Quadro istituzionale
L'articolo 13 paragrafo uno TUE elenca le istituzioni dell'Unione Europea: il Parlamento, il Consiglio Europeo, il Consiglio dei ministri, la Commissione Europea, la Corte di giustizia, la BCE e la Corte dei conti. Il paragrafo due dello stesso articolo enuncia vari principi.
Principi dell'equilibrio istituzionale
- Principio dell'equilibrio istituzionale: ogni istituzione agisce nei limiti di quanto prevedono i trattati. La violazione di questo principio porta al vizio di incompetenza ex art 263 del TFUE e l'atto è illegittimo.
- Principio di leale collaborazione
- Prima del trattato di Lisbona vigeva il principio dell'acquis: secondo il quale le istituzioni non potevano regredire rispetto al riconoscimento di tutti quei diritti, obblighi e principi che sono stati elaborati nel corso del tempo. Questo principio ormai sembra essere inapplicabile, infatti, esistono norme dei trattati che prevedono la possibilità per l'Unione di ridurre le sue competenze, ciò palesemente in contrasto con il principio dell'acquis.
Parlamento europeo
È l'unica istituzione dell'Unione Europea che dal 1976 è eletta a suffragio universale diretto come sancisce l'articolo 14 paragrafo due TUE. È composto dai rappresentanti di cittadini UE.
- Mandato di 5 anni
- Sono 705 i deputati.
- Presidente: Roberta Metsola
- Sede: Strasburgo, Bruxelles, Lussemburgo.
Il Parlamento nasce nel 1952 come assemblea comune della CECA. Il ruolo del Parlamento è quello di garantire il funzionamento democratico delle istituzioni e di rappresentare gli interessi dei cittadini.
Funzioni
- Condivide il potere legislativo con il Consiglio dell'Unione.
- Esercita un controllo democratico sulle istituzioni, soprattutto sulla Commissione.
- Potere di bilancio condiviso con il Consiglio dell'Unione.
All'interno del Parlamento vi sono gruppi politici, i cui membri si riuniscono in base all'affinità politica. Attualmente sono 7 gruppi. Si può far parte di un solo gruppo oppure di nessuno. Il Parlamento si riunisce in seduta plenaria ogni mese a Strasburgo (per quattro giorni) oppure per altre tornate a Bruxelles. Gli uffici amministrativi si trovano a Lussemburgo.
Elezioni
Il trattato di Maastricht ha disposto che le elezioni dovessero svolgersi secondo una procedura uniforme adottata all'unanimità dal Consiglio sulla base di una proposta del Parlamento. Il mancato raggiungimento di un accordo al riguardo ha portato all'introduzione di un'altra previsione all'interno del trattato di Amsterdam. Gli Stati membri debbano adottare principi comuni per le elezioni dei parlamentari europei.
Organi
- Presidente + 14 vicepresidenti = ufficio di presidenza
- Presidente + presidenti dei gruppi = conferenza dei presidenti.
Il Parlamento lavora in aula attraverso le sedute. Oppure può lavorare in commissioni che possono essere permanenti, speciali o d'inchiesta.
Altri poteri
- Consultivo
- Elegge il presidente della Commissione
- Riceve relazioni e rapporti da altre istituzioni
- Potere di interrogare la Commissione, il Consiglio e il Consiglio Europeo
- Poteri sanzionatori solo per la Commissione attraverso la mozione di censura.
Importante è la figura del mediatore europeo: riceve i ricorsi contro le istituzioni, organi o organismi dell'Unione. Si rivolge all'istituzione che è stata segnalata attraverso il ricorso, la quale entro tre mesi deve giustificare il comportamento tenuto. Successivamente, il mediatore effettua una relazione e la invia al Parlamento.
Il consiglio dell'unione
È un organo di stati, composto da soggetti che rappresentano i singoli stati. L'articolo 16 del TUE stabilisce le funzioni del Consiglio:
- Esercita insieme al Parlamento la funzione legislativa e di bilancio.
