Premessa
Il corso è dedicato all'analisi delle forme di governo; si procederà all'analisi dei "temi ricorrenti", ossia quei temi che sono stati proposti e discussi dalla maggior parte degli scrittori politici e che ci consentiranno di stabilire fra le diverse teorie politiche, sostenute anche in tempi diversi, affinità e differenze. Uno di questi temi ricorrenti è la tipologia delle forme di governo.
Considerando la società politica come la forma più intensa e vincolante di organizzazione della vita collettiva, vi sono vari modi, secondo i luoghi e i tempi, di dare forma a questa organizzazione. La domanda è "quali e quanti sono questi modi?" Lo scopo di questo corso è di esaminare le risposte a questa domanda.
Introduzione
Considerazioni generali sul tema
Qualsiasi teoria sulle forme di governo si presenta con due aspetti:
- Descrittivo o sistematico
- Prescrittivo o assiologico
Nella sua funzione descrittiva si risolve in una classificazione dei vari tipi di costituzione politica, che di fatto, e più precisamente nell'esperienza storica conosciuta e analizzata dall'autore, si presentano allo sguardo dell'osservatore e rispecchiano la varietà dei modi con cui si erano venute organizzate le città greche dall'età omerica in poi.
Nella funzione prescrittiva, lo scrittore politico non si limita a descrivere. Si pone un altro problema, che è quello di indicare quale delle forme di governo descritta sia buona, quale cattiva, quale migliore, quale peggiore, ed eventualmente anche quale sia l'ottima, quale sia pessima. Assolve quindi all'altra funzione che è quella di esprimere uno o più giudizi di valore: in una parola "prescrive".
Per riassumere possiamo dire che:
- L'uso sistematico di una tipologia è quello in base al quale essa è adoperata allo scopo di dare ordini ai dati raccolti
- L'uso assiologico è quello per cui la stessa tipologia è impiegata per stabilire fra i tipi ordinati sistematicamente un certo ordine di preferenza, che ha lo scopo di suscitare negli altri un atteggiamento di approvazione o di disapprovazione, e quindi, di orientare una scelta
Il problema della differenza tra scienziato sociale e scienziato della natura
Problema: come mai lo scrittore politico si comporta in modo diverso dal botanico?
Risposta: la loro differenza sta in come si pongono di fronte all'oggetto della loro ricerca:
- Scienziato sociale - lo ritiene di poter intervenire direttamente sul mutamento della società; infatti una teoria che riguarda qualche aspetto della realtà storica è quasi sempre anche un'ideologia, un insieme più o meno sistematizzato di valutazioni che dovrebbero indurre gli ascoltatori a preferire uno stato di cose ad un altro.
- Scienziato della natura - non ritiene di poter intervenire sul mutamento della natura; poiché una teoria su qualche aspetto della natura è una teoria e basta.
Uso assiologico e storico delle forme di governo
Ritornando all'uso, si può aggiungere che di fronte alla varietà delle forme di governo sono possibili tre prese di posizione:
- Tutte le forme esistenti sono buone: tale posizione è quella di una filosofia relativistica e storicistica secondo cui ogni forma di governo è adatta alla situazione storica concreta che l'ha prodotta (e non poteva produrne un'altra diversa): conclusione della Scienza Nuova di Vico.
- Tutte le forme esistenti sono cattive: la vedremo in Platone, secondo cui tutte le forme di governo reali sono cattive, in quanto sono una degenerazione della sola forma ottima che è quella ideale.
- Tra le forme di governo esistenti alcune sono buone, alcune sono cattive: è quella più frequente che è stata teorizzata da Aristotele.
Un'assiologia delle forme di governo non si limita a dire che ci sono forme buone e forme cattive, ma procede a un giudizio comparativo stabilendo una gerarchia: le forme buone non sono tutte buone allo stesso modo, ma vi sono alcune che sono migliori di altre; lo stesso per le forme cattive, vi sono forme peggiori di altre. Inoltre, si possono anche avere giudizi di valore assoluto: indicare quale sia la forma ottima e quale sia la pessima.
Ci sono almeno tre modi con cui è stato elaborato un modello dell'ottimo stato:
- Attraverso l'idealizzazione di una forma storica. Così è avvenuto per Atene, Sparta, per la Repubblica romana, per la Repubblica di Venezia nel Rinascimento, per l'Unione Sovietica.
