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Introduzione

Il diritto della previdenza sociale studia gli istituti che mirano a proteggere un soggetto in situazioni di bisogno; quest'ultime incidono sulla capacità del soggetto di produrre reddito. Esempi: tutela infortunistica, poiché disoccupazione, maternità, istituto della cassa integrazione, sistema pensionistico. Le prestazioni previdenziali si finanziano attraverso i contributi previdenziali e i premi assicurativi. I più importanti enti che si occupano della previdenza sociale sono l'INPS e l'INAIL.

Assistenza sociale

Un insieme eterogeneo di misure volte a sopperire alla condizione di povertà dei cittadini.

Previdenza sociale

Rivolta ai lavoratori al fine di assicurare prestazioni economiche sostitutive del reddito, in presenza di eventi tipici d’impossibilità della prestazione di lavoro per perdita temporanea o permanente della capacità lavorativa. Previdenza = è essenziale il concetto di risparmio, inteso come accantonamento in previsione del futuro. L’intera collettività (Stato) interviene a farsi carico dei bisogni del singolo, che vengono socializzati.

Welfare

Appartiene soprattutto al linguaggio della sociologia e della politica. Indica una finalità, ovvero il benessere della persona e della società, che deve essere perseguita dallo Stato sociale.

Sicurezza sociale

Considerata sinonimo di welfare e dalla legge, a volte, anche di previdenza sociale. Dà nome ad uno dei fondamentali modelli giuridici attraverso cui lo Stato tutela il cittadino e/o il lavoratore da situazioni di bisogno socialmente rilevanti.

Storia

Il protagonista del diritto previdenziale è il lavoratore, soggetto meritevole di tutela. Le prime forme di tutela sociale sono molto recenti e nei diversi paesi europei sono nate in coincidenza con l’evento epocale che trasforma il mondo del lavoro, la Rivoluzione Industriale nell’Inghilterra dell’ultimo quarto del XVIII sec. e diffusasi nel successivo. L’invenzione della macchina a vapore trasformò in industriali le economie agricole e artigianali, avviandole alla produzione di massa. Ciò determinò lo spostamento, a volte indotto, di grandi masse di persone dalle campagne e il loro concentrarsi presso le manifatture industriali per offrire le proprie energie lavorative in cambio di una mercede ai datori di lavoro/titolari d’impresa/capitalisti. Nacque così il rapporto di lavoro subordinato e sul piano sociale la classe operaia/proletaria.

Il diritto previdenziale nasce come forme di tutela per il lavoratore (fortissima disuguaglianza sociale per la diffusa condizione di povertà). Quest’ultimo lavorando contribuisce al benessere della collettività. Se un evento genera una situazione di bisogno per il singolo, la collettività deve farsene carico. L’ideologia dominante nell’Ottocento era quella liberale: fortemente meritocratica e autoresponsabilizzante. Una corrente di pensiero che considerava valore fondamentale la libertà del singolo individuo, intesa come capacità di autorealizzazione delle proprie azioni e del proprio destino. Infatti, meritava tutela solamente chi, lavorando, contribuiva al benessere della collettività. Se, invece, il lavoro avesse consentito all’individuo di proteggersi autonomamente, sarebbe venuto meno l’intervento statale.

Il legame col socialismo connotò l’azione sindacale in senso conflittuale rispetto alle istituzioni dello stato liberale. I primi tentativi di risposta alla situazione di povertà e sfruttamento provennero dai lavoratori attraverso il mutuo soccorso e l’organizzazione sindacale, forme di libera auto-organizzazione dei lavoratori anche se con differenti finalità.

Nel nostro paese nel XIX sec. e nei paesi europei già nel XVIII sec. le prime forme di tutela furono le società di mutuo soccorso: aggregazioni tra lavoratori, a volte integrate dal datore di lavoro per il supporto finanziario, con finalità di aiuto reciproco per fronteggiare le situazioni di bisogno (sussidi di malattia, di disoccupazione, di vecchiaia). Queste venivano create da categorie omogenee di lavoratori, che supportavano gli stessi rischi. I soci alimentavano, versando le loro quote, un fondo comune. Nella II metà dell’‘800, i lavoratori si auto-organizzarono e costituirono centinaia di queste società punto di vista mutualistico-assicurativo. Le prime forme di tutela hanno perciò origine privatistica, poiché non esistono enti pubblici che proteggono i lavoratori ed erogano tutele. Solo nel 1886 acquisirono in Italia personalità giuridica in cambio di una limitazione della propria autonomia d’azione.

