Estratto del documento

Trovare il colpevole. La costruzione del capro espiatorio nelle organizzazioni

Riassunto e analisi

1. Introduzione

Le organizzazioni e le istituzioni devono apprendere dai fallimenti, se vogliono evitare di ripeterli, e avviare processi di cambiamento basati su ciò che hanno appreso. Tuttavia, uno dei principali limiti all’apprendimento organizzativo e istituzionale consiste nell’affrontare problemi sistemici, di natura organizzativa, con metodi e soluzioni di tipo individuale.

L’obiettivo di questo libro è di analizzare, all’interno delle organizzazioni complesse, la natura di un antico fenomeno sociale conosciuto come «capro espiatorio». La finalità ulteriore è quella di descrivere e spiegare, dalla prospettiva della sociologia delle organizzazioni, i processi e i meccanismi di formazione dei capri espiatori organizzativi.

Con l’espressione «capro espiatorio» si intende, nella formulazione tipico ideale, una sorta di «vittima sacrificale», un essere animato (uomo o animale) o anche inanimato cui vengono attribuiti i mali e le colpe della comunità.

In questa accezione tale figura perde la sua aura archetipa, per diventare uno strumento di razionalità organizzativa da parte di una serie di soggetti interni e anche esterni all’organizzazione, al fine di deviare le colpe verso altri individui in qualche modo coinvolti nell’evento, ma che finiscono per pagare anche per le colpe di altri.

Il capro espiatorio nelle organizzazioni complesse, quindi, non è un estraneo, che paga al posto di altri, non sarebbe credibile e dunque non sarebbe possibile.

In questa accezione tale figura perde la sua aura archetipa, per diventare uno strumento di razionalità organizzativa da parte di una serie di soggetti interni e anche esterni all’organizzazione, al fine di deviare le colpe verso altri individui in qualche modo coinvolti nell’evento, ma che finiscono per pagare anche per le colpe di altri. Il capro espiatorio nelle organizzazioni complesse, quindi, non è un estraneo, che paga al posto di altri, non sarebbe credibile e dunque non sarebbe possibile.

2. Capitolo I - Tipologie di capro espiatorio

Il concetto di «capro espiatorio» comprende:

  • Una dimensione statica (il tipo),
  • Una dimensione dinamica (il processo di costruzione).

In questo libro, dopo aver analizzato le diverse forme e i diversi tipi di capro espiatorio, si porrà particolare attenzione alla dimensione dinamica, al processo di fabbricazione del capro espiatorio nelle organizzazioni, alle ragioni e agli interessi che portano gruppi di attori (i blamemongers) a costruire simili figure.

Il capro espiatorio organizzativo emerge in particolare nelle situazioni di crisi delle organizzazioni. Gli scandali d’impresa, gli incidenti e più in generale i fallimenti organizzativi minano l’immagine e la reputazione.

Il capro espiatorio svolge una funzione strumentale per fini che non appartengono all’individuo che ne riveste il ruolo, ma ad altri soggetti. Emerge quando in qualche modo è utile a qualcuno. La sua funzione strumentale decreta, dunque, la sua origine. Pur esercitando, come afferma Girard [1999], un ruolo indiscutibile nel nostro mondo, sia a livello individuale sia a livello collettivo.

Il concetto di «capro espiatorio» viene utilizzato, di frequente, con un’estensione molto ampia, coprendo una vasta classe di fenomeni diversi. L’uso non preciso del termine porta a situazioni di ambiguità semantica tra il termine e il significato e vaghezza tra il significato e il referente empirico.

Tale «stiramento concettuale» [Sartori 2011] favorisce la molteplicità di referenti empirici del termine, rischiando di far venir meno l’utilità del concetto. Analizzando casi di capri espiatori in contesti anche molto differenti tra loro, e in base a un processo induttivo, è possibile raggruppare tale varietà empirica in tre forme e tipi.

Si possono individuare, innanzitutto, un primo tipo che è la figura archetipa di capro espiatorio che coincide con la figura originaria, definita come colui al quale vengono addossate le colpe della collettività, in modo da espiarle.

Un secondo tipo è rappresentato dal capro espiatorio innocente, definibile come colui che paga al posto di altri. L’evento che gli viene addebitato è effettivamente avvenuto, tuttavia chi ne viene incolpato è innocente rispetto alla colpa che gli viene addossata e che si assume al posto dei reali responsabili. Il suo ruolo non è tipizzato ma emerge dalla dinamica dei fatti. Empiricamente lo si ritrova anche in alcuni casi di errori giudiziari.