- Combinando in una sintesi ideale i vari elementi positivi di tutte le forme buone in modo da eliminare i vizi e da conservare le virtù. Questa è la teoria dello stato misto teorizzata dallo storico Polibio.
- Affidandola alla pura costruzione intellettuale, completamente astratta dalla realtà storica, o addirittura all'immaginazione di ideali che non sono mai esistiti e mai esisteranno. Si tratta del pensiero utopico.
Un ultimo uso è:
- Uso storico: l'uso che di una tipologia delle forme di governo alcuni autori hanno fatto per abbozzare una vera e propria filosofia della storia, cioè per tracciare le linee dello sviluppo storico.
Come vedremo, nell'antichità classica una teoria delle forme di governo si risolve spesso, se pure in modo più o meno meccanico, in una concezione ciclica della storia, una concezione della storia secondo cui una forma di governo si dissolve per tramutarsi in un'altra, e così dar luogo a una serie di stati di sviluppo o di decadenza che rappresentano il corso fatale delle vicende umane.
Capitolo 1: Una celebre discussione
Una storia delle tipologie delle forme di governo può essere fatta cominciare da una discussione riferita da Erodoto nelle sue Storie, svoltasi fra tre personaggi persiani sulla miglior forma di governo da instaurare in Persia dopo la morte di Cambise: Otane, Megabizio e Dario. Questo episodio immaginario, sarebbe avvenuto nella seconda metà del VI secolo a.C., ma il narratore scrive le sue storie nel secolo successivo. Ciò che importa rilevare è quanto avanzata fosse ormai la riflessione dei greci sulle cose della politica un secolo prima delle grandi sistemazioni teoriche di Platone e di Aristotele.
Ciascuno dei tre personaggi si presenta come sostenitore di una delle tre forme di governo, che possiamo chiamare "classiche" e che sono:
- Democrazia: il governo dei molti
- Aristocrazia: il governo dei pochi
- Monarchia: il governo di uno
Ciascuno dei tre interlocutori, mentre dà un giudizio positivo di una delle tre costituzioni, dà anche un giudizio negativo alle altre due; in particolare:
- Otane, fautore del governo del popolo, che lui chiama isonomia, condanna la monarchia.
- Megabizio, fautore dell'aristocrazia, condanna sia il governo di uno sia il governo del popolo.
- Dario, fautore della monarchia, condanna sia il governo del popolo sia il governo di pochi.
Le costituzioni in realtà non sono tre ma sei, perché alle tre buone corrispondono rispettivamente tre cattive. La differenza con cui le sei costituzioni sono presentate nel dibattito erodoteo, è un discorso di tipo assiologico; mentre in Aristotele, è un discorso meramente descrittivo ed ogni costituzione buona corrisponde alla stessa costituzione nella sua forma cattiva.
Erodoto
Monarchia - Dario
Aristocrazia - Megabizio
Democrazia - Otane
La classificazione a sei costituzioni deriva dall'incrociarsi di due criteri di classificazione:
- Chi governa?
- Come governa?
Chi governa?
- Uno Monarchia
- Pochi Aristocrazia
- Molti Democrazia
Come governa?
-Bene Monarchia
-Male Tirannia
-Oligarchia Aristocrazia
-Ocleocrazia Democrazia
L'argomento di Dario a favore della monarchia è da tener presente: la superiorità della monarchia sulle altre costituzioni dipende dal fatto che essa ubbidisce a una necessità storica, ed è l'unica capace di assicurare la stabilità del potere. Non è senza importanza che ci imbattiamo sin dall'inizio in questo tema della stabilità, perché come vedremo, la capacità di una costituzione di durare nel tempo, di non essere facile a corrompersi, a degradarsi, a capovolgersi nella costituzione contraria, è uno dei principali, se non il principale, criterio che viene impiegato per distinguere le costituzioni buone da quelle cattive.
Capitolo 2: Platone
Platone parla delle diverse forme di costituzione, in particolare nei tre dialoghi: Repubblica, Politico e Leggi.
La Repubblica
Il dialogo della Repubblica è una descrizione della repubblica ideale. Essa consiste in una composizione armonica e ordinata di tre classi di uomini: i governanti-filosofi, i guerrieri e gli addetti ai lavori produttivi. Ma questo stato sinora non è mai esistito in nessun luogo, come si confondano due interlocutori alla fine del libro.