- Definisce le politiche
È composto da un rappresentante ministeriale per ogni Stato membro. Lo Stato membro può farsi rappresentare anche da membri di un governo regionale se questi abbiano livello ministeriale. In Italia è la legge La Loggia che prevede la possibilità, nelle materie di competenza regionale, l'intervento del presidente di un'aggiunta regionale o di una provincia autonoma, come membro del Consiglio dell'Unione. Il Consiglio non è un organismo permanente, vi sono varie formazioni che si riuniscono in base alla materia trattata. L'articolo 16 prevede due formazioni:
- Il consiglio degli affari generali assicura la coerenza dei lavori delle varie formazioni del Consiglio. La Commissione Europea è rappresentata all'interno di questa formazione da un commissario.
- Il consiglio degli affari esteri elabora l'azione esterna dell'Unione secondo la strategia delineata dal Consiglio Europeo. È composto dai ministri della difesa e dello sviluppo del commercio.
Le formazioni sono stabilite dal Consiglio Europeo con decisione a maggioranza qualificata.
Presidenza
Dopo il trattato di Lisbona la disciplina della Presidenza è diversa a seconda che si tratti:
- Consiglio degli affari esteri: è l'alto rappresentante
- Per le altre formazioni è affidata a turno ad ogni Stato membro per sei mesi.
Il Consiglio delibera normalmente a maggioranza qualificata, la maggioranza semplice o l'unanimità sono applicate solo se prescritte dai trattati. La maggioranza qualificata è il 55% dei voti dei membri del Consiglio con almeno 15 rappresentanti che totalizzano il 65% della popolazione dell'Unione. L'astensione è considerata voto contrario. Quando invece si adottano le decisioni all'unanimità, il voto contrario anche di uno solo impedisce l'approvazione mentre l'astensione non ha effetto.
Si deve distinguere il Consiglio da altri organi che hanno una composizione molto simile ad esso.
Comitato dei rappresentanti permanenti
Riunisce i rappresentanti diplomatici di ciascuno Stato membro. La differenza è che non sono ministri ma solo diplomatici. Il compito più importante di questo comitato è quello di esaminare tutte le proposte che la commissione vuole sottoporre al Consiglio, è una sorta di filtro.
Alto rappresentante dell'unione
È stato istituito dal trattato di Lisbona. Guida la PESC, presiede il consiglio degli affari esteri, ed è uno dei vicepresidenti della Commissione. Il suo ruolo è duplice poiché fa parte del Consiglio ed è anche membro della Commissione. Viene nominato dal Consiglio Europeo che delibera a maggioranza qualificata con l'accordo del presidente della Commissione.
Il consiglio europeo
È un organo di stati. È disciplinato dall'articolo 15 del TUE. È composto dai capi di Stato e di governo degli Stati membri, dal suo presidente e dal presidente della Commissione. L'alto rappresentante partecipa ai lavori. Quando il Consiglio Europeo delibera a maggioranza qualificata non votano il presidente del Consiglio Europeo e neanche il presidente della Commissione. Il presidente del Consiglio Europeo è eletto dal Consiglio stesso a maggioranza qualificata per due anni e mezzo ed è rinnovabile. Prepara i lavori del Consiglio Europeo, ha la rappresentanza esterna dell'Unione per le materie PESC, tranne per le attribuzioni dell'alto rappresentante. La deliberazione si basa sull'unanimità tranne quando è prevista dai trattati la maggioranza qualificata. Il Consiglio Europeo dà gli impulsi necessari allo sviluppo dell'Unione, ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche. Non esercita funzioni legislative. È il supremo organo di indirizzo politico.
La commissione
È un organo di individui, è composto da persone che si caratterizzano per la professionalità e l'indipendenza. Il numero dei membri compresi il presidente e l'alto rappresentante deve essere pari a 2/3 del numero degli Stati membri, a meno che il Consiglio Europeo deliberando all'unanimità modifichi questo numero. È previsto che i membri non debbano accettare istruzioni da alcun governo e si astengano in caso di incompatibilità. Il mandato è di 5 anni derogabile tramite le dimissioni individuali o collettive. Le dimissioni possono essere disposte dalla Corte di Giustizia. Il presidente è nominato dal Consiglio Europeo in base alle elezioni del Parlamento e viene eletto dal Parlamento stesso. Il Consiglio in formazione affari generali di comune accordo con il presidente eletto eleggono i membri della Commissione. Il Parlamento approva la nomina del presidente della Commissione e dell'alto rappresentante. Il presidente della Commissione ha un ruolo centrale. Definisce l'organizzazione interna della Commissione e può obbligare le dimissioni, nomina i vicepresidenti, ed è membro anche del Consiglio Europeo. Le deliberazioni sono prese a maggioranza dei membri. L'attività si divide in direzioni generali.
