Economia aziendale II modulo
La riclassificazione dello stato patrimoniale
La riclassificazione persegue tali obiettivi:
- Espone elementi dell’attivo al netto dei rispettivi valori di rettifica (Es: immobilizzazioni al netto del proprio ammortamento).
- Fornisce indicazioni riguardo la liquidità e solidità patrimoniale.
- Permette di ottenere informazioni su come il capitale è stato investito, se in maniera efficiente o meno.
- Rappresenta una buona base di partenza per predisporre i flussi di cassa.
Ciclo economico e ciclo finanziario possono non corrispondere, cioè non incontrarsi mai, questo perché io rilievo un fatto di gestione anche se non sono ancora stato pagato dal cliente, il ciclo finanziario afferisce ad una sfera totalmente diversa dal ciclo economico → c/clienti, se cliente non paga, non avviene incasso e quindi è per questo motivo che i due cicli non si incontrano.
Per riclassificare lo stato patrimoniale uso due criteri:
- Criterio finanziario → modello basato su ordinamento delle voci che compongono lo SP secondo le liquidità decrescenti delle poste di attivo e secondo l’esigibilità derivanti dalle poste del passivo e del patrimonio netto. (Sposto le voci e cambio ordine)
- Criterio funzionale → riclassifica sulla base dei rami di gestione e le operazioni sul patrimonio netto cui possono essere associate.
Criterio finanziario dell’attivo
Il criterio finanziario dell’attivo espone gli elementi al netto delle poste dei valori attivi, nel seguente ordine:
- → Liquidità immediate: conti correnti bancari e poste equivalenti, depositi che società investe in un brevissimo tempo per ottenere un rendimento.
- → Liquidità differite: crediti verso clienti e da altri crediti destinati ad essere incassare entro 12 mesi dalla data di chiusura dell’esercizio.
Liquidità immediate + liquidità differite = somma di liquidità immediate e differite; questa somma dice quando la società è in grado di incassare nell’arco dei 12 mesi per le liquidità differite e quanto ha immediatamente disponibile.
- → Rimanere di esercizio: sono di varia natura (merci, materie prime, semilavorati, prodotti finiti…), rappresentano la liquidità inferiore in quanto potrebbero trasformarsi in liquidità differite (attraverso crediti v/clienti) e poi garantire incasso.
- → Disponibilità: la voce 3 compone l’aggregato delle disponibilità.
3 + 4 = 5 → corrente → il 5 è l’attivo: è la somma di tutte le liquidità (immediate e differite) + le rimanenze; l’attivo corrente esprime la capacità dell’azienda di generare liquidità in un orizzonte temporale di breve periodo (entro 12 mesi).
→ Immobilizzazioni destinate a partecipare alle attività aziendali per un periodo pluriennale; si distinguono in:
- → Immobilizzazioni immateriali: brevetti, software, avviamento, marchi.
- → Immobilizzazioni materiali nette: sono immobilizzazioni materiali lorde al netto del fondo ammortamento → (immobilizzazioni materiali impianti, immobili).
- → Immobilizzazioni finanziarie: crediti oltre i 12 mesi, titoli di stato a lungo termine.
6 + 7 + 8 = totale immobilizzazioni nette (attivo non corrente).
5 + 8 = totale attivo (che è il numero 9).
Criterio finanziario passivo patrimonio netto
Lo SP secondo il criterio finanziario espone elementi del passivo e del patrimonio netto nel seguente modo:
- → Passività correnti: debiti a breve verso le banche, debiti a breve nei confronti dei fornitori e qualsiasi altro debito a breve.
- → Passività a medio/lungo termine: debiti a medio/lungo termine verso i dipendenti per il TFR, debiti a medio/lungo termine verso le banche debiti a medio lungo termine verso qualsiasi altro soggetto.
10 + 11 = totale passività (che è il numero 12).
- → Patrimonio netto: il saldo contabile tra attivo e passivo, suddiviso nelle seguenti parti:
- Gli utili degli esercizi precedenti e dell’esercizio in corso che non sono stati distribuiti.
- Le riserve create mediante destinazione di utili o mediante versamenti da parte dei soci.
- Il capitale sociale.
12 + 13 = totale passivo e patrimonio netto (14).
