DIRITTO PRIVATO – Docente: Isabella
Martone
1 LEZIONE: 14/02/2024
PRIMA PARTE: Nozioni introduttive e principi fondamentali
REALTÀ SOCIALE E ORDINAMENTO GIURIDICO
1.Norme e comportamento
In questa prima parte il riferimento è alle norme giuridiche
Il diritto privato si basa principalmente sulle norme giuridiche
Cosa sono le norme giuridiche? Sono delle imposizioni esterne ossia sono
delle REGOLE che guidano/orientano le azioni di ciascun soggetto.
REGOLE che sono introdotte dalle norme giuridiche, norme che orientano le
nostre condotte. La norma ha la sua importanza non solo perché orienta ma
anche perché rappresenta una sorta di paletto per quel comportamento in
quanto tale comportamento può essere definito rispettoso o non della legge
proprio perché abbiamo una norma giuridica di riferimento.
Un esempio che si può fare è il cartello “vietato fumare” nei luoghi chiusi.
Le norme hanno funzioni prescrittive cioè prescrivono quello che è il
comportamento che ciascun consociato deve assumere in un determinato
contesto. Quindi la norma nel momento in cui prescrive il comportamento
da adottare in un determinato contesto è anche espressione della
valutazione della condotta che è rimessa all’ordinamento giuridico e agli
operatori (dai giudici agli avvocati).
Le regole possono essere di 4 tipologie:
Di condotta: sono regole di condotta quelle che valutano il
comportamento di un determinato soggetto all’interno della società.
Un esempio può essere il cartello del divieto di fumo, oppure la norma
del codice civile che regola i diritti e i doveri dei coniugi nel
matrimonio
Costitutive: quella norma che costituisce condizione di possibilità di
un determinato comportamento. Quando è costitutiva? Quando
costituisce la premessa (il supporto normativo) affinché una
Es. Le unioni civili che creano la
determinata condotta si verifichi.
figura che consente di assumere una determinata condotta
Di organizzazione: sono quelle norme che operano in un determinato
sistema. Stabiliscono i ruoli e gli incarichi all’interno di una data
società; quindi, chi può prendere decisioni e chi no.
Di validità: sono regole di validità quelle che prescrivono determinati
Es. Il
requisiti, in assenza dei quali l’istituto giuridico non può operare.
contratto art. 1325 e i suoi 4 elementi, se manca uno di questi
elementi il contratto è invalido.
La condotta di ciascuno di noi è la sintesi delle categorie appena citate.
Le regole sono fondamentali per il diritto perché insieme ai principi
costituiscono l’ordinamento giuridico.
L’ordinamento giuridico, quale sintesi del carattere prescrittivo delle regole,
è il sistema di norme e principi. Al suo interno vi è un elemento che
accompagna sempre le regole cioè la COERCIBILITÀ vale a dire che
quando una regola non viene rispettata l’ordinamento prevede una
sanzione al soggetto autore della violazione. Tutto ciò è il frutto
dell’interpretazione dottrinale.
2. Giurisprudenza come scienza sociale
La valutazione del comportamento è la funzione costante delle norme:
ciascuna di esse è portatrice di una regola e ciascuna è connessa all’altra.
La valutazione del comportamento presuppone la conoscenza delle regole e
lo studio delle regole è una forma di conoscenza della società, che è affidata
alla giurisprudenza.
La giurisprudenza è la scienza del diritto ed è strettamente legata alla
società in cui svolge la sua funzione, ossia è influenzata dalle condizioni
politiche, sociali, economiche, religiose, ecc. Per questi motivi la
giurisprudenza è da intendersi anche una scienza sociale che permette la
conoscenza della struttura e della funzionalità di uno stato.
Una regola si pone affinché serva a qualcosa: la sua realizzazione è
garantita da sanzioni positive o negative.
Le sanzioni negative, qualificate solo come sanzioni, sono conseguenze
sfavorevoli inflitte a colui che ha violato la norma (es: risarcimento del
danno); esse non riguardano le pene restrittive della libertà essendo campo
del diritto penale. Le sanzioni positive sono conseguenze favorevoli per
colui che ha osservato le norme (es: leggi di incentivazione riguardanti una
politica fiscale di favore).
