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Henry Purcell

(D. Fabris, A. Garofalo)

CAPITOLO 1: IL CONTESTO STORICO-BIOGRAFICO

1.1. Henry Purcell nella Londra della Restaurazione

Questo paragrafo d'apertura definisce lo straordinario e tormentato scenario

storico, politico e culturale in cui nacque e si formò Henry Purcell. I due autori

evidenziano come la figura di Purcell non possa essere compresa se scissa da

Londra, una metropoli che negli ultimi decenni del Seicento visse

contemporaneamente una profonda crisi d'identità, immani catastrofi materiali

e una sfolgorante rinascita artistica istituzionale.

L'analisi del contesto della Restaurazione operata da Fabris e Garofalo si

concentra su quattro direttrici fondamentali:

1. Il trauma del Commonwealth e il ritorno del Re (1660)

Henry Purcell nacque nel 1659, proprio alla vigilia di uno dei più grandi

spartiacque della storia britannica.

Il silenzio dei puritani: Nei decenni precedenti, l'Inghilterra era stata

 Commonwealth).

governata dal regime puritano di Oliver Cromwell (il

Sotto l'influenza del puritanesimo radicale, la musica e il teatro erano

stati considerati veicoli di peccato e corruzione. I teatri pubblici erano

stati chiusi per legge, le cappelle musicali ecclesiastiche erano state

smantellate e gli organi distrutti. La musica era stata confinata

esclusivamente alla severa dimensione domestica o ai salmi religiosi

spogli.

La Restaurazione (1660): L'anno successivo alla nascita di Purcell, la

 monarchia venne restaurata con la salita al trono di Carlo II Stuart. Il

ritorno del sovrano coincise con una fortissima urgenza collettiva di

lasciarsi alle spalle l'austerità puritana. La corona e l'aristocrazia

utilizzarono le arti – e in particolar modo la musica e il teatro – come

formidabili strumenti politici di propaganda, necessari per affermare

visivamente e acusticamente il ritorno del legittimo ordine monarchico, la

stabilità e la grandezza della nazione.

2. Una città ferita: la peste, l'incendio e la ricostruzione

La Londra in cui il giovane Purcell mosse i suoi primi passi non era solo il

palcoscenico di feste e ritorni solenni, ma una città profondamente ferita da

traumi storici epocali:

La Grande Peste (1665): Una violentissima epidemia falciò un quarto

 della popolazione londinese, paralizzando le attività commerciali e

culturali.

Il Grande Incendio (1666): L'anno successivo, un immenso incendio

 distrusse l'80% della città medievale, compresa la monumentale

Cattedrale di St. Paul e decine di chiese e teatri.

Fabris e Garofalo sottolineano come questo parziale azzeramento urbano

 abbia paradossalmente generato un clima di febbrile e moderno

rinnovamento. La ricostruzione architettonica di Londra (guidata da

menti come Christopher Wren) procedette di pari passo con la

ricostruzione simbolica delle sue istituzioni musicali, offrendo a una

nuova generazione di artisti spazi d'avanguardia e immense opportunità

professionali.

3. L'influenza di Carlo II e il fascino per i modelli stranieri

Il gusto estetico della Londra della Restaurazione venne dettato personalmente

dalle inclinazioni del re Carlo II. Avendo trascorso i lunghi anni dell'esilio in

Francia alla corte di Luigi XIV, il re Stuart era rimasto folgorato dal modello

dell'assolutismo francese e dallo sfarzo della sua musica di corte.

L'imitazione francese: Appena insediatosi sul trono, Carlo II volle

 modernizzare i complessi musicali inglesi (giudicati troppo severi e

arcaici). Istituì una sua orchestra personale di strumenti ad arco – i

Twenty-Four Violins – creata in aperta e dichiarata imitazione dei celebri

Vingt-Quatre Violons du Roi del Re Sole francese. Il re esigeva una musica

brillante, ritmica, dominata da danze francesi e da melodie orecchiabili, e

spinse i musicisti di corte a viaggiare all'estero per assimilare le novità

continentali.

Il fascino per l'Italia: Accanto alla moda francese, Londra venne

 investita da una forte attrazione per lo stile strumentale e vocale italiano

(la monodia, le sonate a tre), che iniziò a circolare capillarmente tramite

le stampe e l'arrivo di musicisti immigrati, creando un terreno stilistico

ibrido e cosmopolita.

4. La nascita del Mercato Musicale Pubblico

Il paragrafo evidenzia un'altra fondamentale anomalia londinese che

differenziava l'Inghilterra dalle corti europee: la precocissima nascita di un

mercato musicale pubblico e commerciale.

