Riassunto ecologia della felicità. Perché vivere meglio aiuta il pianeta. Stefano Bartolini (ed. 2021)
Introduzione
Il libro in breve
Tra paura e impotenza esso. L’enfasi della diffusione della coscienza del problema ecologico sta rinforzando la passività di fronte ad ecologista sulle catastrofi produce rimozione: non si vedono alternative ed è meglio pensarci il meno possibile.
La rassegnazione attuale dipende dall’assenza di un progetto realistico per superare le crisi ecologiche. Se, invece, ci fosse un progetto/una via d’uscita, la rassegnazione si trasformerebbe in una spinta al cambiamento. Rispettare il pianeta è un obiettivo raggiungibile e che possiamo raggiungere vivendo meglio di quanto facciamo attualmente.
Illusioni tecnologiche ed utopie politiche
Per millenni ogni nuova generazione ha vissuto in condizioni simili a quella precedente e a quella che l’avrebbe seguita. Stessi standard di vita, così come le tecnologie usate e le dimensioni della popolazione.
→ Con la Rivoluzione industriale siamo entrati nella fase della Grande Accelerazione, in cui da una generazione all’altra ha cominciato a cambiare tutto. Migliori condizioni materiali, tecnologie più efficaci, crescita della popolazione, perché la vita media si è allungata. Questo però ha portato a crisi ecologiche presenti e future.
A queste problematiche ambientali vi sono 2 risposte principali:
| Tecno-ottimismo | Ecopessimismo |
|---|---|
| Soluzione: adottare tecnologie a basso impatto ambientale. | Le tecnologie verdi sono parte della soluzione però è essenziale combinare il cambiamento tecnologico con la limitazione della crescita economica. |
Critiche di alcuni ecologisti al Green New Deal:
- Riconvertire tutte le infrastrutture energetiche al rinnovabile è un’opera mastodontica e destinata a creare molti problemi ambientali.
- Se non viene limitato il consumo di energia, le rinnovabili si aggiungeranno e non sostituiranno ai combustibili fossili.
La transizione ecologica è necessaria ma non sufficiente se non viene limitata la crescita economica. Tuttavia, il pessimismo non è giustificato, non siamo destinati a rimanere intrappolati tra un’illusione tecnologica e un’utopia politica, come ridurre la crescita.
→ Le economie dei paesi industriali sono stagnanti da decenni e la popolazione è in diminuzione perché la gente fa pochi figli, declino della fertilità grazie all’emancipazione femminile e la disponibilità di anticoncezionali. Entro qualche decennio la popolazione diminuirà anche in Cina e India. L’impetuosa crescita di questi paesi sta decelerando e negli anni il loro reddito pro-capite crescerà sempre più lentamente. Decrescita delle economie per un effetto combinato di reddito pro-capite stagnante e popolazione in diminuzione. Con la Grande Decelerazione il pianeta comincerà ad essere abbastanza grande da ospitarci tutti e la pressione antropica sugli ecosistemi diminuirà.
Anni ’70: gli ecologisti dell’epoca sapevano che la crescita economica impattava con i limiti planetari. La storia degli ultimi decenni, però, ci mostra che le società umane limitano spontaneamente la crescita economica e demografica.
Faremo in tempo? Sappiamo che abbiamo un tempo limitato ma non sappiamo quantificarlo. Inoltre, le previsioni sulla decrescita potrebbero essere sbagliate. La riparazione dai danni del cambiamento climatico, poi, potrebbe indurre spese che potrebbero alimentare la crescita, esempio di eventi climatici estremi. Serve una transazione alla decrescita più rapida se vogliamo risolvere il problema.
Denaro e felicità
Nel nostro immaginario comprare ci rende più felici. È l’equazione soldi-felicità → il motivo per cui il progetto di limitare la crescita ha pochi consensi. La crescita è il progetto centrale della nostra società. La rinuncia alla crescita non ci appare come un progetto ma come una rinuncia a un progetto.
Il futuro non è più quello di una volta
→ Anni ’80: nasce il neoliberismo. Neo-liberismo = per il buon funzionamento della società non è molto importante l’azione collettiva, di cui il settore pubblico è la forma istituzionalizzata più importante. Ciò che conta è il buon funzionamento del settore privato perché è esso che produce la crescita economica.
