Lezioni 1-31: Modelli economici positivi e normativi
Relazioni e natura (esogena/endogena) delle variabili
L'economia politica, o ramo positivo, studia ciò che è, ossia il funzionamento di un sistema economico. Il ramo normativo, studia ciò che dovrebbe essere, ossia cosa dovrebbe fare il policymaker (è considerato il pianificatore sociale, osserva le preferenze degli individui, stabilisce un fine di politica economica e stabilisce come realizzarlo) per migliorare lo stato del sistema se ritenuto insoddisfacente.
Inoltre, in ogni modello figurano di norma variabili endogene, cioè, il cui valore viene spiegato all'interno del modello e variabili esogene, cioè variabili il cui valore viene assunto come dato e non viene spiegato all’interno del modello. La loro distinzione risiede nella scelta di chi elabora il modello.
Obiettivi e strumenti della PE
Gli obiettivi e gli strumenti rappresentano due sottoinsiemi delle variabili di un modello. Per obiettivo di PE si intende un traguardo o un fine dell'azione dell'autorità di politica economica e possono essere fissi o flessibili. Per strumento di PE si intende una variabile che viene usata dal policy maker come leva per raggiungere un fine.
Una variabile per essere uno strumento deve essere:
- Controllabile
- Sufficientemente isolata
- Efficace sugli obiettivi che l’autorità si pone
Differenza tra obiettivi fissi e flessibili in un problema di PE
- Fissi: quando l’autorità mira a raggiungere un valore puntuale di una certa variabile e sono predeterminati dal policy maker anche nel valore.
- Flessibili: quando l’autorità di PE mira a raggiungere il massimo o il minimo valore possibile di una funzione, quando si pone un problema di massimizzazione o di minimizzazione.
La funzione perdita e le preferenze del policy maker
La funzione di perdita (loss function) indica di quanto le variabili di interesse si discostano dall’obiettivo ritenuto ottimale dal policy maker. Problema del policy maker: scegliere l’ammontare della spesa pubblica G che determina una domanda aggregata tale da minimizzare la funzione di perdita, sotto il vincolo della curva di Phillips.
▸ Il punto di ottimo di breve periodo si troverà nel punto di tangenza tra la curva di indifferenza del policy maker e il vincolo. Le autorità di politica economica sceglieranno il livello di spesa pubblica che colloca il sistema nel punto B.
- Le curve di indifferenza indicano le preferenze del policy maker.
- Le preferenze del PM sono rappresentate dalla funzione di perdita (curva di indifferenza) che ha queste priorità: =0π- L=0 cioè perdita nulla associata all’origine degli assi: bliss point (u=0 e ).
- Curve di indifferenza sono decrescenti e concave.
- Tanto più sono spostate in alto, tanto maggiore è la perdita ad esse associate.
La critica di Lucas e le sue implicazioni per il ruolo della PE
Lucas criticava:
- L’idea che la PE potesse raggiungere degli obiettivi.
- Che si possano fare delle previsioni sui suoi effetti usando modelli economici.
Se gli agenti sono razionali a massimizzanti, la PE è inefficace perché le conseguenze della sua azione sono correttamente previste e neutralizzate dai cittadini. Quando la PE viene messa in atto, gli individui possono mutare il loro comportamento e quindi l’effetto della PE sulle variabili obiettivo è imprevedibile.
Inoltre la critica di Lucas afferma che nel momento in cui viene attuata una politica monetaria espansiva, i cittadini mutano i comportamenti perché vengono alimentate aspettative di inflazione.
Esempio: Ipotizziamo che aumenta G (disavanzo pubblico) a parità di T. Se i cittadini si aspettano ↑G che comporterà magari in futuro ↑T (maggiori imposte future) potrebbero decidere di non ↑C ma di prepararsi alle future imposte aumentando i risparmi. Questo ridurrebbe il parametro ↓c (propensione marginale al consumo) e ↑s (propensione al risparmio).
In conclusione: la politica economica ha sì effetto sulle variabili economiche, ma in un modo che non può essere previsto sulla base del passato. Dunque, Lucas crede sia meglio per le autorità di PE, astenersi da interventi attivi proprio perché l’esito del loro intervento è incerto.