A causa delle croniche difficoltà finanziarie della corona britannica (che

 non poteva coprire interamente i costi del mecenatismo sul modello di

Versailles), i musicisti professionisti londinesi non lavoravano solo per il

Re.

A partire dagli anni Settanta del Seicento, nacquero a Londra i primi

 concerti pubblici a pagamento della storia europea (inaugurati da

John Banister nel 1672). Chiunque acquistasse un biglietto poteva

accedere all'ascolto della grande musica strumentale fuori dalle mura dei

palazzi nobiliari. Questa precoce dimensione mercantile e borghese

influirà in modo decisivo sulla maturità di Purcell, abituandolo a scrivere

non solo per la cappella reale o per i compleanni del re, ma per i teatri

pubblici e per l'editoria commerciale della città.

1.2. Gli anni giovanili e la formazione alla Cappella Reale

Questo paragrafo si addentra nel cuore della prima giovinezza di Henry Purcell,

esaminando l'intricato ambiente familiare in cui nacque e, soprattutto, lo

straordinario percorso formativo che lo portò a diventare l'esponente di punta

della musica britannica. Fabris e Garofalo fanno luce su una fase biografica

segnata da alcune ambiguità storiche, ma dominata dall'eccellenza

dell'istituzione che forgiò il suo genio: la Cappella Reale (Chapel Royal).

I nuclei informativi centrali del paragrafo si articolano in quattro punti chiave:

1. L'enigma della genealogia e la dinastia dei Purcell

Il primo nodo affrontato dagli autori riguarda le origini familiari di Henry. Il

compositore nacque in una vera e propria dinastia di musicisti

professionisti attivi a Londra, ma la scarsità e la frammentarietà dei registri

parrocchiali dell'epoca hanno generato a lungo un dibattito tra gli storici

riguardo alla sua paternità diretta:

Henry Purcell il Vecchio vs Thomas Purcell: Per molto tempo si è

 ritenuto che il padre fosse Henry Purcell il Vecchio (cantore e musicista di

corte morto prematuramente nel 1664). Studi successivi e analisi

documentarie approfondite hanno tuttavia suggerito che il vero padre

biologico – o quantomeno la figura paterna di riferimento che ne curò

l'educazione dopo il 1664 – fu lo zio, Thomas Purcell.

Il network di corte: Thomas Purcell era una figura di grandissimo peso

 all'interno dell'organigramma musicale di Carlo II (gentiluomo della

Cappella Reale, compositore privato e liutista del re). Fu proprio grazie

all'influenza e alle ottime relazioni diplomatiche dello zio che il

giovanissimo Henry (e successivamente anche il fratello minore Daniel

Purcell, anch'egli futuro compositore) poté accedere precocemente alle

più prestigiose istituzioni musicali della corona.

Child of the Chapel

2. L'ingresso alla Cappella Reale come

Attorno al 1667-1668, all'età di circa otto o nove anni, Henry Purcell venne

ammesso come fanciullo cantore (soprano) nella Cappella Reale, l'istituzione

religiosa e musicale privata del sovrano situata nel Palazzo di Whitehall.

Child of the Chapel

Diventare un non significava semplicemente cantare

 durante le funzioni liturgiche della domenica. Era l'equivalente di un

collegio d'eccellenza a tempo pieno. I ragazzi selezionati vivevano a

spese della corona, ricevevano un'istruzione letteraria e classica

completa (latino, scrittura) e venivano sottoposti a un addestramento

musicale intensivo che copriva la teoria, il contrappunto, il canto solistico

e la pratica di strumenti come l'organo, il liuto e il violino.

3. I maestri di Purcell: Cooke, Humfrey e Blow

La Cappella Reale della Restaurazione vantava come direttori e formatori i

migliori musicisti d'Inghilterra. Fabris e Garofalo analizzano l'influenza diretta

che tre straordinari maestri ebbero sullo stile del giovane Henry:

Henry Cooke (Captain Cooke): Primo maestro dei fanciulli dopo la

 Restaurazione. Ex capitano dell'esercito reale, Cooke era un severo e

formidabile organizzatore. Ricostruì la cappella da zero dopo il vuoto

puritano, selezionando le migliori voci del regno e introducendo uno stile

esecutivo energico e moderno, improntato all'espressività e alla cura del

gesto vocale.

Peregrine Humfrey (Pelham Humfrey): Succedette a Cooke nel 1772.

 Humfrey era un giovane talento che Carlo II aveva inviato a studiare

direttamente in Francia e in Italia. Egli portò nella Cappella Reale le

ultimissime novità del continente: la declamazione drammatica francese

(lo stile di Lully) e il patetismo armonico italiano (l'uso di dissonanze e

cromatismi). La sua morte precoce nel 1674 interruppe una carriera

brillante ma lasciò un'impronta indelebile sulla sensibilità teatrale di

Purcell.

