Scuola di giurisprudenza
Triennale in: scienze dei servizi giuridici, 1° anno, 1° semestre
9 CFU
Economia politica: macroeconomia
Prof. Marco Mantovani
Appunti a cura di Maraboli Giorgia
Capitolo 6: il modello IS-LM esteso
Il modello IS-LM esteso ci serve come accordo tra il breve e il medio periodo. Noi abbiamo chiuso la nostra trattazione del breve periodo con: mercato dei beni, mercati finanziari, equilibrio contemporaneo nei mercati e nei mercati finanziari e con brevi analisi delle politiche economiche monetarie e fiscali nel modello IS-LM.
Modello IS-LM esteso
Il modello tiene conto del fatto che il tasso di interesse è intrinsecamente legato al tempo e quando noi introduciamo il tempo (presente o futuro), i prezzi non possono più essere assunti come costanti. Quindi, c'è spazio per due dei tre elementi chiave che costituiscono la trattazione del breve periodo. Questi tre elementi chiave, che aggiungeremo al mercato dei beni, saranno:
- Inflazione
- Aspettative
- Disoccupazione (mercato del lavoro)
Il modello IS-LM ci permette di introdurre i primi due, dopo di che introdurremo il mercato del lavoro e metteremo tutto insieme per studiare il modello IS-LM-PC.
Tasso di interesse
Quando parliamo di tasso di interesse stiamo parlando di qualcosa di intrinsecamente legato al tempo. Un tasso di interesse indica che se io prendo 1€ oggi, dovrò restituire domani 1,10€. Tuttavia, se "domani" è sufficientemente lontano (o se il mondo è sufficientemente instabile), la cosa rilevante è a cosa corrisponderà quello che dobbiamo restituire o quello che ci sarà restituito. Ciò significa che diventa rilevante fare una DISTINZIONE tra:
- Variabili nominali (tasso interesse): ci dice quanti € dovrò dare domani per un 1€ preso in prestito oggi.
- Variabili reali (tasso interesse): ci dice quanti beni dovremmo dare domani per 1€ di beni oggi.
In un contesto di prezzi stabili, questa distinzione non c'è. Il tasso di interesse nominale è uguale al tasso di interesse reale. Quando c’è la possibilità che i prezzi varino, le cose sono diverse, e il tasso di interesse sono due cose differenti. Il tasso di interesse reale ci dice a quanto corrisponde 1 € di beni oggi in termini di beni dell’anno successivo. E se aggiungiamo i prezzi, possiamo costruire una relazione tra tasso di interesse nominale e tasso di interesse reale. La relazione che utilizzeremo è una versione approssimata: r ≈ i - πett+1
La relazione tra tasso di interesse reale, tasso di interesse nominale e inflazione è che: il tasso di interesse reale è approssimativamente uguale al tasso di interesse nominale meno l’inflazione.
Nota Bene: Quando vedo una variabile nel corso di macro con una “e” significa attesa, perché quando noi vediamo l’inflazione oggi, si riferisce alla variazione tra oggi e ieri.
Esempio: Se oggi prendo in prestito dei soldi, quello che conta è l’inflazione che c’è tra oggi e domani; ma l’inflazione che io aspetto, non è l’inflazione che io ho aspettato. Se ho un tasso di interesse al 4% e mi aspetto che l’inflazione sia al 2%, il tasso di interesse reale è un tasso di interesse reale al 2%.
L’intuizione è che se presto 100€ al 4% e domani mi restituisci 104€, questi 104€ di domani non valgono come quelli di oggi perché se c’è inflazione valgono meno di quelli di oggi. Quello che oggi compro con 104€ domani non me lo posso più permettere se c’è inflazione.
Per questo motivo, se i valori dell’inflazione e del tasso di interesse sono negli ordini che siamo abituati ad osservare negli ultimi 50 anni, ovvero inflazione a una cifra o poco sopra e tassi di interesse a una cifra o poco sopra, questa relazione approssimata è corretta. Se entriamo in contesti in cui c’è iperinflazione e c’è l’inflazione del 100% mensile, questa relazione è sbagliata. π = (Pet+1 - Pet) / Pet
Ai nostri livelli di tassi di interesse e inflazione, è sostanzialmente corretta; mi dice che un tasso di interesse nominale al 4% con un tasso di inflazione al 2% corrisponde a un tasso di interesse reale al 2%, dato da 4-2=2.
