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Educazione ai media Prof. Basili Carla – 6 CFU

Media e studi sui media M.1 L.1

Concetto di media e terminologia relativa a tale concetto

Il termine “media” è il plurale del latino “medium” che significa letteralmente “mezzo”. Il termine medium, dunque, riveste il significato sia di “mezzo” inteso come strumento, sia di «ciò che sta tra» due poli, ovvero, negli studi sulla comunicazione, tra il mittente di un messaggio e il destinatario.

Negli studi sulla comunicazione, il termine media acquisisce il significato più specifico di canale per la trasmissione di un messaggio, ovvero si riferisce a quanto si trova tra emittente e ricevente. È anche strumento tramite il quale tale comunicazione si realizza. Occorre notare che questa accezione del termine è sufficientemente ampia da comprendere tutti i mezzi di comunicazione quali il libro, il telefono, il telegrafo e non soltanto i mezzi di comunicazione di massa quali la radio, la televisione, Internet. Ma anche il disegno e la scrittura umani.

Fattori determinanti nell’evoluzione dei media

I media si sono avvantaggiati delle innovazioni tecnologiche, non appena queste si sono rese disponibili all’applicazione. In questo senso è possibile individuare alcuni fattori che si sono rivelati determinanti nell’evoluzione dei media.

  • XV secolo ‐ Riproducibilità meccanica ‐ (1434 stampa) ‐ infrastruttura comunicativa della cultura tipografica (libri, biblioteche, giornali, scuole);
  • XIX secolo ‐ Trasmissione elettrica ed elettromagnetica (telegrafo elettrico 1838 Morse) (telefono Bell 1876 ‐ Meucci 1834) (radio 1895 Marconi ‐ 1920 la prima radio);
  • XX secolo ‐ Riproduzione fotografica ‐ cinema, televisione (1930);
  • XX secolo ‐ Digitalizzazione e interconnessione ‐ new media (Internet);
  • XX secolo ‐ Interattività ‐ social media.

Come la stampa nel XV secolo e la fotografia nel XIX secolo hanno avuto un impatto rivoluzionario sullo sviluppo della società e della cultura moderne, oggi stiamo vivendo una nuova rivoluzione dei media: il cambiamento di tutta la nostra cultura a forme di produzione, distribuzione e comunicazione mediate da Internet. Questa nuova rivoluzione è probabilmente più profonda delle precedenti.

L'introduzione della stampa ha interessato solo una fase della comunicazione culturale: la distribuzione dei media. Nel caso della fotografia, la sua introduzione ha interessato solo un tipo di comunicazione culturale: le immagini fisse. Al contrario, la rivoluzione dei media digitali coinvolge tutte le fasi della comunicazione, compresa l'acquisizione, la manipolazione, l'archiviazione e la distribuzione; coinvolge anche tutti i tipi di media: testo, immagini fisse, immagini in movimento, suoni e costruzioni tridimensionali.

Periodizzazione dei media e della comunicazione mediata – schemi teorici

I media costituiscono un fenomeno in continua evoluzione, parallelamente all’innovazione tecnologica.

Ad ogni nuova tipologia di media la letteratura specialistica cerca di trovare una collocazione rispetto ai media preesistenti, il che ha dato luogo, nel tempo, a molteplici tentativi di periodizzazione e/o classificazione, con continui aggiornamenti.

Galassia Gutenberg – Galassia Marconi

Secondo McLuhan (1911‐1980) l'evoluzione dei media è il fattore fondamentale che determina la storia umana, che McLuhan divide in quattro periodi a seconda dei media dominanti all'interno di ciascuno.

  • La cultura dell'oralità, dove la parola orale e l'udito erano gli unici strumenti necessari (Tribal Age);
  • La cultura della scrittura (Literate Age ‐ alfabeto fonetico);
  • La civiltà della stampa (la Galassia Gutenberg), dove l'invenzione dei tipi mobili di Gutenberg ha costretto l'essere umano alla comprensione in modo lineare, uniforme, concatenato e continuo (Print Age – macchina a caratteri mobili);
  • La civiltà dell’energia elettrica (la Galassia Marconi) ‐ (Electronic Age ‐ telegrafo).

Media primari, secondari e terziari

In Germania lo studio di Harry Pross del 1972 distingue tra media primari, secondari e terziari.

