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Costituzionalismo

Il costituzionalismo è un concetto che può essere sviluppato sotto un doppio versante: tecnico-giuridico e politico-filosofico. Non si tratta di un blocco monolitico, non si tratta di un universo, bensì di un pluriverso, perché sotto il palpito di questa bandiera vi sono tre soldati diversi:

  • Corrente liberale
  • Corrente democratica
  • Corrente che sta al capo dello stato di diritto

Si tratta di specie differenti di un unico genere, del genere costituzionale. Significa che al di là delle differenze, vi è qualcosa che li unisce: il potere assoluto, il nemico comune. Potere assoluto = absolutus, potere sciolto, libero, non trattenuto da nulla; dunque, non essendo trattenuto da nulla può abbandonarsi a qualsiasi capriccio. Qual è l'esatto opposto del potere assoluto? Il costituzionalismo.

Come nasce il potere assoluto (sovrano)?

Nasce sulle macerie fumanti delle società medievali, quest’ultime erano pluralistiche, poiché caratterizzate da:

  • Una pluralità di fonti del diritto, ossia un qualunque atto (o patto) costitutivo di norme giuridiche. Queste fonti erano equi ordinate (poste sullo stesso piano) e vi erano:
    • Diritto consuetudinario, in alcune materie bisognava comportarsi così come ci si era sempre comportati
    • Diritto legislativo, legge, intendendo la manifestazione volontaria del principe
    • Diritto scientifico, opinione dei giuristi (quelli più importanti) creavano norme, o avevano lo stigma della giuridicità
    • Diritto giudiziario, il giudice doveva ricavare la norma dal suo senso di equità
  • Pluralità di ordini giuridici, ossia una varietà di ordinamenti originari (del feudatario, del principe, ecc…), che esercitavano poteri senza delegazione, poiché se li erano conquistati, nessuno glieli aveva concessi.

Nella società medievale non c'era il potere assoluto del principe; vi è il principe ma lui rappresenta solo un ordinamento della moltitudine dei poteri, non può dare né torto né ragione, ma deve mediare nelle varie molteplici richieste: deve compromettersi, deve moderarsi, per non essere detronizzato. Ma un principe moderato, per definizione, non è un principe assoluto.

Una delle cause che favorisce l'assolutizzazione del potere è l'allungamento delle guerre (es. Guerra dei trent’anni). Le guerre costano, chi le paga? Il denaro. Per fare le guerre occorre solo il denaro.

Con il potere assoluto scompare la pluralità medievale, quale fonte prende il sopravvento? Il diritto legislativo, tutto è subordinato alla legge.

Stato assoluto = stato legislativo. La pluralità degli ordinamenti scompare, con un doppio movimento:

  • Liberazione dall'alto, il principe si svincola e si libera dalla tutela del potere spirituale.
  • Assorbimento dal basso, il principe assorbe i poteri e le competenze delle corporazioni, non è più un potere originario ma subordinato, poiché il potere è stato delegato dal principe.

Monarchia assoluta è quella forma di stato in cui esiste un solo ordinamento e all'interno di esso vi è una fonte predominante di produzione giuridica: la legge, che la fa il principe (al di sopra del principe non vi è nessuno): definizione giuridica dello stato assoluto. Oltre alle norme giuridiche, vi sono i precetti religiosi e le norme della morale; quindi, finché esistono queste due, il principe viene frenato e non è completamente assoluto.

Hobbes

Hobbes è uno degli autori che parla e asseconda l’assolutizzazione del potere. Hobbes, cittadino inglese, è uno dei pochi che sosteneva la predominazione della legge sul consuetudinale. Egli era un monista, anti-pluralista per eccellenza, riteneva che non vi potessero essere più poteri, poiché riducono lo stato alla disgregazione anarchica; è necessario rinunciare al pluralismo. Ammettere la pluralità dei poteri significherebbe rinunciare allo stato.

Essendo anti-pluralista non ammetteva l'esistenza della chiesa. Non si tratta di disciplinare i rapporti tra lo stato e la chiesa, perché lo stato è la chiesa e il principe è il papa. Quindi, sono nomi diversi per riferirsi ad una sola entità. Hobbes è il papà dell'assolutismo, ma anche il lontano nonno del totalitarismo.