Un terzo tipo è il capro espiatorio organizzativo, definibile come colui che paga anche per le colpe di altri. Nell’evento che gli viene addebitato, ma assieme ad altri, che tentano di far ricadere su di lui tutte le colpe. Il suo ruolo può essere tipizzato (parafulmine) quando all’interno dell’organizzazione ricopre posizioni che, in caso di fallimenti organizzativi, lo vedranno come principale referente.

  1. La figura archetipa di capro espiatorio può essere definita come il soggetto al quale la collettività addossa delle colpe, al fine di espiarle. Si tratta di un individuo (ma in passato poteva essere anche un animale) a cui la comunità attribuisce il ruolo di vittima sacrificale, per poi allontanarlo: l’allontanamento consente di superare lo stato di crisi, purificando la comunità. Il sacrificio si realizza attraverso un rituale all’interno del contesto originante rappresentato dalla comunità e, in molti casi, si svolge attraverso diverse fasi.
  2. Un secondo tipo di capro espiatorio è rappresentato da colui che paga al posto di altri, per colpe che non sono sue. A differenza della figura archetipa, la sua punizione non attiene in generale ai «peccati» di altri o di una comunità, ma a fatti ed eventi specifici, rispetto ai quali risulta del tutto estraneo.

Viene dunque sacrificato per fini di interesse collettivo, in risposta a problemi di insicurezza sociale, per soddisfare l’aggressività, per riversare su determinati soggetti stati di disagio di varia natura. Il capro espiatorio innocente viene ritenuto causa di tali condizioni di disagio[16].

Il contesto originante è la società stessa; questo tipo di capro espiatorio può essere costruito sia dal basso («a furor di popolo»), sia dall’alto (dai vertici organizzativi, istituzionali, politici). L’attore predominante è un individuo o un determinato gruppo sociale (gli immigrati, un paese straniero, altri gruppi di riferimento).

Oltre a essere innocente rispetto ai fatti contestati, rispetto ai quali non ha svolto alcun ruolo, è in disaccordo con il ruolo di vittima, anche perché non ne trae alcun beneficio.

Come già anticipato, la costruzione di questo tipo di capro espiatorio può avvenire dal basso o dall’alto. Dal basso, a furor di popolo, i capri espiatori emergono in situazioni di insoddisfazione collettiva che provocano forte ostilità verso individui ritenuti responsabili di una condizione percepita come negativa [Smelser 1962].

Vengono designati invece dall’alto quando la costruzione del capro espiatorio è l’esito di una strategia politica di un gruppo di potere. La distinzione è solo analitica, in quanto nella realtà i due fenomeni possono sovrapporsi, come con la persecuzione e lo sterminio degli ebrei sotto il nazismo.

Da Seneca nel De Ira se ne trovano riferimenti anche nel mondo antico e medievale. Nel Seicento la teoria che la peste fosse provocata da mano umana era profondamente radicata nella cultura, nella trattatistica medica, teologica e politica [Preto 1987]. Tale teoria persistette, anche se in forma attenuata, per tutto il Settecento. In questo quadro di credenze ogni male ignoto veniva di frequente attribuito ad altri, con la ricerca di un capro espiatorio: il «male» non poteva essere generato da chi lo subiva, ma doveva avere un’origine esterna. L’origine doveva essere, dunque, in qualche gruppo sociale.

Nella novella di Hugo Bettauer, La città senza ebrei [1922], comincia a girare la voce che se gli austriaci si sono impoveriti, è colpa degli ebrei, se sono rimasti senza lavoro, è colpa degli ebrei, se sono stati umiliati con i trattati di pace, è colpa degli ebrei, e via dicendo. L’antisemitismo sembra offrire una chiara e conveniente spiegazione per qualsiasi problema, tensione sociale o paura derivante dai mutamenti economici e sociali dei processi di modernizzazione e industrializzazione.

Nel 1894, in un clima di acceso nazionalismo e crescente razzismo, l’ufficiale ebreo alsaziano Alfred Dreyfus fu accusato di spionaggio e tradimento per aver trasmesso informazioni militari segrete alla Germania. Dreyfus era del tutto innocente. Come emergerà successivamente, il vero traditore era stato il maggiore Ferdinand Walsin-Esterházy.

La prova del tradimento consisteva in un documento trovato nel cestino dei rifiuti in un ufficio dell’ambasciata tedesca a Parigi. Questo foglio quadrettato color crema, che passerà alla storia con il termine bordereau (bolla di consegna, distinta), conteneva informazioni sull’artiglieria e sulla dislocazione delle truppe francesi. Date le informazioni confidenziali che vi figuravano, non poteva essere stato fornito che da un ufficiale appartenente allo Stato maggiore francese.

