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Economia internazionale: capitolo 1

Economia internazionale

L’economia internazionale studia l’interazione tra Paesi attraverso:

  • Scambi di beni e servizi;
  • Flussi monetari;
  • Flussi di investimenti.

Questa disciplina può essere suddivisa in due principali ambiti di studio:

  • Il commercio internazionale, che analizza gli scambi di beni e servizi tra Paesi;
  • L’economia monetaria internazionale, che si occupa delle relazioni finanziarie e dei movimenti di capitali a livello globale.

Pur essendo una materia con radici antiche, l’economia internazionale è sempre più rilevante a causa dell’intensificarsi dei legami economici tra le nazioni.

I vantaggi dello scambio

Lo scambio tra soggetti economici porta benefici reciproci. In particolare:

  • Ogni transazione volontaria tra un venditore e un compratore soddisfa un bisogno e migliora la condizione di entrambe le parti.
  • Lo stesso principio si applica agli scambi tra agenti economici di Paesi diversi.

Un esempio concreto riguarda i consumatori norvegesi, che possono esportare petrolio, risorsa abbondante nel loro Paese, e importare arance, il cui clima locale non permette la produzione. A loro volta, i produttori di arance beneficiano dello scambio ottenendo petrolio o il reddito necessario per acquistare altri beni e servizi di cui necessitano.

Anche il Paese più efficiente nella produzione di qualsiasi bene trae vantaggio dal commercio internazionale. Infatti:

  • Può specializzarsi ed esportare i beni in cui è relativamente più efficiente.
  • I produttori dei Paesi meno efficienti possono comunque competere grazie a costi del lavoro più bassi. (salari)
  • Il commercio consente ai Paesi di esportare beni la cui produzione sfrutta i fattori produttivi più abbondanti a livello locale.
  • La specializzazione internazionale permette una maggiore efficienza, anche grazie alle economie di scala (produzioni su larga scala).

I Paesi possono trarre beneficio anche dagli scambi finanziari, attraverso:

  • Il commercio di risorse presenti con risorse future, ad esempio tramite prestiti e debiti internazionali;
  • I flussi migratori, che influenzano l’economia globale;
  • Lo scambio di attività finanziarie rischiose, come azioni e obbligazioni, che permettono di diversificare e consolidare il reddito.

La struttura dei flussi commerciali

Le differenze climatiche e la disponibilità di risorse naturali spiegano perché il Brasile esporta caffè e l’Arabia Saudita petrolio. Tuttavia, la specializzazione di alcuni Paesi nella produzione di determinati beni non dipende solo da questi fattori. Ad esempio, il Giappone esporta automobili mentre gli Stati Uniti esportano aerei.

Le ragioni di queste differenze possono essere spiegate da due principali teorie economiche:

  • La teoria del vantaggio comparato di David Ricardo (XIX secolo): le esportazioni di un Paese dipendono dalla produttività del lavoro relativa rispetto ad altri Paesi.
  • Le teorie più recenti (XX secolo): la specializzazione è determinata dall’utilizzo delle dotazioni relative di capitale, lavoro e terra nei processi produttivi.

Queste teorie aiutano a comprendere perché i diversi Paesi si specializzano nella produzione di determinati beni e traggono vantaggio dagli scambi internazionali.

Svantaggi del commercio internazionale

Sebbene il commercio internazionale apporti benefici complessivi ai Paesi, può avere effetti negativi su specifici gruppi all’interno di ciascuna nazione. In particolare:

  • I titolari delle risorse impiegate nei settori che competono con le importazioni possono subire danni economici, poiché la concorrenza estera riduce la domanda per i beni e servizi prodotti internamente.
  • Il commercio può quindi incidere sulla distribuzione del reddito, creando conflitti di interesse tra i vari gruppi sociali.
  • Alcuni gruppi di interesse, grazie alla loro influenza politica, possono spingere i governi ad adottare politiche commerciali a proprio vantaggio, anche a scapito dell’interesse complessivo del Paese.

Gli effetti delle politiche pubbliche sui flussi commerciali

Dalla nascita degli Stati nazionali moderni nel XVI secolo, i governi hanno cercato di proteggere determinati settori economici attraverso limitazioni alle importazioni o sussidi alle esportazioni.

Dopo la Seconda guerra mondiale, l’approccio è cambiato:

  • Si è puntato alla rimozione delle barriere commerciali per favorire il libero scambio, considerato un mezzo per promuovere la pace e la cooperazione internazionale.
  • Esempi di questa tendenza sono accordi come il NAFTA (Accordo nordamericano per il libero scambio) e l’Uruguay Round, da cui nacque l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO).