Lo schema presentato sopra non permette di analizzare altri due obiettivi:
- Effettuare valutazioni di efficienza nell’impiego del capitale investito.
- Predisporre una base di partenza adeguata per il calcolo dei flussi di cassa capitale investito.
Questi obiettivi sono finalizzati nello schema di SP riclassificato in modo da evidenziare il capitale investito.
Questa riclassificazione espone gli elementi nel seguente ordine:
- Attività correnti diverse da liquidità.
- Passività correnti diverse dai debiti finanziari.
15 + 16 = capitale circolante netto (CCN) (voce numero 17).
- Totale immobilizzazioni nette.
- TFR.
17 + 18 - 19 = capitale investito (voce 20).
- Debiti finanziari netti.
- Patrimonio netto.
21 + 22 = totale a pareggio (dove 23).
Patrimonio netto
È il saldo contabile tra attivo e passivo, suddiviso nelle seguenti parti:
- Utili degli esercizi precedenti e dell’esercizio in corso che non sono stati distribuiti.
- Le riserve create mediante destinazione di utili o mediante versante da parte dei soci.
- Il capitale sociale.
Totale passività + patrimonio netto = totale passivo e patrimonio netto.
Lo schema analizzato fino ad ora non permette di raggiungere altri due obiettivi:
- Effettuare valutazioni di efficienza nell’impiego del capitale investito.
- Predisporre una base di partenza adeguata per il calcolo dei flussi di cassa.
Cui invece è finalizzato lo schema di stato patrimoniale riclassificato in modo da evidenziare il capitale investito.
Capitale circolante netto: CCN
È un’informazione che emerge dallo stato patrimoniale, per calcolarlo bisogna considerare tutte le attività correnti diverse dalle liquidità → crediti v/clienti a breve termine, le rimanenze e qualsiasi attività diverse da liquidità sotto i 12 mesi.
→ Bisogna considerare anche tutte le passività correnti diverse da debiti finanziari.
Le differenze tra attività correnti (diverse dalle liquidità) e passività correnti (differenti dai debiti finanziari) danno il CCN capitale circolante netto.
→ Numericamente le attività correnti coprono le passività correnti: capitale netto.
→ Se sommo al capitale circolante netto le immobilizzazioni nette e sottraggo il TFR otteniamo il capitale netto.
→ TFR trattamento di fine rapporto.
Capitale investito → [ capitale circolante netto + totale immobilizzazioni nette - TFR ].
Viene usato per misurare l’efficienza, è un’informazione che emerge dallo stato patrimoniale riclassificato, e viene impiegato per capire se la società sta impiegando in maniera efficiente quanto è stato l’investimento al netto delle passività, non complessivamente ma solo per l’area caratteristica.
Riclassificazione del conto economico
Il conto economico permette di determinare il risultato reddituale di esercizio, ci aiuta a capire se l’attività economica sta producendo utili o perdite.
La classificazione del CE persegue i seguenti obiettivi:
- Chiarire il contributo dei diversi rami di gestione alla formazione del reddito di esercizio.
- Isolare e valutare il risultato economico della gestione corrente e l’impatto dei componenti straordinari.
- Comprendere la struttura del risultato della gestione tipica corrente e della gestione tipica nel suo insieme.
La riclassificazione del conto economico permette di distribuire le informazioni riguardo la gestione nei suoi 4 rami:
- → Tipica: sinonimo di caratteristica e operativa; l’analisi del risultato della gestione tipica può essere approfondita tramite l’analisi dei risultati sezionali.
- Patrimoniale.
- Finanziaria.
- Tributaria.
E nelle sezioni della gestione corrente e non corrente.
EBITDA → è un margine orientato ad esprimere il risultato della gestione tipica. Questo rappresenta una variante dell’EBIT, ottenuta escludendo dal calcolo anche gli ammortamenti dei beni materiali ed immateriali.
→ La logica alla base dell’EBITDA si calcola al risultato operativo di gestione corrente, è il risultato prima della gestione finanziaria delle tasse e prima degli ammortamenti delle immobilizzazioni immateriali e materiali.
Dal risultato della gestione operativa praticamente devo risommare gli ammortamenti.
- Ricostruisco un indicatore utile per determinare il valore dell’azienda.