  • Nel caso dei media primari, nessun dispositivo è interposto tra mittente e destinatario di un testo mediatico e i sensi delle persone sono sufficienti per produrre, trasportare e consumare il messaggio. Esempi: un professore che insegna in classe, l’oratore davanti a un auditorium, un sacerdote davanti alla sua congregazione.
  • I media secondari richiedono dispositivi tecnici per la produzione di contenuti, ma non per la percezione dei contenuti; il mittente utilizza la tecnologia per creare il messaggio, ma il destinatario non ne ha bisogno per riceverlo. Esempi: riviste, volantini, giornali,... in generale tutte le comunicazioni scritte con mezzi tecnologici).
  • I media terziari dipendono da dispositivi tecnici sia per la produzione che per la percezione dei contenuti. Mittente e destinatario necessitano della tecnologia per inviare e ricevere il messaggio. Esempi: telegrafo, telefono, musica e televisione, tra gli altri.

Nel 2002 Jensen chiarisce i criteri alla base di questa classificazione:

  • Media di primo grado – Linguaggio verbale e altre forme espressive che dipendono dalla presenza del corpo umano nello spazio‐tempo locale.
  • Media di secondo grado – Forme di rappresentazione e interazione tecnicamente riprodotte o migliorate che supportano la comunicazione nello spazio e nel tempo, dalla stampa alla telegrafia e alla radiodiffusione (broadcasting).
  • Media di terzo grado – Le forme di rappresentazione e interazione elaborate digitalmente che riproducono e ricombinano tutti i media precedenti su un'unica piattaforma.

What’s new about new media? - Cosa c’è di nuovo nei nuovi media?

LIVINGSTONE S. (1999).

Caratteristiche dei nuovi media: elementi definitori

Il termine unificante "nuovi media" si riferisce ad un'ampia gamma di cambiamenti nella produzione, distribuzione e utilizzo dei media. Sono cambiamenti tecnologici, testuali, convenzionali e culturali, rispetto ai quali è difficile identificare esaustivamente le caratteristiche dell’intera classe dei nuovi media.

McQuail conferma tale difficoltà e riconosce come caratteristiche essenziali le seguenti:

  • Interconnessione,
  • Accessibilità ai singoli utenti come mittenti e/o destinatari,
  • Interattività,
  • Molteplicità d'uso e carattere aperto,
  • Ubiquità e “delocatedness” = indipendenza dallo spazio fisico.

Prima e seconda epoca dei media ‐ distinzione storica

Holmes nel 2005, ci offre la possibilità di un confronto tra le emittenze broadcast con internet e i media interattivi:

  • Prima era dei media (trasmissione)
    • Centrato (pochi ne parlano)
    • Comunicazione a senso unico
    • Predisposto al controllo statale
    • Uno strumento di regimi di statificazione e disuguaglianza
    • I partecipanti sono frammentati e costruiti come una massa
    • Influenza la coscienza
  • Seconda età mediatica (interattiva)
    • Decentrato (molti parlano a molti)
    • Comunicazione bidirezionale
    • Elude il controllo statale
    • Democratizzazione: facilita l’universale cittadinanza
    • I partecipanti sono visti per mantenere la loro individualità
    • Influenze individuali
    • Esperienze nello spazio e nel temporale

Categorie di nuovi media

McQuail identifica cinque categorie principali di «nuovi media»:

  1. Mezzi di comunicazione interpersonale: Telefono, Cellulare, Posta elettronica (contenuto privato)
  2. Media per la ricerca di informazioni: Internet, che diventa una biblioteca virtuale e universale grazie ai motori di ricerca, e per questo bisogna fare molta attenzione, perché non tutte le notizie possono essere vere.
  3. Media partecipativi collettivi: Social media
  4. Sostituzione dei mezzi di trasmissione: Scaricare contenuti che in passato poteva solo essere trasmessi
  5. Supporti di gioco interattivi: Realtà virtuale e velocità del sistema.

L’approccio teorico della medium theory

Sviluppo e diffusione dei media

Il XX secolo si può considerare il secolo dei media, avendo visto, in aggiunta a stampa e cinema, la nascita e lo sviluppo della radio, della televisione, di Internet, ma anche delle tecnologie dell’informazione, quali il computer, che hanno consentito l’ampliamento vasto e repentino dell’accesso all’informazione veicolata attraverso questi mezzi.

In un arco temporale relativamente breve, di conseguenza, si è sostanziato un bacino di utenza vasto e assai diffuso delle prevalenti forme di emittenza informativa (radio, televisione, Internet).

«…negli Stati Uniti la radio ha impiegato trent’anni per raggiungere sessanta milioni di persone, la televisione ha raggiunto questo livello di diffusione in quindici anni; internet lo ha fatto in soli tre anni dalla nascita del world wide web» (Castells 1996; trad. it. p. 382).