Nota Bene: la relazione si legge come: i prezzi di domani meno i prezzi di oggi diviso i prezzi di oggi.
Questa relazione porta con sé alcune implicazioni fondamentali:
- Quando l’inflazione attesa è nulla, il tasso nominale e tasso reale si equivalgono.
- Quando l’inflazione è positiva, il tasso reale è inferiore al tasso nominale.
- Fissato il tasso nominale, maggiore è l’inflazione attesa minore è il tasso reale.
Tasso di interesse reale e nominale in Italia
Ci fa vedere i tassi di interesse nominali e reali negli USA a partire dagli anni ’80 fino al 2014. La differenza tra questi due è l’inflazione. Il tasso di interesse reale (in blu) è uguale al tasso di interesse nominale meno inflazione. Il tasso di interesse che importa maggiormente a famiglie e imprese è il reale. Dunque, sebbene la banca centrale scelga il tasso di interesse nominale, è il reale che influenza le decisioni di spesa. Il tasso di interesse nominale non può andare sotto 0, a differenza di quello reale che può andare sotto 0 di quanto è grande l’inflazione. r ≈ i - πett+1
La banca centrale quando sceglie il tasso di interesse nominale deve tenere conto dell’aspettativa di inflazione perché, la banca centrale sceglie il tasso nominale, ma alla fine è interessata ai suoi effetti reali. In altre parole, per raggiungere il tasso reale desiderato, la banca centrale deve tenere adeguatamente conto delle aspettative di inflazione.
Tempo e rischio
Per entrare nel medio periodo, dobbiamo inserire due cose: tempo e rischio
Tempo
Sono tutte quelle variabili che hanno una T come pedice. L’introduzione del tempo implica che i prezzi possono variare e di conseguenza questo implica una differenza tra tasso d’interesse reale e tasso di interesse nominale. Il tasso di interesse reale è il tasso di interesse nominale meno il tasso di inflazione attesa. L’inflazione è attesa perché è quanto mi aspetto che i prezzi aumentino rispetto ad oggi. I due tassi sono identici quando l’inflazione è nulla e, finché è positiva, il tasso di interesse reale è più basso del tasso di interesse nominale. Mentre il tasso di interesse nominale, normalmente, non può essere inferiore a 0, il tasso di interesse reale può essere anche inferiore a 0 purché l’inflazione attesa sia maggiore del tasso di interesse nominale. Per questo motivo, quando il tasso di interesse nominale è nullo, il tasso di interesse reale è uguale a meno l’inflazione attesa.
Rischio e premio per il rischio
Il rischio è un’incertezza nota (noi facciamo finta che sia nota). Quando il futuro presenta degli esiti incerti, gli agenti economici fronteggiano una certa incertezza, quest’incertezza ha due lati:
- Da un lato c’è il semplice fatto che se io vi presto a qualcuno 100 euro ma c’è una certa probabilità al tasso del 10% tra un anno e mi dovete dare 110 euro tra un anno; se però c’è qualche probabilità che non possiate rimborsarvi e quindi non mi restituite i soldi io non ricevo con certezza 110 euro posso riceverne di meno o anche zero se non mi potete rimborsare.
- Dall’altro lato posso chiedere un prezzo per la liquidità ma questi soldi c’è il rischio che non me li date, quindi chiedo oltre il prezzo per la liquidità anche un prezzo per il rischio che mi sto assumendo per il premio per il rischio. Fatto che non mi diate i soldi, questo viene chiamato rischio che dipende dal debitore cioè possiamo dire che la probabilità che il prestito fatto a qualcuno di noi non venga restituito è bassa perché è una persona affidabile; mentre per qualcun altro questa probabilità è più elevata e quindi in questo senso il premio per il rischio lo mettiamo dal lato del debitore.
