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Elisa Iannone

Diritto del lavoro

Prof. William Chiaromonte

16 settembre 2022

Storia del diritto del lavoro

Di

Diritto del lavoro, rispetto ad altre branche del diritto, è più giovane perché nasce in conseguenza alla nascita del lavoro, come lo consideriamo oggi. La Rivoluzione Industriale è un po’ “l’anno zero” per il diritto del lavoro: essa nasce nel Regno Unito, fine 700 e inizio 800, e arriva in Italia nella seconda metà dell’800.

Quindi per noi italiani questo è il nostro anno di partenza per il diritto del lavoro. Ma come mai? Perché esso nasce a seguito di questa rivoluzione, perché essa comportò la nascita di nuovi metodi di produzione.

Nasce la fabbrica e sorge l’esigenza che, le fabbriche prima non esistevano infatti. Quindi, nascano gli operai, le persone che lavoravano in fabbrica.

Elisa

L’operaio è l’emblema del lavoratore subordinato delle origini, soggetto debole attorno al quale si è costruita tutta la norma protettiva; prima erano soggetti non qualificati, a differenza di oggi, erano soggetti fungibili l’uno con l’altro, sostituibili, quindi non erano richieste particolari competenze, ma solo la forza fisica, quindi il datore poteva richiedere le proprie condizioni, se il lavoratore non era disposto ad accettarle il datore ne cercava un altro disposto ad accettarle.

Gli operai, che vivevano in condizioni di lavoro infime, capiscono che insieme possono esercitare una forza maggiore nei confronti del datore di lavoro, dando vita all’incipit del diritto del lavoro. I lavoratori cominciano a riunirsi in gruppi iniziando delle vere e proprie organizzazioni sindacali, che formalizzano un gruppo di lavoratori che stanno insieme per tutelarsi, l’obbiettivo che i lavoratori si prefissano è il contratto collettivo, volevano che quelle tutele che i lavoratori rivendicavano, volevano che fossero scritte in un contratto.

Iannone

Da questo si può capire che la tutela del lavoratore nasce come un diritto sindacale. In Italia tutto ciò accade un po’ dopo e con una particolarità: in Italia il sindacato è un soggetto che da sempre, e ancora oggi, ha una forte connotazione politica, cioè in Italia il sindacato nasce come costola del partito politico, nasce nel 1906 dal partito socialista, infatti il più grande sindacato italiano, la CGIL, per questo vi è una forte connotazione politica, perché il partito ha una chiara ideologia che si trasferisce nel sindacato.

Questo giustifica il fatto che, anche oggi, abbiamo tanti sindacati che si differenziano, tra le cose, per l’ideologia politica sulla base del loro agire. In UK, dove il sindacato è nato, non ha funzionato così: prima nasce il sindacato e poi il partito, da noi il contrario.

Fine ‘800 si sviluppa quindi:

  • Sindacato.
  • Azione collettiva.
  • Legislazione sociale: ovvero si adottano le prime leggi che mirano a tutelare il lavoratore. Quelle di fine ottocento erano leggi che prevedevano tutele minimali: es. Divieto del lavoro infantile nei confronti di bambini di età inferiore a 9 anni.
  • Prime tutele per le lavoratrici o l’istituzione delle prime tutele per gli infortuni sul lavoro.

Durante il periodo fascista viene soppressa la libertà sindacale, in quanto si aveva paura delle organizzazioni di persone, erano viste come una minaccia al regime, non era possibile istituire sindacati diversi dall’unico sindacato ammesso: sindacato fascista, questo era un sindacato fittizio, in quanto prodotto dal partito fascista, ma conforme solo al regime, non portava avanti istanze che avrebbe portato avanti un sindacato libero.

Punto di svolta per il diritto del lavoro avviene con l’istituzione della Costituzione Repubblicana nel 1948, primo gennaio, che Pagina 1 di 52

Capitolo 1: storia del diritto del lavoro

  • Il diritto del lavoro nasce in seguito alla Rivoluzione Industriale nel Regno Unito alla fine del 18° secolo e si diffonde in Italia nella seconda metà del 19° secolo.
  • La nascita del diritto del lavoro è legata alla creazione delle fabbriche e all'emergere della figura dell'operaio.
  • Gli operai iniziano a organizzarsi in sindacati per tutelare i propri interessi e ottenere contratti collettivi.
  • In Italia, il sindacato ha una forte connotazione politica, essendo nato come costola dei partiti politici.
  • Durante il periodo fascista, la libertà sindacale viene soppressa e viene istituito un sindacato fittizio conforme al regime.
  • Il punto di svolta per il diritto del lavoro avviene con l'istituzione della Costituzione Repubblicana nel 1948.
  • Il diritto del lavoro si sviluppa con la legislazione sociale e la contrattazione collettiva.
  • Negli anni '80 e '90, le tutele per i lavoratori diminuiscono a causa di crisi economiche e della globalizzazione.
  • Nel 2014, viene introdotto il Jobs Act, una riforma gigantesca del diritto del lavoro che ha riscritto la materia.