I teoremi fondamentali dell’economia del benessere e implicazioni di politica economica
I teoremi fondamentali dell’economia del benessere sono due:
I) Il primo indica che ogni allocazione di equilibrio economico generale di perfetta concorrenza è un ottimo paretiano. Un’allocazione di equilibrio economico generale è da intendersi come un insieme di prezzi e di quantità domandate offerte che soddisfa simultaneamente queste condizioni:
- Ogni consumatore deve rendere massimo la propria utilità, nel rispetto del vincolo di bilancio.
- Ogni impresa deve massimizzare i propri profitti.
- Quantità domandate = quantità offerte.
II) Il secondo teorema afferma che ogni allocazione Pareto-efficiente, può essere raggiunta da un’economia di libero scambio, a patto di redistribuire appropriatamente le dotazioni iniziali. Inoltre, il teorema riconosce l’impossibilità propria delle economie di libero mercato di raggiungere allocazioni eque in assenza di un intervento esogeno.
Economia del benessere: L’impostazione utilitarista
L’economia del benessere si occupa di fornire criteri per valutare socialmente allocazioni di risorse alternative. L’impostazione utilitarista di Bentham intende fornire una soluzione razionale e moralmente fondata, al problema del conflitto di interessi personali.
Cardini:
- Si rappresenta il benessere sociale attraverso una funzione di utilità collettiva, assumendo che sia possibile misurare e confrontare le utilità degli individui della collettività.
Funzione di benessere sociale: dipende dalle utilità dei comportamenti della collettività SW= f(U1, U2, …Ui, …Un).
La funzione del benessere sociale assume che i guadagni e le perdite di un dato mutamento sociale possano essere misurati e confrontati tra loro.
Bentham:
- Il benessere della collettività dipende dalla somma del benessere dei singoli individui SW = U1 + U2 + ...+ UN.
- Secondo questo criterio di valutazione sociale:
- È preferibile l’allocazione che genera un incremento della somma delle utilità individuali.
- In modo che la funzione del benessere sociale risulti maggiore.
- Ipotizzando una società composta da 2 individui, l’utilità dell’individuo 1 risulta perfetto sostituto dell’utilità dell’individuo 2.
Funzione di benessere sociale: Bentham e Rawls a confronto
La curva di isobenessere per Bentham:
- È la combinazione di utilità dei due individui a cui è associato lo stesso livello di benessere sociale.
- Implica curve di isobenessere lineari.
- Trascura completamente il modo in cui il benessere è distribuito tra gli individui.
La curva di isobenessere per Rawls:
- La funzione di SW dipende unicamente dall’utilità dell’individuo che sta peggio (che meriterebbero più attenzione).
- Non vi è sostituibilità tra la soddisfazione di un individuo e un altro.
Il livello dell’indicatore del benessere sociale da massimizzare coincide con il minimo valore delle utilità dei singoli individui, cioè: SW= min Qi.
- Dove Qi = beni primari dell’individuo i-esimo.
- La collettività sceglie il massimo dei minimi ➔ REGOLA MAXMIN.
- Il benessere collettivo aumenta solo se viene migliorata (MAX) la condizione del più povero (MIN).
Il criterio paretiano di valutazione sociale
Pareto contesta la visione utilitarista suggerendo un criterio alternativo per valutare stati sociali: il criterio paretiano. Secondo lui l’utilità non è una grandezza misurabile e quindi non è confrontabile tra diversi individui. Da ciò deriva l’impossibilità di costruire funzioni del benessere sociale.
Secondo il criterio paretiano, affinchè A sia socialmente preferibile a B, nessun individuo deve preferire B ad A, e almeno un individuo deve preferire “A” a B.
Il criterio paretiano per individuare l’ottimo sociale lo dividiamo in diversi punti:
- Configurazione X preferibile a una configurazione Y.
- Se tutti i soggetti nello stato X stanno almeno non peggio che nello stato Y.
- Almeno un soggetto sta esattamente meglio.
Primo teorema fondamentale dell’economia del benessere e implicazioni politiche
Il primo teorema fondamentale può essere enunciato in questo modo: ogni allocazione di equilibrio generale di perfetta concorrenza è un ottimo paretiano.