- Determino il valore dell’azienda a prescindere dalla liquidità e dai debiti finanziari.
Un’altra riclassificazione di conto economico è quella nella quale emerge il margine di contribuzione, devo distinguere tra i costi fissi e quelli variabili.
→ I costi fissi sono quei costi che non variano al variare del volume di produzione sull’azienda → affitto, indipendentemente dalla produzione l’affitto del capannone è da pagare.
→ Costi variabili → variano a seconda del volume di produzione per esempio le materie prime.
→ Margine di contribuzione: ricavi - consumi ed altri costi variabili; la distinzione tra costi fissi e variabili evidenzia il margine di contribuzione → è il risultato che varia al variare delle quantità di produzione e vendita e che influenza le decisioni aziendali.
Indicatori di bilancio
Gli indicatori di bilancio:
- Aiutano a capire il modo in cui l’azienda è osservata e giudicata da interlocutori esterni;
- Possono indurre a giudizi erronei in quanto possono portare a giudicare negativamente aziende in ottime condizioni e possono portare a sottovalutare e difficoltà di queste ultime;
- Alcuni indicatori di bilancio relativi alla capacità dell’azienda di rimborsare i debiti finanziari, hanno un certo significato.
Tre differenti gruppi:
- Indici di liquidità.
- Indici di solidità.
- Indici di redditività.
Indici di liquidità
1. Indici di liquidità → cercano di mettere a fuoco la capacità dell’azienda di far fronte ai propri impegni di pagamento in modo tempestivo e conveniente.
L’analisi della liquidità si basa su 4 indicatori:
- → Indice di liquidità primaria (attivo corrente-rimanenze)/passivo corrente >1; molte aziende di successo non hanno mai ottenuto un valore dell’acid test maggiore di uno ma sempre inferiore. È sempre stato considerato un valore massimo, non uno minimo.
- → Margine di tesoreria: (attivo corrente-rimanenze)-passivo corrente >0.
- → Indice di liquidità secondaria: (attivo corrente)/passivo corrente -> almeno pari a 2.
- → Capitale circolante netto: (attivo corrente)-(passivo corrente)-> almeno pari a due.
Indici di solidità
2. Indice di solidità → cercano di mettere a fuoco la solidità patrimoniale dell’azienda, ovvero la capacità dell’azienda di far fronte con una sua forza di resistenza all’impatto di shock esterni.
- → Indice di copertura delle immobilizzazioni PN/immobilizzazioni. Anche questo è un valore che secondo molti libri dovrebbe essere >1 ma le aziende hanno seguito la regola al contrario considerandolo come un valore massimo oltre il quale non andare.
- → Margine di struttura PN-Immobilizzazioni.
- → Rapporto di indebitamento Debiti/PN. Secondo molti libri dovrebbe essere sempre inferiore a 1 ma perché non veniva fatta una distinzione tra debiti commerciali e debiti finanziari. È sempre maggiore di 1.
- → Rapporto di indebitamento finanziario netto (Debiti verso banche-banca c/c)/PN.
Indici di redditività
3. Indici di redditività → Gli indici che permettono di osservare la capacità di un’impresa di produrre reddito e di generare risorse.
“Quando la redditività del capitale investito risulta maggiore del costo del debito allora all’aumentare del rapporto di indebitamento aumenta la redditività del patrimonio netto” → leva finanziaria.
L’analisi della redditività assume come punti di partenza le tavole di sintesi riclassificate e mette in relazione 3 coppie di valori, ognuna rappresentata da uno stock e da un flusso che ne identifica il rendimento o il costo:
- REDDITIVITÀ DELL’AZIENDA NELLA GESTIONE TIPICA (ROI). → Risultato della gestione tipica corrente/capitale investito. È utilizzato per apprezzare la redditività media di un settore, la sua variabilità nel tempo e la sua variabilità tra un’azienda e un’altra.
- DEBITI FINANZIARI (OF/DF). Oneri finanziari netti/Debiti finanziari netti: costo dei debiti finanziari.
- REDDITIVITÀ LORDA DEL PN (ROE). Risultato lordo della gestione corrente/PN.
La relazione tra questi 3 indicatori è descritta dall’espressione:
ROE = ROI + (ROI - OF) • (DF / PN) formula della leva finanziaria → (rendimenti previsti o effettivi).