Tuttavia, dal 1999, si è assistito a una crescente opposizione alla globalizzazione e a un rinnovato dibattito sul protezionismo. Un esempio significativo è il Regno Unito, che nel 2016 ha votato per l’uscita dall’Unione Europea (Brexit).

L’analisi economica mostra chiaramente che:

  • Alcuni gruppi traggono vantaggio dalle politiche protezionistiche, mentre altri ne sono danneggiati.
  • Strumenti come dazi doganali, quote sulle esportazioni e sussidi possono alterare i flussi commerciali e la distribuzione del reddito.

Teoria del vantaggio comparato (David Ricardo – XIX secolo)

Secondo questa teoria, ogni Paese dovrebbe specializzarsi nei beni che riesce a produrre a un costo relativamente più basso rispetto ad altri (anche se è meno efficiente in assoluto).

L’importante è la produttività relativa del lavoro, non quella assoluta.

Esempio: se l’Italia è relativamente più efficiente nel produrre vino rispetto al grano (anche se è più lenta di un altro Paese in entrambi), dovrebbe esportare vino e importare grano.

Teorie moderne (dotazioni fattoriali) – XX secolo

Secondo queste teorie, i Paesi si specializzano nei beni che richiedono i fattori produttivi (lavoro, capitale, terra) di cui dispongono in abbondanza.

Un Paese ricco di capitale (come la Germania) tende a produrre beni che richiedono macchinari e tecnologia.

Un Paese con molto lavoro a basso costo (come il Bangladesh) tende a specializzarsi in prodotti a basso contenuto tecnologico e ad alta intensità di manodopera, come i tessili.

Capitolo 2

L’evoluzione del commercio internazionale

Uno degli sviluppi più significativi dell’ultimo secolo è stata la crescente integrazione delle economie nazionali in un sistema di scambi globalizzato.

  • Il commercio internazionale è cresciuto esponenzialmente: oggi le esportazioni sono 40 volte maggiori rispetto al 1913.
  • Il grafico mostra il valore delle esportazioni rispetto al PIL globale, esprimendo il grado di apertura commerciale dell’economia mondiale. Fino al 1870, le esportazioni rappresentavano circa il 10% del PIL globale; oggi il loro valore si aggira attorno al 25% del PIL mondiale. Questo indica che la crescita del commercio internazionale ha superato la crescita economica complessiva, evidenziando una sempre maggiore interdipendenza tra le economie.
  • La crescita del commercio ha superato la già elevata crescita economica globale.

Il grafico rappresenta la crescita delle esportazioni mondiali (in termini reali, cioè al netto dell’inflazione) dal 1800 al 2014. L’indice è fissato al valore 100% nel 1913, e da lì mostra un aumento esponenziale, soprattutto dal secondo dopoguerra in poi.

Questo riflette l’aumento dell’integrazione economica globale, trainata da fattori come il progresso tecnologico, la riduzione delle barriere commerciali e la globalizzazione.

Indice apertura commerciale: ES+IM/PIL (mondiale)

Le due ondate di globalizzazione

Il grafico rappresenta l’“indice di apertura commerciale” (somma di esportazioni e importazioni divisa per il PIL mondiale).

Si evidenziano due grandi ondate di globalizzazione:

  1. Prima ondata (XIX secolo), interrotta dalla Prima guerra mondiale e dall’aumento del protezionismo.
  2. Seconda ondata (dal secondo dopoguerra in poi), che ha portato l’indice a superare il 50% del PIL globale grazie a istituzioni come il GATT e l’OMC, oltre che a miglioramenti nei trasporti e nelle comunicazioni.

Prima ondata di globalizzazione (XIX secolo – Prima guerra mondiale)

  • Fino al XIX secolo, l’indice del commercio internazionale non ha mai superato il 10% del PIL globale.
  • Il commercio globale aumentò significativamente nel corso del XIX secolo, trainato dalla crescita degli scambi intra-europei.
  • Le esportazioni tra Paesi europei passarono dall’1% al 10% del PIL.
  • Tuttavia, l’ascesa del nazionalismo e il declino del liberalismo economico portarono a una brusca interruzione della globalizzazione con lo scoppio della Prima guerra mondiale.
  • Nel periodo tra le due guerre mondiali, il commercio globale crollò, complice la Grande Depressione e l’adozione di politiche protezionistiche.