Il neoliberismo si basa su un’idea di società che reputa irrilevanti i beni comuni, le relazioni umane e l’ambiente. Le aspettative apocalittiche sul futuro, infatti, sono alimentate dalle conseguenze di questo sistema, cioè dal fatto che siamo circondati da beni comuni, relazioni ed ambiente degradati.
→ Crescita difensiva se le relazioni collettive sono impossibili, l’unica difesa possibile al degrado comune è privata, cioè è proprio il denaro. Ci affidiamo ai beni materiali per riempire i vuoti causati dalla solitudine, scarsa autostima, relazioni intime e sociali scarne, relazioni rarefatte e conflittuali. La caccia al denaro diventa la base per la nostra crescita economica.
La crescita economica è stata alimentata soprattutto da questi meccanismi difensivi, cd crescita difensiva. Nel tempo abbiamo spinto i nostri sistemi economici controcorrente, seppur, per loro natura, tendessero a decrescere. La crescita difensiva ha fatto aumentare molto il PIL nei paesi poveri come Cina e India, anche se questo tipo di crescita porta ad un circolo vizioso: genera distruzioni socio-ambientali che a loro volta generano crescita. Questo feroce capitalismo ha prodotto uno shock ecologico e sociale, in una società che basava gran parte della propria vita su beni comuni.
La crescita non aumenta la felicità: la gente è sempre più sola, conflittuale, stressata, frettolosa, diseguale, avida. La crescita difensiva non aumenta la felicità delle persone perché queste diventano più ricche di beni privati e più povere di beni comuni.
Tempo ed ecologia
Nel 1930 Keynes predisse che la settimana lavorativa del britannico medio sarebbe scesa a 15 h settimanali entro un secolo. Ciò non è successo in nessuna delle economie industriali. Ancora oggi il lavoro continua ad assorbire la maggior parte del tempo ed energie della gente.
La previsione di Keynes si rivelò più o meno azzeccata per i primi 50 anni ma ha fallito nei successivi 40: dagli anni ’80 del 1900 gli orari di lavoro smisero di diminuire in Europa e cominciarono ad aumentare negli USA. → Implicazioni ecologiche con la diminuzione delle ore di lavoro, le economie occidentali sarebbero più piccole di quasi 2/3 e il consumo energetico e di materie prime sarebbero più bassi.
La crisi ambientale è strettamente connessa al tempo libero. Negli anni ’70 si pensava che l’aumento della capacità produttiva avrebbe consentito salari più alti e la liberazione progressiva da uno stato di bisogno. La diminuzione dell’importanza del denaro nella vita delle persone avrebbe trainato l’aumento del tempo libero. Ciò non è successo, secondo Keynes, a causa di ostacoli culturali perché siamo stati educati a lungo a sforzarci e a non godere della vita.
Perché Keynes si sbagliò, insieme a tutti gli altri
L’industrializzazione può produrre tempo oltre che beni. Quindi, la produttività del lavoro è cresciuta nel tempo grazie al progresso tecnologico e all’accumulazione di attrezzature produttive che lo facilitano. Dunque, pensavano che aumentando la produttività del lavoro, ciò avrebbe permesso di produrre più beni in meno tempo e, di conseguenza, di poter lavorare di meno. Perché non è successo? Le persone continuano a lavorare molto perché il denaro è ancora al centro delle loro preoccupazioni. La centralità del denaro è il prodotto di una serie di scelte che hanno portato alla distruzione dei beni comuni, generando spese difensive che costringono la gente a lavorare molto. Keynes non aveva previsto che, mentre si stava risolvendo il problema della scarsità di beni privati, si sarebbero create nuove scarsità di beni comuni. Keynes non aveva previsto che a popolazione si sarebbe suddivisa tra quelli che lavorano troppo e quelli che lavorano troppo poco, disoccupati, e che il troppo lavoro sarebbe stato motivato dalla paura di perderlo, cioè di far parte di quelli che lavorano troppo poco. Inoltre, non aveva previsto che, a forza di privatizzare, ci saremmo trovati da soli e che la commercializzazione della vita ci avrebbe fatto dipendere unicamente dal denaro.
Agenda verde: la società relazionale
La crisi ambientale è il prodotto di una società che ha perso il senso di quello che fa. Ci ritroviamo in un mare di sofferenze e non ricordiamo più che il motivo per cui abbiamo fatto tanti sforzi per uscire dalla povertà era costruire vite migliori. Perciò produciamo/consumiamo tanto da violare gli ecosistemi da cui dipende la qualità della nostra vita.