John Blow: Compositore e organista di straordinaria statura, Blow

 divenne la guida spirituale e tecnica più importante per Purcell. Blow

colse immediatamente il genio fuori dal comune del suo allievo. Tra i due

si instaurò un rapporto di profonda stima reciproca, tanto che Blow non si

limitò a insegnargli i segreti della gloriosa tradizione polifonica polifonica

inglese (l'eredità di Byrd e Gibbons), ma assecondò la sua ascesa a corte.

4. La muta della voce e i primi incarichi formali (1673)

Nel 1673, il registro vocale di Purcell subì la fisiologica muta dell'adolescenza,

impedendogli di continuare a cantare come soprano nel coro della cappella. Nel

sistema di corte inglese, questo passaggio non significava l'espulsione, bensì

l'avvio verso la carriera professionale adulta:

Un'ordinanza reale del 17 dicembre 1673 sancì l'uscita ufficiale di Purcell

 dal coro dei fanciulli, assegnandogli una borsa di studio in denaro, un

corredo di abiti civili e il suo primo incarico retribuito a corte: assistente

non salariato di John Hingeston, il custode, riparatore e accordatore

ufficiale degli organi, dei clavicembali e degli strumenti a fiato del re.

Questo incarico "dietro le quinte", apparentemente umile, permise al

 quattordicenne Purcell di acquisire una conoscenza tecnica e artigianale

profondissima della meccanica degli strumenti da tastiera e

dell'orchestrazione, completando la sua metamorfosi da virtuoso della

voce a formidabile e completo artigiano dei suoni.

1.3. La maturità artistica e gli incarichi professionali

Questo paragrafo analizza la straordinaria ascesa istituzionale e la definitiva

maturità artistica di Henry Purcell. Nel giro di pochissimi anni, il giovane

musicista uscito dai laboratori della Cappella Reale collezionò i titoli

professionali più prestigiosi e remunerativi della Londra secentesca, diventando

il punto di riferimento musicale assoluto sia della Corona sia delle

massime istituzioni religiose della capitale. Fabris e Garofalo descrivono

una carriera intensa, troncata solo da una morte precocissima ma capace di

ridefinire lo statuto sociale del musicista moderno.

Le tappe fondamentali della sua maturità e del suo sistema di incarichi si

articolano in quattro punti chiave:

1. L'ascesa a Westminster e la successione a John Blow (1679)

Il primo, clamoroso riconoscimento della maturità tecnica di Purcell avvenne

nel 1679, all'età di appena vent'anni.

L'Abbazia di Westminster: Purcell venne nominato Organista

 titolare della monumentale Abbazia di Westminster, succedendo

direttamente al suo stimato maestro John Blow. I due autori chiariscono

un celebre dettaglio storico: Blow non venne licenziato, ma scelse

volontariamente di farsi da parte e cedere l'ambitissimo scranno

all'allievo, avendone intuito il genio fuori dal comune.

Significato dell'incarico: Westminster non era una semplice

 parrocchia, ma il luogo sacro delle incoronazioni reali e dei solenni

funerali di Stato. Questo ruolo garantiva a Purcell uno stipendio cospicuo,

una casa di proprietà attigua all'abbazia e un immenso prestigio,

ponendolo al centro delle più importanti liturgie e cerimonie della

nazione.

2. Compositore per i "Violini del Re" e Organista della Cappella Reale

(1680-1682)

Parallelamente all'attività a Westminster, Purcell consolidò la sua presenza

all'interno della corte di Whitehall al servizio di Carlo II Stuart:

Compositore di corte (1680): Alla morte di Matthew Locke, Purcell

 Twenty-Four Violins

ricevette l'incarico di compositore ufficiale per i

(l'orchestra d'archi del re). Fu in questo ruolo che iniziò a standardizzare

Welcome

la scrittura strumentale inglese, misurandosi con le Odi e i

Songs celebrativi.

Organista della Chapel Royal (1682): Tre anni dopo l'investitura a

 Westminster, Purcell ottenne anche il titolo di Organista della Cappella

Reale. Con questa ulteriore nomina, egli ottenne il monopolio assoluto

della musica sacra e di Stato a Londra, gestendo

contemporaneamente i due organi più importanti del regno.