3.Diritto, morale e regole non giuridiche
Il compito del diritto è di prevenire e sciogliere i conflitti sociali; esso si basa
su un consenso morale di fondo. Quando la norma è rilevante non basta
lasciarla alla mera esecuzione della moralità, ma essa viene trascritta per
essere applicata. Il diritto e la morale nella maggior parte dei casi sono
complementari: quanto al contenuto, la differenza sta solo nel fatto che nel
diritto vi è la necessità di definire in anticipo la fattispecie da regolare, quali
siano le sanzioni, fissare il risarcimento, ecc...: quanto alla forma, le regole
morali non sono rispettate se manca la convinzione interiore di chi agisce,
per le regole giuridiche basterebbe invece l’osservanza esteriore del
comando, il timore della sanzione. Questo collegamento tra diritto e morale
non è sempre verificato, in quanto in alcune fattispecie il diritto e la morale
entrano in conflitto (es: l’aborto).
4.Linguaggio giuridico e linguaggio comune
Per quanto concerne il linguaggio giuridico, questo non coincide sempre
con quello comune: esso, infatti, assegna alle parole una qualificazione
giuridica che implica delle conseguenze giuridiche.
Esiste quindi, per ogni termine, una definizione legislativa che, anche se dà
una definizione vincolata del termine, è sempre sottoposta ad
interpretazione. Le definizioni legislative sono adeguate o inadeguate, non
vere o false: sono adeguate, se congruenti con la realtà dei comportamenti.
A volte il linguaggio giuridico e quello naturale hanno un nesso molto
stretto, che pone in essere alcuni termini di confine, come persona,
interesse e promessa.
Con queste espressioni il sistema giuridico entra in contatto con la realtà.
Non tutti i termini sono definiti dalle norme giuridiche, ma alcuni, come le
definizioni dottrinali, sono definiti dalla dottrina.
Senza queste il linguaggio dei giuristi e delle leggi sarebbe poco
comprensibile.
5.Disposizione, articolo, norma. Regole e principi come norme
Il diritto non definisce la norma, la regola e il principio ma li presuppone.
DISPOSIZIONE. Se facciamo riferimento al codice civile, al suo interno
troviamo tutta una serie di disposizioni. Cos’è la disposizione? Il dettato
normativo cioè sarebbe il testo della legge. Tuttavia, bisogna fare un’altra
precisazione: un conto è dire che disposizione equivale a testo della legge e
un altro è parlare di norma. Ma introduciamo ora l’ARTICOLO che equivale
alla partizione interna di una determinata legge.
Norma: contiene la regola, rimanda sempre alla regola, nella norma
si identificano una fattispecie astratta e una concreta: quella
astratta è costituita dalle circostanze previste dalla norma, quella
concreta consiste nella fase di identificazione della situazione reale
con quella astratta e nell’applicazione delle conseguenze previste
Disposizione: testo della legge ossia “enunciato che fa parte di un
testo che è fonte del diritto”.
Articolo: partizione interna di una determinata legge e serve
unicamente per indicare a quale enunciato si intende far
riferimento
Esempio: il codice civile che si compone di 2699 articoli, ma è un’unica
legge quindi un’unica disposizione di legge che però è divisa in tot numero
di articoli cioè il segmento di un testo legislativo.
Molto importante è cogliere il rapporto tra regole e principi.
Le regole sono norme, ma anche i principi sono norme.
Però bisogna prestare molta attenzione perché se la regola ha una sua
portata prescrittiva che consente di valutare la condotta di un soggetto
nella società, dobbiamo capire il principio come si colloca. Partiamo dalla
regola che ha una portata prescrittiva (esempio la vaccinazione che è
obbligatoria fino a 3 anni è espressione di una regola che esprime un
determinato comportamento/condotta in quanto essa consente di creare
una barriera tale da evitare di prendere malattie. Questa è dunque una
regola. Ma qual è il principio? Tutela della salute art.32 della costituzione).
Quindi tra regole e principi vi è un rapporto SIMBIOTICO, ogni regola deve
garantire l’attuazione di quelli che sono i valori portanti della nostra società.
