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Diritto del lavoro

L'origine del diritto del lavoro sta nella nascita della nuova classe sociale che emerge dalla rivoluzione industriale. Le macchine industriali trasformano la maggior parte degli artigiani in industriali. L’introduzione delle macchine a vapore permette l'accelerazione dei tempi di lavoro perché hanno una produttività di gran lunga superiore a quella umana. Bisogna quindi pensare che oltre un secolo fa si scopre una nuova condizione, oltre a quella contadina: quella di operaio e di imprenditore. L'introduzione della macchina a vapore comporta la concentrazione in un determinato luogo, il capannone, di forza lavoro: la macchina non si stanca mai dunque deve essere utilizzata nel maggior tempo possibile, per diminuire i costi di produzione.

Oggi solitamente nelle fabbriche ci sono tre turni, dalle 6 alle 14, dalle 14 alle 22, dalle 22 alle 6, proprio per non far mai “staccare” la macchina, bypassando di fatto anche i tempi di accensione e spegnimento.

Il quadro "Il Quarto Stato"

Nella famosa opera “Il Quarto Stato" di Pellizza da Volpedo si vede una moltitudine di persone, uomini, donne e bambini. Anche i bambini venivano utilizzati soprattutto nella manifattura e nel settore estrattivo, dove scavando tunnel più piccoli si consumava meno energia. Dietro ai tre in primo piano, che probabilmente sono artigiani o operai specializzati, vi è la massa di proletari, operai con figli che si spostano dalla campagna alla città. Le famiglie inizialmente sono numerose, con derivanti una serie di problemi sociali, di tipo sanitario ad esempio, con i bambini lavoratori che più facilmente sono soggetti a infortuni, ingrossando le fila di coloro che, vivendo ai margini, vivono di elemosina o delinquono.

Il titolo del quadro è “Quarto Stato”. Il Primo Stato è quello della nobiltà che possiede le proprietà, che a loro volta generano rendita, cioè il poter disporre dei frutti generati dalla propria proprietà. Il Secondo Stato è il clero, quell'organizzazione che appartiene all'ordine della Chiesa, prevalente quasi in tutta Europa, che sia cattolica, protestante o calvinista. È interessante capire se il calvinismo sia causa o conseguenza dell’avvio dell'industrializzazione. Questo passaggio è importante per capire le fondamenta della società industriale, che parte nel Settecento ma è tuttora dominante.

Evoluzione della società industriale

La società industriale dà linfa vitale alla nascita del Terzo Stato, quello della borghesia, cioè degli abitanti dei borghi, coloro che hanno bisogno di acquistare i beni di consumo. Questa classe è composta da liberi professionisti che hanno il potere economico e della conoscenza ma non il potere politico delle città, che ancora lo detengono nobili e religiosi. A questa classe si aggiungono i commercianti, e soprattutto quegli artigiani che si accingono a fare il passaggio verso le industrie. Il commercio prima della società industriale era fondato principalmente sul baratto, mentre invece nel Settecento diventa un commercio su larga scala, con la nascita di nuove vie di comunicazione.

Il Terzo Stato, essendo culturalmente ed economicamente molto avanzato rispetto a Primo e Secondo, in accordo con il popolo comincia a voler sovvertire l'ordine esistente, e questo si avrà con la Rivoluzione Francese. Dopo la Rivoluzione Industriale ecco che nasce il Quarto Stato, composta da quei contadini che, trasferendosi in città, divengano operai.

Il diritto del lavoro in Italia

L’ascesa della borghesia porta con sé un diritto funzionale agli interessi dei commercianti: nascono i codici di commercio, che regolano gli scambi, funzionali alla nuova etica borghese, così che ad un certo punto si rivendicano dei diritti per loro. Nel momento in cui rivendicano i diritti e li ottengono, nasce il diritto del lavoro; quindi, il diritto del lavoro è il frutto di una modifica nella società conseguente all’introduzione delle macchine nell'attività produttiva.

Come nasce il diritto del lavoro in Italia? Dove ne troviamo gli albori? Li troviamo appunto dalla metà dell'Ottocento in poi, quando inizia anche in Italia la fase dell'industrializzazione, che arriva un po' dopo rispetto agli altri paesi come l'Inghilterra, che la precede di diversi decenni. In Inghilterra arriva prima poiché c’è ampia disponibilità di carbone, al contrario del caso italiano. Dunque, in Italia il diritto del lavoro nasce un po' dopo, con una legislazione che ha proprio l'interesse a preservare l'ordine pubblico e la sanità; le prime leggi sono quelle a tutela delle donne e dei fanciulli.