I soli Stati che esistono, gli stati reali, sono tutti quanti corrotti. Mentre lo stato ottimo è uno solo, e non può essere che uno solo. Secondo il principio affermato in un luogo del dialogo che "una sola è la forma della virtù, mentre infinite sono quelle del vizio". Da qui segue che la tipologia delle forme di governo nella Repubblica, in contrasto a quelle che sinora abbiamo appreso dalla prima discussione sull'argomento, è una tipologia di forme tutte cattive, se pure non tutte egualmente cattive, e nessuna buona.
Secondo Platone nella storia si succedono l'una all'altra soltanto forme cattive e come vedremo l'una è più cattiva dell'altra. La costituzione buona non entra in questa successione. Mentre da Aristotele a Polibio, l'idea dominante è che la storia sia una continua successione di forme buone e di forme cattive.
Platone, come tutti i grandi conservatori, che hanno un occhio sempre benevolo volto verso il passato, e un occhio pieno di spavento verso il futuro, ha una concessione pessimistica della storia. La storia non è vista come progresso dal bene al meglio ma come regresso dal male al peggio.
Vissuto in un'unità di decadenza della gloriosa democrazia ateniese, Platone scruta, analizza, denuncia i fenomeni della degradazione della Polis. Di fronte alla continua degradazione della storia, la via d'uscita non può essere che fuori dalla storia, attraverso un processo di sublimazione.
Le costituzioni corrotte che Platone esamina sono in ordine decrescente queste:
- Timocrazia
- Oligarchia
- Democrazia
- Tirannia
Notiamo come mancano due forme classiche: la Monarchia e l'Aristocrazia, che sono attribuite alla forma ideale. In sostanza anche per Platone le forme di governo sono sei, ma di queste:
- Due sono riservate a designare la costituzione ideale
- Quattro a disegnare le forme reali che si allontanano in maggiore o minor misura da quell'ideale
Le ultime tre corrispondono alle forme corrotte delle tipologie tradizionali:
- L'Oligarchia è la forma corrotta dell'Aristocrazia
- La Democrazia è la forma corrotta della Politeia
- La Tirannide è la forma corrotta della Monarchia
La Timocrazia (da timè=onore) è una forma introdotta da Platone, per designare una forma di transizione fra la costituzione ideale e le tre forme cattive tradizionali. Nella realtà storica del tempo, la Timocrazia è rappresentata in particolare dal governo di Sparta, di cui Platone fu ammiratore e chi presa a modello per la descrizione della sua Repubblica ideale. Appunto, il governo Timocratico di Sparta, è il più vicino alla costituzione ideale: il suo vizio e quindi il suo elemento di corruzione sta nell'onorare più guerrieri che non i sapienti.
Le quattro forme corrotte
Platone introduce poi il discorso sulle quattro forme corrotte. Per caratterizzare individua i caratteri morali (cioè i vizi e le virtù) delle rispettive classi dirigenti. Ricordiamo che la prima distinzione delle forme di governo nasce dalla risposta alla domanda "chi governa?" e la risposta di Platone è che:
- Nell'Aristocrazia governa l'uomo aristocratico
- Nella Timocrazia governa l'uomo timocratico
- Nell'Oligarchia governa l'uomo oligarchico
Ognuno di questi uomini, che rappresenta un tipo di classe dirigente, è ritratto attraverso la descrizione della passione dominante:
- Per il Timocratico è l'ambizione
- Per l'Oligarchico è la brama di ricchezza
- Per il Democratico è il desiderio smodato di libertà
- Per il Tirannico è la violenza
Il passaggio tra le costituzioni
Come e perché avviene il passaggio dall'una all'altra costituzione? Platone dà particolare rilievo all'avvicendamento delle generazioni. Il passaggio da una costituzione all'altra sembra coincidere con il passaggio da una generazione all'altra. Essa sembra essere la necessaria, dunque fatale, conseguenza della ribellione del figlio al padre, e del mutamento di costumi che ne deriva.
Perché avviene il mutamento? La risposta è da ricercare soprattutto nella corruzione del principio cui ogni governo si ispira. Per un'etica come quella greca, e accolta e propugnata da Platone, del "giusto mezzo", la corruzione di un principio sta nel suo eccesso.