Seconda ondata di globalizzazione (Seconda guerra mondiale – oggi)

  • Dopo la Seconda guerra mondiale, il commercio internazionale si riprese, grazie all’impegno dei governi nel favorire la liberalizzazione degli scambi.
  • Negli anni ’90, il commercio intra-europeo superò i livelli della prima globalizzazione, favorito dall’integrazione economica tra i Paesi dell’UE.
  • Parallelamente, il peso del commercio con l’Asia e le Americhe è aumentato, riflettendo lo spostamento dei poli economici globali.

Il ruolo della tecnologia nella globalizzazione

La seconda ondata di globalizzazione è stata resa possibile da significativi progressi tecnologici, che hanno ridotto i costi di transazione e reso più efficiente il commercio internazionale. Tra le innovazioni più importanti si segnalano:

  • Lo sviluppo dell’aviazione commerciale, che ha ridotto i tempi di trasporto.
  • L’aumento della produttività nelle flotte mercantili, grazie all’introduzione di nuove tecnologie logistiche.
  • La diffusione del telefono e delle telecomunicazioni, che ha facilitato il coordinamento tra imprese e mercati globali.

Dati storici mostrano che, dal 1930 in poi, i costi associati a queste tre variabili sono diminuiti drasticamente, contribuendo all’espansione del commercio internazionale.

Differenze tra la prima e la seconda ondata di globalizzazione

Le due ondate di globalizzazione si distinguono per la tipologia degli scambi:

  1. Prima globalizzazione (XIX secolo) → caratterizzata dal commercio intersettoriale (inter-industry trade), in cui i Paesi esportavano beni completamente diversi da quelli che importavano.
    • Ad esempio, l’Inghilterra esportava macchinari e importava lana dall’Australia e tè dall’India.
  2. Seconda globalizzazione (XX secolo – oggi) → caratterizzata dall’aumento del commercio intra-settoriale (intra-industry trade), ossia lo scambio di beni simili tra Paesi.
    • Ad esempio, oggi si scambiano beni intermedi (come componenti di automobili) con beni finali correlati (automobili complete).

Questo modello consente una maggiore specializzazione, migliorando l’efficienza produttiva e la competitività globale.

Finora abbiamo esaminato le tendenze globali generali del commercio internazionale negli ultimi due secoli. Ora analizzeremo più nel dettaglio l’evoluzione della seconda ondata di globalizzazione, adottando un approccio più disaggregato.

Ambito di analisi

  • Periodo considerato: dal secondo dopoguerra ad oggi.
  • Analisi a diversi livelli:
    • Continentale e per aree geografiche specifiche;
    • Settoriale.
  • Considerazione dell’incidenza dell’export (o dell’indice di apertura economica, ovvero la somma di export e import) in rapporto al PIL.
  • Identificazione delle principali destinazioni delle esportazioni.

Commercio di beni vs servizi

Il commercio internazionale coinvolge due principali categorie di transazioni:

  • Beni: prodotti tangibili fisicamente trasportabili oltre i confini nazionali.
  • Servizi: beni intangibili come turismo, servizi finanziari e consulenza legale. (impresa offre servizi per l'estero)

Molti servizi commercializzati sono strettamente collegati allo scambio di beni materiali, in quanto ne facilitano il commercio o ne riducono i costi (ad esempio, i servizi di trasporto, assicurazione e finanziari).

Sebbene il commercio di beni abbia radici millenarie, quello dei servizi è un fenomeno relativamente recente. Tuttavia, la sua rilevanza è cresciuta significativamente negli ultimi decenni.

  • In alcuni paesi, i servizi rappresentano la maggior parte delle esportazioni.
  • Regno Unito: i servizi costituiscono circa la metà delle esportazioni totali.
  • Bahamas: quasi tutte le esportazioni sono rappresentate da servizi.

Anche se il commercio di beni domina ancora il commercio globale, la quota dei servizi sul totale delle esportazioni mondiali è in costante crescita.

La crescita del commercio bilaterale

Dalla fine della Seconda guerra mondiale, il commercio bilaterale ha registrato una forte espansione.

  • Oggi, la maggior parte dei paesi che esportano verso una nazione tendono anche a importare beni dallo stesso paese, creando relazioni commerciali reciproche.
  • Il commercio bilaterale è sempre più diffuso, ma esistono ancora coppie di paesi che non commerciano tra loro.