Movimenti e proteste sociali

Spesso queste leggi sono state conquistate con manifestazioni, proteste e uccisioni: a fine Ottocento, ad esempio, il generale Beccaris fa sparare sulla folla in una protesta per il prezzo del pane. Accanto a questa strage ce ne sono tante altre. Questo perché chi scrive le leggi, le fa a tutela della classe dominante, e non certo della classe operaia, che per far valere i propri interessi utilizza mezzi di tutela collettiva, come le manifestazioni e le proteste: la folla ha due modi per protestare, incrociando le braccia, cioè scioperando, oppure occupando le piazze o le strade, causando blocchi di comunicazione.

Contrattazione collettiva e diritti dei lavoratori

Oltre che sul livello legislativo, il diritto del lavoro si esprime anche sul livello contrattuale, cioè sul piano della contrattazione collettiva, a primo avviso uguale alla contrattazione individuale ma totalmente diversa nei fatti. Donne e bambini venivano definiti “mezze forze” per giustificare una retribuzione minore di quella percepita dalla forza lavoro maschile. È importante ricordare il periodo Giolittiano, i primi dieci anni del Novecento perché, per la prima volta nel periodo liberale, Giolitti dice che lo Stato non deve parteggiare né con le imprese né con i lavoratori, dato che fino a quel momento lo Stato, perlopiù rappresentato da borghesi, stava con i padroni. Con Giolitti abbiamo questa svolta, in cui scioperi e organizzazioni sindacali non vengono più repressi, o comunque visti come fenomeni negativi; questo passaggio anticipa quello che accade durante la Prima Guerra Mondiale.

Il Biennio Rosso e l'avvento del fascismo

L'immane strage di proletari permette una sorta di scambio tra proletari al fronte e potere in carica e cioè “voi fate la guerra per noi, noi vi riconosciamo cittadinanza attiva” cioè la possibilità di eleggere deputati. Subito dopo la Guerra vi è il cosiddetto Biennio Rosso in cui i diritti dei lavoratori hanno un grande riconoscimento attraverso due strade: la contrattazione collettiva, cioè la stipula di accordi che riguardano tutta la categoria dei lavoratori, e leggi ad hoc per i lavoratori.

In questi due anni, fra il 1918 e il 1919, avviene il grande sviluppo dei partiti dei lavoratori, quello socialista e quello popolare. Questo affermarsi di partiti porta ad una situazione molto esplosiva, si susseguono scioperi e tentativi di rivoluzione; ciò spaventa moltissimo la classe dirigente tanto da produrre una sorta di compromesso che prende le sembianze del partito fascista, una via social-nazionalista guidata da un ex socialista, Benito Mussolini. Con questo partito al potere si bandisce lo sciopero, si vietano i sindacati e si instaura il regime fascista, il quale però inizia una politica di elargizione di diritti del lavoro e previdenziali con la creazione dell'INPS e dell'INAIL, due istituti molto importanti.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale

Tutto ciò in una logica di regime e dunque di non accettazione del conflitto di classe. Si sostiene in questo periodo che capitale e lavoro debbano collaborare insieme per un interesse superiore, quello di far grande e forte la nazione. Ecco perché accanto alla Camera e al Senato viene costituita la Camera delle Corporazioni.

Dopo la Carta Costituzionale, ottenuta prima con le armi partigiane e poi con la democrazia, cioè con il referendum, nel 1948 avvengono diverse cose. La Carta Costituzionale sta al vertice della piramide delle fonti, a cui tutte le fonti sono vincolate. I principi della carta costituzionale restano per un po' lettera morta, cioè prevale un orientamento secondo cui i principi costituzionali, finché non vengono fatti propri con una legge ordinaria, non sono effettivi. Questa opinione muterà nel giro di un decennio, poiché oltre ad una maggior successo dei partiti di sinistra, molti giudici si ispireranno alla Costituzione e la renderanno vincolante.