Il principe in quanto principe, si deve prendere cura dell’aspetto materiale dei sudditi, ma in quanto papa, si deve prendere cura della salvezza della loro anima. Deve mirare a controllare i movimenti esteriori e interiori del cuore.

Questa è la grande differenza tra le dittature tradizionali e i regimi totalitari:

  • Il dittatore, si accontenta dell'obbedienza passiva
  • Per i governanti totalitari, non può essere così, l'obbedienza deve essere attiva, poiché i sudditi devono sapere che in fondo alla loro obbedienza, c’è la redenzione dal male

Machiavelli

Lo stato è una realtà che si perfeziona nel '500, infatti il primo ad utilizzare la parola stato (neologismo) fu Machiavelli nel Il Principe (1513). Machiavelli si faceva vanto di seguire la verità effettuale di cose. Egli si trovava dinanzi nel ‘500 una realtà di cui non c’era traccia nelle storie precedenti, un qualche cosa che non era la polis, non era la civitas, vi era un quid novi, che aveva bisogno di un nuovo nome: lo stato.

Lo stato ha la tendenza fin dagli inizi a porsi come potere assoluto, poiché non riconosce al di sopra di sé alcun potere superiore. Questa tendenza a salire alla sommità della gerarchia dei poteri ha un nome preciso: sovranità potestas superiorem non recognoscens.

Gli elementi costitutivi dello stato sono:

  • Popolo
  • Territorio
  • Potere sovrano

I tre elementi sono necessari, ma non è detto vadano d'accordo. L'unico ad aver scoperto l’autonomia della politica è Machiavelli. Egli eccelleva nell'arte della separazione: ogni attività deve esser separata e ciascuna di esse deve esser giudicata secondo i propri principi. La politica non risponde né al criterio del bello e del brutto, né al criterio del buono e del cattivo, ma al machiavellismo. Politica e morale sono rette parallele destinate a non incrociarsi: il fine giustifica i mezzi, la morale non c’entra nulla con la politica. (es. Cesare Borgia, cap. XVIII).

Il principe è sciolto dalle norme giuridiche, precetti religiosi e norme morali; il principe ora è completamente sciolto, il potere è assoluto. Il potere corrompe, ma il potere assoluto corrompe assolutamente.

Come evitare l'abuso di potere?

Quesito delle tre correnti

Risposta liberale:

  • Il papà della soluzione liberale è Locke. L'abuso di potere si scongiura mediante i limiti esterni, ossia i diritti naturali.
  • L’idea di Locke, è che quando l’individuo nasce, per il fatto stesso di essere nati, loro scolpiti nella loro natura riportano alcuni diritti:
    • Il diritto alla vita
    • Il diritto alla proprietà
    • Il diritto alla libertà
  • Questi sono diritti insiti e innati che non sono stati creati o posti dal sovrano, poiché non sono diritti positivi. I diritti non essendo stati fatti dal principe, non li può disfare, poiché sono esterni alla sua volontà.

Risposta teorici dello stato del diritto:

  • Montesquieu, teorico dello stato del diritto, non credeva all’esistenza dei diritti naturali (es. per Aristotele era naturale la schiavitù, per Locke la libertà, per Rousseau la proprietà collettiva, per Kant la proprietà privata).
  • Non ricorre, dunque, ai limiti esterni; egli attua un ricorso ai limiti interni.
  • Montesquieu afferma che è necessario che la sovranità non sia totalmente concentrata nelle mani di uno solo. La sovranità si articola in:
    • Potere Legislativo al Parlamento
    • Potere Esecutivo al Governo o al Re
    • Potere Giudiziario ai magistrati
  • In questo modo i tre poteri sono investiti di potere, ma di una parte non dell'intera parte. In questo modo non c'è nessun organo che possa trascinare gli altri nel suo capriccio e viene assicurata la libertà.

