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Diritto Privato

Adriana Pia D’Acunto - I anno

MANUALE DI DIRITTO CIVILE – Pietro Perlingieri

PARTE PRIMA: Nozioni introduttive e princípi generali

1. Norme e comportamento.

Le norme sono regole imposte dall’esterno che guidano le norme di ciascuno. Sono regole prescrittive che

servono a valutare e disciplinare i comportamenti nella società—>Servono per: stabilire se una promessa

deve essere mantenuta, stabilire se una minaccia è giusta o ingiusta, decidere se una punizione o un premio

sono meritati.

Quindi le norme sono strumenti per valutare il comportamento umano —> Un comportamento viene

giudicato confrontandolo con una norma. Se il comportamento:

• rispetta la norma → è lecito / giusto

• non rispetta la norma → è illecito / ingiusto

Valutare un comportamento significa quindi dare un giudizio su di esso. Questo giudizio è: fondato se esiste

una norma che lo giustifica, infondato se la norma non c’è.

Il linguaggio delle norme non descrive fatti, ma ordina o vieta comportamenti.

• Descrizione: “Il marito non ha dato soldi alla moglie.” → è un fatto (può essere vero o falso).

• Norma: “Il marito deve contribuire alle spese familiari.” → è una regola.

Dire che quel comportamento è illecito significa fare un giudizio basato sulla norma.

Un esempio nel codice civile è l’articolo sui doveri dei coniugi: Articolo 143 del Codice Civile italiano che

stabilisce obblighi di assistenza e collaborazione nella famiglia.

La società funziona grazie a una rete di regole che:

• controllano il comportamento delle persone

• permettono di prevedere come agiranno gli altri

• coordinano le attività tra più persone

• stabiliscono chi prende decisioni e come

Esistono quattro tipi principali di regole:

▪ Regole di condotta: Sono le regole che valutano in modo immediato un comportamento. Esempio: i

doveri reciproci dei coniugi.

▪ Regole costitutive: Sono regole senza le quali un certo fatto giuridico non esisterebbe. Esempio: il

matrimonio—> Senza le norme che regolano la celebrazione del matrimonio, non esisterebbe il fatto

giuridico “sposarsi”.

▪ Regole di organizzazione: Servono a organizzare attività collettive e a distribuire i compiti. Per

esempio in una società per azioni: l’assemblea prende alcune decisioni, gli amministratori gestiscono

la società, altri organi controllano. Queste regole stabiliscono chi fa cosa.

▪ Regole di validità: Stabiliscono quando un atto giuridico è valido. Esempio: un contratto deve avere

determinati requisiti stabiliti dall’Articolo 1325 del Codice Civile italiano a pena di nullità ex

Articolo 1418 del Codice Civile italiano.

Anche se esistono diversi tipi di regole, tutte hanno la stessa funzione fondamentale: valutare e regolare il

comportamento delle persone nella società. In altre parole: l’ordinamento giuridico stabilisce che cosa è

vietato, obbligatorio o permesso.

2. Giurisprudenza come scienza sociale.

Il diritto non è un qualcosa di astratto o separato dalla realtà. Le norme servono a regolare il comportamento

delle persone, ma i comportamenti nascono nella società. Quindi la giurisprudenza (cioè lo studio del diritto)

non è qualcosa di astratto: è una scienza sociale, come sociologia o economia. In altre parole: il diritto

cambia quando cambia la società.

Il rapporto è bidirezionale: la società influenza il diritto - il diritto influenza la società.

A cosa serve il diritto oggi?

• garantire la pace sociale

• rendere il mercato leale

• evitare abusi

• proteggere i più deboli

• favorire lo sviluppo della società

“Ubi societas, ibi ius” Questa frase latina significa: “dove c’è società, c’è diritto”. Cioè:

• ogni gruppo umano ha delle regole

• senza regole non può esistere convivenza

Tutte le regole insieme formano un sistema chiamato: ordinamento giuridico.

Un errore è pensare che il diritto sia: immutabile, eterno e uguale sempre. Il formalismo è sbagliato perché il

diritto cambia con la storia e la società.

Le norme → hanno delle conseguenze.