La dichiarazione di Grünwald (1982)

Il Congresso Internazionale sulla Media Education, tenuto dall’UNESCO in Germania nel 1982, si concluse con la famosa Dichiarazione di Grünwald sulla Media Education, ratificata dai 19 Paesi partecipanti, fonte originaria di sviluppi futuri. La Dichiarazione di Grünwald rappresenta il primo tentativo di chiarire la necessità per i sistemi educativi e politici di promuovere la comprensione e la consapevolezza critica dei cittadini riguardo i media.

Diciassette anni dopo, a seguito del rapido sviluppo tecnologico della fine degli anni Novanta, il documento finale Congresso UNESCO di Vienna, intitolato «Educare per i media e per l’era digitale», dichiara che: «La Media Education è parte del diritto fondamentale di ogni cittadino, in ogni paese del mondo, alla libertà di espressione e all’informazione, ed è funzionale alla costruzione e al sostegno della democrazia». Nel 2002 l’UNESCO promuove a Siviglia lo Youth Media Education Seminar, nel quale si riafferma la componente critica e creativa della media literacy, sottolineando che la media education dovrebbe essere inserita sia nell’educazione formale che in quella informale, a livello individuale e di comunità.

The media education manifesto (2019‐2020)

In tempi più recenti, Buckingham pubblica nel 2019 The media education manifesto che in seguito precisa e aggiorna in (BUCKINGHAM, 2020) evidenziando la connessione con il “capitalismo digitale”, fattore da considerare come estremamente rilevante nello studio critico dei media contemporanei.

Educazione con i media, per i media, ai media

Il termine inglese “Media Education” ricomprende i tre filoni fondamentali di questo ambito disciplinare, che sono:

  • Educazione CON i media: intesa come innovazione tecnologica nella didattica;
  • Educazione PER i media: intesa come formazione allo sviluppo di nuovi prodotti mediali, finalizzata alla formazione di esperti sviluppatori di applicazioni basate sui media;
  • Educazione AI media: è tesa a sviluppare la conoscenza e la valutazione critica dei media e dell’affidabilità dei contenuti mediali da essi diffusi.

Modelli e teorie della comunicazione mediata M.1 L.2

Origine e assetto disciplinare degli studi sulla comunicazione mediata

Gli studi sulla comunicazione – origini culturali

Se si guarda alla storia degli studi sulla comunicazione, emergono una serie di aspetti sui quali è importante riflettere:

  • Per quanto riguarda gli sviluppi in America, un forte impulso allo studio dei processi della comunicazione derivò dalla Seconda Guerra Mondiale, in particolare dal fenomeno della propaganda;
  • Il presidente Roosvelt comprese ben presto l’importanza strategica della propaganda, e di conseguenza della comunicazione e dell’informazione, e pertanto costituì l’Office of War Information, da un lato, e l’Office of Scientific Research and Development, dall’altro, diretto da quel Vannevar Bush (1890‐1974) che concepiva il Memex – progenitore del modello web – e dava avvio allo sviluppo del sistema della comunicazione scientifica.

Gli studi sulla comunicazione – istituzionalizzazione

A Wilbur Schramm (1907‐1987) viene riconosciuto il merito di aver istituzionalizzato lo studio della comunicazione come disciplina accademica.

  • Nel 1943 fonda il primo Dottorato di ricerca in Comunicazione di massa (diverso dalle tradizionali discipline della parola e del giornalismo) e nel 1948 il primo Istituto di ricerca sulla Comunicazione. Questo dottorato era diverso da quelli che al momento erano le tradizionali discipline della parola e del giornalismo. Fino a quel momento la comunicazione veniva attribuita a questo: dal punto di vista psicologico del linguaggio e sul giornalismo. Il volume Schramm W. (ed.) Communication in modern society del 1948 è considerato il primo manuale del settore.

Gli studi sulla comunicazione – l’approccio interdisciplinare di Schramm

Durante la Seconda Guerra Mondiale Schramm presta servizio presso l'Office of War Information e attraverso i contatti con molti sociologi sviluppa la sua visione per un futuro campo nella comunicazione (di massa). In particolare Schramm riesce a cogliere gli elementi essenziali dei contributi di scienziati quali Lasswell, Lazarsfeld e Hovland, facendoli convergere in un approccio interdisciplinare allo studio della comunicazione.

Possiamo quindi cogliere due elementi importanti: da una parte, la disciplina nasce in maniera interdisciplinare cogliendo aspetti diversi da vari ambiti disciplinari e dall’altra, possiamo attribuire alla propaganda, la molla che fa scattare tutto questo meccanismo di interesse e lo studio prevale poi su quali saranno poi tutti i vari effetti della comunicazione.