La Germania, sin dall’’800, è caratterizzata da una marcata impronta statale. Quello tedesco è detto modello di tutela bismarckiano, poiché il cancelliere Bismarck teorizza la necessità di un obbligo legale per i datori di lavoro di assicurare i propri dipendenti contro i rischi di infortunio sul lavoro, di malattia e di vecchiaia (obbiettivo: preservare l’ordine pubblico socialismo di Marx).

Nel 1978 fu istituito il sistema sanitario nazionale (prima basato sulle mutue). Le prime forme di tutela sorsero a causa della meccanizzazione dei processi produttivi poiché aumentarono i rischi/infortuni sul lavoro (colpiscono tutti i lavoratori indipendentemente dall’età).

L’atto di nascita del diritto previdenziale: legge 80 1898, istituisce la tutela contro gli infortuni sul lavoro. Impone ai datori di lavoro del settore industriale di stipulare polizze assicurative a beneficio degli operai in caso di infortuni sul lavoro (non esisteva un ente pubblico incaricato a ciò). Il datore di lavoro era però libero di scegliere la compagnia assicurativa. Aspetti che rivelano la continuità con l’assicurazione privata: la nascita del rapporto assicurativo non era automatica, ma dipendeva dalla manifestazione della volontà del datore di lavoro; non esisteva un monopolio pubblico nella gestione dell’assicurazione. Tali forme di tutela corporative sono previdenziali e caratterizzano le libere professioni/professioni ordinistiche.

Crisi delle mutue assicuratrici

  • Si moltiplicarono a dismisura e diminuì il numero degli iscritti. Diminì quindi l’ammontare delle risorse di cui avevano bisogno
  • Con l’invecchiamento della popolazione lavorativa subentrarono nuovi rischi. Di conseguenza le prestazioni erogate aumentarono
  • I giovani crearono a loro volta casse mutue indebolendo il sistema
  • Il sistema della mutua è chiuso: il soggetto paga il premio e riceve la tutela. È quindi costituito a misura dei lavoratori benestanti, che sono in grado di mettere da parte una parte della retribuzione per proteggersi da eventi futuri.
  • Non risponde ad eventuali esigenze di solidarietà, ma è basato sulla corrispettività propria del contratto d’assicurazione. Non vi è nulla a beneficio della collettività.

A fine ‘800 l’obbligo di tutela al datore di lavoro veniva giustificato non sulla base della solidarietà o sulla tutela delle situazioni di bisogno ma dal principio del rischio professionale. Il termine professionale è riferito all’attività del datore di lavoro che “chi consegue vantaggi deve essere disposto a sopportare gli svantaggi”. Nello specifico, a seguito della Rivoluzione industriale e a causa della meccanizzazione si produceva di più in minor tempo ma con più rischi. Tale principio sussiste ancora oggi: il premio assicurativo all’Inail per i dipendenti grava sul datore di lavoro e non viene ripartito.

Legge 350 1898: fu istituito la Cassa nazionale di previdenza per la vecchiaia e l’invalidità degli operai, che divenne poi la Cassa nazionale degli operai (antecedente storico dell’Inps).

Età Giolittiana/fase delle assicurazioni sociali: nel 1919 nacque la tutela contro la disoccupazione (principio secondo cui lo stato concorre al finanziamento delle assicurazioni sociali).

Periodo corporativo/Ventennio fascista: i principi della legislazione previdenziale non vengono modificati in favore dell’ideologia totalitaria.

  • Carta del lavoro 1927: non modifica l’impostazione di carattere assicurativo. La previdenza era un’altra manifestazione del principio di collaborazione delle forze economiche, datori di lavoro e lavoratori, all’interesse della Nazione
  • Corporazioni: evoluzione del sistema delle mutue assicuratrici. Differenza: in precedenza tutto era a livello privatistico, in questo periodo è forte l’intervento statale (l’ideologia totalitaria prevede una forte presenza dello stato nella materia previdenziale)
  • Tutela degli infortuni estesa alle malattie professionali
  • Istituto nazionale fascista della previdenza sociale 1933 (divenuto poi l’Inps) e Istituto Nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (Inail), ai quali fu affidato il monopolio della gestione delle risorse e dei rapporti assicurativi, a scapito dell’esperienza mutualistica
  • Fondi esonerati di carattere aziendale, poi trasformati nei fondi integrativi: garantiscono al lavoratore un trattamento aggiuntivo a quello generale.
  • 1942 entra in vigore il Codice civile che contiene alcune norme dedicate al diritto previdenziale (2114, 2115, 2116, 2117, 2123: due dedicate alla previdenza privata)
  • 1943 fu introdotta la tutela per le malattie comuni