Per comprendere questo teorema dobbiamo ricordare cosa si intende per allocazione di equilibrio economico generale: un insieme di prezzi e di quantità domandate e offerte che soddisfi simultaneamente queste condizioni:
- Ogni consumatore, fronteggia prezzi che assume come dati e domanda una quantità di beni tale da rendere massima la propria utilità, nel rispetto del vincolo del bilancio.
- Ogni impresa produce beni utilizzando input, essa fronteggia prezzi che considera dati, esprime la domanda di fattori produttivi e offre output in modo da massimizzare i propri profitti, nel rispetto dei vincoli tecnologici.
- Sul mercato di ogni bene si realizza l’equilibrio cioè che la somma quantità domandate = somma quantità offerte.
Il primo teorema dice che se consumatori e imprese sono liberi di perseguire il rispetto massimo e se l’allocazione di equilibrio generale esiste, allora tale allocazione è efficiente in senso paretiano. In altre parole: il meccanismo di libero mercato, nel momento in cui produce un’allocazione di equilibrio, la produce efficiente.
Bisogna ricordare che il teorema si considera valido solo se si verificano precise condizioni:
- Ciascun individuo si comporta come price-taker (no modifiche prezzi).
- No esternalità. L’utilità di ogni individuo deve dipendere solo dai livelli dei suoi consumi.
- Devono essere definiti i diritti di proprietà dei beni (beni privati).
- Devono esistere i mercati per tutti i beni esistenti (completezza mercati).
- L’informazione deve essere completa e simmetrica.
Se viene a meno anche una sola delle cinque condizioni ci sarebbe il fallimento del mercato e quindi non vale il primo teorema. In questo caso potrebbe essere necessario un intervento esterno per raggiungere la Pareto efficienza.
Secondo teorema fondamentale dell’economia del benessere e implicazioni politiche
Possiamo enunciare il teorema in questo modo: ogni allocazione Pareto-efficiente nella quale si consumano e producono quantità positive di tutti i beni, e in presenza di preferenze e tecnologie ben conformate, può essere raggiunta da un’economia di libero scambio a patto di redistribuire appropriatamente le dotazioni iniziali.
Il II teorema assicura che il mantenimento del libero mercato, corretto con un’appropriata redistribuzione iniziale delle risorse, consente anche di prevenire a un’allocazione equa oltre che Pareto-efficiente.
L’aspetto operativo del teorema è però problematico: una volta individuato un punto efficiente ed equo da raggiungere, per procedere alla redistribuzione appropriata delle risorse iniziali, bisognerebbe conoscere esattamente la struttura di preferenza di tutti i soggetti, cioè la mappa delle curve di indifferenza di tutti i consumatori (caso economia di puro scambio), e anche la mappa degli isoquanti (caso economia con produzione).
Dunque, la difesa delle istituzioni di libero scambio offerta dal secondo teorema fondamentale dell'economia del benessere è piuttosto debole. Il teorema riconosce l'impossibilità propria delle economie di libero mercato di raggiungere allocazioni eque in assenza di un intervento esogeno.
Tuttavia, l’interpretazione che viene data prevalentemente al II teorema è quella che riconosce l’efficienza e l’equità come due obiettivi distinti:
- Efficienza: può essere raggiunta dall’economia di mercato senza bisogno di nessun intervento esogeno.
- Equità: non può essere garantita dal libero mercato, ma deve essere perseguito con interventi esogeni.
Lezioni 3-6: Le finalità della PE
Obiettivi microeconomici, macroeconomici e redistributivi
Le finalità principali della PE sono: (tripartizione di Musgrave)
- Allocare più efficientemente le risorse ➝ intervento micro.
- Redistribuire il reddito e la ricchezza ➝ intervento redistributivo.
- Stabilizzare sistema macroeconomico ➝ intervento macro.
Per allocazione si intendono le politiche strutturali, microeconomiche o d’offerta (influenzano la curva AS). Le aree di intervento sono principalmente: concorrenza, industria, lavoro, ecc.