Analizzando tutte le possibili coppie di paesi che commerciano tra loro, possiamo suddividerle in tre categorie:

  1. Paesi che non intrattengono relazioni commerciali reciproche.
  2. Paesi che commerciano in entrambe le direzioni (esportazioni e importazioni reciproche).
  3. Paesi che commerciano in una sola direzione (uno esporta, l’altro importa senza reciprocità).

Il ruolo dei Paesi in via di sviluppo nel commercio globale

Per comprendere meglio l’evoluzione del commercio internazionale, possiamo suddividere i paesi in due macro-gruppi:

  • Paesi ricchi: Europa occidentale, Stati Uniti, Canada, Israele e Giappone.
  • Paesi non ricchi: il resto del mondo.

Fino alla Seconda guerra mondiale, la maggior parte delle transazioni commerciali avveniva tra paesi ricchi. Negli ultimi decenni, invece, il commercio tra paesi non ricchi è diventato altrettanto significativo.

Un fattore chiave di questa trasformazione è stata la crescita economica della Cina.

  • Tra il 1992 e il 2011, il commercio tra la Cina e l’Africa subsahariana è aumentato da 1 miliardo a oltre 140 miliardi di dollari.

Negli ultimi decenni si è registrato un forte aumento degli accordi commerciali preferenziali, ovvero intese tra paesi che prevedono la riduzione dei dazi doganali su determinati prodotti.

  • Alla fine degli anni ’70, la maggior parte di questi accordi avveniva tra paesi sviluppati e in via di sviluppo (accordi Nord-Sud), rappresentando oltre il 50% del totale.
  • Nel 2010, questa percentuale si era ridotta a circa il 25%.
  • Oggi, la maggior parte degli accordi commerciali preferenziali si verifica tra economie in via di sviluppo.

L’interconnessione globale delle filiere produttive

Studi recenti hanno evidenziato come la produzione di beni a livello mondiale sia strettamente interconnessa attraverso complesse relazioni di input-output.

  • Uno studio di Fetzer et al. (2024), basato sull’intelligenza artificiale generativa, ha mappato le reti globali di produzione per oltre 5.000 categorie di prodotti.
  • Un esempio emblematico è rappresentato dalla supply chain del cioccolato.

La catena di approvvigionamento del cioccolato rappresenta un chiaro esempio della complessità del commercio internazionale moderno.

  1. Materie prime principali:
    • Cacao: coltivato principalmente in Costa d’Avorio e Ghana (60% della produzione mondiale).
    • Zucchero: fornito da Brasile, India e Unione Europea.
    • Latte in polvere: esportato da UE e Nuova Zelanda.
    • Olio di palma: prodotto principalmente in Indonesia e Malesia.
    • Packaging: materiali come carta stagnola e confezioni provengono da Cina e India.
  2. Dinamiche di mercato e impatti globali:
    • La domanda di cioccolato aumenta sensibilmente in alcuni periodi dell’anno (es. Natale), influenzando l’intera filiera produttiva.
    • La concentrazione della produzione di cacao in poche regioni la rende vulnerabile a shock geopolitici, economici e ambientali.
  3. Effetti sulla supply chain:
    • Espansione delle piantagioni di cacao in ecosistemi vulnerabili.
    • Deforestazione tropicale legata alla coltivazione dello zucchero.
    • Sfruttamento intensivo delle risorse idriche per la produzione di latte.
  4. Conseguenze economiche e sociali:
    • Eventi avversi (condizioni climatiche sfavorevoli, interruzioni nella catena di approvvigionamento) possono portare a:
      • Riduzione delle dimensioni delle barrette di cioccolato.
      • Aumento dei prezzi per i consumatori.
      • Pressioni economiche su piccoli e medi produttori.
    • Regolamentazioni ambientali e restrizioni all’export in Africa occidentale possono generare impatti a livello globale, influenzando tutti i settori legati alla produzione del cioccolato.

Commercio internazionale e crescita economica

Negli ultimi due secoli, il mondo ha assistito a un significativo sviluppo economico, accompagnato da una crescita sostanziale degli scambi commerciali tra i paesi. Questa correlazione tra sviluppo economico e commercio internazionale è evidente non solo a livello globale, ma anche a un livello più disaggregato.

L’analisi dei dati nazionali dell’ultimo mezzo secolo mostra chiaramente una relazione tra crescita economica e intensità del commercio. In particolare, i paesi che registrano tassi di crescita del PIL più elevati tendono ad avere anche una crescita più rapida del commercio in rapporto alla produzione totale. Questa relazione è rappresentata nel grafico seguente, che mette in relazione il tasso med

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher elisanicolin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia internazionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Campo Francesco.
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