi prodotti da privati;
  • Beni pubblici: beni o servizi prodotti da enti pubblici;
  • Mezzi monetari: l’oggetto di scambio è la moneta, cioè il prestito di capitali per finanziare un’impresa.
  • Rischi: è il caso delle assicurazioni.
  • Lavoro: denaro in cambio di una prestazione.

Operazioni di configurazione e di governo degli istituti: tutte quelle operazioni che servono per far nascere un istituto e per stabilirne le regole e tutto ciò che ne riguarda.

  • Assetto istituzionale: i soci dell’istituto/azienda si accordano sulle % dei compensi (cioè il valore prodotto).
  • Organizzazione risorse umane: cioè l’organizzazione della produzione economica (trasporto materie prime, pubblicità, costi fissi cioè condizioni di produzione, ecc…) e la produzione di remunerazioni (i salari per i lavoratori e le % ai capitalisti).
  • Rilevazione: elaborazione/stima spese e vendite, bilancio.

La produzione di remunerazioni, cioè il fine di un’impresa, è perseguita attraverso la produzione economica.

Il lavoro e il capitale sono le condizioni primarie di produzione.

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1.3. La knowledge e la sharing economy

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Angelz_24 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Elementi di economia aziendale per le Istituzioni culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Russo Salvatore.
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