Funzioni
- Promuovere l'interesse generale dell'Unione
- Vigilare sull'applicazione del diritto
- Dare esecuzione al bilancio
- Assicurare la rappresentanza esterna dell'Unione.
I principi generali del diritto
Tra le fonti assimilabili a quelle di diritto primario vi sono i principi generali. Essi si suddividono in:
- Principi propri al diritto dell'Unione
- Principi del diritto comuni agli ordinamenti degli Stati membri
- Principi a protezione dei diritti fondamentali.
Gli ultimi hanno rilevanza residuale in seguito all'entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali, sono applicabili a situazioni sorte prima della Carta. Distinti dai principi troviamo i valori, che non sono fonti di diritto ma sono rilevanti sul piano politico e morale. Essi ispirano il legislatore dell'Unione.
Principi generali propri del diritto dell'unione
Sono presenti nei trattati. Alcuni di questi principi sono quello di non discriminazione, della libera circolazione, della tutela giurisdizionale effettiva, il principio di attribuzione, di sussidiarietà, proporzionalità, uguaglianza.
Principi generali del diritto comune agli ordinamenti degli stati
Hanno rilevanza nell'intero campo di applicazione dei trattati e vengono utilizzati quando si deve verificare la legittimità del comportamento delle istituzioni o degli Stati membri rispetto alla posizione dei singoli. Un esempio è il principio dello Stato di diritto, quello di legalità, di proporzionalità.
Protezione dei diritti fondamentali
La protezione dei diritti fondamentali dell'uomo è l'oggetto dell'articolo 6 TUE. Vari sono gli strumenti normativi attraverso i quali si tutelano i diritti: la Carta di Nizza del 2000, la CEDU. La CEDU non è vincolante per l'Unione Europea ma solo per gli Stati che fanno parte della convenzione, tuttavia, contribuisce a formare i principi generali dell'ordinamento e la Corte di Giustizia spesso si riferisce alla CEDU quando deve controllare il rispetto dei diritti fondamentali. Inizialmente, nel TCE non c'era un riferimento alla tutela dei diritti fondamentali: solo negli anni '70 la Corte di Giustizia ha iniziato a teorizzare l'esistenza di principi che assicuravano la protezione di diritti. Questi principi erano ricavabili sia dalla CEDU sia dalle tradizioni costituzionali dei vari Stati membri. Per dare una fonte precisa alla tutela dei diritti si pensava all'adesione della Comunità Europea alla CEDU. Tale progetto si è fermato in seguito ad un parere della Corte di Giustizia del 1996. Nel frattempo si è provveduto alla definizione di un catalogo di diritti fondamentali all'interno della Carta di Nizza. I diritti fondamentali dovevano essere tutelati poiché rientravano nei principi generali del diritto e il contenuto di questi diritti veniva determinato attraverso il richiamo alle tradizioni costituzionali comuni agli Stati membri e i trattati internazionali in materia di diritti dell'uomo. Questo era avvenuto per rispondere alle corti italiana e tedesca secondo cui i diritti fondamentali della persona umana dovessero essere rispettati anche dagli atti della Comunità, in caso contrario sarebbero stati disapplicati. Questa situazione non permetteva un'applicazione uniforme del diritto comunitario.
Carta di Nizza
Per dare una fonte alla tutela dei diritti fondamentali si è deciso di dar vita alla Carta di Nizza nel 1999, per poi essere proclamata nel 2000. Il valore giuridico della Carta di Nizza è rimasto incerto fino al trattato di Lisbona: l'articolo 6 del TUE attribuisce alla Carta lo stesso valore dei trattati. Non sono chiare le modalità di revisione e le procedure di infrazione, ma i diritti e le libertà sanciti nella Carta sono interpretati in conformità alle disposizioni del titolo settimo della Carta. Importanti sono le cosiddette spiegazioni della Carta: redatti a fine esplicativo durante la formazione della Carta stessa. Le spiegazioni sono fonte interpretativa obbligata da cui la Corte di Giustizia non può discostarsi. La funzione della Carta è spiegata nel suo preambolo: consiste nel rafforzamento della tutela dei diritti alla luce del progresso sociale. La Carta non ha carattere normativo ma documentale, poiché riassume in un unico documento l'elenco e la descrizione dei diritti fondamentali. All'interno del preambolo sono elencate una serie di fonti. Ci si è chiesti come ci si dovesse comportare nel caso in cui un diritto non fosse menzionato nella Carta di Nizza ma lo fosse nella fonte citata nel preambolo. Gli articoli 52 e 53 della Carta stabiliscono una clausola di compatibilità, da cui si evince che le disposizioni della Carta non devono essere interpretate come un limite per i diritti e le libertà e non impedisce l'applicazione delle altre fonti che prevedono una tutela più ampia di quella garantita dalla Carta. Rispetto al diritto interno degli Stati membri, la Carta individua uno standard di tutela al di sotto del quale non si può andare. L'articolo 52 è una clausola di equivalenza nel senso che il livello di protezione assicurato dalla Carta sia almeno equivalente a livello di protezione che è prevista dalla CEDU.