Il secondo biennio rosso

Tutto ciò fin quando non vi è un Secondo Biennio Rosso nel 1968, in cui a ribellarsi sono gli studenti della classe medio-bassa. In questo periodo viene portata in auge la parità fra maschi e femmine e fra classi di reddito diverse; vengono inoltre portate avanti diverse contrattazioni collettive, come quelle dei metalmeccanici, che diminuivano le ore di lavoro e aumentavano i diritti, come quello allo studio. Vengono inoltre riconfigurate le mansioni dello Stato; allo Stato subentra lo Stato Sociale, uno stato interventista che partecipa all'economia e alla produzione e diventa egli stesso imprenditore: vi sono forti imprese come l'Enel, l'Eni, l'Alitalia che sono tutte società gestite dallo Stato. Tutto ciò si accompagna all'aumento dei diritti sul lavoro e all'emanazione di leggi come lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori; con questa legge, la Costituzione entra nelle fabbriche rendendo effettivi i principi contenuti nella Costituzione.

Caduta del Muro di Berlino

Ancora una volta tutto cambia con la Caduta del Muro di Berlino, nel 1989, in cui il socialismo reale raggiunge l'apice di una fortissima crisi in cui è entrato negli anni precedenti. Il muro divideva Berlino Est dall'influenza occidentale, e insieme ad esso si disgrega l'impero socialista sovietico e il mondo non è più bipolare. L’Occidente comincia dunque a conquistare economicamente i paesi ex membri del Patto di Varsavia, un patto difensivo reazionario al Patto Atlantico, stipulato fra i membri della Nato.

Dopo la caduta del muro molti paesi orientali entrano nella Nato, ed è questo poi anche il movente dell'attuale guerra in Ucraina. Con la Caduta del Muro viene meno l'idea di un avanzamento delle idee e dei diritti socialisti anche nei paesi occidentali; viene meno l'idea di una socialdemocrazia; viene meno l'idea di uno Stato interventista.

Tangentopoli e privatizzazioni in Italia

Nel 1992, a seguito di un indagine di una Procura della Repubblica, che ha il compito di condannare le persone, si arriva a capire come il sistema dei partiti, su tutti quello socialista di Bettino Craxi, fosse un sistema corrotto e che corrompeva, ricevendo e dando tangenti, cioè somme di denaro: da qui lo Scandalo Tangentopoli, che rivoluzionerà la politica e conseguentemente ad essa l’economia in Italia.

Tangentopoli porta ad un venir meno delle idee socialiste, facendo convergere la politica italiana, che aveva in Berlusconi il suo nuovo faro, ad un ideologia liberista, dando quindi il via alle privatizzazioni delle aziende. Questo perché siccome i partiti governano lo Stato, e lo stesso interviene anche nell'economia, essendo i partiti corrotti, questo peso dello Stato sull’economia doveva essere limitato, appunto attraverso le privatizzazioni. Dal 1992 in poi assistiamo dunque alla fase della privatizzazione, in cui ad esempio la Telecom viene venduta, alcune società statali vengono quotate o smembrate. La privatizzazione è la fase ancora attuale, ultimo caso è l'Alitalia, che è stata privatizzata.

Globalizzazione

Impatto della globalizzazione

Il II° Capitolo tratta della globalizzazione, che significa che il globo non ha più confini, è interconnesso strettamente, annullando di fatto la distanza. Questo è reso possibile dalla facilitazione dei mezzi di comunicazione, che rendono competitivo il produrre a molti chilometri di distanza, dove il costo del lavoro è molto più abbordabile. L'affermarsi dell'ideologia liberale ha fatto venir meno il potere di ogni Stato nel legiferare in materia economica; ecco spiegata la sovranità statale e il disgregamento del diritto statale. Questa globalizzazione economica si sente sullo Stato Sociale: i diritti in favore dei lavoratori diminuiscono.

Contesto attuale e sovranità nazionale

Importante però è analizzare il contesto attuale, dopo la pandemia e con la guerra in corso, dato che molte cose stanno cambiando, la sovranità nazionale si sta facendo più forte e il mondo forse sta cominciando a pianificare muri e blocchi. L’art. 1 della Costituzione Italiana che afferma la sovranità dello stato, è in contrasto con una visione di ordinamento sovranazionale che mina a tale sovranità. Vi è infatti una tensione tra gli ordinamenti sovranazionali, che ad esempio spingono per mettere su un piano più elevato di libertà il mercato e il lavoro, e i nostri principi costituzionali, che vogliono che il lavoro sia tutelato e che vi sia una sovranità nazionale.