C’è anche un lato del premio al rischio che dipende dal creditore, io posso essere un creditore che si assume lo stesso rischio, per una persona che ha la probabilità dal 10% di fallire e non restituire il debito. È possibile che ci sia un creditore che, si fa compensare per il rischio che si assume, ma che non è molto avverso al rischio; ci può essere il creditore che per entrare in questa avversione al rischio del creditore condizione di incertezza si fa pagare molto, e questo. Assumiamo che ci sia un premio al rischio X, questo vuol dire che io mi faccio dare i come prezzo della liquidità, e mi faccio dare X come premio al rischio. Nella realtà X è lo spread (differenza tra interesse pagato su titolo rischioso e il rezzo pagato su titolo non rischioso). Ad esempio prendo un titolo non rischioso, buoni del tesoro americano-tedeschi, pagano solo il prezzo della liquidità i, se invece è italiano paghiamo il prezzo della liquidità e lo spread (premio al rischio).
(1+i) = (1-p)(1+i+x) + (p) (0)
Dimentichiamo un attimo che il creditore possa essere avverso al rischio, l’idea di base è questa: Io ho un titolo di stato non rischioso (lato sx) su cui per ogni euro che chiedo allo stato tedesco chiedo (1+i). A destra ho un titolo rischioso, in cui per ogni euro che investo c’è una probabilità “p” che lo stato fallisca e io non mi dia nessun euro. Quindi a dx dell’uguale leggiamo con probabilità (1-p) per ogni euro che investo sul titolo rischioso ricevo (1+i+X) che è il premio al rischio; con probabilità “p”, che lo stato o l’impresa che mi sta prestando soldi fallisca, ricevo zero. Quello che si trova a dx dell’uguale è il valore atteso del titolo di stato che sto acquistando, del prestito che sto facendo; a sinistra invece ho un titolo di stato che con probabilità 1 mi paga (1+i). A destra quindi ho il valore atteso di un titolo di stato che con una probabilità varrà 0, e con un’altra varrà 1+1+x.
X dev’essere tanto grande almeno da rendermi indifferente tra prendere il titolo rischioso e il titolo non rischioso. Quindi l’uguale (=) ha questo senso qui, cioè se X è 0 e io ho p>0, io non prenderò mai un titolo rischioso se ho a disposizione un titolo che mi da (1+i) con certezza. Se X è molto molto grande, e la probabilità di fallimento è piccola; io non prenderò mai un titolo non rischioso se ho a disposizione un titolo che rende moltissimo. Il premio al rischio X deve essere tale per cui gli operatori che vogliono acquistare sono indifferenti tra titoli rischiosi e non, gli operatori devono essere più o meno indifferenti tra i due titoli e X dev’essere tale per far sì che questo sia vero. L’equazione è vera se non c’è avversione al rischio, se dovesse esserci X dovrebbe anche compensare per il fatto che all’ investitore non piaccia l’incertezza. Qui abbiamo il tasso di interesse pagato dai titoli tedeschi in nero, il tasso di interesse pagato dai titoli americani in blu, il tasso di interesse pagato dai titoli di stato italiani in nero seghettato e il tasso di interesse pagato dai titoli di stato greci in blu seghettato. Si può vedere come queste cose per un tot sono rimaste più o meno uguali poi a un certo punto, con la crisi finanziaria, hanno iniziato a distaccarsi. La differenza tra il titolo non rischio e il titolo rischioso, possiamo pensarla come il premio al rischio X in ogni dato momento.
Intermediari finanziari
Nei mercati finanziari i rischi vengono trasmessi all’interno del sistema. Di conseguenza, quando una banca presta dei soldi a qualcuno per una serie di mutui ipotecari, si assume un rischio. Ma se poi questo rischio si realizza e la banca non riceve più i mutui che vengono pagati indietro, i rischi che la banca si è assunta vengono trasmessi al mercato finanziario, per esempio perché la banca ha impacchettato questi mutui in dei prodotti finanziari per poi venderli a qualcun’altro, oppure perché qualcuno detiene le azioni di quella banca che si trova con dei crediti non esigibili. Siccome gli operatori grandi nei mercati finanziari sono tutti collegati tra di loro, questo crea un rischio sistemico chiamato e complica le cose. Gli intermediari finanziari hanno un ruolo rilevante che noi non trattiamo nel modello esteso nella trasmissione del rischio e quando gli intermediari finanziari sono interconnessi il rischio di uno facilmente si trasmette e diventa un rischio per un altro operatore. Questo significa che non sono più io che mi assumo un rischio nei confronti di un vostro collega dove posso perdere i soldi solo io.