Il ruolo dei principi generali
Sono criteri interpretativi delle altre fonti del diritto dell'Unione, a cui l'interprete si ispira per individuare il significato di ciascuna norma. Sono parametro di legittimità per gli atti delle istituzioni. Sono parametro di legittimità per i comportamenti degli Stati membri.
Il diritto internazionale generale e gli accordi internazionali
L'Unione Europea è un soggetto di diritto internazionale. L'articolo 47 del TFUE dispone che l'Unione Europea ha personalità giuridica. Le norme di diritto internazionale vincolano l'Unione nei confronti di soggetti terzi, mentre gli Stati membri non possono invocare i principi internazionali nei rapporti reciproci se agiscono nell'ambito dei trattati dell'Unione. Quindi le norme internazionali fanno parte dell'ordinamento giuridico dell'Unione ma sono subordinate ai trattati. Essi svolgono una funzione ermeneutica come i principi generali, sono parametro di legittimità. Gli accordi internazionali possono essere di tre tipi:
- Quelli conclusi dagli Stati membri
- Conclusi dall'Unione Europea
- Conclusi dall'Unione Europea e dagli Stati membri
Gli accordi conclusi dagli Stati membri con gli Stati terzi non fanno parte del sistema dell'Unione, sono rilevanti soltanto se l'accordo concluso con il terzo è una causa di giustificazione per il mancato rispetto di obblighi che derivano dai trattati. Ma questo solo per accordi antecedenti all'entrata dello Stato nell'UE. L'articolo 351 TFUE contiene la clausola di compatibilità: secondo questa norma le convenzioni concluse anteriormente alla nascita dell'Unione o anteriormente all'adesione dello Stato membro, non sono pregiudicate dai trattati. In casi di questo tipo lo Stato membro deve cercare con tutti i mezzi di eliminare l'incompatibilità esistente. L'articolo 351 non vale quando vengono derogati i principi fondamentali dell'ordinamento comunitario. Per quanto riguarda gli accordi conclusi dall'Unione con Stati terzi, sicuramente fanno parte dell'ordinamento dell'Unione e vincolano gli Stati membri e le istituzioni UE. Gli accordi misti si ritiene che abbiano la stessa disciplina giuridica degli accordi conclusi senza la partecipazione degli Stati membri. Per quanto riguarda il rapporto tra accordi internazionali e trattati, i secondi sono sopra ordinati. Mentre gli accordi internazionali prevalgono sugli atti delle istituzioni, sono parametro di legittimità degli atti. Fanno eccezione l'accordo istitutivo dell’OMC e la convenzione di Montego Bay.
I regolamenti
L'articolo 288 del TFUE prevede che il regolamento a portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile negli Stati. Il regolamento ha natura normativa poiché pone delle regole di comportamento per i soggetti. Sicuramente ha portata generale, anche se può applicarsi di fatto solo a un numero ristretto di persone. Sono obbligatori integralmente, devono essere rispettati in ogni parte, nella loro interezza. Sono direttamente applicabili ed efficaci in ogni Stato membro. L'atto nazionale di recepimento è superfluo e incompatibile con l'articolo 288 perché trasformerebbe il regolamento in un provvedimento interno.
Le direttive
Il terzo comma dell'articolo 288 prevede che le direttive vincolano lo Stato membro solo riguardo il risultato da raggiungere, restando salva la competenza degli organi nazionali in merito.
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