Sanzioni negative (le più intuitive)—> Sono punizioni per chi viola la norma:

• risarcimento del danno

• esecuzione forzata

• clausola penale → Articolo 1382 del Codice Civile italiano

• nullità del contratto → Articolo 1418 del Codice Civile italiano

Idea: se violi la regola, subisci uno svantaggio.

Sanzioni positive—> Sono meno intuitive:

• Sono premi o vantaggi per chi rispetta la norma. Esempio: incentivi fiscali per chi investe.

Quindi il diritto non punisce soltanto: può anche incentivare comportamenti.

La coercibilità (concetto molto importante) significa che il diritto può essere imposto con la forza. MA non

tutte le norme sono coercibili. Esempio:

• dovere morale → non ti possono costringere

• dovere di fedeltà tra coniugi → Articolo 143 del Codice Civile italiano

→ non puoi essere “costretto” ad essere fedele. MA se non lo sei: può avere conseguenze (es. separazione)

Quindi: non tutto ciò che è giuridico è forzabile fisicamente

Il diritto positivo è il diritto scritto (leggi, codici, ecc.) → ha due funzioni:

• Funzione statica → conservare l’ordine esistente

• Funzione dinamica → cambiare la società

3. Diritto e morale.

Diritto, morale, religione, economia… studiano regole di comportamento nella società.

Esempio: “non rubare” → è sia regola morale sia regola giuridica. Quindi non è facile distinguerli.

e morale sono completamente diversi”,

Si potrebbe pensare: “diritto ma non è vero → spesso si

sovrappongono.

Il diritto ha una base morale: ogni norma giuridica contiene un giudizio di valore.

E soprattutto: il diritto funziona solo se esiste un minimo di consenso morale. (Se tutti pensassero che una

legge è completamente ingiusta, quella legge non funzionerebbe davvero)

Sì potrebbe pensare: “il diritto ha bisogno della morale”

Obiezione possibile: esistono leggi ingiuste (es. regimi autoritari), eppure, vengono rispettate per paura.

Quindi la morale aiuta il diritto, ma non è sempre necessaria al 100%.

Differenza fondamentale tra diritto e morale

→ DIRITTO

• ha autorità organizzata (Stato)

• ha procedure precise

• stabilisce: chi fa le leggi, chi le interpreta, chi le applica

• serve a risolvere conflitti in modo definitivo

→ MORALE

• non ha un’autorità centrale

• dipende dalla coscienza individuale

• funziona tramite: convinzione, persuasione, scelta personale

Sintesi forte:

• diritto = esterno, organizzato, pubblico

• morale = interno, personale

“Senza etica non c’è diritto, ma la morale ha bisogno del diritto”. Significa:

• il diritto nasce da valori morali

• ma in una società complessa serve il diritto per:

organizzare

o rendere obbligatorie le regole

o

Non si distinguono per contenuto → SBAGLIATO: “alcune cose sono morali, altre giuridiche”. Esempi:

• “rispetta i genitori” → morale + diritto (vedi Articolo 315-bis del Codice Civile italiano)

• aiutare i parenti → morale + diritto (vedi Articolo 433 del Codice Civile italiano)

Quindi: stesso contenuto può essere sia morale che giuridico

Allora qual è la vera differenza? Sta in cose più “tecniche”:

Il diritto: definisce quando si viola la regola, stabilisce le sanzioni, decide chi giudica e quantifica le

conseguenze (es. risarcimento)

La morale: non fa tutto questo.

Dire che il diritto è caratterizzato da coercibilità non basta a distinguerlo dalla morale. Esempio:

Nell’Articolo 2034 del Codice Civile italiano non sei obbligato a pagare (no coercizione), ma se paghi, non

puoi chiedere indietro il pagamento.

Il diritto usa la morale → Il diritto incorpora regole morali. Esempi:

• contratto contrario al buon costume → nullo - Articolo 1343 del Codice Civile italiano

• prestazione immorale → non ripetibile - Articolo 2035 del Codice Civile italiano

Quindi la morale entra nel diritto.

Oggi diritto e morale sono ancora più vicini. Con la Costituzione → valori morali (dignità, uguaglianza…)

diventano norme giuridiche.

Quindi serve equilibrio:

• abbastanza morale → per essere giusto

• abbastanza autonomia → per essere stabile

4. Linguaggio giuridico e linguaggio comune.

Nel diritto le parole NON significano sempre quello che significano nella vita quotidiana.