La redditività lorda del PN (ROE) è uguale alla redditività del capitale investito (ROI) + la differenza tra la redditività del capitale investito e il costo dei debiti finanziari (ROI-OF/DF), moltiplicata per il rapporto di indebitamento (DFN/PN).
In presenza di una differenza di redditività del capitale investito e il costo dei debiti finanziari >0, la redditività del PN (ROE) cresce al crescere del rapporto di indebitamento.
In base al funzionamento della leva finanziaria non è possibile ottenere la prospettiva di aumentare in modo notevole la redditività del capitale investito mediante l’aumento del rapporto di indebitamento senza esporsi al rischio di un peggioramento notevole della redditività.
In presenza di una differenza tra la redditività del capitale investito e il costo dei debiti finanziari maggiore di zero, la redditività lorda del patrimonio netto cresce al crescere del rapporto di indebitamento.
Il problema è che i risultati di questi indicatori vengono inseriti sia in uno scenario favorevole che in uno sfavorevole, perciò: non si può aumentare la redditività del capitale investito mediante l’aumento del rapporto indebitamento senza esporsi al rischio che l’indebitamento dia origine a un peggioramento notevole della redditività. Nessuna prospettiva di upside senza il rischio del downside.
È però utile aumentare il rischio in modo da poter avere la prospettiva di ottenere una redditività molto alta.
Proposition one → il debito lascia inalterato il valore dell’azienda.
Proposition two → mette in evidenza il comportamento degli investitori di fronte al debito: il tasso di rendimento atteso dall’azionista di un’azienda indebitata (i) era pari al tasso di rendimento atteso da un’azionista della stessa azienda ma non indebitata (p), moltiplicato per effetto del rapporto di indebitamento (DFN/PN):
i = p + (p-r) • DFN / PN Formula della leva finanziaria (rendimenti attesi) → r = costo del debito.
Rendimento atteso → rendimento che un soggetto chiede per destinare il suo capitale a un certo impiego, che può essere più o meno rischioso. Al crescere del rischio, cresce inevitabilmente il rendimento atteso.
Rendimento effettivo → ciò che, indipendentemente dalle probabilità, abbiamo ottenuto e valutato ex post.
Rendimento previsto → è quello che prevediamo di ottenere facendo un certo investimento. È un rendimento futuro, ma esprime una nostra previsione.
→ Questa formula, se applicata ai rendimenti effettivi non genera problemi in quanto applicare la regola al rischio di business o al rischio finanziario non cambia perché l’azionista richiederà SEMPRE un premio per il rischio proporzionato; cosa che avviene se viene applicata ai rendimenti previsti.
- Date certe condizioni di redditività del capitale investito e dei costo di debito, l’aumento del rapporto di indebitamento assicura un aumento della redditività del PN (ROE), come la formula della leva finanziaria.
- Il problema si pone nel momento in cui le condizioni di redditività del PN e i costi del debito vengono date. (Non si ha certezza nel futuro)
- Perciò l’applicazione della formula a dati futuri dice soltanto che il rendimento atteso del PN aumenterà all’aumentare del rapporto di indebitamento secondo la formula della leva finanziaria.
È necessario che l’azionista abbia, però, una prospettiva di rendimento atteso positiva al fine di impiegare il capitale in maniera corretta ma che comporta in ogni caso un rischio.
L’ambiente, che cos’è, i soggetti che lo compongono, il mercato, il settore ed il sistema competitivo
I soggetti che compongono l’ambiente → le aziende vivono di rapporti con l’ambiente e con gli altri soggetti che lo popolano, si tratta di una serie di altri individui, organizzati diversamente con i quali le aziende stabiliscono dei rapporti di diversa natura.
Le aziende riconoscono le famiglie e gli individui come gli interlocutori più importanti, perché questi svolgono attività di:
- → Azionisti: coloro che investono denaro a titolo di capitale di rischio.
- → Amministratori: governance azienda.
- → Sindaci revisori e organi di controllo: alcune società per legge sono sottoposte a revisione esterna.
- → Dipendenti: tra questi troviamo anche altre forme di collaborazione anche non a tempo determinato ma che sono coinvolti per breve periodo.
- Altri collaboratori.
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