Per velocizzare la Grande Decelerazione dobbiamo vivere meglio e non peggio. Possiamo rompere il circolo vizioso della crescita difensiva proteggendo la qualità della vita comune.
Politiche relazionali = politiche che mirano a facilitare le relazioni.
Questa agenda politica consiste in una cura relazionale per l’ambiente. Bisogna mettere le relazioni al centro dell’azione politica per creare una società relazionale. Il modo per farlo è ampliare la disponibilità dei beni comuni, rendendo meno costoso l’accesso alla qualità della vita. Bisogna costruire una società e cultura che consentano di ridurre la centralità del denaro nelle loro vite.
La pubblicità si basa, invece, sul principio opposto: per vendere bisogna rendere la gente insoddisfatta di quello che ha, quindi, lo scopo della pubblicità è creare insoddisfazione. La ricostruzione della fiducia nella forma più importante di azione collettiva, la politica, è la condizione per vivere meglio e in modo sostenibile.
Dobbiamo sentire che le nostre decisioni collettive proteggono i beni comuni adesso e che lo faranno in futuro. È la crisi della democrazia il pilastro su cui si fonda l’economia insostenibile. Alla radice della crisi ecologica attuale e futura c’è il senso d’impotenza collettiva e la rassegnazione a sentirsi soli. L’efficacia dell’azione collettiva e l’umanizzazione delle relazioni sono le tappe sulla via della sostenibilità.
Glossario - concetti e misure chiave
Relazioni umane
| Relazioni intrinsecamente motivate | Relazioni estrinsecamente motivate o strumentali |
|---|---|
| Relazioni intrattenute non per motivi strumentali ma per il nostro interesse genuino alla relazione stessa. La loro motivazione è interna alla relazione. Le relazioni intrinsecamente motivate sono chiamate anche beni relazionali. | La loro motivazione è in qualche vantaggio esterno alla relazione. |
→ I beni relazionali fanno parte di un concetto più ampio, quello di capitale sociale. Capitale sociale = si riferisce non solo alle relazioni tra individui ma anche quelle tra individui e istituzioni.
Felicità
La felicità può essere misurata in 2 modi:
- 1. Dati soggettivi = inchieste in cui viene chiesto alle persone di valutare il grado di felicità che provano. Una variante utilizzata spesso riguarda il grado di soddisfazione che le persone provano per la propria vita. Un’altra, invece, riguarda le emozioni positive e negative che prevalgono nella vita dei rispondenti.
- 2. Dati oggettivi = riguardano la diffusione di psicofarmaci, malattie mentali, suicidi e dipendenze. A differenza dei dati soggettivi, quelli oggettivi danno informazioni aggregate, cioè la diffusione dell’infelicità in una popolazione.
Il controllo dell’affidabilità dei dati soggettivi sulla felicità è stato compiuto da studi che indagano la corrispondenza di tali dati con altre misure della felicità. Sono stati usati:
- a) Durata e n° dei sorrisi autentici, cd sorrisi di Duchenne. Un sorriso di Duchenne è quello in cui gli angoli degli occhi si raggrinzano e compaiono le cosiddette zampe di gallina.
- b) Ritmo cardiaco e pressione sanguigna, elevate nelle persone stressate.
- c) Malattie psicosomatiche come mal di testa e disturbi digestivi.
- d) Elettroencefalogramma dell’attività del cervello.
- e) Valutazione della felicità di una persona compiute da persone a questa vicine.
I dati soggettivi sulla felicità riflettono fenomeni reali, perciò sono considerati validi ed affidabili.
Crescita economica
→ Crescita economica 2 significati:
- 1) Il primo riguarda l’aumento della dimensione dell’economia di un paese ed è misurato dall’aumento del PIL totale di quel paese. Il PIL misura beni e servizi che passano dal mercato, cioè sono oggetto di compravendita. Il PIL totale di un paese in un dato anno è equivalente alla somma dei redditi dei residenti in tale paese in tale anno. Esso misura quindi il potere d’acquisto totale dei cittadini.
- 2) Il secondo si riferisce all’aumento del PIL pro-capite, PIL pro-capite = PIL totale/popolazione. In un paese, se aumenta il PIL pro-capite, aumenta il reddito del suo residente medio e quindi il suo potere d’acquisto, ma ciò non implica che egli viva necessariamente meglio perché ci sono cose che non si possono comprare.