3. La transizione dinastica: sopravvivere ai tre Re

Un aspetto cruciale analizzato da Fabris e Garofalo è la straordinaria capacità di

Purcell di sopravvivere politicamente e artisticamente ai traumatici

cambi di regime che scossero l'Inghilterra alla fine del Seicento:

Giacomo II (1685): Alla morte di Carlo II, salì al trono il cattolico

 Giacomo II. Nonostante le tensioni religiose del regno, Purcell mantenne

saldi i propri incarichi, componendo musiche monumentali per

l'incoronazione del nuovo re. Gloriosa Rivoluzione

Guglielmo III e Maria II (1689): Con la del 1688 e

 la cacciata di Giacomo II, presero il potere i protestanti Guglielmo

d'Orange e Maria Stuart. Ancora una volta, Purcell si dimostrò

insostituibile: divenne il compositore prediletto della Regina Maria, per la

quale scrisse alcune delle sue odi più sfolgoranti e, tragicamente, la

Music for the Funeral of Queen Mary

monumentale nel 1695.

4. Gli ultimi anni e la morte precoce (1695)

Negli anni Novanta, a causa delle croniche difficoltà finanziarie della corte che

faticava a pagare i salari ai musicisti, Purcell riorientò parzialmente la sua

carriera verso il teatro pubblico e l'editoria commerciale (dinamica

approfondita nel Capitolo 4), accumulando una mole di lavoro spaventosa.

La morte: Il 21 novembre 1695, nel pieno della sua maturità artistica e

 a soli 36 anni, Henry Purcell morì nella sua casa di Westminster. Le cause

esatte rimangono avvolte nel mistero (la leggenda parla di un grave

raffreddamento preso dopo essere rimasto chiuso fuori casa dal ritorno

dal teatro, ma gli storici ipotizzano più realisticamente una forma violenta

di tubercolosi o di tifo).

I solenni funerali: A testimonianza del suo statuto di eroe nazionale

 della musica, Purcell ricevette l'onore unico di essere sepolto

all'interno dell'Abbazia di Westminster, proprio accanto all'organo

che aveva suonato per anni. Durante la cerimonia funebre, il coro eseguì

gli stessi, strazianti brani che Purcell aveva composto pochi mesi prima

dell'"Orpheus

per i funerali della Regina Maria, sigillando il mito

Britannicus".

CAPITOLO 2. LA MUSICA SACRA PER LA LITURGIA

 ANGLICANA dell'Anthem

2.1. L'evoluzione nel Seicento inglese

Questo paragrafo d'apertura del secondo capitolo esamina la nascita e la

complessa evoluzione dell'Anthem, il genere cardine e più identitario della

musica sacra anglicana. Fabris e Garofalo illustrano come l'Anthem non sia

stato una forma musicale statica, ma il riflesso diretto delle turbolenze

religiose, dottrinali e politiche che scossero l'Inghilterra nel corso del XVII

secolo, fungendo da ponte tra la rigida tradizione riformata e le moderne

influenze barocche del continente.

L'analisi storiografica operata dagli autori si articola in quattro snodi

fondamentali:

1. La genesi dell'Anthem dopo la Riforma Anglicana

Gli autori chiariscono innanzitutto l'origine del termine e la sua funzione

liturgica:

L'equivalente del Mottetto: Con lo scisma di Enrico VIII e la definitiva

 strutturazione della Chiesa d'Inghilterra sotto Elisabetta I, la liturgia

necessitava di canti in lingua nazionale (inglese) che sostituissero i

l'Anthem

mottetti latini della tradizione cattolica. Nacque così (termine

antiphona).

derivato dal latino

I precetti del Book of Common Prayer: Il testo sacro di riferimento

 della Chiesa anglicana stabiliva che l'Anthem trovasse la sua esatta

(Morning Prayer)

collocazione alla fine delle preghiere del mattino e della

(Evening Prayer).

sera La sua caratteristica primaria doveva essere

l'assoluta intelligibilità della parola: la musica non doveva oscurare il

testo sacro, ma valorizzarlo per l'edificazione spirituale dei fedeli.

Full Anthem Verse Anthem

2. La polarizzazione secentesca: e

Già nella prima metà del Seicento, il genere si era stabilizzato in due forme

compositive ed estetiche nettamente distinte, destinate a convivere fino all'età

di Purcell:

Il Full Anthem (Anthem a coro pieno): Era la forma più arcaica,

 legata alla gloriosa tradizione polifonica rinascimentale di William Byrd e

a cappella

Orlando Gibbons. Veniva eseguito dall'intero coro (o con il solo

accompagnamento discreto dell'organo che raddoppiava le voci). Era

caratterizzato da una complessa scrittura contrappuntistica e da un

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Pegasus.21 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Drammaturgia musicale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Messina o del prof Fiore Angela.

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