Cosa sono quindi i principi? Corrispondono ai valori del nostro ordinamento
(il valore della persona umana art.2, il valore della salute art.32, il valore
dell’iniziativa economica art.41, il valore legato al lavoro art.1 - tutti i
principi che sono cristallizzati nella carta costituzionale). Quindi le regole
per essere tali devono attuare almeno uno dei principi presenti
all’interno della carta costituzionale.
Dunque, mentre la regola è una norma che richiede un insieme
sufficientemente specifico di comportamenti per la sua
realizzazione, il principio è una norma che impone la massima
realizzazione di un valore, quindi esprime un valore o più, ma bisogna
precisare che anch’esso è norma ma aperta in quanto non è facile definirne
il contenuto. Pensiamo ad esempio alla salute un valore che ha talmente
tante declinazioni nella prassi che è difficile definirne il contenuto (per
esempio covid-19 e la pandemia).
Ma qual è la conseguenza? Se il principio non viene attuato la regola è
illegittima quindi non trova fondamento nel nostro ordinamento giuridico.
Ma è possibile che la regola possa definirsi eccezionale. Quando? Quando è
applicabile nei soli casi e nei soli tempi previsti dalla legge. La norma
eccezionale, quindi, è una norma che può essere applicata
eccezionalmente nei soli casi e tempi da essa previsti ed è quindi una
norma che costituisce una deviazione della regola finora descritta poiché è
una norma la cui portata è limitata nello spazio e nel tempo. (Esempio
norma che vieta di vendere/esportare energia elettrica ad un paese in crisi
diplomatica, quindi interviene la norma eccezionale. Una volta cessata la
crisi viene meno la norma eccezionale).
La norma eccezionale non va confusa con quella speciale. Quella
eccezionale ha una portata limitata nel tempo, quella speciali tende a
disciplinare una materia/ambito/settore speciale. Per esempio, per tutti i
rapporti civili abbiamo il codice civile, per tutto ciò che accade per esempio
al mare abbiamo il codice della navigazione (tipo di norma speciale perché
si applica per quei rapporti che si verificano in mare).
L’ultima distinzione da fare è quella tra norme derogabili e norme
inderogabili.
Le prime si hanno quando è possibile attuare un principio o un valore anche
in modo diverso; quindi, lo è quella norma la cui violazione non incide sui
principi dell’ordinamento.
La seconda è quella norma che è considerata l’unico strumento per dare
attuazione al principio e quindi in quanto tale non può essere
violata. Inoltre, la norma inderogabile può anche essere imperativa in tal
caso è vincolante e coercibile quindi non lascia ai privati la libertà di
disporre diversamente.
Tra lo stato d’inderogabilità assoluta e la totale derogabilità vi sono stati
intermedi di inderogabilità di diversa intensità.
L’esperienza legislativa comunque conosce l’inderogabilità in peius: la
norma stabilisce un livello minimo di tutela al di sotto del quale è vietato
scendere, ma le parti restano libere si assicurare un risultato migliore più
favorevole di quello minimo garantito
6.Sistema, gerarchia, bilanciamento dei poteri
Il sistema giuridico è il diritto, l’insieme dei principi, delle regole e delle
norme; esso è aperto, cioè mutabile in relazione alle nuove esigenze e alle
nuove fattispecie.
Sappiamo che la regola è realizzazione del principio, ma nel caso in cui
nell’ordinamento manchino le regole esplicite corrispondenti, un principio è
direttamente applicabile.
Ogni norma che entra a far parte del sistema può mutarne l’assetto: l’unico
limite è il rispetto delle regole sulla produzione legislativa e dalla rigidità
della Costituzione.
Nella risoluzione di una fattispecie non vi è soltanto un concorso di principi,
ossia un richiamo alla pluralità di esigenze, ma anche un concorso di regole.
Parliamo di concorso di regole quando una determinata fattispecie
è disciplinata da più regole compatibili tra loro.
Parliamo di conflitto tra più regole perché abbiamo una fattispecie
concreta che rimanda all’applicazione di più regole che sono tra
loro in contrasto. Cosa significa questo? Che se io ho un contrasto tra
regole devo poter scegliere quali applicare e quali no. Quindi quali interessi
far prevalere. Esempio: la pandemia, durante cui si è posto un conflitto tra
regole perché da un lato si poneva la tutela della salute e dall’altro la libertà
che è stata totalmente soppressa. In ambedue i casi, salute e libertà,
parliamo di due principi fondamentali in conflitto tra loro. Qual è stato il
criterio che il governo all’epoca ha adottato?