Risposta democratica pura:

  • Rousseau, teorico democratico puro, autore anomalo per eccellenza, poiché sia Locke che Montesquieu ricorrono alla sapienza giuridica e agli strumenti del diritto per frenare il potere.
  • Egli usa un espediente politico, una sorta di dibattito tra Locke, Rousseau e Montesquieu.
  • L'arma del potere può rimanere appuntita, ma occorre trasferire la sovranità dal re al popolo. Facendo divenire il popolo sovrano, non vi sarà più il problema degli abusi. Infatti, essendo l'abuso di potere dannoso per il popolo, allora bisogna trasferire quel potere al popolo. Il popolo non abuserebbe mai del proprio potere a danno di sé stesso. Ragionamento suggestivo, ma inverosimile. Non convince poiché vi è distinzione tra la titolarità del potere e l’esercizio.
  • In Italia, tutti i cittadini sono titolari del potere sovrano, ma ad esercitarla giorno per giorno sono i rappresentanti: senatori e deputati.
  • Se i rappresentanti si trovassero tra le mani un potere assoluto, perché non dovrebbero abusarne? Sarebbe un abuso al popolo dai suoi rappresentanti, ossia un abuso a danno del popolo in nome del popolo.

Teorie delle forme di governo

Questo può essere considerato un tema generalissimo ossia un tema ricorrente in più autori che ci permette di affrontare categorie generali che ci aiuteranno durante tutto il corso.

Platone

Platone è stato il più grande filosofo dell’epoca classica perché da lui in avanti tutti gli altri filosofi hanno seguito le sue orme oppure si sono schierati da tutt’altra parte: la storia della filosofia occidentale si divide in autori platonici ed autori antiplatonici. Secondo Bertrand Russell, Platone è un difensore del totalitarismo.

Analizzeremo:

  • Contesto storico
  • Sistema filosofico
  • Teoria delle forme di governo

Contesto storico

Platone nasce nel 428 a.C., perciò, egli respira il ricordo dell’età di Pericle, non vive la maestosa età della polis ateniese, ne vive il ricordo. L’età di Pericle è il momento in cui Atene era diventata la poleis più importante e forte della Grecia. È in questo periodo che nascono le tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide, le commedie di Aristofane, comincia a costruirsi il Partenone; quindi, è il periodo di massimo splendore della polis greca. Ma ad Atene, quando nasce Platone, inizia la fase calante perché si sta indebolendo, Pericle è morto e tutte le poleis cercano di ribellarsi alla predominanza ateniese. La prima è Corinto che chiede aiuto a Sparta, l’antitesi perfetta di Atene; in questo modo, scoppia così la guerra del Peloponneso: Atene contro Sparta. Atene perderà la guerra, ma oltre il danno ci sarà la beffa, perché gli spartani costringeranno gli ateniesi ad assumere un regime oligarchico, che prende il nome di “Regime dei 30 tiranni”, ed è qui che Platone ha un primo incontro con la vita politica della città; infatti, fra questi 30 tiranni il più feroce di tutti era Crizia, uno zio di Platone che sarà ucciso a seguito della guerra civile.

Ma l’evento che più sconvolge la vita di Platone è la condanna a morte del suo maestro Socrate, il quale viene accusato di empietà (corrompeva i giovani):

“Socrate non credeva agli dèi della città e proponeva dottrine che distruggevano la polis. Socrate davanti al tribunale popolare si difendeva dicendo che quello che lui insegnava, non lo insegnava per sua volontà ma era Dio che lo stava ordinando. Dio gli stava dicendo di predicare la virtù, di insegnare a tutti i cittadini della polis che più della cura del corpo conta la cura dell’anima, la quale si cura solo praticando la virtù.”

Con Socrate entra nella scena della filosofia occidentale una virtù intesa in maniera diversa, prima di lui la virtù era qualcosa di interno e innato, i virtuosi erano Achille, Ettore. Ma secondo Socrate non lo erano perché praticavano la cura del corpo e non la cura dell’anima, essi praticavano un talento, il talento della guerra in questo caso.

Sistema platonico

Da Socrate in avanti, la virtù diventa qualcosa di esterno all’uomo, qualcosa che è necessario insegnare all’uomo ed è bene e giusto che l’uomo sia virtuoso, perché secondo Socrate e Platone l’uomo virtuoso crea una poleis virtuosa ed una poleis virtuosa cresce cittadini virtuosi. Per Platone, l’uomo è una poleis in piccolo, perciò la polis è un uomo in grande, un macro-uomo. Tra l’uomo e la polis deve esserci uno strettissimo legame, devono essere la stessa cosa: più sono la stessa cosa meglio è —> teoria organica della società = organicismo.

L’organicismo è quella dottrina politica secondo la quale il tutto viene prima delle parti da un punto di vista cronologico e assiologico:

  • Cronologicamente: vuol dire che secondo gli organicisti l’individuo quando nasce non plana nel vuoto ma trova una famiglia, uno stato pronto ad accoglierlo.
  • Assiologicamente: invece gli individui senza la poleis non hanno valore (ritorno al macro-uomo). È più importante la poleis dei cittadini che la compongono.