Capitolo 2: diritto sindacale

  • Il diritto sindacale riguarda le norme strumentali poste dallo Stato o dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro.
  • Le organizzazioni sindacali si basano su una linea organizzativa verticale e orizzontale.
  • In Italia, il pluralismo sindacale è una caratteristica principale, con diverse organizzazioni sindacali che rappresentano diverse concezioni culturali, ideologiche e politiche.
  • La libertà sindacale è garantita dall'articolo 39 della Costituzione, che riconosce il diritto di organizzarsi sindacalmente e di negoziare collettivamente.
  • Le strutture di rappresentanza sindacale, come le RSA e le RSU, sono previste dallo Statuto dei lavoratori e permettono ai lavoratori di partecipare alle decisioni aziendali.
  • Il contratto collettivo è il principale prodotto dell'autonomia collettiva e regola i rapporti tra i sindacati e i datori di lavoro.
  • Le regole della contrattazione collettiva sono racchiuse nel Trattato Unico sulla rappresentanza del 2014, ma la loro applicazione è ancora in via di sviluppo.

Domande

  • 1. Qual è il punto di svolta per il diritto del lavoro in Italia?
  • 2. Quali sono le funzioni del contratto collettivo?
  • 3. Cosa prevede il Trattato Unico sulla rappresentanza del 2014 per la contrattazione collettiva?

Elisa Iannone

Tutt’oggi le fondamenta della materia sono là. Col passare degli anni la legislazione lavoristica va avanti, infatti il diritto del lavoro non è racchiuso in un codice ma vi sono innumerevoli leggi scritte che, nel tempo, sono state raccolte e che via via si stratificano.

Negli anni ’60 vengono adottate norme in materia di lavoro, anzi c’è un boom della produzione lavoristica, in Italia, per la prima volta arrivano al governo partiti di centro sinistra che erano partiti che, tradizionalmente per ideologia, erano più sensibili alle istanze dei lavoratori, quindi erano governi più favorevoli alla produzione di norme a tutela dei lavoratori.

Nel ’66 viene adottata la legge n. 604, una legge fondamentale tutt’ora in vigore, che si occupa di licenziamenti; essa prevede il principio di giustificazione del licenziamento: dare un motivo valido prima di licenziare una persona. Nel frattempo continua anche a svilupparsi la contrattazione collettiva, la legge e la contrattazione collettiva sono le due fonti che integrandosi danno grandi tutele ai lavoratori.

Di

L’apice di questa produzione avviene negli anni ’70, con la legge 300, con lo “Statuto dei lavoratori”. Dagli anni ’80 le tutele cominciano a diminuire, perché i sindacati cominciano a perdere i propri poteri, per vari motivi, tra cui una grave crisi economica dovuta da un forte shock petrolifero, che si propagò anche negli anni 1990, anni in cui si sconvolge anche il mondo del lavoro: es. Globalizzazione.

Cominciano a manifestarsi vari fenomeni che comportavano il fatto che la produzione non era più centralizzata nel luogo del consumo, ma la popolazione poteva consumare in Italia un bene prodotto anche oltre oceano. Inizia la competizione globale tra le industrie e aziende, portando al ribasso dei prezzi del mercato, andando, così, a risparmiare sulla mano d’opera, sul costo del lavoro in generale.

I paesi sono molto diversi, in Italia pago un lavoratore 10, e per il datore risulta insostenibile, quest’ultimo va a produrre in, per esempio, Asia, in cui il costo di produzione è pari a 3.

Elisa

Questo porta ad una sorta di concorrenza al ribasso, andando ad assumere dei lavoratori che costino di meno all’azienda che produce, indipendentemente da dove si trovino nel mondo. Infatti proprio negli anni novanta si instaura il secondo obbiettivo per il diritto del lavoro: coadiuvare il buon andamento economico, questo perché questi sono anni in cui vi era la necessità anche di sostenere economicamente anche le aziende, non era possibile aggiungere altre tutele.