Per redistribuzione si intendono le politiche redistributive in cui si punta a modificare la distribuzione del reddito e della ricchezza con fini di equità e giustizia sociale. Le aree di intervento sono principalmente: reddito e ricchezza.
Infine per stabilizzazione, si intendono quelle politiche macroeconomiche di controllo della domanda aggregata (influenzano la AD). In generale stabilizzano il reddito e l’occupazione e sono dette politiche anticicliche. Le aree di intervento sono: la politica fiscale e la politica monetaria.
Fallimenti di mercato e intervento allocativo
Il fallimento di mercato (market failures): inefficienza che si verificano perché i prezzi di presupposti mercato non rispecchiano costo/beneficio sociale delle risorse. I presupposti per il fallimento di mercato sono:
- Il monopolio e concorrenza perfetta.
- Esternalità.
- Diritti di proprietà non definiti.
- Informazione imperfetta.
- Mercati incompleti.
In tutti questi casi, il meccanismo di mercato in cui tutti gli individui agiscono secondo il principio della massima utilità, lasciato a sé, produce esiti che non sono Pareto-efficienti: tutti potrebbero stare meglio. Vi è quindi spazio per l’intervento di PE.
Intervento allocativo: utilizzato per rimediare ai fallimenti microeconomici del mercato che impediscono di raggiungere l'obbiettivo del pieno e ottimale.
Obiettivo dell’intervento allocativo: utilizzo più efficiente delle risorse.
- Fissazione del quadro economico-istituzionale.
- Regolamentazione dell'iniziativa privata.
- Incentivi e disincentivi all'iniziativa privata.
- Intervento pubblico diretto nella produzione.
Azioni di politica economica in presenza di monopolio e mercati imperfettamente concorrenziali
Il monopolio:
- Non tollera i monopoli: liberalizza.
- Trasforma alcuni monopoli privati in imprese pubbliche: nazionalizzazione.
- Stimolare la concorrenza nei settori monopolistici (politiche della concorrenza).
- Regolamentare comportamento delle imprese monopolistiche: politiche di regolamentazione.
- Restare inattivo quando si ritiene che i fallimenti dello Stato sono più costosi dei fallimenti del mercato.
Mercati imperfettamente concorrenziali:
- La concorrenzialità: aumentare la sostituibilità fra i prodotti rappresenta un’azione di PE pro-concorrenziale.
Come?
- Favorendo la diffusione di standard tecnologici tali da eliminare l’effetto di concorrenza che non possono adottare quegli standard.
- Cercando di modificare i gusti dei consumatori.
- Riducendo i costi di trasporto, in modo da rendere efficace la concorrenza di imprese localizzate lontano dal mercato di riferimento.
Le politiche antitrust, rappresentano l’insieme delle norme e delle azioni di PE messe in atto al fine di impedire i comportamenti delle imprese che non rappresentano la libera concorrenza.
Perché le esternalità comportano un fallimento del mercato e illustrate le azioni di politica economica
Un’esternalità è una situazione nella quale il comportamento di un individuo si ripercuote direttamente sui risultati di un altro individuo, senza avere effetto diretto sui prezzi di mercato (non hanno un prezzo) e inoltre non danno luogo ad alcuno scambio di mercato.
Comportano un fallimento del mercato perché: il sistema di mercato porta ad una situazione di inefficienza, in presenza di esternalità, poiché non esiste un mercato in cui gli agenti possano scambiarsi (pagando e incassando somme monetarie) gli effetti delle esternalità. È dunque l’assenza di un mercato a determinare il fallimento del meccanismo di mercato.
Come rimediare alle inefficienze causate da esternalità? Con l’intervento di politica economica:
- Imposizione di vincoli sulle quantità: dove l’autorità di PE limita la libertà di scelta del singolo agente.
- Istituzione di tasse o di sussidi: lo Stato interviene tassando i beni che causano esternalità negative, in questo caso l’imposta riduce la quantità scambiata in equilibrio fino alla quantità socialmente ottima, sussidiando quelli con esternalità positive dove il sussidio aumenta la quantità scambiata in equilibrio fino alla quantità socialmente ottima.
- Creazione di mercati.
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