Vennero dapprima individuate dodici persone potenzialmente a conoscenza di tali informazioni, tra cui Alfred Dreyfus, che in quanto ebreo era già di per sé ritenuto degno di sospetto. In base a una perizia calligrafica, dal giudizio non unanime, si concluse che il traditore fosse proprio Dreyfus. I dubbi lasciarono il posto alle certezze e si procedette al suo arresto, il 15 ottobre del 1894. Dreyfus venne condannato in gran fretta dal tribunale militare alla degradazione e alla deportazione perpetua ai lavori forzati nell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese.

Due elementi determinarono la condanna:

  • Le dichiarazioni del comandante Henry, ufficiale dei servizi di informazione,
  • E un documento segreto trasmesso al tribunale dal ministro della Guerra, il generale Mercier.

La difesa di Dreyfus non era riuscita a smontare le accuse, adducendo come strategia difensiva solo la mancanza di prove. Successivamente alla condanna, il colonnello Georges Picquart trovò evidenze che il vero colpevole fosse il maggiore Esterhazy.

In qualche modo il «suicidio» di Henry, l’autore del bordereau, servì ad allontanare le minacce dal gruppo di potere politico-militare che aveva diretto il processo per spionaggio contro Dreyfus. Va evidenziato che i casi citati non possono essere considerati soltanto come casi di errori giudiziari, contrariamente a quanto talvolta si afferma. Perché ci sia errore, non deve esserci intenzionalità, poiché, se invece vi è intenzionalità, si tratta di violazione.

Il secondo tipo di capro espiatorio qui descritto non coincide con un innocente che rimane vittima di un errore giudiziario, ma con un innocente che, intenzionalmente, viene condannato al posto di qualcun altro per determinati interessi e ragioni, e la cui condanna viene creduta equa da una moltitudine di persone.

Preto [1987] ha documentato con molti esempi e solide ricerche come, dal 1630 fino all’influenza spagnola, fosse diffusa e radicata in Italia la credenza secondo cui i presunti untori usavano polveri, materie untuose o altre sostanze per diffondere il morbo. In molti casi la «peste manufatta» veniva attribuita a una potenza straniera, a una setta religiosa o a una determinata classe sociale, che usavano gli untori come semplice manovalanza per diffondere il contagio.

Anche le streghe furono il capro espiatorio di ogni avversità: poiché erano additate come eretiche e apostate, erano colpevoli di tradimento contro Dio, e in quanto serve del diavolo erano parte di una cospirazione finalizzata a sovvertire la società e l’etica cristiana, la struttura gerarchica stabilita dal Signore.

3. Il capro espiatorio organizzativo

Il capro espiatorio organizzativo è qui definito come colui che paga per colpe che sono anche di altri. È dunque coinvolto in qualche modo in un evento negativo, ma su di lui ricadono anche colpe non sue.

Mentre nei due tipi precedenti il capro espiatorio è innocente rispetto all’accusa di causare eventi e situazioni negative, nelle organizzazioni complesse esso è in qualche modo coinvolto nella genesi e nella dinamica dell’evento di cui è ritenuto colpevole. Se per Girard [1987, 88] il capro espiatorio viene scelto in modo arbitrario e non ha un legame reale con l’evento, nel tipo qui analizzato, invece, il legame esiste.

Il capro espiatorio organizzativo è secolarizzato rispetto all’immagine archetipa: perde la dimensione religiosa, spirituale e mitica del sacrificio per assumere un ruolo funzionale alla politica e agli interessi dell’organizzazione [Bonazzi 1983a]. Il capro espiatorio non è più un rituale, ma un modello di comportamento sociale, non è più un modo per difendere una comunità, ma un modo per proteggere una o più persone e organizzazioni [Douglas 1995; Campbell 2013].

Per i primi due tipi di capro espiatorio, il processo di costruzione si realizza in modo non consapevole [Girard 1987], in quanto i persecutori non si rendono conto di aver scelto un soggetto per motivi non adeguati, senza alcuna ragione, in maniera casuale.

L’elemento rilevante che caratterizza questo terzo tipo di capro espiatorio, distinguendolo dai precedenti, è la dimensione organizzativa: esso emerge all’interno di contesti organizzati e in relazione con essi. Ciò è dovuto anche al fatto che le organizzazioni sono una caratteristica preminente se non dominante della società moderna: una società di organizzazioni, fondata sulle organizzazioni.

James S. Coleman [1982; 1990] ha messo in evidenza come, nelle società moderne, alle relazioni persona-persona e persona organizzazione si affiancano, fino a superarle in taluni casi, le relazioni organizzazione-organizzazione. Un indicatore importante di questo cambiamento riguarda il ruolo del diritto e delle corti. Ad esempio, tra il 1985 e il 1991 nelle corti federali degli Stati Uniti la maggior parte delle azioni legali riguardava dispute sui contratti di affari tra due o più imprese.