Linguaggio giuridico ≠ linguaggio comune

Nel linguaggio comune: usiamo le parole in modo libero e intuitivo

Nel diritto invece: le parole hanno un significato preciso e tecnico e questo significato produce effetti

giuridici concreti → qualificazione giuridica.

Cos’è la “qualificazione giuridica”? È l’operazione con cui viene stabilito che cos’è giuridicamente un

fatto.

Esempio: due persone fanno un accordo → bisogna capire: è un contratto oppure no?

Per dirlo bisogna usare la definizione legale di contratto: Articolo 1321 del Codice Civile italiano. Solo se

rispetta quei requisiti, allora è “contratto”.

se due persone si mettono d’accordo → è sempre un contratto.

Molti pensano: Sbagliato, lo è solo se

rientra nella definizione giuridica.

Norma, regola, principio, disposizione. Questi termini NON sono identici.

• Disposizione → il testo scritto (es. articolo del codice)

• Norma → il significato che ricavi interpretando la disposizione

• Regola → prescrizione concreta di comportamento

• Principio → regola più generale e astratta

Quindi: nel diritto le parole sono più precise rispetto al linguaggio comune

Le definizioni giuridiche → Le leggi a volte danno definizioni (come quella di contratto). Ma le definizioni

NON sono “vere o false” sono adeguate o inadeguate.

Definizioni della dottrina → Non tutto è definito dalla legge. Molti concetti vengono dai giuristi (dottrina).

Senza queste definizioni: le leggi sarebbero difficili da capire.

Il diritto NON nasce solo dallo Stato. Infatti:

• esisteva prima dello Stato moderno

• oggi non è solo statale (es. Unione Europea)

5. Disposizione, articolo, norma. Regole e principi come norme.

Disposizione ≠ norma ≠ articolo

• Disposizione → è il testo scritto della legge. Esempio: una frase dentro il codice civile.

• Norma → è il significato della disposizione, dopo l’interpretazione (regola che ricavi da quel testo)

• Articolo → regola che ricavi da quel testo

Esempio: “art. 2043” → è un articolo, dentro c’è una o più disposizioni, da quelle ricavi una o più norme.

Come funziona una norma (schema logico): SE succede A → ALLORA deve succedere B

• A = condizioni (fattispecie)

• B = conseguenze giuridiche

Fattispecie astratta e concreta:

• Fattispecie astratta → è la situazione descritta dalla norma. Esempio: nell’Articolo 2043 del

Codice Civile italiano la fattispecie è: comportamento doloso o colposo - danno ingiusto.

• Fattispecie concreta → è il caso reale. Esempio: Tizio rompe il vetro di Caio → caso concreto. Se il

caso concreto corrisponde alla fattispecie astratta → si applica la norma

Rapporto tra più articoli → una norma NON sempre sta in un solo articolo. A volte bisogna: unire più

articoli - interpretarli insieme.

Ruolo della dottrina → per applicare la norma NON basta la legge. Servono anche: interpretazioni dei

giuristi - concetti elaborati nel tempo

Regole e principi → sia regole che principi sono norme. Ma:

• Regole: più precise con un’applicazione diretta (es. “devi risarcire il danno”)

• Principi: più generali e guidano l’interpretazione (es. uguaglianza, buona fede)

se A → allora B.

Il sistema sembra molto “meccanico”: Ma nella realtà: interpretare A è difficile - capire se il

caso rientra è complesso. Quindi il diritto NON è automatico → è pieno di scelte interpretative

Le regole non derivano necessariamente da principi, piuttosto questi ultimi danno senso alle regole.

Quando viene interpretata una regola bisogna chiedersi: È coerente con il principio?

Se NO → può essere: illegittima oppure eccezionale

Regola illegittima: Se contraddice un principio fondamentale → è invalida. Esempio: vaccinare solo

bambini di una certa razza → viola: Art. 3 – 32 Cost.

Regola eccezionale: È una regola che deroga al principio perché entra in gioco un altro principio più

importante in quel caso. Esempio chiave: principio normale → libertà economica (Art 41 Cost), ma in caso

di guerra → prevale (Art 11 Cost) quindi può essere vietata la vendita di energia a un altro Stato.