Le scienze della comunicazione in Italia

Ministero dell'università e della ricerca. Decreto 16 marzo 2007. Determinazione delle classi delle lauree universitarie

  • L‐20 Classe delle lauree in Scienze della comunicazione
  • L‐40 Classe delle lauree in Sociologia

Le premesse tecniche in Canada – Innis e il ruolo centrale dei mediatizzazione

In Canada già dal 1930 l'economista politico canadese Harold Adams Innis (1894 ‐1952) decide di spostare l'applicazione delle sue teorie economiche dalle merci fisiche alla merce più concettuale dell'informazione. In particolare, Innis sposta la sua riflessione dai percorsi per il trasporto delle merci, al flusso di informazione attraverso diversi media.

In termini più generali, Innis, di formazione economico‐politica, adatta i principi dei monopoli economici allo studio dei monopoli dell'informazione. Sostiene che un modo in cui viene esercitato il potere sociale e politico è attraverso il controllo sui mezzi di comunicazione. Secondo Innis, il funzionamento del sistema dei media promuove la creazione di monopoli della conoscenza, gestiti da una casta o da un gruppo di sacerdoti, scribi e studiosi ai quali l'autorità concede una serie di privilegi. (Stiamo parlando degli anni 40)

La concezione dei media come ambienti

INNIS, H. A. (1950) Empire and Communications, Oxford University Press.

Innis ha lavorato a lungo a un'indagine sulla storia sociale della comunicazione, studiando i mezzi di comunicazione degli ultimi 4000 anni. Il frutto di questa indagine è stato pubblicato nelle sue due pionieristiche opere di comunicazione: Empire and Communications (1950) e The Bias of Communication (1951).

Empire and Communications è un libro fondamentale che, attraverso un meticoloso esame delle civiltà dalla storia antica all'inizio del ventesimo secolo, riscrive la storia della civiltà dal punto di vista dell'impatto dei media. Innis è stato uno dei primi ricercatori a sottolineare l'importanza strategica delle comunicazioni nella creazione e nella sopravvivenza degli imperi sin dagli albori della civiltà.

Il focus centrale di Innis è la storia sociale dei mezzi di comunicazione e suggerisce tre domande fondamentali:

  1. Come funzionano le singole tecnologie di comunicazione?
  2. Con quali presupposti influenzano la società?
  3. Quali forme di potere supportano?

La teoria di Innis è strutturata secondo i concetti di base di tempo e spazio.

Secondo Innis, ogni società (o impero) deve preoccuparsi di perdurare nel tempo ed estendersi nello spazio.

  • I media orientati al tempo, come pietra e argilla, sono resistenti e pesanti. Essendo difficili da spostare, non favoriscono l'espansione territoriale; tuttavia, avendo una lunga vita, favoriscono l'estensione dell'impero nel tempo. Innis associava questi media alla tradizione, al consueto, al sacro e al morale.
  • I media orientati allo spazio sono leggeri e portatili; possono essere trasportati su grandi distanze. Facilitano l'espansione dell'impero nello spazio. La carta è un tale mezzo; è facilmente trasportabile, ma ha una durata relativamente breve.

Bias: caratteristiche dei media per il controllo dello spazio o del tempo

Secondo Innis, tutti i media mostrano orientamenti (bias), derivanti dalle caratteristiche che consentono il controllo dello spazio o del tempo:

  1. Natura del supporto materiale (pesante o leggero, durevole o effimero, ecc.)
  2. Maggiore o minore facilità di accesso (esempi: scarsità di aree di produzione di papiro, decentramento di produzione della carta, ecc.)
  3. Condizioni di produzione (lento intaglio su pietra, tempestività dei segni su argilla che si asciuga rapidamente, abbondanti risorse idriche vicine per la produzione di pergamene, ecc.)
  4. Conoscenze necessarie per la produzione

La concezione dei media come fattori di innovazione culturale

Da Harold Innis (1894‐1952) a Marshall McLuhan (1911‐1980)

McLuhan riconosce esplicitamente in più occasioni di essere stato influenzato dal lavoro di Innis, che infatti è spesso presentato come il precursore di McLuhan.

Tra le intuizioni di McLuhan sono compresi il concetto di villaggio globale ed il noto e per lo più incompreso slogan: “THE MEDIUM IS THE M

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Dg995d di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Educazione ai media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Guglielmo Marconi di Roma o del prof Basili Carla.
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