Parte prima - ecologia: ottime e pessime notizie
Capitolo 1: incubi ecologisti
1.1. La Terra dalla Luna
Nel 1968 Apollo 8 in orbita lunare scatta le prime foto del nostro pianeta. Queste foto ci hanno fatto vedere il problema del rapporto tra l’uomo ed il suo ambiente. In particolare, di come l’uomo, attraverso attività inquinanti, avrebbe finito per rendere il nostro pianeta sempre più grigio. Nel 1970 iniziarono i primi movimenti ecologisti sia per effetto di queste foto sia sotto impulso di scienziati che diedero l’allarme sull’insostenibilità delle economie industriali. Dato che l’economia preleva risorse e scarica rifiuti nell’ambiente, la finitezza del pianeta, le risorse disponibili sono limitate/problema di scarsità, pone limiti alle dimensioni dell’economia. L’unica soluzione è porre dei limiti alla crescita economica.
1.2. Tre incubi: popolazione, crescita economica e disinteresse pubblico
Fase 1 della demografia umana, 1000-1800 = alta fertilità e alta mortalità. Le donne facevano molti figli ma molti di loro morivano prima di raggiungere il primo anno d’età. La vita media di chi raggiungeva l’età adulta era breve. Perciò la popolazione aumentava lentamente.
Fase 2 della demografia umana, dal 1800 fino alla metà del 1900 = dal 1800 in poi vi è una rapida espansione della popolazione. La longevità si impenna e la fertilità è ancora alta. La mortalità crolla perché gli standard igienico-sanitari ed alimentari migliorano. Il boom demografico cominciò negli UK, per poi diffondersi negli USA, Europa e poi in tutto il mondo.
Negli anni ’70 un biologo americano, Paul Ehrlich, scrisse “Population Bomb”, nel quale metteva in guardia dai pericoli per l’ambiente e la vita umana. In realtà, prima ancora, a fine 1700, a lanciare un simile allarme sull’aumento della popolazione era stato Malthus.
→ Negli anni ’70 si temevano le seguenti cose:
- 1) Che la popolazione in pochi decenni sarebbe cresciuta in modo incontrollato.
- 2) Che ognuno avrebbe prodotto e consumato sempre di più.
- 3) Che il conseguente disastro ambientale ci avrebbe colto impreparati, visto il disinteresse dell’opinione pubblica per la questione ambientale.
→ L’ecologismo si è diffuso a partire dagli anni ’70 inizia a diffondersi la cultura ecologista.
1.3. Aumenta la sensibilità dell’opinione pubblica
Aumenta la sensibilità dell’opinione pubblica al cambiamento climatico e a possibili crisi ecologiche, si diffondono stili di vita e pratiche importanti finalizzate ad un maggior rispetto della natura. Le nuove generazioni danno priorità sempre più crescente alle questioni ecologiche. Anche la Chiesa Cattolica è divenuta ecologista → un’enciclica di Bergoglio, Laudato si’, accusa il saccheggio delle risorse del pianeta.
La diffusione della sensibilità ambientale ha creato presupposti per un consenso alle politiche di protezione dell’ambiente → i politici hanno cominciato ad occuparsi della questione ambientale e al cambiamento climatico.
I più grandi emissori di CO2 al mondo sono 4 e totalizzano il 60% delle emissioni, 2017: Cina, 27%; USA, 15%; EU, 9,8%; India, 6,8%. La Cina, tuttavia, vuole attuare dei progetti verdi molto ambizioni. L’Europa si propone di de-carbonizzare l’economia entro il 2050. Negli USA, Obama e poi i candidati democratici delle presidenziali del 2020, avevano inserito nel programma il Green New Deal, che mira a ridurre a 0 le emissioni americane di CO2 entro il 2050. In India, l’ecologismo è ancora politicamente indietro, anche se va ricordato che vanta una lunga tradizione di movimenti ecologisti, nella cultura indiana vi è un forte rapporto dell’uomo con la natura.
1.4. Pessimismo ecologico
Nonostante l’aumento dell’impronta ecologista, si è diffuso un profondo pessimismo ecologico perché molta gente rimane “cieca dalla saggezza dei limiti” e indifferente alla necessità di “ridimensionarsi”.
→ Collassologia ideologia diffusa in Francia che pensa che in futuro ci sarà il crollo della civiltà.
1.5. La Grande Accelerazione
→ Green New Deal = il programma mira a sostituire i combustibili fossili con energie rinnovabili. Critiche: il Green New Deal non propone alcuna enfasi sulla riduzione della
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