In questi anni cominciano a moltiplicarsi i tipi di contratti di lavoro, fino a quel momento il contratto standard a tempo pieno e indeterminato era solo uno, ovvero quello, quindi chi veniva assunto lo era senza una scadenza e per lavorare per tutto il giorno, ma questo tipo di contratto era in contrasto con le esigenze del datore di lavoro, quindi si affianca al tempo determinato il contratto a tempo determinato, contratto a termine, in base alle esigenze del datore di lavoro.

Iannone

Questo tipo di contratti, c.d. flessibili/atipici, consentono al datore di variare la forza lavoro, portando flessibilità ma anche precarietà, perché il lavoratore non ha più il lavoro a vita. Sono anni difficili anche perché l’Italia cerca di entrare nell’Unione Europea, e l’Europa pone dei “paletti” dal punto di vista economico, incidendo sull’andamento anche del lavoro.

Gli anni 2000 iniziano con due uccisioni che segnarono il mondo del lavoro:

  • 1. Massimo Dantona: ucciso nel 1999.
  • 2. Marco Biagi: ucciso nel 2002.

Essi erano due professori di diritto del lavoro, il primo insegnava a Catania e il secondo a Modena. Questi due personaggi si accomunano tra loro, oltre dalla professione, anche perché erano dei tecnici collaboratori col Ministero del lavoro, che dovevano stendere la normativa del diritto del lavoro.

Questi due professori vennero uccisi a fine e inizio anni duemila dalle brigate rosse, gruppo terroristico. Essi presero di mira due persone che, col loro lavoro, tentavano di riformare il diritto del lavoro.

Le due vittime furono uccise durante il “Decennio Berlusconi”, governo di centro destra capitanato da Silvio Berlusconi. Dal punto di vista lavorativo l’obbiettivo era quello di aumentare l’occupazione andando a creare posti di lavoro, senza la preoccupazione di quali sono di fatto questi posti di lavoro, il Governo cercò di fare di tutto per istituire posti di lavoro.

In questo decennio, infatti, vi fu una riforma principale fu la “riforma Biagi”. Marco Biagi prima di morire aveva abbozzato una riforma che fu modificata e completata nel 2003, col decreto 276 del 2003.

Nel decennio Berlusconi, tra il 2007 e il 2008, scoppiò una grandissima crisi economica mondiale, che chiaramente portò a degli effetti al mondo del lavoro, infatti era difficile, in quel momento di crisi, aumentare le tutele per i lavoratori perché si cercava di mantenere l’occupazione, quindi si aumenta la flessibilità dei contratti, al punto che i datori potevano assumere solo quando esso voleva, contratto a chiamata per esempio, non vi era più il Pagina 2 di 52

Elisa Iannone

lavoratore continuo. Nel 2010 il Governo Berlusconi si dimette e viene sostituito dal Governo Monti, governo tecnico ovvero formato da personalità tecnica, e Monti, assieme alla Fornero, ministro del lavoro del tempo, misero in piedi una grande riforma che prese il nome dalla ministra: c.d. Riforma Fornero.

Questa riforma cercò di contenere questa flessibilità, dal punto di vista della moltiplicazione dei contratti, ma rese più facile licenziare. La più grande riforma del diritto del lavoro che fu fatta in Italia fu il “Jobs Act”, riforma di un governo di centro sinistra, il Governo Renzi, che fu in carica tra il 2014 e il 2016.

Essa fu una riforma gigantesca composta da:

  • Una legge delega.
  • 8 decreti legislativi, che andavano a dare attuazione a questa delega.
  • Di un’ulteriore legge sul lavoro autonomo, tutele.

Questa riforma riscrisse mezzo diritto del lavoro, al punto che, al di là della valutazione che gli si possa dare, è indubbio del fatto che questa fu una riforma gigantesca che ha riscritto completamente la materia. La riforma di Renzi, però, fu molto contestata dai sindacati, in quanto essi non furono consultati dal Governo Renzi, Renzi andò avanti per la sua riforma a prescindere del “volere” dei sindacati, creando uno scontento sociale.

Dopo Renzi vi fu il Governo Conte I, sostenuto da un’inedita maggioranza giallo-verde, 5 Stelle e Lega, e in tutta Europa ottengono molto successo partiti di stampo populista, in Italia i 5 Stelle. Cosa si produce col Governo Conte:

Elisa

  • 1. Il reddito di cittadinanza, un reddito minimo per sostenere chi non ha altre fonti di sostentamento.
  • 2. Quota 100: riforma pensionistica.