Il modello IS-LM esteso
La presenza del premio al rischio comporta il fatto che, mentre prima avevamo il tasso di interesse controllato dalla banca centrale che influenzava il mercato dei beni, ora invece abbiamo due tassi di interesse:
- Tasso di interesse controllato dalla banca centrale
- Tasso di interesse che si paga sui prestiti
La differenza tra i due, in buona parte, è spiegabile come premio dei rischi. La banca centrale, in assenza di inflazione, controlla il tasso di interesse reale. Nel mercato dei beni ciò che influisce sui prestiti è (R+X), premio della liquidità più premio per il rischio. La curva LM in assenza di inflazione è la seguente:
Relazione IS: Y = C(Y - T) + I(Y, r + x) + G
Relazione LM: r = r
Se avessimo la presenza di inflazione avremmo “i” che è fissato dalla banca centrale meno l’inflazione attesa: r = i - π
In presenza di inflazione la banca centrale controlla il tasso di interesse non reale ma nominale e il tasso di interesse reale è nominale meno inflazione. Supponiamo che i prezzi siano costanti e quindi l’inflazione è uguale a zero, il tasso di interesse nominale (formula sopra relazione LM):
- Chiameremo “r” tasso di policy
- Chiameremo “r+x” tasso sui prestiti
Come prima, la curva LM è data da una retta orizzontale in corrispondenza del tasso di policy e la curva IS è data da una curva con pendenza negativa. Nella IS ci sono variabili finanziarie che non sono sotto il controllo della banca centrale come il rischio al prestito. Lo shock finanziario non è una variazione del tasso di policy prima era la banca che faceva cambiare r che stimolava o inibiva gli investimenti ma partiamo dal fatto che abbiamo la nostra IS-LM e siamo nel punto A e c’è uno shock nei mercati finanziari per esempio è scoppiata la bolla immobiliare e non si fidano più gli uni degli altri.
Mercato interbancario:
Le banche si prestano denaro a breve termine, cose di 1 giorno o 2 giorni su un mercato interbancario che ha le sue regole e i suoi tassi con operatori finanziari collegati tra loro. Una delle cose che fa la banca per evitare la corsa agli sportelli è prestarsi soldi tra di loro tra il mercato interbancario. Con la crisi si congelò il mercato interbancario; avevano paura le banche a prestarsi soldi perché nessuno sapeva esattamente quanti di questi prodotti finanziari che non valevano più niente l’altra banca avesse nella pancia. Ora siamo in un modello IS-LM per cui si scatena un’ondata di pessimismo sulla situazione economica che fa salire il tasso x sui prestiti e la IS si sposta perché quando x sale (quando aumenta il premio al rischio) si ha lo stesso effetto e quindi aumento del tasso di interesse e scoraggia gli investimenti riducendo la domanda, produzione e consumo. Per ogni livello di r abbiamo dei nuovi equilibri nel mercato dei beni segnato da IS’.
In assenza di interventi da parte della banca centrale o delle autorità governative, l’equilibrio si sposta in A’ in cui corrisponde reddito e produzione minore. Siccome la causa di tutto questo è un aumento del tasso del premio al rischio, una variabile finanziaria, viene naturale dire che alla fine il tasso sui prestiti è uguale a r + x, se sale x scende r di uguale misura e tutto torna come prima. Purtroppo, non sempre è possibile, ad esempio, durante la crisi finanziaria con inflazione molto vicina a zero, il tasso di policy era troppo vicino allo zero per poter utilizzare la leva monetaria ossia se siamo in questa situazione eravamo in A e ci siamo spostati in altro equilibrio A’ e la banca centrale dice che vuole compensare l’aumento di x con diminuzione di r se però è negativo r io non lo posso fare. Non posso stabilizzare l’economia utilizzando e correggendo la cosa più vicina alla causa scatenante perché ho zero lower bound che mi impedisce di farlo.
In Italia c’era una situazione di debito pubblico elevato, con un aumento di premio al rischio come nel grafico precedente e lo spread che aumentava, e il dover pagare un premio al rischio più alto rendeva i titoli di stato e il bilancio dello stato ancora più insostenibile. La risposta diceva: facciamo austerità, risaniamo il baltico in modo che venga visto come meno rischioso, ma ragionando in modo “se risaniamo il bilancio riducendo la spesa aumentando le tasse, facciamo una politica fiscale restrittiva”, la IS con questa si sposta sempre più verso sinistra, il reddito si riduce di più, la politica monetaria non può...
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