Fase della sicurezza sociale/entrata in vigore della Costituzione 1948 (spartiacque tra il modello dell’assicurazione sociale e quello della sicurezza sociale): in Gran Bretagna, durante la Seconda guerra mondiale, il governo inglese incaricò Lord Beveridge di immaginare quale potesse essere lo sviluppo di un sistema di tutele sociali cessato l’evento bellico. Scrisse nel 1942 un rapporto incentrato sulla Social Security. Alla base di questo concetto vi è l’espressione “dalla culla alla bara”. L’idea di fondo consiste nel fatto che un sistema di tutele sociali deve rivolgersi a tutti, anche a chi non è entrato nel mondo del lavoro o a chi ne è uscito. Il protagonista del diritto di previdenza sociale non è più il lavoratore ma il cittadino.

  • Questo sistema a beneficio di tutti deve essere finanziato dallo Stato attraverso il sistema tributario/fiscalità generale
  • I livelli di tutela sono tendenzialmente più bassi per garantire la soglia di sussistenza
  • Tale modello, detto Beveridgiano, è contrapposto a quello Bismarckiano/liberale
  • Tale modello presenta un tasso di sostituzione inferiore rispetto a quello Bismarckiano e la previdenza privata è molto più sviluppata

Tasso di sostituzione: dato percentuale che esprime di quanto la prima pensione sostituisce l’ultimo reddito dato. Ad oggi, l’ambito di tutela il cui costo è a carico della collettività (segue il modello di Beveridge) è quello sanitario.

La materia previdenziale è strettamente connessa con le condizioni economiche di un paese: viene introdotta una legislazione previdenziale espansiva in periodi di benessere (vengono ampliate le tutele, diminuiscono i requisiti per accedere alle prestazioni, aumentano i beneficiari). Tale periodo culmina in Italia tra la metà degli anni ’50 e ’70.

Legge 153 1969

  • È abbandonata la tecnica della capitalizzazione. Il sistema previdenziale può essere finanziato attraverso la capitalizzazione (tipica delle assicurazioni private) o la ripartizione: i contributi che oggi gravano sui lavoratori/datori di lavoro non sono accantonati per finanziare le loro pensioni future, ma vengono immediatamente spesi per erogare prestazioni previdenziali a chi è in pensione. Quest’ultima forma di finanziamento s’ispira al principio solidaristico (solidarietà intergenerazionale). Il numero di attivi deve superare quello dei non attivi. Rappresenta una scommessa sul futuro basandosi sul 15ennio precedente, caratterizzato dal benessere
  • Viene perfezionato il metodo retributivo per il calcolo delle pensioni. Metodo retributivo: la pensione viene commisurata in base alla retribuzione di cui godeva il lavoratore. Metodo contributivo: si basa sull’ammontare dei contributi versati. A parità di requisiti, la pensione calcolata con il metodo retributivo gode di un tasso di sostituzione maggiore di quella calcolata con metodo contributivo
  • Introduce la pensione sociale: prestazione assistenziale erogata ai cittadini ultrasessantacinquenni in disagiate condizioni economiche, finanziata dallo Stato e da versamenti contributivi
  • Il principio di automaticità delle prestazioni è esteso all’ambito della tutela per l’invalidità: a determinate condizioni le prestazioni previdenziali vengono erogate anche se i contributi non sono stati versati. Questo era già previsto in una norma del Codice civile, era stato introdotto molto tempo prima ma ritenuto non applicabile alle pensioni, alla tutela dell’invalidità e dei superstiti
  • Viene introdotta la perequazione automatica delle pensioni. Perequazione: rivalutazione automatica. Meccanismo in virtù del quale all’aumentare di un indice di riferimento aumentano le pensioni (si evita l’intervento del legislatore nel corso del tempo)
  • Viene istituzionalizzata la pensione d’anzianità