Dopo Conte I vi fu Cont II appoggiato dalla maggioranza giallo-rosso, 5 Stelle e PD. Diventa difficile stare dietro alle modifiche effettuate sul diritto del lavoro. Durante questo governo vi fu uno sviluppo in materia di diritto del lavoro, come per esempio la tutela nei confronti dei rider, di chi lavora attraverso la mediazione di una piattaforma digitale.

Nel programma Conte II vi furono molti temi sul diritto del lavoro, ancora oggi discussi, come:

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  • 1. Salario minimo: l’Italia non ha una legge che prevede il salario minimo, e lo scopo del programma di Giuseppe Conte era, appunto, quello di introdurla.
  • 2. Riduzione del cuneo fiscale: è la differenza tra quanto guadagna il lavoratore e il lordo che paga il datore. In Italia questo cuneo è molto ampio, è quasi il doppio, ostacolando le assunzioni.

Questo era il programma politico del Governo Conte che, però, non fu mai attuato a causa dello scoppio della Pandemia nel 2020, che ha causato un’emergenza sanitaria, tutti i progetti furono fermati e fu istituito un vero e proprio diritto del lavoro dell’Emergenza Sanitaria, perché da un giorno all’altro la popolazione fu chiusa in casa, e normalmente il lavoro si svolge fuori casa, comportando che, i lavoratori che non potevano lavorare da casa, smart working e lavoro agile, stavano a casa senza una retribuzione.

Il Governo, quindi, introdusse degli ammortizzatori sociali, ovvero delle erogazioni monetarie che andavano a sostenere i lavoratori, impedendo anche il licenziamento, c.d. divieto di licenziamento. Chi lavorava in loco era esposto al Virus e c’è, quindi, stato il bisogno della tutela della salute e della sicurezza sul posto di lavoro, mascherina e guanti, sono stati fatti dei protocolli che hanno modificato quella tutela normativa sulla tutela della sicurezza a causa di questo virus.

In questo caso fu stravolto il diritto del lavoro ma solo in un’ottica emergenziale, temporanea. Pagina 3 di 52

Diritto sindacale

Elisa Iannone

Gino Giugni, insegnante a Bari e lo studioso italiano più importante del diritto sindacale, dà una definizione di “diritto sindacale”: il diritto sindacale è quella parte di diritto del lavoro che concerne il sistema delle norme strumentali poste dallo stato, o dalle stesse organizzazioni dei lavoratori e degli imprenditori, norme che nell’economia di mercato disciplinano la dinamica del conflitto d’interessi derivanti dalla ineguale distribuzione del potere nei processi produttivi.

Di

È quella parte del diritto del lavoro che è formata da un complesso di norme, create dallo Stato o dalle stesse organizzazioni dei lavoratori, sindacati, e dei datori di lavoro, associazioni datoriali. Queste norme sono soprattutto di fonte contrattuale collettiva, il c.d. contratto collettivo, e servono a regolare le relazioni fra le parti sociali, a regolare le relazioni tra i sindacati e le associazioni dei datori di lavoro.

Studiando il diritto sindacale studieremo principalmente 3 istituti:

Elisa

  • 1. Sindacato.
  • 2. Contratto collettivo: principale prodotto del diritto sindacale.
  • 3. Sciopero: principale strumento utilizzato dai sindacati per giungere alla stipulazione del contratto.

Fonti che compongono il diritto sindacale

Le relazioni tra i sindacati e i datori di lavoro sono relazioni poco regolate dalla legge, studiando il diritto sindacale non avremo più di uno o due normative di stato che disciplinano la materia in quanto vi sono stati pochissimi interventi del legislatore per disciplinarla. Infatti la base di questa materia non sono le leggi ma sono norme di natura contrattuale collettiva.

Iannone

Organizzazione del sindacato

Nel nostro ordinamento non esiste un atto normativo che disciplini il sindacato, per porre rimedio a questa lacuna normativa è intervenuta la dottrina, v.d. Giugni sopra.

La struttura sindacale si basa su una duplice linea organizzativa:

  • 1. Linea verticale: organizza per l’appartenenza dei lavoratori alle dipendenze delle loro imprese in base al settore produttivo o merceologico: sindacato dei tessili, es. sindacato dei chimici ecc…
  • 2. Linea orizzontale: organizza tutti i lavoratori in base al luogo di lavoro, es. Unione sindacale regionale.

Queste due linee organizzative, spesso, si intersecano e coesistono creando, così, una struttura di sindacato molto complessa basata su 4 livelli: CGIL; CISL; UIL. La distinzione tra le due linee organizzative ha lo scopo di suddividere in due ipi&ug

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Scienze giuridiche IUS/07 Diritto del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher unifiniamola.qui di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Chiaromonte William.
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