- L'onore dell'uomo timocratico si corrompe quando si trasforma in ambizione smodata e brama di potere
- La ricchezza dell'uomo oligarchico, quando diventa avidità, avarizia, ostentazione sfacciata di beni che suscita l'invidia e la rivolta dei poveri.
- La libertà dell'uomo democratico, quando diventa licenza, credere che tutto sia lecito, ogni regola possa essere impunemente trasgredita.
- Il potere del tiranno, quando si trasforma in puro arbitrio, e violenza fine a se stessa.
La corruzione dello Stato
Come si manifesta la corruzione dello Stato? Si manifesta essenzialmente nella discordia. Però a guardare bene vi sono due forme di discordia che conducono a rovina la città:
- Discordia all'interno stesso della classe: come quella che avviene nel passaggio dall'aristocrazia alla timocrazia e dalla timocrazia all'oligarchia.
- La discordia fra classe dirigente e classe diretta, fra governanti e governati: come quella che avviene nel passaggio dall'oligarchia alla democrazia. (Dove si passa dal dominio dei ricchi al dominio dei poveri).
Come nella Repubblica ideale, alle tre classi che compongono organicamente lo Stato corrispondono le tre anime individuali:
- Razionale - domina la costituzione ideale
- Passionale - domina la costituzione timocratica
- Appetitiva - domina le altre tre forme di costituzioni
Come si vede la Timocrazia è vera e propria forma intermedia fra la perfetta e le più imperfette; e la differenza tra questa e le altre non è soltanto di grado ma di qualità. Quanto alle ultime tre il criterio di distinzione è fondato sulla differenza fra vari tipi di bisogni o di desideri, che in ciascuna di esse viene di prevalenza soddisfatto. Tre sono le specie di bisogni: necessari, superflui e illeciti.
- L'uomo oligarchico è contraddistinto dal tenere all'appagamento di bisogni necessari
- L'uomo democratico di bisogni superflui
- L'uomo tirannico di bisogni illeciti
Mentre la Repubblica è la descrizione di una ottima costituzione, il Politico è la ricerca, lo studio e la descrizione dell'ottimo governante, il re-filosofo, colui che possiede la scienza del buon governo. Qui c'è soltanto un brano in cui Platone espone le proprie idee sulle forme di governo. Rispetto alla topologia della Repubblica questa è meno originale. L'unica differenza dalla tipologia che diventerà canonica, quella delle sei forme di governo, tre buone e tre cattive è che nel Politico la democrazia ha un solo nome: il che non vuol dire che si presenti, a differenza delle altre forme, in un solo aspetto; anche nel governo popolare c'è la versione buona e la versione cattiva (anche se il nome è uno solo).
Nel seguito del dialogo Platone si pone anche il problema del confronto delle varie forme di governo e sostiene la tesi che, se è vero che la democrazia è la peggiore delle forme buone, è però la migliore delle forme cattive, a differenza della monarchia, che è la migliore delle forme buone mentre la tirannide la peggiore delle forme cattive.
Che cosa ne segue? Che se noi mettiamo in fila le sei forme in ordine decrescente, le prime tre, quelle buone, debbono essere messe in un certo ordine (monarchia, aristocrazia, democrazia), quelle cattive nell'ordine inverso (democrazia, oligarchia, tirannia). Tra l'altro questa disposizione può servire a spiegare perché la democrazia ha un solo nome: essendo la forma peggiore delle buone e la migliore delle cattive.
I criteri di distinzione
Quali sono i criteri in base ai quali Platone distingue le forme buone dalle cattive? Sono due:
- Legalità e illegalità
- Consenso e violenza
Capitolo 3: Aristotele
La teoria classica delle forme di governo è quella esposta da Aristotele nella Politica. Per designare "forme di governo", lui usa la sua costituzione; nella Politica si trovano varie definizioni: ordinamento della magistratura; la costituzione è una definizione di questo genere corrisponde grossomodo a quello che anche noi oggi intendiamo per "costituzione", come legge fondamentale di uno stato.
Tornando alle due classiche domande del "chi governa" e "come governa", Aristotele in base al criterio del chi, distingue le costituzioni secondo:
- Il potere di governo risieda in una persona (monarchia)
- Il potere (continua con altri criteri non inclusi nel testo fornito).
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