Fattori che determinano la crisi di un sistema previdenziale

  • Crisi del mercato del lavoro/occupazionale (specie nella logica della ripartizione)
  • Aumento della speranza di vita
  • Crisi demografica (diminuzione del tasso di natalità)

1992 crisi economica, monetaria + fenomeno tangentopoli (sistema corrotto che incrina i partiti tradizionali della prima repubblica): dopo decenni furono introdotte le norme restrittive. Esempio: aumentano i requisiti per ottenere le prestazioni previdenziali (pensioni)

  • Riforma Amato (Presidente del Consiglio, esponente del partito socialista; oggi giudice della Corte costituzionale). Il governo opera come legislatore delegato nella tutela della salute, riforma di pubblico impiego, riforma della previdenza pubblica e per la prima volta privata (decreto legislativo 1992)
  • Tra gli anni 1992 e 1994 furono introdotti interventi volti a mitigare gli effetti della pensione d’anzianità. Pensione di vecchiaia: classica, si conseguiva con un certo numero di contributi ad una certa età anagrafica. Pensione d’anzianità: richiede un requisito contributivo più elevato (35 anni di contributi; nel pubblico impiego 25 anni e per le lavoratrici 15) a prescindere dall’età anagrafica; richiede però la cessazione del rapporto di lavoro. Blocco delle erogazioni → meccanismo delle finestre di pensionamento (finestra semestrale): maturati i requisiti della pensione, questa non viene erogata subito.

Riforma Dini/Legge 335 1995

  • Modifica il sistema di calcolo delle pensioni da retributivo a contributivo. Le pensioni future sono minori di quelle attuali e del passato.
  • Introduce criteri flessibili di età per andare in pensione
  • Mira ad armonizzare i vari ordinamenti pensionistici, ad introdurre regole più uniformi
  • Mira ad incentivare lo sviluppo della previdenza privata/complementare
  • Mira a stabilizzare la spesa pensionistica agganciando il rendimento delle pensioni alla ricchezza del paese. I contributi vengono rivalutati applicando un indice che faccia riferimento alla variazione del PIL, che esprime la ricchezza del paese.

Dal 1995 fu modificato il calcolo delle pensioni: riduzione/contenimento della spesa pensionistica, fu posticipata la possibilità di accedere alla pensione

Legge 243 2004, Legge Maroni

  • Interviene in vari ambiti, tra cui: aumenta il numero di contributi per le pensioni
  • Sfocia nel decreto approvato nel 2005/è legge delega del Codice di previdenza complementare

Le indicazioni dell’Unione europea di questi anni riguardavano la spesa pensionistica (uno dei principali fattori di spesa) e il mercato del lavoro, ritenuto eccessivamente rigido. Inoltre, la differenza tra il tasso d’interesse tedesco e quello degli altri paesi era molto forte (SPREAD → il tasso d’interesse dei titoli di stato, il cui acquisto permette allo Stato di risanare il debito pubblico.

Nuovo Presidente del Consiglio, Monti: primo intervento nell’autunno del 2011 (pesante crisi del debito pubblico) → Materia pensionistica, decreto Salva Italia/decreto-legge 201 del 2011/Riforma Fornero. Art. 24: contiene nuovi requisiti per conseguire le due principali prestazioni pensionistiche, ovvero la pensione di vecchiaia e quella anticipata (nuovo trattamento pensionistico che sostituisce la pensione d’anzianità).

Il requisito anagrafico per andare in pensione viene innalzato e agganciato alla speranza di vita media. Viene spostato il momento a partire dal quale è possibile andare in pensione. Obiettivo: ridurre il periodo di erogazione della prestazione pensionistica. Viene disposta l’immediata applicazione di questo decreto-legge, che fu convertito nella legge 214 del 2011 in sole due settimane a causa del periodo molto delicato. Da non confondere con la Legge Fornero, 92 del 2012 che affronta il tema degli ammortizzatori sociali e modifica l’arti. 18 dello Statuto dei lavoratori. Non è infatti famosa per la materia previdenziale.

Struttura normativa del sistema previdenziale

È un ordinamento complesso e il diritto della previdenza sociale è giovane/evolve in continuazione.

  • Normativa secondaria: non fonti di carattere legislativo, ma circolari ministeriali/Inps/Inail, messaggi, disposizioni amministrative. Attengono all’operatività pratica della gestione dei rapporti di lavoro.
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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher DanielaCaldon16 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della previdenza sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Vianello Riccardo.
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