Socrate in tribunale verrà condannato a morte, i suoi discepoli andranno nella sua cella e gli proporranno di fuggire ma Socrate decide di non scappare. Socrate, infatti, immagina un dialogo con le Leggi/con i Geni invisibili della città, e si immagina che le Leggi gli dicano: è vero che c’è un’ingiustizia ma non da parte di noi Leggi, ma da parte delle leggi degli uomini. Se evadi, ricambiando offesa con offesa, trasgredendo i patti e gli accordi stretti con noi, ti attirerai finché vivi la nostra ostilità.

Per Platone, filosofia e politica sono la stessa cosa, la filosofia è politica perché permette la conoscenza della giustizia e la politica è filosofia perché è attuazione della giustizia. Quindi la politica è conoscenza della giustizia. Il problema fondamentale per Platone è conoscere la giustizia. Per comprendere la giustizia Platone utilizza due espedienti principali: il mito e il dialogo (dialogo che riprende dal teatro).

Il mito è la fonte divina per eccellenza e il dialogo è una particolarità platonica. Platone farà perciò una filosofia teatro: mette in scena la crisi esistenziale del V secolo a.C., affida a volti facilmente conoscibili principi e valori del suo sistema. Affida al mito e al dialogo la conoscenza della Giustizia. Giustizia che non è della nostra terra, perché, secondo Platone, esiste un mondo sensibile e un mondo delle idee, l’Iperuranio.

Mondo delle idee (iperuranio)

Nel mondo delle idee, abbiamo le idee che sono gli archetipi, i paradigmi di ciò che esiste sulla terra e non divengono, sono fisse, immutabili, stabili e regolate dalla legge dell’essere, sono universali e dunque rappresentano la conoscenza vera e perfetta: l’episteme.

Mondo del sensibile (noi viviamo nel mondo del sensibile)

Fatto da copie, perché il mondo sensibile è soggetto al divenire, cambia, muta, non è eterno è un mondo fatto di copie, ad esempio le penne non sono reali, sono delle copie dell’idea delle penne, perché esse sono soggette al divenire e allora ci daranno una conoscenza del particolare, non dell’insieme, cioè una Doxa = un’opinione.

È abitato dai particolari o è una Doxa: un’opinione. Se studiamo il mondo del sensibile possiamo ricavare un’opinione su una copia (Esempio: immaginiamo un gatto, tutti pensiamo ad un gatto magari di colori diversi, ma tutti abbiamo pensato allo stesso animale. Questo animale è l’idea del gatto, e l’idea del gatto è una sola e appartiene al mondo delle idee, è universale, è la vera conoscenza.)

Platone aggiunge che il mondo dell’Iperuranio è ontologicamente e gerarchicamente superiore al mondo del sensibile, e spiega questa superiorità con un mito: Il mito della caverna.

Mito della caverna

Platone con questo mito, afferma che gli uomini nel mondo del sensibile sono dei prigionieri, sono legati davanti ad un muro e non possono girare la testa; perciò, vedono solo le ombre che sono riflesse da fuori la caverna. La caverna è il mondo delle idee. Su questo tramezzo si muovono degli oggetti che vengono illuminati dal sole alle loro spalle, gli uomini vedono queste ombre e credono di vedere la realtà ma in realtà vedono le copie. Ad un certo punto, però, uno di questi prigionieri, il filosofo, si libera ed esce dalla caverna e subito viene abbagliato da questa luce, così scopre che quello che aveva visto nella caverna non era vero, era Doxa. Allora, il filosofo torna indietro nella caverna e cerca di redimere i suoi ex compagni di prigionia.

Teoria delle forme di governo

Ne “La repubblica” Platone mette in scena la crisi politica del V secolo a.C. e mette sei soggetti facilmente riconoscibili dal pubblico. La scena si svolge a casa del ricco mercante Cefalo, il quale invita i figli Polemarco e Lisia, i fratelli Adimanto e Glaucone e infine Trasimaco e Socrate.

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Scienze politiche e sociali SPS/02 Storia delle dottrine politiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher studentessa03pol di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia delle dottrine politiche e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Pecora Gaetano.
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