Evoluzione dell'Unione Europea

Di pari passo a questa modifica materiale del sistema del commercio globale, e cioè appunto la globalizzazione, dobbiamo anche ricordare l’evoluzione di un organismo internazionale europeo, che nasce come Unità Economica Europea tra sei paesi fondatori con il Trattato di Roma sotto il nome di CEE, che a sua volta deriva dalla CECA, il cui scopo era il controllo della produzione di carbone e acciaio considerati come la causa della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, e il cui controllo, secondo la loro visione avrebbe scongiurato nuove guerre.

A seguito la CEE diventa CEI per poi arrivare alla UE, che doveva inizialmente basarsi su un processo costituente, che avrebbe portato come in Italia alla redazione della costituzione; il percorso tuttavia non fu terminato, perché Francia, Olanda e Irlanda, con un referendum popolare, rifiutarono una Costituzione per l’Unione Europea. L’Unione Europea si fonda sulla forte idea liberista di uno spazio comune in cui le merci viaggiano liberamente senza dazi, da pagare invece nei commerci con paesi al di fuori dell’UE.

Giuridicamente parlando, i Trattati Europei formano in un certo modo la Costituzione Europea, stabilendo la competenza dell’UE in molte materie; i regolamenti della UE, che nella nostra Costituzione non possono interferire con le Leggi Costituzionali, prevalgono sui regolamenti nazionali. La stessa Costituzione nell’art. 11 dice che l’Italia può accettare limitazioni alla propria sovranità qualora decidesse di partecipare a coordinamenti sovranazionali, a patto che anche gli altri Paesi rinuncino a parte della loro.

Le Leggi Europee possono incidere sulla Carta Costituzionale, ma non possono incidere sugli articoli fondamentali della costituzione, cioè i primi dodici. Vi sono alcuni principi giudicati fondamentali dal legislatore italiano, non rientranti però nei dodici “principi fondamentali” della Costituzione che sono intoccabili, che possono essere intaccati da un regolamento europeo; ad esempio, il diritto di sciopero previsto dall’art. 40 è fondamentale ma potrebbe essere superato, in quanto non è dei principi fondamentali, per cui non vi è chiarezza su ciò che può o meno essere modificato.

Caduta del Muro di Berlino e le sue conseguenze

Tornando a noi, la caduta del muro di Berlino si accompagna alla vittorie dei conservatori in altri paesi come Inghilterra e America; finisce così il secolo del lavoro, cioè in cui il lavoro viene visto come elemento di sviluppo e di crescita economica, come un modo per ripartire la ricchezza prodotta. Finisce alla fine degli anni Ottanta, sia per politiche conservatrici, sia perché viene meno una prospettiva di un socialismo realizzato, sia perché all’interno di alcuni Paesi si scopre che il sistema dei partiti, che a sua volta controlla molto nell’economia è un sistema corrotto, vedi ad esempio il caso italiano con Tangentopoli.

Liberismo e sindacato

L’idea che il liberismo mal si concili con la partecipazione dei lavoratori attraverso il sindacato si è reso evidente quando Margaret Thatcher elimina le “Trade Union”, e Reagan, presidente liberista degli Stati Uniti, infligge un duro colpo alle organizzazioni sindacali. Si può dunque concludere che il liberismo non ama molto la libertà sindacale.

Capitolo 3 - Libertà e rappresentanza sindacale

Storia della libertà sindacale

Abbiamo visto che sia con Giolitti che con Mussolini non c’era piena armonia con l’attività sindacale; stessa cosa è successa in Spagna, sotto il regime franchista, che aveva a capo Francisco Franco, uscito vittorioso dalla guerra civile spagnola degli anni Trenta, e che durò fino agli Settanta. Così, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa è andata verso una costituente, quindi verso una democrazia, la Spagna fino alla morte di Franco rimane in un regime simile a quello fascista, dove di conseguenza vi era una totale proibizione verso i sindacati. Quando la Spagna, morto Franco, si annette all’Unione Europea, crea anche una Costituzione democratica, facendo proprio lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori.

Libertà sindacale e libero mercato

Il paragrafo si apre ricordando come per i rivoluzionari francesi la libertà in realtà si declina. La Rivoluzione Francese del 1789 ha la sua legge fondamentale nella Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo, ma due anni dopo viene promulgata la legge “Le Chapelier”.

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher matteofioravanti di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Di Stasi Antonio.
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