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Millenarismo 2.0

Odi a Internet

Il digitale permette di lavorare sul cervello umano con un software. L’uomo può servirsi dei nuovi strumenti per costruire un nuovo tipo di libertà, che è quella definita come “libertà con” ossia la libertà di “essere protagonista paritario di un processo, di essere integrato in una comunità, di essere valutato nella propria identità e ruolo”. Certo rimane l’algoritmo con i suoi segreti. Il pubblico è una realtà fluttuante costruita e ricostruita; la condivisione è che l’algoritmo rinunci alla tentazione manipolativa e rimanga fedele alla promessa di neutralità.

Non è provato che l’aumento di file-sharing incida sulla riduzione delle vendite nel mercato continua dell’offerta legale. Agli specialisti della medicina spetta spiegare perché e come il mondo virtuale della rete possa curare l’individuo da afflizioni che lo perseguitano dall’antichità. Prendiamo la timidezza, che può spingersi fino a trasformarsi in una patologia. Importanti ricerche hanno avvalorato la tesi che il mondo online sia davvero terapeutico. Liberato dalla paura fisica dell’incontro fisico con l’altro e dall’ansia del possibile rigetto, il navigatore online si sente sicuro in un mare in cui può compiere il miracolo. Se non si tratta proprio di una cura almeno è un sollievo. Attraverso la costruzione del proprio profilo puoi oggi plasmare il tuo self, la tua identità, senza rischi né costrizioni. La rete è un gioco fatato di disvelamento e occultamento dove a tenere i fili è il soggetto, o almeno così crede.

La rete in questo ambito è vista come lo strumento che riscatta l’individuo dall’ignoranza. La comunicazione diviene essa stessa organizzazione, se si pensa alla Primavera Araba e ad altre azioni collettive promosse via Internet o all’imponente mobilitazione del “gigante dormiente” dell’opinione pubblica di fronte ad una proposta legislativa USA come il SOPA (Stop Online Privacy Act), puro frutto della collisione tra legislatori e lobbisti delle tecnologie.

L’arrivo di Internet restituisce attualità alla teoria del dono di Mauss, secondo la quale la comunità universale scopre una fratellanza che nessun calcolo o filo spinato può contenere e che, soprattutto, è presupposto di una meta ambita e difficile: il riconoscimento. Mauss, nel momento della restituzione del dono, aggiunge sempre una componente utilitaristica. Ricoeur coglie la scintilla festiva della gratitudine per il dono da parte del ricevente: perché altro è colui che contraccambia. Tutti possono assaporare attraverso la rete i frutti di una civiltà che promette quello che il povero Rousseau aveva profetizzato senza successo: l’autonomia dell’individuo, l’universale affermazione dei suoi diritti, e soprattutto la democrazia.

La democrazia elettronica permette l’indispensabile: tenere al guinzaglio i rappresentanti chiamandoli a rendere conto delle loro azioni e censurandoli quando necessario, rompendo la tenace congiura del silenzio. Lieberman dice “la gente ha bisogno di connettersi e ha scoperto qualsivoglia forme per soddisfare questa necessità”.

La robotica, figlia della digitalizzazione, mostra scenari di collaborazione strategica tra l’uomo e la macchina così come alimenta un dibattito dai confini incerti sul benessere collettivo. La prima guerra digitale c’è stata e si chiama Stuxnet. Gli USA e gli israeliani hanno infiltrato nelle centrifughe dei reattori iraniani un virus che li ha letteralmente paralizzati. Si tratta di una guerra che sarà combattuta a distanza, tramite software e, sul campo, dai robot. Yoo prende parte a favore di questo sviluppo non solo perché minimizzerebbe le perdite civili innocenti, ma anche perché è coerente con lo stesso dettato del diritto internazionale che incoraggia ad individuare obiettivi mirati. Zattler è meno convinto. L’attacco informatico rischia di diventare in breve un’arma generalizzata a disposizione di chiunque possieda le competenze e le risorse necessarie. Il rischio è quello di conflitti prolungati e inclusivi.

“Fosse già notte! Fino allora contieniti anima mia: le azioni abbiette verranno alla luce, la terra intera fosse lì a coprirle.”

Da una parte si assiste ad una battaglia del privato per il diritto a criptare i suoi contenuti, dall’altra le intercettazioni governative. Prendiamo gli slums dell’Internet scuro che ha esplorato Bartlett: è tutta un’eruzione di violenza, di malattia, di perversioni che ha trovato nella rete una culla ideale. Il Facebook Phishing si manifesta quando un soggetto produce dati falsi per carpire l’interesse di una persona in buona fede. Il Problematic Internet Use (PIU) scopriamo che a distanza di 20 anni dall’inizio della rivoluzione di Internet, non vi è ancora un accordo circa l’esistenza di un PIU come “regola d’oro” per la diagnosi. Ricerche approfondite parlano apertamente della necessità di disintossicarsi dal mondo della rete per recuperare la comunità fatta di essere in carne ossa. “Ci aspettiamo più dalla tecnologia e meno dagli altri.” Il mondo online permette di scavalcare i confini con la conseguenza che la sfera pubblica si forma accidentalmente, partire da azioni tanto banale quanto lo scambio di una foto.

Le audiences si sovrappongono e diventano sempre più...

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Scienze giuridiche IUS/09 Istituzioni di diritto pubblico

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ilariabrandolini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto della comunicazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Mannoni Stefano.
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