L’emergenza dell’attore collettivo come soggetto centrale dei sistemi sociali contemporanei porta a ricollocare e ridefinire il fenomeno del capro espiatorio in un diverso contesto e con un diverso meccanismo di funzionamento. Non sostituisce gli altri due tipi prima descritti, ma si aggiunge a essi e, data la rilevanza delle popolazioni di organizzazioni, la sua analisi per la comprensione del processo di costruzione del capro espiatorio oggi diventa centrale.

Il capro espiatorio nelle organizzazioni complesse è uno strumento di razionalità organizzativa che ha il fine di allontanare o contenere eventuali conseguenze legali e danni economici per l’organizzazione. Una serie di attori, gli «accusatori» (blamemongers) [Dingwall e Hillier cerca di attribuire la colpa di eventi organizzativi negativi al capro espiatorio per trarne vantaggi.

Come anticipato, perché sia credibile, costui non può essere estraneo rispetto all’evento accaduto, ma vi è coinvolto in qualche modo, anche se gli vengono addossate più responsabilità di quelle effettivamente avute. I responsabili della sicurezza ai vertici dell’organizzazione sono di frequente chiamati in causa indipendentemente dal ruolo effettivamente svolto nell’eziologia dell’evento.

In altri casi il ruolo del capro espiatorio non è formalizzato ed emerge dalle specifiche contingenze dell’evento. In altre parole, non è desumibile ex ante, ma solo ex post.

Tuttavia, in questo modo non solo si puniscono le persone in maniera a volte eccessiva rispetto al ruolo che hanno effettivamente svolto, ma si nascondono anche le vere cause di un problema (e talvolta i veri colpevoli). È opportuno precisare che, in vista di guadagni futuri, un individuo può anche accettare la posizione di capro espiatorio (Accordo vs Disaccordo, tab. 1.1).

Ad esempio, in vicende di crimini d’impresa, una persona in qualche modo coinvolta in un evento, in cambio di notevoli guadagni e/o di una migliore posizione aziendale, potrebbe accettare di accollarsi colpe non reali allo scopo di salvare la leadership e altri soggetti da pericolose indagini giudiziarie.

Anche la sociologia dei disastri e degli incidenti nelle organizzazioni può fornire un utile campo di studio dei processi di colpevolizzazione simbolica (symbolic blame-giving) e di costruzione di capri espiatori.

In taluni casi il capro espiatorio può non essere un individuo o un gruppo di individui, ma piuttosto, ad esempio, un sistema di regole ritenute sbagliate o eccessivamente burocratiche, che impedisce il funzionamento efficiente dell’organizzazione e può provocare problemi. Se è vero che il capro espiatorio nelle organizzazioni è colui che paga al posto di qualcun altro, è altrettanto vero che deve essere un capro espiatorio credibile, altrimenti non si ottiene il risultato auspicato.

Come abbiamo anticipato, per essere credibile, deve aver avuto un ruolo nella genesi e nella dinamica dell’evento cui si attribuiscono le conseguenze negative: non può esservi totalmente estraneo. La ricerca del capro espiatorio organizzativo non è un atto irrazionale, tutt’altro. Se il capro espiatorio deve pagare al posto di altri, deve essere possibile identificare dei colpevoli ragionevoli, delle persone che plausibilmente potrebbero essere responsabili di quanto accaduto.

Se le risorse sono inadeguate dai punti di vista qualitativo e quantitativo rispetto agli obiettivi assegnati, ecco configurarsi una situazione da capro espiatorio. Si potrebbe obiettare che la persona, consapevole di tale inadeguatezza, avrebbe dovuto segnalare que

Anteprima
Vedrai una selezione di 6 pagine su 24
Riassunto esame Diritto penale II, Prof. De sena Pasquale, libro consigliato Trovare il colpevole , Catino Pag. 1 Riassunto esame Diritto penale II, Prof. De sena Pasquale, libro consigliato Trovare il colpevole , Catino Pag. 2
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Diritto penale II, Prof. De sena Pasquale, libro consigliato Trovare il colpevole , Catino Pag. 6
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Diritto penale II, Prof. De sena Pasquale, libro consigliato Trovare il colpevole , Catino Pag. 11
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Diritto penale II, Prof. De sena Pasquale, libro consigliato Trovare il colpevole , Catino Pag. 16
Anteprima di 6 pagg. su 24.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Diritto penale II, Prof. De sena Pasquale, libro consigliato Trovare il colpevole , Catino Pag. 21
1 su 24
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze giuridiche IUS/17 Diritto penale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giorgiabnf05 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto penale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof De sena Pasquale.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community