Conseguenza importante: le regole eccezionali NON si estendono per analogia (es. Non possono essere

vietati anche medicinali senza motivo)

Norma speciale ≠ eccezionale

• Norma speciale: riguarda un caso specifico, ma resta coerente col principio e si può applicare per

analogia

• Norma eccezionale: rompe il principio e non si può estende. Una norma NON è sempre

eccezionale, dipende dal sistema. Esempio: Art. 833 del Codice Civile Italiano prima era una norma

eccezionale (proprietà assoluta), oggi è una norma normale (solidarietà sociale, art. 2 Cost.)

Le norme si distinguono in derogabili e inderogabili (e suppletive)

• Norma inderogabile: NON può essere modificarla perché è essenziale per il principio

• Norma derogabile: può essere modificata con accordo perché non viola il principio

• Norma suppletiva: si applica solo se le parti non decidono. Esempio: “salvo patto contrario”

• Norma imperativa: è una norma inderogabile con sanzione. Se violata spesso il contratto è nullo.

Il diritto NON è un insieme di regole isolate. È un sistema dove: i principi guidano, le regole concretizzano e

tutto dipende dall’interpretazione

principio → regola → applicazione.

Il modello sembra ordinato: Ma nella realtà: i principi entrano in

conflitto, le regole possono essere ambigue, l’interpretazione è decisiva. Quindi il diritto NON è meccanico

6. Sistema, gerarchia, bilanciamento dei principi.

Il diritto NON è un insieme di norme isolate: è un sistema giuridico

e

Cioè: regole + principi collegati tra loro organizzati secondo relazioni (gerarchia, collegamenti, valori)

Il sistema e

è in continua evoluzione, dipende da interpretazioni può essere anche contraddittorio.

Quindi “sistema” ≠ ordine perfetto

Applicazione dei principi

• →

Caso 1: c’è una regola allora viene applicata la regola, ma dietro c’è sempre un principio

• →

Caso 2: NON c’è una regola può essere applicato direttamente il principio

Idea chiave i principi NON sono solo teoria, servono davvero per decidere i casi

Il diritto inoltre non è fisso perché: nascono nuove leggi, cambiano le interpretazioni, emergono nuovi

problemi. Quindi: ogni nuova norma può cambiare tutto il sistema

Concorso di principi In ogni caso concreto: NON c’è mai un solo principio, ce ne sono SEMPRE più di

uno. (Es. notizia al telegiornale: libertà di espressione → Articolo 21 della Costituzione italiana, libertà

economica → Articolo 41 della Costituzione italiana, tutela della persona → Articolo 2 della Costituzione

italiana. Tutti insieme)

Qui arriva il punto centrale: BILANCIAMENTO.

Cos’è? scegliere come far convivere più principi. Non se ne elimina uno, ma vengono combinati con

→ meno privacy → entrambi restano ma uno “pesa” di più)

intensità diverse. (Es. Più libertà di stampa

Differenza fondamentale:

Regole: possono essere in conflitto (antinomia) e si risolvono con 3 criteri:

1. gerarchico → prevale norma superiore

2. specialità → prevale norma più specifica

3. cronologico → prevale norma più recente → →

Principi: NON entrano in conflitto, ma in concorso si bilanciano non si eliminano. Il criterio è la

ragionevolezza, cioè: soluzione proporzionata, coerente, non arbitraria.

Si potrebbe pensare che non ci sia una gerarchia tra principi, ma se NON c’è gerarchia tutto vale uguale

quindi: non si può dire cosa è meglio e il giudice decide come vuole. Rischio: ARBITRIO.

In realtà una gerarchia ESISTE (implicita). Esempio: valori della persona > valori economici

• salute → Articolo 32 della Costituzione italiana (prevale)

• profitto → Articolo 41 della Costituzione italiana

Il bilanciamento NON è libero → è guidato da valori costituzionali

Un esempio è il testimone di Geova che rifiuta trasfusione:

• libertà religiosa → Articolo 19 della Costituzione italiana

• diritto alla salute → Articolo 32 della Costituzione italiana

→ il giudice deve bilanciare basandosi su: condizioni della persona, consenso e conseguenze. NON c’è

risposta unica

7. Príncipi e clausole generali.

“Principio” NON ha un solo significato → è una parola ambigua che può indic

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Scienze giuridiche IUS/01 Diritto privato

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher adrianapia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto privato e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Salerno o del prof Malomo Anna.
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