Esistono tre criteri:
Gerarchico: ci dice che quando ci sono due o più regole in conflitto tra
loro prevale sempre quella posta da una fonte di livello superiore.
Di specialità: prevede che prevale la regola che disciplina un’ipotesi
particolare rispetto a quella che disciplina l’ipotesi generale.
Cronologico: prevale la regola emanata per ultima, la più recente
rispetto alla più remota.
Questi criteri ci consentono di risolvere il conflitto tra norme, ma anche
questi criteri possono entrare tra loro in conflitto. Come risolviamo il
conflitto tra criteri? Il criterio gerarchico prevale su quello di specialità
quindi si dà sempre più importanza alla fonte collocata ad un livello
superiore, così come quello cronologico è meno importante in quanto
cedevole rispetto agli altri due.
Questo vale per le regole, mentre per i principi non vi è mai conflitto ma
sempre e solo concorso. Concorso significa che abbiamo più principi che
necessitano di essere attuati. Come facciamo ad attuarli tutti insieme?
Attraverso la tecnica del bilanciamento che è ispirato al criterio della
ragionevolezza secondo cui tutti i principi coinvolti nella fattispecie concreta
li dobbiamo applicare tenendo fede al canone dell’uguaglianza/“parità di
trattamento” (art.3) e in senso più ampio della legalità costituzionale cioè la
soluzione dev’essere adeguata e proporzionata; quindi, è necessario
valutare una proporzionalità tra il mezzo scelto e lo scopo perseguito.
L’unico canone certo rispetto a questa attività di bilanciamento è
rappresentato dal fatto che bisogna sempre tener presente che nel nostro
sistema gli interessi non patrimoniali prevalgono sempre su quelli
patrimoniali. Quindi in linea di massima, ai fini del bilanciamento, gli
interessi legati alla tutela della persona (art.2) prevarranno su quelli legati
alla ricchezza.
7. Distinzione tra i principi e le clausole generali
Le clausole generali sono frammenti di disposizioni il cui contenuto
necessita di essere riempito alla luce dei principi costituzionali. Sono esempi
di clausole generali il buon costume o la buona fede.
Qual è la differenza fondamentale tra principio e clausola generale? Nel
principio noi abbiamo un valore certo da tutelare con mezzo incerto, nella
clausola generale invece sono incerti entrambi. Quindi l’incertezza investe
tanto il mezzo quanto il valore. L’esempio è quello del buon costume, in
particolare la donna che allatta al seno il suo bambino. Fino a poco tempo fa
l’allattamento era consentito in luoghi nei quali quella determinata attività
non fosse visibile, invece oggi anche nei luoghi di lavoro. Questo per dare
l’idea che il valore stesso tenda ad essere incerto quindi mutare a seconda
del contesto storico.
Si ricorda inoltre che i principi si dividono in:
a) generali, sono quelli fondamentali della comunità;
b) tecnici, sono la costruzione concettuale di esigenze dettate dalla vita
pratica;
c) assoluti, operano in concorso con gli altri due e riguardano i principi
supremi, quelli
inviolabili.
8. Diritto e potere
Il potere è la capacità di persone di influenzare il comportamento umano.
In una realtà sociale dove vige la pari dignità, il potere è giustificato e
rispettato mediante le norme.
Ma è la stessa norma ad attribuire un potere; chi rispetta la norma è in una
situazione di potere: nessuno può ostacolarlo o sanzionarlo.
Chi formula, invece, le norme ha il potere di distribuire il potere.
La sovranità è il potere che non riconosce altro potere al di sopra del suo.
Affinché la comunità si costituisca in ordine politico, un potere deve
affermarsi come sovrano, dotato di autonomia, sì da non riconoscere alcun
altro potere al di sopra di sé e da istituire poteri settoriali e locali soltanto
entro un ambito da sé stesso delineato. Un potere siffatto è manifestazione
di sovranità.
9. Legalità e legittimità nello Stato sociale di diritto.
La legalità è la fedeltà alla legge, il rispetto della norma e dell’ordinamento
giuridico che la comprende.
La legittimità è la giustificazione del potere: essa &e
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